Daily Archives: novembre 12, 2010

Olio e semi di lino

Sono sempre più numerosi gli studi e le osservazioni che mettono in luce i benefici legati al consumo dei semi di lino, fonte eccezionale di lignani, potenti anticancerogeni e di acido alfa-linolenico, un acido grasso essenziale della famiglia degli omega-3 di cui la dieta dell’uomo moderno è sempre più povera.
Per comprendere l’importanza dei semi di lino nell’alimentazione è necessario ricordare che mentre gli omega 6, cui appartengono gli acidi grassi più comuni hanno la capacità di aumentare la pressione sanguigna, le reazioni infiammatorie, l’aggregazione piastrinica, la trombogenesi, il vasospasmo, le reazioni allergiche e la proliferazione cellulare, gli omega-3 svolgono azioni opposte e competono con gli omega-6 per gli enzimi coinvolti nella loro desaturazione.
Pertanto il consumo eccessivo di cibi ricchi in acidi grassi omega-6 può compromettere la capacità dell’organismo di utilizzare al meglio l’acido alfalinolenico, con effetti negativi per lo stato di salute.
Mentre l’assunzione di acidi grassi omega-6 è praticamente assicurata da qualsiasi tipo di dieta non eccessivamente squilibrata, gli omega-3 non sono altrettanto abbondanti nella dieta dell’uomo odierno, soprattutto quando non si consumano abitualmente pesci o alghe marine.Limitare l’assunzione di grassi saturi e idrogenati. Gli acidi grassi idrogenati derivano primariamente da oli vegetali idrogenati che hanno la capacità di interferire con la conversione dell’acido alfa-linolenico in DHA, oltre a aumentare il rischio di patologie degenerative.
I grassi idrogenati sono abbondanti in merendine, margarine idrogenate, cibi elaborati che contengono oli vegetali idrogenati e parzialmente idrogenati (crackers, biscotti, torte, pasticcini,
cibi economici surgelati, snack) e cibi da fast food (gli oli idrogenati sono usati per friggere in profondità).
Nelle diete vegetariane le fonti primarie di grassi saturi sono i latticini e le uova, mentre le diete vegane contengono basse quantità di grassi saturi a meno che non vi sia un forte consumo di oli tropicali. Consumare grassimonoinsaturi come grassi principali nella propria alimentazione. I grassi monoinsaturi dovrebbero rappresentare la maggior parte dei grassi nella dieta, dato che hanno dimostrato di avere un effetto neutro o positivo per la salute. Inoltre incrementare i grassi monoinsaturi nella dieta aiuta a limitare l’assunzione di grassi saturi, grassi idrogenati ed omega-6. L’olio d’oliva (77% di grassi monoinsaturi) e/o l’olio di canola (58% di grassi monoinsaturi) sono gli oli da preferire. Avocado, olive, nocciole, pistacchi,mandorle, noci macadamia, noccioline e pecan sono pure ottime fonti di grassi monoinsaturi.
Questi cibi forniscono anche vitamine, minerali, sostanze fitochimiche e fibre e, se usati con moderazione, sono un ottimo complemento nelle diete vegetariane.Limitare l’assunzione di oli vegetali ricchi di omega-6. Ridurre al minimo l’uso di oli ricchi in omega-6 (olio di semi di mais, di girasole, di cartamo, di cotone) è il modo più facile per mantenere l’acido linoleico a livelli accettabili.
Margarine e maionese che sono fatti con questi oli dovrebbero essere assunti in quantità limitata. L’olio di soia e di noci sono anch’essi ricchi di omega-6, ma il loro contenuto di omega-6 è parzialmente compensato da un buon contenuto di omega-3.Includere una fonte di acidi grassi omega-3 nella dieta quotidiana. Per ottenere quantità sufficienti di omega-3 in una dieta vegetariana devono essere inserite nell’alimentazione di tutti i giorni delle buone fonti vegetali di questo nutriente: grano integrale e di soia. Più difficile per i vegetariani assicurarsi 2,2 g di acidi grassi omega-3 se non ricorrendo alla fonte più ricca di acido alfa-linolenico: l’olio di lino (57% omega-3, 15% omega-6). Purtroppo si tratta di un olio altamente insaturo e pertanto viene facilmente danneggiato dalla luce, dal calore e dall’aria. Per questo motivo deve essere conservato in frigorifero e consumato entro 8 settimane dall’apertura della confezione.
L’olio non usato entro quella data dovrebbe essere congelato. In questo modo può durare fino ad un anno; mentre l’olio di lino rancido ha un odore sgradevole e deve essere eliminato. L’olio di lino non deve mai essere esposto al calore diretto e quindi non deve essere usato per cucinare. È bene utilizzarlo come condimento per insalate o cereali, minestre, salse, patate, verdure. Di più lunga durata sono i semi di lino, protetti da un duro rivestimento esterno che si possono conservare per molti mesi nella dispensa, ma proprio grazie a questo duro rivestimento e alla piccola dimensione, quando vengono ingeriti arrivano per lo più intatti nel sistema digerente, pertanto per utilizzare al meglio le loro proprietà nutrizionali è necessario frantumarli. Una volta che i semi di lino sono stati macinati essi irrancidiscono rapidamente e devono essere conservati in frigorifero o nel congelatore.
I semi triturati si possono utilizzare per arricchire insalate, cereali e pietanze di tutti i tipi, ma senza esagerare perché assorbono acqua per 5 o 6 volte il loro peso e quindi è importante bere molti liquidi.
Inoltre, i semi crudi, ma non l’olio, contengono dei glucosidi cianogeni che sono convertiti nell’organismo in tiocianati. Queste sostanze possono interferire con l’utilizzo di Iodio da parte della tiroide e aumentare il rischio di gozzo. Pertanto si consiglia di limitarne il consumo a 3-4 cucchiai al giorno. Il calore inattiva i glucosidi cianogeni e pertanto ci sono meno problemi quando i semi sono consumati cotti.

