Monthly Archives: novembre 2010

I broccoli

I broccoli sono ortaggi della famiglia delle Crucifere, dal sapore caratteristico. Se ne mangia parte dello stelo e le infiorescenze non ancora mature. I broccoli sono da consumarsi previa cottura, preferibilmente a vapore, che mantiene inalterate le proprietà nutritive.

I broccoli sarebbero un eccellente rimedio contro le affezioni polmonari, asma, problemi respiratori in genere. I broccoli sono considerati il meglio degli antiossidanti è questa la potente arma salutare di queste verdure sono ricche di calcio, ferro, fosforo, potassio, vitamina B1, B2, C, vitamina A e fibre in elevata quantità. Questa sinergia tra componenti nutrizionali e l’eliminazione dei radicali liberi, non sarebbe nulla senza l’arma segreta salva polmoni: il sulforafano. Questa sostanza, approfittando dell’azione anti ossidante rende potentissimo il gene NRF2, che è lo spazzino delle tossine, in particolare nei fumatori. Insomma tutto scientifico: i broccoli fanno benissimo ad asmatici, allergici e tabagisti.

I broccoli sono verdure interessantissime sotto il profilo salutistico, come d’altronde gli altri vegetali appartenenti alla famiglia delle crucifere o brassicacee (cavolo, verza, cavoletto di Bruxelles ecc.).

Una ricerca dell’Institute of Food Research del Norwich Research Park, ha scoperto che il sulforafano, una delle sostanze più significative sotto questo profilo contenute nei broccoli, è in grado di modulare l’attività di alcuni geni implicati nello sviluppo del tumore alla prostata, contrastando così l’insorgenza di tale tipo di cancro.

Conservare i broccoli in frigorifero nello scomparto della frutta e verdura. I broccoli sono un ortaggio resistente. Si mantengono anche 4-5 giorni. Cotti si conservano per 2 giorni, in frigorifero, accuratamente coperti. Eliminare le foglie e staccare le cimette dal torsolo. Lavare accuratamente i broccoli sotto acqua corrente.  A vapore: è il miglior metodo di cottura per i broccoli. Occorre però staccare tutte le cimette (non è possibile cuocerlo intero). Cuocere per 20 minuti.  Bollitura: usare abbondante acqua salata (4 litri per 1 Kg di verdura). Cuocere per 10 minuti circa.

Il porro

Il porro appartiene alla famiglia delle Liliaceae con un gusto molto simile alla cipolla ma più delicato. Molte sono le sue virtù terapeutiche.

Contiene per il 90% acqua e quindi poche calorie.

E’ riccco di vitamina A, vitamina C e alcune del gruppo B, E.

E’ ricco di minerali, oltre al ferro (indispensabile per la formazione dei globuli rossi), magnesio (importante per il sistema nervoso e il cuore), calcio (utile per le articolazioni e un toccasana per le ossa), manganese, silice (per l’elasticità delle ossa e della pelle), potassio, acido fosforico (utile per il sistema nervoso), zolfo (indicato per contrastare la fermentazione intestinale) e sodio (combatte l’acidità).

Grazie al suo effetto benefico sul sistema immunitario è utile a tutti per sviluppare un’azione di prevenzione contro i tumori.

Il porro possiede proprietà toniche, nervine, diuretiche, lassative, antisettiche e viene usato per curare dispepsie, anemie, reumatismi, artrite, gotta, infezioni urinarie, emorroidi, obesità, piaghe, punture di insetti e inoltre se ne raccomanda l’uso per stipsi.

Inoltre abbassa il colesterolo.

E’ utile per stimolare l’attività di reni ed intestino. Ed è efficace contro l’ipertensione.

I porri sono noti anche per le virtù di pulizia dell’intestino. La parte bianca del fusto del porro contiene fibre molto delicate che possono essere consumate da tutti, mentre la parte verde contiene fibre più dure. Esse costituiscono un’ottima zavorra che favorisce il transito intestinale in modo delicato e non aggressivo e quindi adatta anche agli organismi più sensibili.

In Medicina Tradizionale Cinese e in macrobiotica il Porro è considerato un alimento riscaldante.

Per via esterna, applicato con un impacco, il porro è rubefacente e vescicatorio.

In cosmesi, sembra giovare contro la caduta dei capelli e lo si ritrova come ringiovanente della pelle del viso.

Infine una curiosità: qualcuno paragona gli effetti benefici della cura a base di porro con quelli delle cure termali.

Non va assolutamente sottovalutato l’aspetto afrodisiaco del porro. Ippocrate ne consigliava il consumo per aumentare la diuresi e la produzione di latte nelle nutrici. Gli erboristi li consigliavano ad uso interno per curare i polmoni e le vie respiratorie, ad uso esterno per fermare le emorragie.

Il medico Castor Durante, nel “Tesoro della sanità” edito a Roma nel 1586 offre un quadro abbastanza completo delle virtù attribuite all’ortaggio sino a quel momento: “Il consumo equilibrato del porro provoca l’urina, facilita le mestruazioni… stimola venere; cotto con le mele pulisce i polmoni, riduce l’asma … cotto sotto la cenere risolve il mal di testa; toglie l’ubriachezza, … migliora la voce e fa feconde le donne“. Lo storico latino raccontava aneddoti sull’imperatore Nerone che, ogni mese, in determinati giorni, mangiava solo porri conditi con olio di oliva per conservare una bella voce.

