Daily Archives: dicembre 1, 2010

Il mandarino

Il mandarino è un agrume di piccola grandezza, tondeggiante, di colore arancione con buccia butterata. Come tutti gli agrumi è composto da spicchi, di colore arancione. Ha sapore dolce, succoso, molto dissetante.

Ne esistono molteplici varietà, fra le quali ricordiamo:

  • mandaranci: si ottengono incrociando i mandarini con le arance;
  • clementini: si ottengono incrociando i mandarini con le arance amare;
  • mapo: si ottengono incrociando i mandarini con i pompelmi.

I mandarini sono ricchi di vitamina A, B, C (ingrediente essenziale per mantenere il nostro cervello attento, agile, reattivo e sveglio e per prevenire il raffreddore e protegge mucose e capillari), P (combatte la ritenzione idrica e favorisce la diuresi) contengono anche calcio, fosforo, ferro, potassio, magnesio, selenio e acido folico e carotene.

I mandarini sono sono ricchi di fibre particolarmente utili per il benessere dell’intestino.

Del frutto non si butta nulla: la sua buccia infatti è piena di limonane (principio antiossidante) che aiuta a combattere i radicali liberi ed ostacola l’invecchiamento cellulare ed ha la caratteristica di ritardare l’invecchiamento della pelle e sempre dalla buccia si estrae un olio essenziale in grado di calmare l’ansia e combattere insonnia e ritenzione idrica. Il mandarino stesso per per l’elevato contenuto di bromo possiede proprietà calmanti, infatti è ritenuto un sedativo del sistema nervoso centrale ed è per questo motivo aiuta a conciliare il sonno.

Viene indicato nelle diete perché si presenta come un frutto nutriente e facilmente digestivo.

A differenza di altri agrumi, i semi del mandarino, anche se masticati, non solo non fanno male ma apportano vitamine.

Per l’abbondanza di selenio e di vitamina C è ideale:
–  per rinforzare le difese immunitarie in quanto aumenta la produzione di anticorpi;
– combatte efficacemnte i sintomi influenzali e da raffreddamento;

antiinfiammatori naturali
– combattere i dolori articolari;
– stimolare il metabolismo degli ormoni tiroidei;
 – inibire l’anormale crescita cellulare e prevenire il cancro.
Gli scienziati del National Institute of Fruit Tree Science e anche altri studi paralleli sostengono che il mandarino avrebbe proprietà antitumorali (sembra che bere un bicchiere di succo di mandarino al giorno riduce il rischio di sviluppare il tumore del fegato) e proteggerebbero il cuore. I ricercatori australiani sostengono, inoltre, che il consumo di arance e mandarini ridurrebbe del 50% le probabilità di cancro del tratto digestivo e del 20% di ictus.

Il mandarino ha sulla pelle un effetto depurativo e drenante ma non solo: l’olio di mandarino è utile anche per combattere la ritenzione idrica e gli inestetismi della cellulite. Infatti utilizzando la buccia del mandarino viene creato un olio con il quale si può effettuare un salutare massaggio sulle gambe che facilita il riassorbimento dei liquidi e riduce la cellulite. Sono anche note le sue proprietà emollienti, purificanti e stimolanti particolarmente importanti per il corretto funzionamento del metabolismo. L’olio di mandarino (biologico al 100%) è quindi molto efficace per i massaggi corporei; a fine trattamento viene completamente riassorbito lasciando la pelle vellutata ed idratata.

Antiossidante con la nobitelina un flavonoide che conferisce il colore arancio al frutto.

Il radicchio

Il radicchio previene le malattie dell’invecchiamento e ha anche notevoli proprietà depurative, diuretiche, toniche e lassative grazie alla sua particolare composizione.