L’aspetto più importante, legato alle proprietà dei semi di lino riguarda il risultato di alcune ricerche condotte negli Stati Uniti che parrebbe dimostrare come il consumo dei semi di lino possa ridurre il rischio di sviluppare alcuni tipi di tumore: seno, prostata, e colon le parti interessate. I semi di lino, sono utili anche in gravidanza, in quanto contribuiscono alla formazione della corteccia celebrale.

I semi di lino sono famosi per le loro proprietà lassative. Provate a metterne un cucchiaio in un bicchiere d’acqua e lasciateli a macerare per qualche ora. Li ritroverete gonfi e avvolti in una sorta di mucillagine. Eì proprio quest’ultima che ha un’azione lassativa meccanica. Molto diffusa anche la pratica dei cataplasmi di semi di lino utili in caso di tosse o catarro bronchiale.  Ne bastano da 1/2 a 1 cucchiaio al giorno

Un regolare consumo di olio di semi di lino è consigliato per proteggere l’organismo da malattie cardiovascolari, alcuni tipi di tumore e stati infiammatori. Importantissima la presenza della vitamina E in alta percentuale, considerate le sue proprietà antiossidanti e quella sella lecitina, necessaria per il controllo del sistema nervoso. 

Il lino ha anche un uso cosmetico, in quanto, avendo proprietà emollienti, viene impiegato per la cura della pelle e soprattutto dei capelli ai quali sembra donare lucentezza e morbidezza particolari.

Usato anche in pittura, l’olio di lino conferisce un’ottima tenuta alla pennellata e una maggio lucentezza dei colori.

Il lino viene anche utilizzato per fabbricare carta pregiata di lunga durata e le sue fibre sono presenti anche nella carta che avvolge le sigarette. 