Lo si può usare in cucina crudo come sostituto della cipolla, per dare sapore ai soffritti, oppure come base per risotti e zuppe. Se consumate a cena aiutano a combattere l’insonnia. Usando anche la parte verde del porro, lessandola, possiamo beneficiare della sua potente azione per favorire il transito intestinale ma in modo non aggressivo. Il porro usato con una mela a fettine e poi frullato scioglie muco e catarro.

I Porri vanno conservati in frigorifero, nel compartimento delle verdure, possibilmente in sacchetti di carta, dove si mantengono anche per una settimana. L’importante è che la parte commestibile si conservi sempre ben soda e priva di fessure o parti ingiallite. Il consiglio è di mangiarlo crudo, spezzettandolo nelle insalate, perché in tal modo mantiene intatte tutte le sue capacità nutrizionali.

Ecco alcune delle varietà italiane più comuni:

• Lungo gigante d’inverno: ha il piede lungo e si raccoglie durante il periodo invernale; è di sapore gradevole ed attraente come aspetto, inoltre è un prodotto con una parte bianca che raggiunge anche i 60 centimetri di lunghezza. Dato che può rimanere nel terreno anche durante i mesi freddi, la raccolta viene fatta in modo a scalare (tra i più famosi la qualità Cevere).

• Mostruoso di Carentan: varietà molto rustica, con bulbo enorme che può raggiungere il diametro di 7- 8 centimetri e i 25 centimetri di lunghezza. E’ molto resistente al freddo e molto appetibile per il suo sapore inoltre e’ un alimento facilmente digeribile con un buon contenuto in zuccheri (4.5%) e sali minerali (K, Ca, P, Fe).

• Gigante d’Italia: la parte bianca del fusto raggiunge a volte anche i 30 centimetri il diametro non supera i 2-3 centimetri, molto rustico e produttivo resiste alla neve senza dare origine a marciumi, è molto richiesto per il sapore “dolce e squisito”.

• Porro lungo della riviera: si distingue per la sua lunghezza, bellezza e resa elevata.

Il magnesio

Il magnesio è un elemento essenziale alla vita, di cui gran parte della popolazione è carente.

È utile nella vita di tutti i giorni e nelle attività sportive.

Una funzione fondamentale della vita e della natura in genere (comprese le masse cosmiche) è il meccanismo di contrazione/espansione. Come criterio generale possiamo dire che nell’organismo il magnesio sovrintende alla fase di espansione.

Sono state individuate nell’uomo più di 300 reazioni biochimiche (enzimatiche) che l’utilizzano, ed è fondamentale nella produzione di energia (a partire dal glucosio) e nella sintesi proteica.

Per questo la sua carenza a livello subclinico (che non dà una patologia diretta) è cofattore, e spesso elemento primario di molte patologie.

Questa lista, apparentemente eterogenea, acquista un significato semplice esaminando le principali caratteristiche del magnesio.

Iniziamo la relazione con lo stress, l’elemento centrale delle patologie moderne.

Sotto stress(o meglio distress) l’organismo lo usa massicciamente, a causa della sua capacità calmante ed equilibrante. D’altra parte, in un circolo vizioso, con la sua carenza, il livello di stress aumenta.

In naturopatia la carenza di magnesio è ben conosciuta, e all’indagine iridologica si rivela nettamente. L’iride presenta degli archi di cerchio ampi, di una forma che richiama le smagliature. Questi hanno un nome molto azzeccato: anelli di crampo.

Infatti il magnesio gioca un ruolo primario nel mantenere l’elasticità delle cellule, che in particolare si riflette anche a livello della tensione i muscoli, soprattutto in stato di riposo (tono muscolare).

Uno dei primi sintomi della sua carenza è una sensazione di tensione muscolare, spesso lievissima, di cui non ci si accorge se non ce la fanno notare, ma sottilmente irritante.

Questa può sfociare poi in veri propri crampi.

L’effetto stress e tensione muscolare portano a dolori, anche delle ossa, esaurimento, ipereccitabilità ecc.

È nota anche che il magnesio ha la funzione di regolazione del battito cardiaco e più in generale la sua azione è importante nel corretto funzionamento di tutto il sistema cardiovascolare.

Il magnesio ha un ruolo importante nel sistema nervoso col suo forte effetto calmante sulle cellule neurali; in carenza, le cellule nervose non trasmettono bene i messaggi, ed entrano in uno stato di ipereccitabilità.

Nella produzione di energia e nella sintesi proteica, la carenza di magnesio provoca debolezza, fino all’astenia, ed inappetenza.

Un altro ruolo molto importante è la relazione con il potassio (elemento importante per l’accrescimento, i muscoli e l’equilibrio del sodio) e del calcio. Dunque il magnesio è importante anche nel sistema osteoarticolare.

È molto utile anche nella sindrome premestruale, SPM, per il suo effetto calmante, tonico ed energetico.

L’effetto di mantenimento del tono vascolare lo rende utile anche per le cefalee muscolotensive.