L’effetto disintossicante e di stimolazione della depurazione dell’organismo dalle tossine (agendo sulle funzioni del fegato) è determinato proprio dal tipico e caratteristico sapore amarognolo di questa verdura. Ha un originale sapore dolce amaro ed è ricco di sostanze utili all’organismo quali i sali minerali potassio, fosforo, sodio, ferro, magnesio, rame, calcio, principi amari, zuccheri, aminoacidi e le vitamine B, C, K e P. Proprio questo ottimo rapporto tra elementi a effetto antiossidante quali l’acido folico, il calcio e il potassio, i principi depurativi e disintossicanti e la presenza dei polifenoli, creano un insieme di benefici che lo rendono un alimento antiossidante, in grado di prevenire l’invecchiamento precoce”.

Ricco di fibre (favolose per la regolazione dell’equilibrio intestinale).

Il calcio e il ferro, hanno proprietà benefiche per il metabolismo delle ossa e per un miglior equilibrio della pressione sanguigna e la presenza di tutti gli altri sali minerali fa del radicchio un alimento utilizzato in caso di demineralizzazione dell’organismo.

Le sostanze amare, poi, stimolano i succhi gastrici che facilitano la digestione, la secrezione della bile e l’eliminazione dell’urina e il buon apporto di cellulosa lo rende un ottimo rimedio per la stitichezza.

Gli zuccheri in esso contenuti, infine, non vengono digeriti dallo stomaco, ma dal colon, quindi, grazie ai suoi principi attivi ed alla sue proprietà antiossidanti, servono a contrastare l’insorgere di tumori in questa parte dell’intestino”.

In antichità era usato come medicamento, soprattutto per curare l’insonnia, infatti, sembra che abbia anche proprietà sedative.

L’inulina una fibra vegetale molto importante contenuta nelle foglie del radicchio  limita l’assorbimento del colesterolo e riduce il rischio di malattie cardiovascolari.

La cellulosa contenuta in tutto il cespo di radicchio, dalle radici alle foglie, aumenta la massa dei prodotti di scarto o scorie favorendo in tal modo la peristalsi intestinale e lo svuotamento dell’intestino, quindi è efficace per combattere la stitichezza.

Le verdure rosse devono il loro colore agli antociani (polifenoli che hanno proprietà antinfiammatorie, antiallergiche ed antivirali), sostanze molto utili al mantenimento della salute dei vasi sanguigni a loro volta implicati nella prevenzione delle malattie cardiovascolari, in particolare proteggono dalla cardiopatia ischemica.

Inoltre, si tratta di un alimento che ha solo 13 calorie per etto e risulta, pertanto, essere molto utile anche in un regime dietetico ipocalorico e, come tutte le verdure, dà un senso di sazietà precoce”.

Il radicchio rosso è una varietà di cicoria della famiglia delle Composite dal caratteristico sapore amarognolo, di cui si mangiano le foglie.

La consumazione può avvenire sia a cotto, sia a crudo.

Ne esistono numerose varietà, fra le quali ricordiamo:

 Radicchio rosso di Treviso precoce IGP: ha forma allungata, colore rosso brillante con striature bianche. La pezzatura è medio grande e spiccato sapore amaro.

 Radicchio rosso di Treviso tardivo IGP

 Radicchio Variegato di Castelfranco IGP: ha forma globosa, colore bianco crema, foglie variegate di viola-rosso, sapore lievemente amarognolo.

 Radicchio di Chioggia IGP: ha forma globosa, di colore rosso intenso con striature bianche. Ha un sapore più dolce rispetto agli altri tipi.

 Radicchio di Verona IGP: ha forma allungata, di piccola pezzatura, di colore rosso brillante con striature bianche. Il sapore è leggermente amarognolo.

Conservare il radicchio rosso in frigorifero nello scomparto della frutta e verdura. È un ortaggio resistente che si mantiene anche 4-5 giorni. Cotti si mantengono per 2 giorni, in frigorifero, accuratamente coperti. Eliminare le foglie esterne se rovinate. A seconda della preparazione affettare, oppure separare le foglie. Lavare accuratamente sotto acqua corrente ed asciugare con una centrifuga da insalata o tamponare con uno strofinaccio pulito. Il radicchio rosso è ottimo grigliato, alla brace, in padella.