Impacco per i capelli. Comprate in erboristeria un sacchetto di semi di lino, mettetene in ammollo circa 50 grammi per una notte (in modo da ammorbidirli) il giorno dopo cuoceteli nella stessa acqua dell’ammollo a fuoco medio-basso, rigirandoli di tanto in tanto per non farli attaccare al pentolino.Man mano che la cottura procede l’acqua diventa più vischiosa e forma una schiuma bianca in superficie (sono l’olio e i nutrienti contenuti nei semi). Volendo potete anche aggiungere un goccio d’olio di oliva (emolliente e nutritivo) e se volte ravvivare il vostro colore di capelli potete mettere a fine cottura degli ingredienti per valorizzare i riflessi: infuso di camomilla concentrata per capelli biondi, infusi di foglie di castagno per le castane e di edera per le more.Quando il composto acquoso avrà raggiunto una certa consistenza (più o meno dopo una mezz’ora) filtrate il tutto con un colino, buttando i semi. Se volete profumare l’olio potete aggiungere qualche goccia di olio essenziale. Lasciate riposare il composto e conservate in frigo per circa una settimana. Usatelo come impacco pre-shampo da tenere in posa almeno mezz’ora.

Tuttavia, le proprieta’ dei semi è ancora piu’ versatile, infatti possono essere utilizzati anche per le affezioni dell’apparato respiratorio, per il catarro, raucedine, tosse e tracheiti. Inoltre, impacchi e fasciature si utilizzano in caso di reumatismi, slogature, ecchimosi e foruncolosi.  Bevenda ai semi di Lino
Lasciate macerare per circa venti minuti 4-5 cucchiai di semi di lino in un litro di acqua fredda, quindi filtrate il tutto.
All’occorrenza bevetene un bicchiere intiepidendo la bevanda.
La bevanda puo’ essere utilizzata in caso di disturbi gastrointestinali, stitichezza (meglio se bevuto la mattina appena alzati), oppure per integrare gli acidi grassi polinsaturi.Impacco per reumatismi e indigestione
Prendete un sacchettino di stoffa (meglio se cotone morbido) e riempitelo con 50g o piu’ a seconda della zona da trattare, di semi di Lino precedentemente tritati finemente e ponetelo nella vaporiera per 15 minuti.
Dopodiche’ applicate il sacchettino nella zona colpita avvolto da una stoffa morbida e coperto da una copertina calda. Lasciate agire per circa venti minuti.

Preparazione del decotto: mettere in 0,5 litri di acqua fredda 3 cucchiai di semi di lino, portare all’ebollizione per circa 5 minuti, separare i semi dal decotto, far raffreddare e aggiungere un panetto di mannite da 10 g, bere a piccoli sorsi. 

L’aggiunta della mannite al decotto è consigliabile perché ammorbidisce le feci richiamando acqua nell’intestino, questa azione è in sinergia con l’ingrossamento della massa fecale dovuta all’azione della mucillagine contenuta nei semi di lino.