Il magnesio viene consumato, e quindi va riequilibrato,  in patologie come il diabete, ipertiroidismo, iperattività surrenalinica.

È ovviamente indicato per le attività sportive e fisiche.

Il magnesio forma con il calcio e con il fosforo il tessuto osseo, mentre solo una piccola quota è localizzata nei liquidi intracellulari e nel plasma. Il fabbisogno giornaliero per l’uomo adulto ammonta a 300-500 mg ed è facilmente soddisfatto grazie alla sua presenza in numerosi alimenti come: noci, cacao, semi di soia, fagioli, grano intero e tutti i vegetali verdi (il magnesio è infatti parte integrante della clorofilla).

L’assorbimento avviene a livello dell’intestino tenue ed è favorito dal contenuto plasmatico di vitamina D, mentre è inibito da elevate concentrazioni di calcio, proteine, fosfato della dieta, da diarrea e da alcolismo cronico.

Mentre il Magnesio non ostacola l’assorbimento del Calcio, il Calcio inibisce l’assorbimento del Magnesio.

L’eliminazione di magnesio si ha con le feci e con l’urina. I diuretici, alcuni antibiotici e il diabete mellito aumentano notevolmente l’escrezione renale di magnesio. In queste condizioni o per scarso assorbimento si può avere ipomagnesemia che si manifesta con anoressia, nausea vomito, aumento dell’eccitabilità muscolare, vasodilatazione, aritmia e coma.
Al contrario un aumento del magnesio plasmatico determina depressione del Sistema Nervoso Centrale (SNC) causando torpore, prostrazione, disturbi dell’attività cardiaca e respiratoria (evenienza piuttosto rara che verifica quando la quota di magnesio eliminata con l’urina aumenta a causa di una scarsa funzionalità renale o surrenale accompagnata ad una diminuita secrezione di aldosterone).

Tuttavia la cottura dei cibi riduce sensibilmente la presenza di magnesio negli alimenti.
Il tipo di alimentazione che spesso mantengono gli adolescenti e i ragazzi più giovani, è un buon motivo per questo tipo di carenze: panini, pizze e pranzi veloci sono veri e propri nemici di una dieta sana e bilanciata. I primi sintomi sono insonnia, nervosismo e a tratti stati depressivi.

Basta prestare maggiore attenzione alla dieta, evitare l’ uso e l’ abuso di lassativi, alcol e diuretici.

In cardiologia è usato nella terapia della torsione di punta, una aritmia mortale, infatti il esplica una attività anti aritmica.

E’ usato anche nell’infarto acuto e riduce in modo sensibile la mortalità.

Studi hanno anche dimostrato la sua importanza prevenzione e terapia del diabete di tipo II.

Aiuta anche a regolare l’equilibrio acido-alcalino dell’organismo.

Aiuta inoltre ad utilizzare le vitamine del complesso B e le vitamine C ed E.

E’ di aiuto durante la crescita ossea ed è necessario per un buon funzionamento dei nervi e dei muscoli, compreso quello cardiaco.

Secondo alcuni studi il magnesio è associato alla regolazione della temperatura corporea.

La vitamina D è necessaria per una piena utilizzazione del magnesio.

L’acido ossalico presente negli spinaci e l’acido fitico presente nei cereali, formano dei sali che fissano il magnesio dell’organismo.

Il magnesio aiuta a controllare vertigini, debolezza e spasmi muscolari, cardiopatie e ipertensione e instaura un giusto equilibrio del pH.

Giuste dosi di magnesio possono aiutare a ridurre il tasso di colesterolo nel sangue e a mantenere le arterie in buona salute.

E’ importante per la formazione di ossa e denti. E’ il magnesio, e non il calcio, il responsabile della formazione di quello smalto dei denti che resiste alle carie. Indipendentemente dalla quantità di calcio che si ingerisce, in mancanza di magnesio non si avrà la formazione di uno smalto resistente.

Rimedi naturali contro la stitichezza

Leggiamo ancora da http://www.erboristeriadelborgo.it/index.php

La stitichezza è un male comune che può dipendere da vari fattori: una dieta povera di fibre e di liquidi, la sedentarietà, abuso di lassativi o clisteri, abuso di farmaci, scarsa flora intestinale, carenza di magnesio, stress.

Occorre quindi consumare più frutta e verdura, soprattutto verdure a foglia verde, cavoletti di Bruxelles spinaci, broccoli e simili che sono ricchi di magnesio.

Tra la frutta, preferiamo prugne e fichi che sono ricchi di fibre.

Preferiamo la pasta integrale alla raffinata, condendola ad esempio con olio d’oliva, olio di semi di lino o semi di lino da soli che facilitano il transito intestinale.

Beviamo molta acqua e tisane con erbe ad effetto depurativo e lassativo come cardo mariano, tarassaco,genziana, fieno greco.

Contro la stitichezza, funziona molto il succo d’aloe che disintossica e ricarica. Anche i probiotici favorisono la digestione e l’evacuazione.

Se il problema persiste oltre a farci viistare da un medico, proviamo integrando del magnesio. E come al solito, limitiamo lo stress ove possibile.