Le radici, seccate e ridotte in polvere o preparate in sciroppi o decotti, servono come digestivo, tonico, depurativo, mentre le foglie messe in infuso o sciroppo vengono impiegate per stimolare le funzioni digestive, per depurare il fegato e facilitare la diuresi; i fiori in infuso hanno la proprieta’ di favorire la secrezione della bile. In cosmesi, il succo viene utilizzato per preparati per la pelle irritata.

La bromelina

Troviamo su http://www.my-personaltrainer.it/erbe-medicinali/erboristeria.html

La bromelina è un enzima proteolitico presente in due diverse forme nel succo, nella polpa e soprattutto nel gambo d’ananas. Negli integratori, la bromelina è generalmente associata ad un complesso di proteine enzimatiche e di altre sostanze minori estratte dal gambo di questo frutto. Nel loro insieme, tali sostanze possono essere d’aiuto nella digestione degli alimenti ricchi di proteine, come quelli carnei, rivelandosi utili in presenza di dispepsia. La quota di bromelina assorbita a livello intestinale può produrre effetti favorevoli anche al di fuori del sistema digestivo e rendersi utile in presenza di stati infiammatori come traumi sportivi, artrite reumatoide, rinite, flebite, cellulite e sinusite. Oltre a questa sua azione antinfiammatoria, la bromelina vanta un’attività antiedemigena (riduce il gonfiore dopo un trauma, attenua la ritenzione idrica) ed antiaggregante piastrinica (ostacola la formazione di trombi all’interno dei vasi sanguigni ed è utile in presenza di vene varicose). Per queste sue proprietà, la bromelina è controindicata in gravidanza ed in presenza di ulcera gastrica o duodenale, mentre i pazienti in cura con anticoagulanti (Coumadin, Sintrom, eparina) o antinfiammatori (aspirina, ibuprofene, naproxene) devono necessariamente informare il medico prima di assumere i prodotti che la contengono. Più in generale, si consiglia prudenza e un preventivo consulto medico in presenza di malattie cardiovascolari ed ogni qualvolta si intenda assumere l’integratore assieme ad altri estratti naturali ad azione anticoagulante (come ginkgo biloba e aglio). La bromelina, infine, è controindicata in presenza di allergia all’ananas. Insieme ad altre sostanze dotate di un’analoga attività proteolitica, la bromelina viene largamente utilizzata nelle preparazioni alimentari da aggiungere alle carni per esaltarne la tenerezza, ed in quelle cosmetiche esfolianti impiegate nel peeling.

L’ananas

L’ananas appartiene alla famiglia delle Bromeliacee. Spesso questo frutto è stato associato a diete dimagranti o comunque benefiche per la salute del corpo. Contiene in larga parte acqua, come tutti i frutti, per circa il 90%, oltre a zuccheri semplici, calcio, fosforo, potassio, ferro, vitamine A, B e C e Bromelina. Il tutto per un apporto calorico ridottissimo, circa 40 calorie per 100g.

Le virtù terapeutiche dell’ananas sono dovute per lo più alla presenza della Bromelina. Con questo nome vengono identificati due enzimi proteolitici ovvero proteine in grado di degradare altre proteine in aminoacidi. La prima delle due forme è stata individuata all’interno del frutto dell’ananas, mentre la seconda è stata rinvenuta nel gambo. Oggi, a livello di industria farmacologica, quella più utilizzata è quella del gambo, poichè maggiormente concentrata, ma le virtù ed i benefici sono identici. La Bromelina è molto indicata per terapie antiinfiammatorie, soprattuto per stati infiammatori dei tessuti molli associati a traumi. Nel trattamento di queste patologie risulta assai più indicata dei FANS (farmaci antiinfiammatori non steroidei) in quanto riduce di molto il pericolo di eventuali danni gastrointestinali. E’ inoltre nota la sua azione antitrombotica, ipotensiva e la capacità di solubilizzare le placche arterosclerotiche. Come detto, oltre che a livello farmacologico, tale sostanza è presente nel frutto fresco ma viene distrutta dalla cottura.