I semi di sesamo

Il sesamo è caratterizzato da un elevato contenuto di proteine (18,7%), grassi (53,5%) e carboidrati (15,6%), elementi che conferiscono a questo seme un potere calorico di tutto rispetto (595 kcal). Anche la dotazione di sali minerali risulta superiore alla media degli altri semi oleosi, grazie al contenuto record di calcio (815 mg), fosforo (477 mg), magnesio (815 mg) e ferro (20,1 mg). Assai interessante appare anche la dotazione di vitamina B1 (0,92 mg), B2 (0,47 mg) e PP (6,9 mg). Unico inconveniente di questo prezioso seme oleoso è rappresentato dalla presenza di sesamolo, una sostanza potenzialmente cancerogena che forma durante il processo di tostatura. Per ridurre al minimo la sua presenza è però sufficiente effettuate una tostatura assai leggera, in modo da evitare la formazione di sostanze tossiche. Insieme alle mandorle, i semi di girasole costituiscono il frutto oleoso dotato di minore potere calorico (557 kcal), grazie al bassissimo tenore di grassi (45,6 %), inferiore a quello di qualsiasi altro seme oleoso. Utile come ricostituente in caso di fisico debilitato o convalescente, rafforza il sistema immunitario e stimola il sistema nervoso. Oltre il 25% dei semi è composto da proteine di ottima qualità e da aminoacidi essenziali, prima fra tutti la metionina, difficile da trovare i altri vegetali. In più apporta zinco che rafforza il sistema immunitario e difende dalle infezioni ma anche il selenio che ostacola la formazione dei radicali liberi. Senza dimenticare alcuni importanti sali minerali, cioè il potassio, che aiuta a mantenere l’equilibrio idrico e a evitare i cali di pressione (soprattutto in estate), e il magnesio, un eccellente riequilibratore dell’umore. Ma tra i pregi nutrizionali maggiori dei semi di sesamo c’è la ricchezza di calcio un sale minerale indispensabile per rafforzare le ossa e prevenire l’osteoporosi. Solitamente, per recuperarlo si punta sul consumo di latte formaggi, senza sapere che anche il sesamo ne è ricchissimo : 30 gr. apportano circa 300 mg di calcio contro i 120 gr. di un’analoga quantità di mozzarella e i 185 gr. Presenti in due palline di gelato di fior di latte. E, soprattutto sono un valido sostituto dei latticini in tutti i casi di allergie e intolleranze al latte. Hai qualche dubbio che facciano ingrassare? In effetti il 69 % circa dei semi di sesamo è costituito da lipidi, ma si tratta i gran parte di acidi grassi insaturi di tipo omega 6 e omega 3, preziosi per abbassare il colesterolo e difendere dalle malattie cardiocircolatorie. Un recente studio giapponese ha poi isolato una sostanza, il sesaminolo dotata di spiccate virtù antiossidanti e capace di prevenire i tumori. Ottimo ricostituente e per le piastrine del sangue e l’emoglobina; utile per la milza, sistema nervoso, muscoli, pelle, ustioni. I semi e l’olio di Sesamo hanno proprietà eccezionali: l’uso come integratore nell’alimentazione dei bambini, dà risultati eccezionali, soprattutto nei casi in cui la crescita è inferiore alla norma (il sesamo e tutti gli altri semi oleosi si possono introdurre nell’alimentazione del bambino dopo il secondo anno di vita). I semi di Sesamo sono una fonte primaria di fattori vitali per adulti ma sopra tutto per i piccoli; essi contengono fattori di crescita, calcio, fosforo, disinfiammanti, tranquillanti, acido linoleico e linolenico, vitamine B, E, T e D, istamina; di fatto è una “pillola” vitaminica e minerale (come tanti altri semi) per la crescita ed il mantenimento della perfetta salute. Questo seme contiene la vitamina T e si è riscontrato che il complesso vitaminico T aumenta le piastrine ematiche. Venti gocce di olio di Sesamo assunte ogni giorno raddoppiano il numero delle piastrine in un periodo di 3/4 settimane. I semi di Sesamo inoltre sono una fonte notevole di proteine. Nelle malattie della pelle, come la porpora emorragica, vi sono notevoli migliorie e spesso la guarigione completa; è utile anche nelle terapie del sistema nervoso (calmante e tonificante, ricco degli elementi vitali per avere nervi saldi) e della milza, nelle ustioni e nei casi di congelamento; promuove una rapida cicatrizzazione. Riequilibra le funzioni dell’organismo: in caso di mal di testa, nausea, vomito, dolori mestruali, disturbi gastrici e intestinali e per aumentare la secrezione del latte materno, si consiglia di mangiare ogni giorno 5-10 mg di semi di Sesamo non tostati. Infine la sesamina tutela il fegato dai danni derivanti da ossidazione. Il sesamo e tutti gli altri semi oleosi si possono introdurre nell’alimentazione del bambino dopo il secondo anno di vita.