Emicrania e iperacidosi

Si legge dal sito http://www.erboristeriadelborgo.it/index.php

Soffrite di mal di testa ormai da mesi e non riuscite a capire perché?

Forse soffrite di iperacidosi quando si ha un pH urinario inferiore a 5.5, dato che viene evidenziato con una semplice analisi delle urine. L’iperacidosi se protratta a lungo provoca disturbi come il mal di testa cronico, irritabilità, crampi, stanchezza, disturbi all’apparato digerente (stomaco e intestino), diabete, osteoporosi.

L’alimentazione è l’unica soluzione per contrastare questo fenomeno.

Gli alimenti acidificanti sono molti: cereali, legumi, carne, pesce, crostacei, uova, formaggio, zucchero, caffè, alcolici, cipolla, acetosa, porro.

Gli alimenti alcalinizzati, cioè che invece contribuiscono a mantenere stabile il nostro pH sono pochi ma molto importanti: frutta e verdura, acqua naturale.

Comprensibilmente eliminare tutti i cibi acidificanti non è facile ma basterebbe compensare inserendo quotidianamente nella nostra dieta cinque porzioni tra frutta e verdura e due litri d’acqua. Dovremmo inoltre cambiare le nostre abitudini alimentari preferendo a colazione al posto di un cornetto o dei biscotti, una porzione di frutta o del latte di cereali con dei fiocchi di avena. A pranzo alle abbuffate è sempre preferibile dell’insalata oppure un piatto unico (pasta o riso integrali, legumi e verdure cotte). A cena possiamo optare per un piatto unico o per un’abbondante porzione di verdura. Non dimentichiamo l’importanza degli spuntini (meglio se a base di frutta) che ci preservano dalle abbuffate e quindi da una maggiore acidificazione.

A una sana alimentazione va unita la pratica dello sport che aiuta a mantenere stabili tutti i parametri del nostro organismo e quindi anche il pH. Se però il pH è molto basso, saremo stanchi e affaticati e per evitare crampi e recuperare in breve tempo le forze, dovremmo fare inizialmente ricorso a integratori aliemntari naturali alcalinizzanti. Tra le piante consigliate abbiamo l’Ortosiphon, l’Uva ursina, la Betulla meglio se assunte sotto forma di tisane da bere in giornata: queste piante facilitano l’eliminazione delle tossine attraverso le urine.

Il carciofo

Il Carciofo è una pianta originaria dell’Europa mediterranea che appartiene alla famiglia delle Composite. Questa pianta presenta un fusto dritto e ramificato che può raggiungere la lunghezza di un metro. Il nome scientifico della varietà più diffusa è “Cynara cardunculus scolymus”. Il carciofo è un ortaggio tipicamente primaverile del quale spesso si consuma solo il cosiddetto “cuore”, oppure la parte più tenera delle foglie, mentre sono proprio le foglie più dure a contenere la maggior quantità di principi attivi benefici per il nostro organismo.

Il carciofo è un ortaggio dal basso contenuto calorico, circa 22 calorie per ogni etto di prodotto crudo, ed è ricco di sali minerali, in particolare magnesio, ferro, potassio fosforo e calcio, essenziali per la formazione dei tessuti, le reazioni enzimatiche, la coagulazione del sangue, la trasmissione degli impulsi nervosi e il metabolismo idrico generale dell’organismo.

Il segreto di molte delle virtù benefiche attribuite al carciofo risiede nella cinarina, la sostanza aromatica che conferisce a quest’ortaggio il suo tipico sapore amaro. La cinarina è presente nel carciofo in buone quantità e risulta particolarmente utile sia per la corretta funzionalità del fegato che per abbassare i livelli di colesterolo. Diversi studi scientifici hanno stabilito che la cinarina svolge sia attività coleretica, che consiste nello stimolare la produzione di bile, sia azione colagoga, che consiste nel facilitare il deflusso della bile verso l’intestino. Grazie alla presenza di acidi fenolici, sostanze dotate di elevato potere antiossidante, il carciofo protegge il fegato dall’azione nociva dei radicali liberi. Inoltre, la cinarina stimola la rigenerazione delle cellule epatiche esposte ai danni provocati da tossine e alcool. Dal momento che il carciofo purifica il fegato e contribuisce a migliore il flusso della bile, quest’ortaggio è particolarmente indicato per coloro che soffrono di disturbi gastro-intestinali, problemi digestivi, stitichezza, vomito, nausea e problemi di reflusso gastroesofageo.

Vi sono prove sperimentali anche circa l’azione ipocolesterolemizzante svolta dalla cinarina. Pertanto, i ricercatori sono giunti alla conclusione che l’estratto di carciofo risulta particolarmente utile per tutte quelle persone che, pur non avendo la necessità di seguire una vera e propria terapia farmacologica, hanno livelli di colesterolo piuttosto alti e rischiano pertanto di andare incontro a patologie cardiovascolari.

Altra sostanza dotata di azione benefica presente nel carciofo è l’inulina, una fibra solubile che contribuisce a ridurre il tasso di trigliceridi nel sangue e a contenere gli aumenti dei valori glicemici. Per poter usufruire al meglio delle virtù benefiche di questo ortaggio, occorre tener presente che molte delle sostanze nutritive e delle proprietà organolettiche dei carciofi tendono a disperdersi se essi vengono consumati fritti oppure se vengono mangiati insieme a insaccati e formaggi o accompagnati dal vino.