Altre caratteristiche della Bromelina e dell’ananas in generale, forse più attinenti al campo alimentare, sono la capacità di accelerare il metabolismo, l‘effetto diuretico, digestivo e l’aiuto nei problemi di ritenzione idrica. In casi di digestione difficile, ne è sempre consigliato il consumo, in quanto semplifica la digestione e l’assimilazione delle proteine, in particolar modo quelle della carne.

Aiuta anche a prevenire il gonfiore intestinale, mitigando i sintomi di bruciori e disordini gastrici, specialmente se associato ad altri integratori e/o enzimi per la digestioni di amidi e lipidi. La bromelina inoltre è uno dei componenti maggiormente utilizzati negli integratori e prodotti specifici per combattere la cellulite.

Il consumo eccessivo di ananas e di preparati a base di questo frutto è sconsigliato a chi assume farmaci anticoagulanti, in quanto l’azione dei farmaci potrebbe sommarsi alla naturale attività antiaggregante piastrinica. Da evitare anche per i soggetti con ulcera peptica attiva.

L’ananas non è la panacea di tutti i mali ma, come abbiamo visto, è ricco di sostanze con virtù terapeutiche e sicuramente chi lo mangia può contare su benefici provati scientificamente. Questo frutto possiede proprietà depurative e disintossicanti.

L’ananas, inoltre, contiene principi attivi ad azione fibrinolitica i quali, andando ad agire a livello dei vasi sanguigni, riducono la vasodilatazione e l’eccessiva permeabilità dei capillari, situazioni che possono determinare infiammazioni o dolori localizzati.

Questo frutto svolge un’importante azione anche per il benessere della pelle: contiene sostanze antiossidanti, vitamina A, B, C, betacarotene e manganese, che aiutano a mantenere una pelle luminosa ed a combattere le rughe. 

Contiene anche amminoacidi e proteine e ha proprietà mucolitica,  azione anti-bruciature, proprietà “antitumorale”.

E’ un’ottima “riserva alcalina“.

La vitamina C protegge dai radicali liberi, previene malattie cardiovascolari, aiuta la cicatrizzazione delle ferite, migliora la risposta dell’organismo in caso di raffreddori e influenze, fortifica le difese immunitarie, abbassa il colesterolo e facilita l’assorbimento del ferro.

La vitamina A : facilita l’adattamento alla visione notturna, mantiene la salute e l’elasticità della pelle, dei capelli e delle mucose, aumenta la resistenza alle infezioni e combatte i radicali liberi.

I minerali contenuti nell’ ananas sono: iodio, magnesio, manganese, potassio e calcio .

Il calcio, il fosforo ed il magnesio servono per la costruzione del tessuto osseo, muscolare, nervoso e delle membrane cellulari .

Il cloro, il sodio ed il potassio regolano la pressione dei liquidi dentro e fuori delle cellule e consentono il normale svolgimento delle attività cellulari.

L’ananas è usato nei casi di contusioni, ematomi e in tutti gli stati infiammatori come ad esempio le emorroidi.

Proprietà attribuite alla bromelina dell’ananas:

• Efficacia nelle dispepsie per carenza enzimatica gastrica e pancreatica.

• Azione antinfiammatoria di tipo enzimatico, attività antiedematosa, decongestionante le mucose in caso di flogosi acuta catarrale.

• Immunomodulante.

• Antitrombotica, antiaggregante piastrinica, modulante la coagulazione.