Con i semi di sesamo si può preparare una valida alternativa al sale, il gomasio, tradizionalmente usato in Giappone per aromatizzare zuppe, minestre, pasta, riso e condire le insalate. Per fare il gomasio occorrono solo due ingredienti: sale grezzo (marino, integrale) e semi di sesamo. Si mescolano 7 parti di semi di sesamo (7 cucchiai)  con 1 parte di sale (1 cucchiaio). Una volta spianati su carta da forno su una teglia, tostateli in forno a 100 gradi per 15 minuti e si lasciate a raffreddare. Se preferite, si possono tostare anche facendoli saltare in padella. Poi si macina il tutto, fino ad ottenere una polvere a grana grossa e oleosa. Conservate in frigorifero.

I cachi

 

La pianta di Kaki (Diospoyros kaki, cachi o loti nel linguaggio comune) é originaria della Cina. I primi a coltivarlo in modo intensivo furono i giapponesi, in Europa invece é arrivato alla fine del Settecento, originariamente solo come pianta ornamentale.  

 Il kachi è un frutto tipicamente autunnale.
I frutti del caco comune hanno una polpa dolcissima, morbida e cremosa. Di solito vengono raccolti leggermente acerbi e fatti maturare in seguito (operazione denominata ‘ammezzimento’), per eliminare il tipico effetto astringente al palato provocato dall’elevato contenuto di tannini.
Durante la meturazione il contenuto di tannini dei cachi si riduce e aumenta quello di zuccheri, rendendoli molto gradevoli al palato.

Esiste anche un’altra varietà, chiamati cachi vaniglia o cachi mela, che hanno una polpa soda e croccante simile a quella delle mele. Sono più pratici da mangiare (basta sbucciarli e tagliarli a fette, senza il rischio di sporcarsi), e leggermente meno dolci.

I cachi devono la loro dolcezza a una quantità notevole di zuccheri (16%) e alla loro consistenza morbida e cremosa che esalta in bocca la loro dolcezza. I cachi contengono una buona quantità di vitamina A e discrete quantità di vitamina C.

 Hanno proprietà lassative e diuretiche e sono particolarmente consigliati a chi soffre di fegato.

Sono consigliati nell’alimentazione dei bambini, perché molto nutrienti e ricchi di vitamine A, C e K, e nell’alimentazione degli sportivi.

 