Ne viene sconsigliato il consumo alle donne impegnate con l’allattamento, in quanto i carciofi ostacolano la secrezione lattea. Anche coloro che hanno problemi di calcoli biliari, in particolare se di piccole dimensioni, dovrebbero evitare i carciofi, che possono provocare coliche molto dolorose.

L’azione diuretica è altrettanto importante e si evidenzia pienamente dopo circa sei giorni (con un aumento anche del 100%), promuovendo così la funzione depuratrice renale, grazie ai composti flavonici e ai sali minerali, in particolare potassio e magnesio, che il Carciofo contiene.

Un’altra importante e complementare azione del Carciofo è quella epatoprotettiva e antitossica, che si manifesta su diverse sostanze tossiche, in particolare sull’alcool, di cui riescono a ridurre la presenza nel sangue per effetto dell’aumentata diuresi e per un’accelerazione del metabolismo dell’etanolo.

Conservazione: se sono molto freschi ed hanno il gambo lungo potete conservarli immersi nell’acqua come fareste con i fiori che acquistate freschi. In frigo: dovete togliere le foglie esterne più dure e il gambo; lavati e ben asciugati metteteli in un sacchetto di plastica o un contenitore a chiusura ermetica: si conserveranno per almeno 5-6 giorni. Potete anche congelarli dopo averli puliti e sbollentati in acqua acidulata con succo di limone, lasciati raffreddare e sistemati in contenitori rigidi.

Come trattarlo: eliminate il gambo fino a circa 4 cm dalla base. Scoprite la parte più chiara del carciofo eliminando le foglie esterne (eliminatene circa due file o quel che ritenete necessario). Tagliate di netto la punta del carciofo e raschiate la base del gambo con un coltellino per eliminare i filamenti. Per arrivare al cuore dei carciofi: tagliate ulteriormente di netto, le foglie esterne, recidete tutto il gambo alla base e prendete uno scavino a cucchiaio per asportare il fieno che si trova all’interno, facendo attenzione a non eliminare anche la delicata polpa chiara. Con un coltellino da cucina tornite la base dei fondi, procedendo come se sbucciaste una mela, così eliminerete del tutto eventuali parti dure.

I carciofi si possono consumare sia crudi, sia cotti.

Per la preparazione a crudo, è necessario però che la varietà sia particolarmente giovane e tenera.

Le varietà più note sono:

 violetto di Toscana: non spinoso, di colore viola e forma affusolata;

 di Chioggia: non spinoso, di colore chiaro;

 mammola: non spinoso, dalla forma tonda;

 spinoso di Palermo: di forma rotonda, molto tenero, ideale anche per la consumazione a crudo;

 spinoso sardo: di forma allungata, con robuste spine;

 spinoso di Liguria: di forma ovale.

Verso maggio fanno poi la loro comparsa i carciofini, che sono gli ultimi carciofi lasciati in abbandono sui campi. Sono molto teneri e si prestano ad essere mangiati, crudi o cotti, oppure per la conservazione in olio o aceto.

Carciofi cotti con pentola a doppio fondo: piccole porzioni di carciofo, private delle foglie più esterne, vanno lavate in acqua corrente e versate nella pentola a doppio fondo senza sgocciolarle. La pentola, chiusa con il suo coperchio, va posta su un forellino a fuoco lento. Raggiunta l’ebollizione, della poca acqua presente, si spegne la fiamma e si lascia a riposo per un’ora senza togliere il coperchio. Gli ortaggi cotti con questo semplice metodo esaltano il loro gusto originale permettendo un’ottima degustazione senza l’uso di condimenti.

Carciofi in pinzimonio o crudi: per questa semplicissima ricetta si utilizzano i carciofi più piccoli e teneri tagliati a piccole porzioni. Le parti di carciofo in precedenza lavate vanno condite con olio, sale e limone.

Carciofi lessi: i carciofi tagliati a fettine si versano in una pentola con poca acqua, a cottura avvenuta si condiscono con olio sale e limone.

Yoga Sky

Lo yoga SKY (Sudarshan Kriya Yoga) si è dimostrato un’efficace nuova cura per chi soffre di disturbi dell’umore. In una società come la nostra, in cui la depressione cresce in modo esponenziale e i disturbi da attacchi di panico si diffondono anche tra i giovani, colpendo dall’1,5 al 3,5 per cento degli italiani, questa innovativa terapia “dolce” è molto utile.

Secondo studi clinici eseguiti di recente, dopo sei mesi di sedute, lo yoga è in grado di ridurre del 60 per cento i sintomi della depressione, di aumentare l’attenzione e la concentrazione, di alleviare, nel 40 per cento casi, quell’atteggiamento mentale che dà sensi di colpa, fa sentire responsabili di tutto e fa arrovellare la mente sempre sugli stessi pensieri. In altre parole, fa iniziare a chi ha l’umore “nero” la giornata con il piede giusto.