La Cottura a Vapore

La cottura a vapore è sinonimo di cucina leggera e di cucina naturale, è uno dei sistemi più sani e rapidi per preparare il cibo, particolarmente adatto per le diete ipocaloriche. Grazie al vapore con cui si cuociono gli alimenti si liberano dei loro grassi e assumono una consistenza morbida.. Il liquido per la cottura a vapore può essere semplicemente acqua, ma anche un liquido aromatizzato come un brodo ad esempio. In questo caso la cottura non avviene per mezzo di acqua, ma tramite il vapore acqueo. Il processo che si svolge durante la cottura a vapore, differisce da quello della bollitura. Il vapore acqueo infatti esercita sul contenuto delle cellule un effetto fondalmentalmente opposto a quello dell’acqua bollente. Può essere fatta sia in pentole comuni che nella pentola a pressione, munendosi dell’apposito cestello di acciaio o del classico cestello cinese in bambù. Rispetto alla lessatura in acqua, questo sistema di cottura riduce la perdita di vitamine e sali minerali, oltre che di gusto. Se vogliamo rispettare i nutrienti presenti nei cibi, salvaguardare le loro proprietà nutritive, evitare la formazione di prodotti tossici e diminuire la formazione di radicali liberi dobbiamo essere molto attenti al modo di cottura e di conservazione dei cibi. Va assolutamente evitata una cottura più prolungata del necessario.

La cottura a vapore è molto adatta per gli ortaggi carnosi come cavolfiore, broccoli, carote, patate, zucchine, zucca, finocchi, barbabietole e così via. Per le verdure a foglia come spinaci o erbette invece è preferibile la stufatura, che permette una perdita di nutrienti ancora minore.
Il cestello deve essere sempre sollevato rispetto al livello dell’acqua; il coperchio deve essere della misura giusta per una chiusura perfetta. Il coperchio va chiuso e la fiamma abbassata quando il vapore ricomincerà ad uscire. In alternativa si possono usare i cestelli di bambù intrecciato usati nella cucina cinese, facilmente reperibili nei negozi di casalinghi etnici

In ogni caso, qualunque “attrezzo” usiate, seguite alcune regole fondamentali: 

  • l’acqua (o altro liquido) non deve toccare i cibi: appoggiate quindi il cestello prima dell’ebollizione per verificarne il livello; se il cestello non ha i piedini, sollevatelo dal fondo della pentola con un distanziatore (una griglia, un sottopentola o un piattino andranno benissimo)
  • fate attenzione però a non usare troppo poca acqua, che potrebbe evaporare completamente durante la cottura;
  • quando il liquido bolle sistemate il cibo nel cestello, posatelo con delicatezza nella pentola 
  • chiudete con il coperchio in modo che l’acqua continui a bollire facendo circolare uniformemente il vapore (se alzate il coperchio nel corso della cottura, fate attenzione a non scottarvi con i vapori bollenti);
  • usando cestelli separatori o più cestelli sovrapposti potete cucinare più cibi contemporaneamente; fate però attenzione ai tempi di cottura, che possono variare anche sensibilmente da un alimento all’altro, e non cuocete assieme cibi dai sapori molto decisi o che non si combinano tra loro;
  • nella pentola a pressione, che sviluppa temperature più elevate, potete cuocere al vapore anche cibi al cartoccio che rimarranno morbidi e profumati.

L’acqua della cottura a vapore delle verdure, ricca di sali minerali, può essere riutilizzata per zuppe, minestre, impasti …o per concimare piante e fiori. I tempi di cottura si calcolano dalla piena ebollizione (in pentola comune) o dal fischio (in pentola a pressione).

Ecco i tempi di cottura medi per cuocere a vapore alcune tra le verdure più comuni:
patate intere di medie dimensioni, con la buccia: 20 minuti in pentola comune, 10 minuti in pentola a pressione. Carote tagliate a bastoncini o a rondelle spesse: 4 minuti in pentola comune, 1/2 minuto in pentola a pressione; broccoli o cavolfiore, divisi a cimette: 6 minuti in pentola comune, 1 minuto in pentola a pressione.

Il cibo viene portato a cottura completa, ma ad eccezione del grasso, nessun altro componente fuoriesce dai tessuti degli alimenti. Le pareti delle cellule ed i tendini si ammorbidiscono gradatamente, le sostanze proteiche si coaugulano senza fuoriuscire, le sostanze amidacee si gonfiano e si uniscono, gli zuccheri e i minerali rimangono inalterati. Stesso discorso vale per gli odori, che sono ridotti al minimo o per le sostanze coloranti. Per quanto concerne le vitamine, queste meritano un discorso a parte, poichè il calore generalmente tende a distruggerle; alcune di queste, tuttavia, a seconda della durata della cottura subiscono solo lievi alterazioni.