La Frutta

La frutta contiene: acqua biologica distillata, enzimi (sinonimo di vita ed essi nella frutta fresca e matura sono nella loro massimo espressione. Ogni alimento allo stato crudo contiene enzimi che si associano a quelli già presenti nel nostro apparato digerente allo scopo di scomporre gli alimenti per assimilare i nutrienti contenuti), sali minerali organici, ferro non-eme bilanciato e assimilabile, Auxoni o fattori di crescita, proteine in quantità bilanciata e commisurata alle esigenze umane, Omega3 contenenti prostaglandine tipo I e III positive, ormoni capaci di regolarizzare e rallentare l’assorbimento del glucosio nell’intestino, antiossidanti che riducono i radicali liberi e le malattie, prodotti alcalinizzanti barriera contro l’osteoporosi, fibre, bioflavonoidi, molecole, che si trovano esclusivamente nella frutta e nella verdura e svolgono potenti azioni protettive sui vari organi interni del nostro corpo, vitamine A, B1, B2, C, PP vitamine naturali (che consentono lo svolgimento delle reazioni metaboliche, e che sono dotate di poteri anti-acidificanti, anti-ossidanti, e di contrasto all’invecchiamento cellulare). La frutta è altamente purificante, anti-costipante e dimagrante. Inoltre la frutta è priva di grassi saturi. Tutta la frutta ha potere disintossicante. Molti frutti della nostra area geografica non richiedono trattamenti chimici e sono naturalmente biologici, come: fico, fico d’india, cachi, nespola, melograno, corbezzolo, frutti di bosco, sorba, fragolina di bosco, azzeruolo, carruba, lampone, giuggiola, gelso, mora, mandarino, clementina, mirtillo. Sotto l’influenza del sole gli amidi della frutta si trasformano in zuccheri. Gli zuccheri della frutta sono migliori degli amidi e forniscono la stessa energia, perché richiedono un lavoro digestivo molto minore e con dispendio energetico prossimo allo zero. In sostanza danno il maggior nutrimento con il minor sforzo digestivo. La migliore fonte di zucchero per il corpo è la frutta dolce: mele, kaki, fichi, pere, albicocche, pesche, ciliegie, prugne, nespole, meloni, cocomeri, banane, datteri ecc. i cui zuccheri arrivano predigeriti nel nostro intestino, ben bilanciati con le vitamine, i minerali e gli altri fattori nutritivi, in condizione ideali secondo i requisiti digestivi dell’apparato digerente. Quando si dice frutta si deve sempre intendere tutta la frutta, anche quella non dolce chiamata generalmente ortaggi, tipo pomodori, zucchine, cetrioli, peperoni, zucche, piselli, fagiolini. La frutta va mangiata a stomaco vuoto, salvo che si tratti di mele, ananas e papaie, che hanno la dote di non fermentare grazie ai loro enzimi anti-fermentativi, per cui possono essere consumate prima, durante e dopo i pasti senza fare o subire grossi danni.

La frutta Bianca

 

I fitochimici bianchi, carichi di quercitina, isotiocianati, flavonoli, flavoni e catechine

Si trovano nei frutti e nelle verdure a pasta bianca, tipo mela, pera, noce di cocco, rambutan, longan, dragon-fruit, aglio, cipolla bianca, cavolfiore, porro, finocchio, fungo, sedano bianco, patata, patata dolce, castagna, topinambur.
I fitochimici qui più importanti sono la quercitina, gli isotiocianati, i flavonoli, i flavoni e le catechine.
La quercitina è sostanza antiossidante ed antiallergica, molto attiva nella prevenzione dei tumori.
Gli isotiocianati sono invece utili nella prevenzione dell’invecchiamento cellulare.
I flavonoidi (flavonoli, catechine e flavoni) sono potenti antiossidanti e protettori dell’attività polmonare.
Le cipolle sono i vegetali più ricchi di quercitina e, grazie al loro contenuto di flavonoidi, contrastano la perdita di calcio dalle ossa (osteoporosi).
Aglio e porri si distinguono per la presenza di allisolfuro che fluidifica il sangue e protegge l’organismo dagli eventi trombo-embolici.
Il selenio, oligoelemento ben rappresentato nei funghi, previene l’ipertensione arteriosa, l’anemia e numerose forme di tumore.