Lo Yoga Sky si basa su un concetto chiave, precisamente quello che il respiro e la mente sono collegati tra loro: modulando in modo opportuno la propria respirazione, si tengono sotto controllo anche le proprie emozioni e si affrontano meglio le situazioni di disagio che danno stress, ansia e frustrazione.

Il nuovo metodo è stato soprannominato “Yoga del respiro”, perché utilizza tecniche respiratorie per agire su quella parte del nostro sistema nervoso, detto autonomo, che si attiva indipendentemente dalla nostra volontà e che va in “tilt” quando si è stressati, depressi, ansiosi. La tecnica attenua, infatti, il sistema nervoso simpatico, deputato ad accelerare cuore, respiro, sudorazione e contrazioni intestinali, e stimola, invece, il sistema nervoso parasimpatico o vagale che riporta l’organismo alla quiete.

Le tecniche hanno un profondo effetto sulle persone che soffrono di attacchi di panico, disturbi del sonno, ansia generalizzata o depressione minore. Sono invece controindicate per coloro che hanno una depressione bipolare, per cui alternano mania e umore nero, o un disturbo ossessivo-compulsivo.

Chi è idoneo allo yoga SKY deve sottoporsi ad una visita, poi all’RSA test (Respitatory Sinus Arithmya) che, con un elettrocardiogramma, permette di associare i battiti del cuore al respiro e stabilire come funziona la propria bilancia simpatica-vagale. Si comincia quindi con 10 giorni di yoga intensivo (3 ore alla settimana e 5 ore nei weekend) per continuare con sedute più dilazionate nel tempo (3 ore una volta a settimana per 6 mesi) e con un piccolo compito (20 minuti di yoga SKY in qualunque momento della giornata) da fare a casa.

La telomerasi: la molecola che fa ringiovanire

È possibile rimandare indietro le lancette dell’orologio e ringiovanire il corpo, o anche solo alcuni dei suoi organi o tessuti colpiti da malattie che ne determinano la degenerazione? Uno studio su topolini che invecchiano precocemente a causa di un difetto genetico dimostra che, riattivando un enzima importante per mantenere intatto il Dna, gli animali ringiovaniscono a tutti gli effetti; testicoli, milza e intestino che erano in via di degenerazione riprendono vita, così pure il cervello, e gli animali possono anche tornare fertili. L’importante risultato è del team di Ronald DePinho del Dana-Farber Cancer Institute di Boston. TELOMERASI – «Stiamo pianificando studi su topolini sani ma anziani per vedere se il nostro metodo funziona anche su di loro» spiega DePinho. Ovvero per vedere se, riaccendendo l’enzima, si può arrestare o rallentare il fisiologico processo di invecchiamento cui tutti andiamo incontro. L’enzima clou di questo processo di “ringiovanimento pilotato” è la telomerasi, riparatore delle estremità dei cromosomi (telomeri). Lo stesso metodo, di cui parla l’ultimo numero della rivista Nature, potrebbe essere usato per riparare organi malati e con degenerazione, riattivando in modo mirato l’enzima telomerasi, per esempio, solo nel fegato colpito da cirrosi. I telomeri sono dei cappucci protettivi che si trovano alle estremità di ciascun cromosoma; in ogni cellula l’enzima telomerasi si preoccupa di riparare continuamente i telomeri. Tuttavia, man mano che invecchiamo i telomeri si “sfrangiano”, come le estremità di lacci di scarpe cui si è rotto il cappuccio di plastica che li protegge. Quando ciò avviene l’informazione genetica viene via via intaccata e a ciò corrisponde un progressivo invecchiamento e malfunzionamento delle cellule. L’idea di DePinho è stata di vedere se, riattivando la telomerasi, questo naturale processo di deterioramento si può arrestare. Così gli esperti hanno creato in laboratorio topolini con un difetto nel gene della telomerasi, caratterizzati da atrofia di organi e tessuti, difficoltà di guarigione di ferite e perdita di cellule staminali. FUTURI STUDI – «Questi topi mostrano gravi segni e sintomi di invecchiamento avanzato già in età adulta e vivono meno degli altri – spiega DePinho -. A questi topolini abbiamo acceso la telomerasi e osservato una sorprendente reversione del loro stato di invecchiamento: le cellule staminali si sono risvegliate, i loro organi sono ringiovaniti, il cervello è cresciuto, sono tornati fertili e molto altro. Sebbene per ora questi risultati non ci dicano che anche il naturale processo di invecchiamento può essere rimandato indietro in questo modo, e la risposta a questa domanda sarà oggetto di futuri studi – sottolinea DePinho -, questo lavoro ci suggerisce che, se rimuoviamo la causa dell’invecchiamento, i tessuti invecchiati possono ringiovanire». Inoltre, dato che i telomeri giocano un ruolo primario nell’invecchiamento, lo studio suggerisce che strategie farmacologiche volte a riaccendere transitoriamente la telomerasi in tessuti in cui non funziona o funziona poco potrebbero funzionare per ringiovanirli. Anche se è presto per dire che simili applicazioni cliniche potrebbero essere usate per rallentare il naturale declino dell’età di un individuo, ci sono ormai prove solide che il ripristino dei telomeri in malattie degenerative causa di invecchiamento precoce come l’Ataxia Telangiectasia, o malattie di organi come la cirrosi epatica, abbia un impatto significativo. (Fonte: Ansa)

La zucca

La zucca appartiene alla grande famiglia delle Cucurbitacee, e si distingue in diverse varietè per forma e colore.