Il potassio

Il potassio è un elemento di grande importanza per il funzionamento del nostro organismo, ma è addirittura vitale per il cuore. Il battito cardiaco, infatti, è regolare solo se la concentrazione di potassio dentro e fuori le cellule cardiache viene mantenuta rigorosamente costante. Vi sono nel nostro organismo meccanismi finissimi di controllo del potassio, che fanno capo soprattutto ai reni. Quasi tutti i farmaci diuretici però – ad eccezione di spironolattone, canrenoato di potassio ed amiloride – possono provocare una perdita di potassio a livello renale. Ogni persona che assume farmaci diuretici dovrebbe conoscere il proprio potassio e verificarne la concentrazione plasmatica periodicamente, almeno ogni sei – otto mesi. Il potassio però si trova in molti alimenti e bevande. E’ allora assai importante conoscere il contenuto di potassio dei diversi cibi, così da poter provvedere in maniera naturale a conservare l’equilibrio potassico dell’organismo.

Il potassio è diffusissimo in natura nella frutta, nella frutta secca oleosa e nella verdura cruda, nei legumi, nei cereali integrali. Il potassio si trova in numerosi alimenti come i fagioli e i piselli secchi, gli asparagi, le patate, le albicocche, le pesche, il melone, i cavolfiori, gli spinaci, i carciofi, le barbabietole e il porro. Alcuni tipi di frutta, tipici dei paesi tropicali: banane, kiwi, avocado, sono particolarmente ricchi di potassio.

La persona che ha una tendenza alla perdita di potassio dovrà aumentare il consumo di alimenti che ne contengono molto. Vi sono poi persone che hanno una tendenza all’accumulo di potassio, a causa di un’insufficienza renale. Queste persone dovranno cercare di diminuire il consumo di questi alimenti. Una regolare presenza di potassio, unita ad un consumo di sodio non troppo elevato, è utile al controllo della pressione sanguigna, alle trasmissioni nervose, al corretto funzionamento dei muscoli e alla sintesi delle proteine. Carenze di potassio possono essere causate da periodi prolungati di diarrea o vomito, o in caso di uso di diuretici. Il corpo risponde alla mancanza di potassio con l’indebolimento generale, nausea, sonnolenza, stanchezza, e in casi gravi anche ad aritmie cardiache. Lo stesso vale per concentrazioni troppo elevate di potassio nel corpo, che possono causare debolezze muscolari, confusione e, in casi limite, anche ad arresto cardiaco (l’intossicazione da potassio avviene sopra i 18g al giorno). Il potassio è il principale catione dei liquidi introcellulari. Il suo ruolo è fondamentale nel potenziale di membrana, nell’equilibrio acido/base e nella pressione osmotica. È determinante nel metabolismo degli zuccheri e degli enzimi della glicolisi, necessari per la sintesi di atipi. E’ essenziale per l’equilibrio dell’acqua nell’organismo, per la contrazione muscolare, per la bilancia acido alcalina, per la trasmissione nervosa, per il metabolismo energetico, per il metabolismo delle proteine e degli zuccheri, per la salute del cuore e dei vasi. Svolge una azione fondamentale nella sintesi delle proteine, e nella conversione dello zucchero in glicogeno, attiva un moltissimi enzimi, particolarmente quelli connessi con la produzione di energia, stimola la secrezione di insulina. La dieta attuale usando cibi cotti o raffinati è molto povera di potassio. Il fabbisogno ottimale di potassio è di 6 g al giorno. Alte dosi di potassio possono incrementare l’eliminazione di sodio e di conseguenza ridurre il volume del sangue e della pressione arteriosa. Aumentare l’introduzione di cibi ricchi di potassio può portare ad un abbassamento dei valori pressori. Il potassio protegge l’apparato cardiovascolare in numerosi modi: riducendo i radicali liberi, modulando la proliferazione delle cellule muscolari lisce, la aggregazione piastrinica, la coagulazione del sangue. L’assorbimento avviene passivamente nel duodeno e nel digiuno (intestino), mentre l’eliminazione avviene mediante le urine. Attraverso i reni possono essere eliminate grandi quantità di potassio senza rischiare l’intossicazione, come avviene nei vegetariani. Al contrario in caso di apporto carente, non esiste un meccanismo di blocco per la sua eliminazione, perciò se ne elimina sempre la stessa quantità (eliminazione obbligatoria). L’esercizio fisico prevalentemente anaerobico si accompagna ad una fuoriuscita di potassio dal tessuto muscolare; questo fenomeno insieme all’emoconcentrazione ed al possibile rilascio di potassio da parte degli eritrociti determina un aumento della concentrazione e del contenuto plasmatico totale di potassio, anche se di breve durata, la cui intensità è correlabile con l’intensità del lavoro muscolare.