La frutta Blu/Viola

I fitochimici blu/viola, carichi di antocianine, carotenoidi, beta-carotene e resveratrolo. Si trovano nei frutti e nelle verdure blu/viola, come il lampone blu, il fico scuro, il mirtillo la mora di rovo, la mora di gelso scura, il ribes nero, la prugna, l’uva nera, i radicchi scuri, la melanzana, il peperone viola. I fitochimici più importanti del gruppo sono le antocianine, i carotenoidi, il beta-carotene ed il resveratrolo, tutti accompagnati da abbondante vitamina C, da potassio e magnesio, nonché da molta fibra solubile. Le antocianine svolgono attività antiossidante, diminuiscono la fragilità capillare e l’aggregazione piastrinica. I carotenoidi riducono il rischio di sviluppare tumore, rallentano l’invecchiamento cutaneo e proteggono da ictus e infarto. Il beta-carotene migliora la visione, stimola il sistema immunitario e facilita l’abbronzatura. Il resveratrolo è il fitochimico di più recente scoperta e si trova abbondante nell’uva nera, soprattutto nei vitigni autoctoni (come l’uva baccò friulana). Per le sue spiccate proprietà antiossidanti è in grado di ridurre l’incidenza di infarti e ictus. Nei frutti di bosco e nel radicchio scuro sono contenute le maggiori quantità di vitamina C, che, associata a questi nutraceuti, diventa protettrice di vene, capillari e delle vie urinarie. Buone quantità di potassio sono contenute nel radicchio, nei fichi, nel ribes, nelle more e nelle prugne, il cui consumo è associato a un minor rischio di malattie cardiovascolari e di ipertensione arteriosa. Le melanzane invece sono ricchissime di magnesio e rappresentano le verdure meno caloriche del gruppo. Tutti gli alimenti blu/viola sono caratterizzati da un elevato quantitativo di fibra solubile che regola l’assorbimento dei grassi e degli zuccheri semplici e favorisce lo sviluppo della flora batterica intestinale.

La frutta Verde

I fitochimici verdi, carichi di clorofilla, carotenoidi e acido folico Si trovano nei frutti e nelle verdure verdi tipo kiwi, uva verde, fico verde, mela verde, uva spina verde, susine verdi, agretti, asparagi, basilico, bieta, broccolo, cavolo, cappuccio, cetriolo, cicoria, cime di rapa, indivia, lattuga, prezzemolo, rucola, tarassaco, spinaci, zucchina verde, cime di vite, asparagi di luppolo, asparagi di pungitopo, peperoni verdi, fagiolini verdi, piselli, germogli alfa-alfa, trifoglio, selene, valeriana, carciofi. I fitochimici più rappresentativi del gruppo sono la clorofilla, i carotenoidi e l’acido folico. La clorofilla è responsabile del colore verde, è solubile nei grassi e possiede proprietà antiossidanti, astringenti e cicatrizzanti. Inoltre riduce i flussi mestruali sovrabbondanti e aiuta a controllare l’odore acre del sudore e delle urine. Insieme ai carotenoidi, previene la perossidazione lipidica e riduce il rischio di sviluppare coronaropatie. L’acido folico (o vitamina B9) migliora l’attività del sistema nervoso, protegge dall’anemia e dai tumori, e fa pure da alternativa e da integrazione alla vitamina B12. Broccoli, prezzemolo, spinaci e kiwi presentano pure un buon contenuto di vitamina C, che assolve sempre compiti fondamentali.

La frutta Gialla

I fitochimici giallo/arancio, carichi di carotenoidi e flavonoidi Si trovano nei frutti e nelle verdure gialle tipo albicocche, arance gialle, cachi, mandaranci, limoni, nespole, uva ribes gialla, kiwi golden, meloni, zucche, zucchine gialle, carote, peperoni gialli, pompelmi, pesche, uve paglierine, lampone giallo, mango, durian, more di gelso gialle, uva spina gialla, pescocche, mele cotogne, pere, banane, ananas, papaia, datteri. I fitochimici più rappresentativi di questo gruppo sono i carotenoidi e i flavonoidi. I primi vengono assorbiti insieme ai grassi alimentari, proteggono le cellule dai radicali liberi, si accumulano nelle cellule epiteliali e, se consumati in grandi quantità, conferiscono alla cute una tipica sfumatura giallo-arancione. I secondi esercitano la loro attività antiossidante prevalentemente a livello intestinale, dove neutralizzano la formazione di radicali liberi. L’arancia, il limone e il peperone giallo sono molto ricchi di vitamina C che, in sinergia con questo gruppo, stimola la riparazione tissutale, svolge attività antiossidante ed aumenta l’assorbimento intestinale del ferro.