Le zucche più diffuse sono:

• Cucurbita maxima (zucca dolce): è la zucca per eccellenza, di grandi dimensioni, presenta una polpa di colore giallo-arancio farinosa e dolciastra.

• Cucurbita moschata: è la zucca di forma allungata, cilindrica e ringonfia all’estremità. Di medie dimesioni, è di colore verde scuro o arancione ed ha polpa dolce e tenera.

La polpa di zucca è ipocalorica (solo 15 calorie ogni 100 grammi!) grazie alla presenza al suo interno di un’alta concentrazione di acqua (94%) e una bassissima percentuale di zuccheri semplici. Grazie al suo sapore dolciastro è ideale anche per l’alimentazione dei bambini, soprattutto se abbinata a pasta o riso. Fornendo un basso apporto di calorie, un centrifugato arancione è perciò leggero ed è allo stesso tempo un concentrato di salute.

Tra i nutrienti che apporta alla nostra dieta ci sono aminoacidi, acido oleico, palmitico e silicico. E’ ricca di vitamine A, B e C e di betacarotene; contiene inoltre minerali come il ferro, il potassio, il fosforo, il calcio. Ha proprietà antidiabetiche e antipertensive. In più contiene un’alta quantità di fibre, preziose per la salute dell’intestino, ma è anche un alimento che migliora i sintomi dei reumatismi, ha potere diuretico, agisce positivamente sull’artrite. Il betacarotene presente nella zucca ha proprietà preventive nei confronti dell’insorgere di diverse patologie; da non sottovalutare i benefici che derivano dalla sua capacità di contrastare i radicali liberi, sostanze altamente pericolose per il nostro organismo. Ma il betacarotene ha anche altre proprietà: protegge il sistema circolatorio, è antinfiammatorio e, grazie alle sue proprietà antiossidanti, rappresenta un ottimo alleato nel rallentare l’invecchiamento delle cellule del corpo umano.

Oltre a queste proprietà, aggiungiamo i benefici che essa apporta all’organismo per quanto riguarda il rilassamento, gli effetti diuretici e quelli sedativi. Fin dai tempi più antichi alla zucca si sono attribuite proprietà calmanti, indicata per chi soffre di ansia, nervosismo ed insonnia. La zucca è indicata nella prevenzione dei tumori e per mantenere un corretto equilibrio idrico dell’organismo e delle mucose.

Rimedi a base di zucca!

La polpa di zucca, schiacciata e ridottta in poltiglia, può essere usata come lenitivo in caso di infiammazioni cutanee, mentre per attenuare il dolore di scottature superficiali si puo’ invece applicare sulla piaga la buccia ben lavata. Anche i semi sono preziosi: aiutano ad alleviare gli effetti della febbre, rafforzano il cervello, contengono preziosi minerali e acidi grassi essenziali. Hanno anche potere depurativo, specialmente sui reni. I semi sono utili per prevenire e sostenere la terapia contro le disfunzioni a livello delle vie urinarie. Sono inoltre un sicuro aiuto contro la tenia. Aggiunto al latte o al succo di frutta, l’estratto di zucca è indicato nel controllo delle nausee mattutine, dei disturbi gastrici e prostatici. La zucca aiuta a prevenire le rughe, distende la pelle, combatte i radicali liberi e, grazie alla presenza di fibre, aiuta nella regolazione delle funzioni intestinali.

La zucca intera può essere conservata a lungo in luogo fresco, buio e asciutto. La tradizione vuole che debba essere comunque consumata entro carnevale. Una volta aperta deve essere conservata in frigorifero nello scomparto della frutta e verdura, ben coperta, ed essere consumata entro 1-2 giorni. Se invece la si vuole conservare nel congelatore, si dovrà limare la buccia, tagliare la zucca a dadini e “sbollentarla” un po’, prima di congelarla.

Come si apre? Lavare la zucca in superficie con acqua fresca. Rimuovere il picciolo e tagliarla a metà. Con un cucchiaio togliere i semi interni e i filamenti. Tagliarla a spicchi, quindi togliere la buccia. A questo punto è possibile procere alla cottura.

La zucca in cosmesi

Con la polpa della zucca si può preparare un’ottima maschera di bellezza, in grado di restituire tonicità e lucentezza alla pelle del viso. Schiacciare una fettina di zucca cruda e un pugnetto di semi, mescolare il tutto con un po’ di miele, applicare l’impasto sul viso e lasciarlo in posa per qualche minuto: quasi miracolosamente tutti i tipi di pelle, specialmente quella grassa con i punti neri, risulteranno più puliti e levigati.