I crampi notturni

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I crampi interessano in genere il polpaccio, le cosce, l’addome. Possono colpire durante la pratica di un’attività fisica ma anche di notte. I crampi notturni possono verificarsi per varie ragioni, prima di tutto per uno sforzo prolungato nell’arco della giornata.

Esistono, però, anche altre cause come una carenza nutrizionale: parliamo della mancanza di calcio, magnesio, potassio e vitamine B. Anche la mancanza di sonno influisce sulla qualità del sonno. Dovremmo, quindi, non farci mai mancare:

Alimenti ricchi di calcio come il cavolo nero, la cima di rapa, i broccoli, il latte di soia;

Alimenti con molto magnesio come i cereali integrali, la frutta secca, i legumi, la soia e le verdure a foglia verde.

 -Alimenti con molto potassio come mele, banane, arance, patate, pomodori.

L’idratazione, inoltre, è molto importante: beviamo molto soprattutto dopo uno sfrozo fisico. Occorrerebbe, inoltre, assumere molta vitamina del complesso B.

La pelle

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Il viso è il nostro biglietto da visita. Se ci presentiamo a un colloquio di lavoro, ad una riunione, ad un appuntamento galante, ad una cena fra amici o colleghi con un viso tonico e luminoso, stiamone certi, faremo un’ottima figura e daremo di noi l’impressione di essere persone curate e precise. E poi diciamocelo, esaminarsi allo specchio e notare nella propria immagine riflessa piccole o grandi imperfezioni è un’esperienza deludente che rischia di minare la sicurezza in noi stessi. L’equilibrio fra umore e aspetto fisico, a torto o a ragione, è di basilare importanza ed è perciò che dobbiamo prenderci cura della pelle del viso che è la prima cosa che balza agli occhi di chi ci sta di fronte, sia esso un estraneo, un familiare o noi stessi. Per prenderci cura della pelle del viso, occorre prima di tutto sapere a quale tipologia di pelle appartiene: grassa, secca, mista? Vediamone in breve le caratteristiche principali:

Pelle secca – La pelle secca è una pelle fragile che si screpola facilmente, inaridita o perché non abbastanza idratata o perché produce poco sebo. Il suo aspetto è opaco e talvolta si arrossa a causa dell’aggressione degli agenti atmosferici da cui non riesce a farsi scudo. La pelle secca va nutrita con creme e impacchi nutrienti e pulita con molta delicatezza. Utile per aumentarne l’idratazione è agire dall’interno bevendo molta acqua.