La Frutta Rossa

I fitochimici rossi, carichi di licopene e antocianine si trovano in tutti i frutti e le verdure colorate di rosso, tipo anguria, arance rosse, pesche noci rosse, ciliegie, fragole, ravanelli, bietole rosse, erbette, pomodori, peperoni rossi, insalate rosse, uva rossa, ribes rosso, more di gelso rosse, uva spina rossa, mele rosse, melograni, e sono caratterizzati dalla presenza di due nutraceuti dotati di potente azione antiossidante: il licopene e le antocianine. Il licopene è un carotenoide in grado di contrastare l’azione dannosa dei radicali liberi, e protegge in particolare dal tumore della mammella e di quello dell’ovaio nelle donne, e dal tumore della prostata e dei testicoli nei maschi. I pomodori sono la fonte più importante di licopene e pare, almeno in questo caso, che una leggera cottura con aggiunta di olio di oliva renda la molecola addirittura più biodisponibile (sempre restando però i danni notevoli del calore a vitamine ed enzimi). Tra i frutti, l’anguria è quella che ne contiene di più, seguita dalle fragole, dal ribes rosso, dal mirtillo rosso, dall’uva asinina, dai lamponi, dalle ciliegie, dalle uve rosse, dal dragon fruit rosso. Inserendo queste sostanze nella propria dieta l’uomo si garantisce un rallentamento dell’invecchiamento cutaneo, una protezione dalla cataratta e dalle patologie neurovegetative (vedi Parkinson ed Alzheimer). Le antocianine sono le molecole che danno il colore rosso a frutta e verdura. Sono indispensabili per contrastare la fragilità capillare, nella prevenzione dell’aterosclerosi e per il miglioramento della funzione visiva. Le arance rosse si distinguono per il loro elevato contenuto di antociani, ma anche di vitamina C, nota per le sue qualità antiossidanti, immunostimolanti e cicatrizzanti

Le Mele

Tra la frutta le mele sono le più ricche dello zucchero meno pericoloso, il fruttosio, che non determina diabete, né riduzione ormonale. Le mele hanno il più alto contenuto di pectine rispetto a tutti gli altri frutti, sostanze capaci di ridurre il contenuto batterico intestinale svolgendo un’azione profilattica e curativa contro le artriti. Il vantaggio di contenere un’alta quantità di fruttosio e una scarsa quantità degli altri zuccheri è notevole: gli altri zuccheri favoriscono la formazione di trigliceridi che insieme al colesterolo provocano l’arteriosclerosi; il colesterolo colpisce di più il cuore, il cervello e i reni, mentre i trigliceridi si localizzano principalmente nelle arterie delle gambe e della retina. Il fruttosio passa direttamente dall’intestino al fegato senza produzione di trigliceridi. Le persone che soffrono di grampi notturni dovrebbero sostituire lo zucchero con il fruttosio. Le mele contengono 16 aminoacidi tra questi due considerati essenziali, la lisina e la treonina, sufficienti alla sintesi proteica, cioè alla crescita dei tessuti e alla riparazione degli stessi. Da notare che l’eccesso proteico comporta un consequenziale aumento di aminoacidi che riducono le prestazioni cerebrali, inducendo una specie di torpore intellettuale con effetti negativi sulla memoria e sulle capacità creative dell’uomo. Inoltre indagini dimostrano che eccessi proteici, oltre ad abbassare il pH del sangue, favoriscono l’insorgenza di vari tipi di tumore. La mela è ricca di polifenoli protettivi, di peptine antisettiche, di potassio. I polifenoli attivano anche un complesso enzimatico presente in tutti i tessuti umani (il P-450) che ha poteri disintossicanti e anticancerogeni, ma soprattutto è un fattore antisenile. Le cavie cui vengono somministrati polifenoli resistono meglio alla fatica. Inoltre, i polifenoli, considerati i veicoli della vitamina C, favoriscono la diuresi, stimolano il cuore, inibiscono il glaucoma, captano il calcio e lo introducono nelle cellule.