La zucca utilizzata come contenitore

In Africa gli abitanti del luogo sono soliti fabbricare con le zucche cave, delle pipe ad acqua, dove il fumo prodotto dal piccolo braciere viene “indirizzato” tramite un cilindro di legno, nell’acqua contenuta in una zucca dopo aver praticato un foro nella parte superiore di essa, dal quale viene aspirato il fumo filtrato. Alcune varietà di zucche appartenenti alla specie Cucurbita Lagenaria, quando raggiungono la piena maturazione, hanno una buccia durissima e anticamente erano coltivate nelle campagne con il preciso scopo di ricavarne contenitori, borracce per vino o acqua, e perfino imbuti. Per questo motivo la Zucca Lagenaria viene anche detta “Zucca da vino”, poiché dopo essere stata essiccata, al suo interno presenta una cavità che può essere utilizzata per conservare o per trasportare queste bevande o altri liquidi. Le zucche più piccole, invece, dopo essere state essiccate e spaccate a metà, vengono utilizzate come cucchiaio o mestolo.

La zucca in cucina

Con la zucca si può veramente cucinare un pasto intero, dall’antipasto (tortini di zucca), al primo piatto, (i famosi tortelli di zucca) al contorno (è molto indicata ad esempio per accompagnare la carne di maiale), fino al dolce, dove viene utilizzata per la “tipica” torta americana molto nota con il nome di “pumpkin pie”. Il modo più “classico”per gustarla è di tagliarla a fette abbastanza spesse e sbollentarla nel forno al naturale, per poi condirla con una noce di burro e un po’ di sale.

Vellutata alla zucca (per 4 persone) Ingredienti: mezzo chilo di zucca; un dado per brodo vegetale; 20 gr. di burro; 1 cucchiaio di farina 00; crostini di pane tostato; parmigiano reggiano grattugiato Preparazione: pulire la zucca, tagliarla a pezzi e metterli in un tegame ben coperti d’acqua fredda. Dopo aver raggiunto l’ebollizione aggiungere un dado e portare a cottura a fuoco dolce e a tegame coperto per circa un’ora. Fare sciogliere il burro al quale andrà aggiunto il cucchiaio di farina. Lasciar tostare pochi istanti sul fuoco mescolando continuamente. Passare al passa-verdure la zucca cotta, riportarla sul fuoco aggiungere il mix di burro e farina mescolando con una frusta per qualche minuto, fino ad addensare il composto. Regolare di sale, se necessario. Servire nelle fondine con parmigiano reggiano grattugiato e crostini di pane tostato.

Farfalle ai fiori di zucca (per 4 persone) Ingredienti: 350 gr. di pasta formato farfalle; 200 gr. di fiori di zucca; una piccola cipolla; una bustina di zafferano; un cucchiaio di basilico tritato; grana padano grattugiato; olio extravergine d’oliva; sale; pepe. Preparazione: pulire i fiori di zucca eliminando i pistilli e le corolle esterne, poi passarli velocemente sotto il getto d’acqua e farli sgocciolare. Tritare finemente la cipolla e farla appassire in 3 cucchiaiate d’olio poi unire i fiori di zucca suddivisi in falde e cuocerli a fuoco basso per cinque minuti. Diluire lo zafferano in poca acqua calda e versarlo nel tegame. Profumare con il basilico tritato, quindi salare e pepare e lasciare sul fuoco ancora pochi minuti. Nel frattempo scolare la pasta, lessata in acqua bollente salata, poi condirla col sugo preparato e condire con del grana grattugiato.

Pumpkin Pie per Halloween (ricetta classica americana) Ingredienti: 250 gr di farina 00; 1 cucchiaio di zucchero; una punta di lievito; 180 gr di burro a temperatura ambiente spezzettato; 80 ml di acqua ghiacciata; 1 bustina di vanillina. Preparazione: mettere la farina, lo zucchero ed il lievito nel robot da cucina ed azionare, aggiungere il burro e poi l’acqua con la vaniglia mentre il motore sta girando. Togliete l’impasto mettetelo nella pellicola e fatelo riposare per 30 minuti in frigorifero.

La patate americana

La Patata Dolce, conosciuta anche come Patata Americana e meno comunemente come Batata (Ipomoea batatas L.), è una specie appartenente alla famiglia delle Convolvulaceae, coltivata nelle regioni tropicali per i suoi rizotuberi commestibili, dolci e ricchi di amido e originaria delle aree tropicali delle Americhe dove veniva coltivata già 5000 anni fa. Nonostante il nome diffuso di patata dolce o americana, il rapporto con le patate comuni è minimo, in quanto queste ultime appartengono alla famiglia delle Solanaceae, come i pomodori. Si utilizzano di norma i rizotuberi della pianta che vengono cucinati bolliti, fritti o al forno.

Oltre ad essere ricche di antiossidanti e vitamine A ed E, preziose per il benessere della pelle, sono infatti anche piene di fibre, che favoriscono il transito intestinale e il benessere dell’intestino.

L’alto contenuto di acqua e il loro potere depurativo, inoltre, rendono le patate dolci ottime alleate del benessere anche per chi ha spesso problemi digestivi. Aiutano anche chi soffre di colon irritabile e addirittura possono prevenire il cancro al colon.

Sono perfette da cuocere arrosto oppure da lessare e condire con burro crudo, cosparse di zucchero e cannella. Se si desidera zuccherarle bisogna sbucciarle, tagliarle a pezzi di dimensioni uniformi, cuocerle in acqua e latte in parti uguali, saranno ancora più dolci.