Pelle grassa – La pelle grassa si presenta con il tipico aspetto lucido e unto in quanto ricca di sebo. Non è raro che presenti imperfezioni quali punti neri, foruncoli, follicoli dilatati e nei peggiori dei casi acne. L’eccesso di sebo può essere dovuto a cause di tipo endocrino come nella fase adolescenziale oppure può dipendere da una cattiva digestione o dalla difficoltà a smaltire le tossine di alcuni alimenti (salumi ed cioccolato in eccesso sono i meno tollerati dal fegato e di conseguenza dalla pelle). L’ansia, lo stress, il nervosismo giocano un ruolo di primo piano nello scatenarsi di fenomeni quali foruncoli e acne; questo perché i soggetti ansiosi sudano di più e producono abbondanti secrezioni sebacee. La pelle grassa va detersa con cura e con prodotti astringenti e sebo-equilibranti; ottime sono le maschere purificanti che tra l’altro richiedendo 10/20, a volte 30 minuti di posa, fanno sì che ci si debba forzatamente sedere, sdraiare e aspettare (nessuno ci vieta di fare altro nel frattempo ma alla fine conviene approfittarne e godersi qualche momento di relax che forse giova al pari del trattamento in atto).

Pelle mista – Un viso a pelle mista presenta zone cutanee grasse e zone secche.

Se vogliamo attuare un’ulteriore distinzione, possiamo parlare di pelli tendenzialmente grasse e pelli tendenzialmente secche. La cute grassa tende a presentarsi nella cosiddetta zona T ovvero fronte, naso, mento, zona in cui si accumula il sebo dando origine a inestetiche imperfezioni come i tanto odiati e combattuti punti neri. Esistono per questo tipo di pelle prodotti specifici ma se optiamo per il fai-da-te, attenti a non “sgrassare” zone secche per evitare di “grattugiarci” come potremmo fare con la buccia di un limone. Ciascuna tipologia richiede trattamenti particolari a cui è bene attenersi per evitare di peggiorare eventuali imperfezioni. Tuttavia, occorre prima di tutto agire dall’interno con un alimentazione equilibrata ed un adeguato apporto di liquidi. La pelle esulta quando assumiamo cibi ricchi di vitamina A (albicocche, carote, fegato di merluzzo), di vitamina C (kiwi, melograno, ribes) e cibi che aiutano il nostro organismo a depurarsi come le verdure (consiglio vivamente cicoria e carciofo!). La nostra pelle adora i centrifugati meglio se misti di frutta e verdura, il thè verde (capace di contrastare i radicali liberi che nel processo di invecchiamento cutaneo giocano un ruolo di primo piano) ma mal sopporta caffè e fumo. Purtroppo anche lo smog rovina la pelle del viso poiché vi deposita le sue tossine ovvero impurità che si insinuano nei pori e che solo un’opportuna detersione serale, può eliminare. Detto questo, concludo con un consiglio adatto a tutti i tipi di pelle da mettere in pratica quotidianamente la sera dopo essersi struccate, per le donne o per gli ometti, poco prima di coricarsi o di sdraiarsi comodamente in poltrona: Prendiamo un catino di acqua bollente a cui aggiungeremo un cucchiaino di bicarbonato, intingiamoci un batuffolo di cotone utilizzando un paio di pinzette per evitare ustioni, strizziamolo affinché non sgoccioli, mettiamoci una goccia di olio di oliva e passiamolo delicatamente sulla pelle di viso e collo; aspettiamo qualche minuto per dare il tempo all’olio di fare il suo effetto (idratante, nutriente, purificante) e nel frattempo immergiamo per due minuti, nel catino un asciugamano di spugna morbida, togliamolo e strizziamolo per infine avvolgervi viso e collo completamente per almeno un minuto, concludiamo tamponando delicatamente con lo stesso le parti interessate. Il vapore dell’asciugamano unito all’azione dell’olio prepara la pelle a sfruttare al massimo i benefici della fase finale ovvero la posa della crema (più o meno grassa a seconda del tipo di pelle) a cui è bene non rinunciare mai! N.B: Per chi vive o lavora in città: non inorridiamo quando ci renderemo conto che il batuffolo di cotone prima di un bianco candido, dopo essere entrato in contatto con il nostro viso, si fa di un nero pece; non siamo noi poco puliti, bensì è lo smog, le sostanze tossiche che aleggiano nell’aria a impregnarci la pelle di impurità!