Daily Archives: gennaio 24, 2011

I semi di finocchio

Conosciuti fin dall’antichità per le loro proprietà aromatiche, i semi di finocchio sono spezie con principi attivi importanti come l’estragolo e i flavonoidi.

Vengono spesso usati in cucina, ma possono essere usati anche per migliorare lo stato di benessere.

Abbastanza conosciute sono le proprietà digestive di cui i semi di finocchio godono. Ed infatti, proprio per favorire la digestione, dopo un pasto abbondante, mastica alcuni semi di finocchio; essi svolgono infatti un’azione tonica e stimolante e sono efficaci in tutti i disturbi dell’apparato digerente.

Proprio per questo, sono anche indicate per eliminare la nausea in gravidanza. Basta preparare una tisana lasciando bollire l’acqua per poi aggiungere 1 cucchiaino di semi di finocchio. Lascia in infusione dai 5 agli 8 minuti e bevine 2 tazze al giorno. I sintomi scompariranno e la tisana ti aiuterà anche a rilassarti.

Un altro beneficio che si può ottenere dai semi di finocchio è quello di combattere la sensazione di gonfiore. Basta che tu beva 3 tazze al giorno di tisana di semi di finocchio ottenuta con un solo cucchiaino su cui versare una tazza di acqua bollente. Grazie alla loro essenza, i semi di finocchio combattono le fermentazioni intestinali e aiutano nel caso di intestino troppo attivo o troppo pigro.

Un ulteriore effetto benefico si può riscontrare nel combattere la tosse e la raucedine. Prendi una manciata di semi di finocchio, pestali finemente e mettili in una tazza di acqua calda. Coprila poi con un tovagliolo e tieni in infusione per 2 ore. Trascorso il tempo, filtra e dolcifica la bevanda con un cucchiaino di miele.

Un ultima applicazione nella quale potrai usare i semi di finocchio per trarre benefici per il tuo benessere riguarda gli occhi.
Più precisamente i semi di finocchio sono ottimi per dare sollievo agli occhi arrossati. Prepara un decotto con 15 grammi di semi di finocchio e una tazza di acqua distillata, facendola bollire e lasciando i semi in infusione per circa un’ora. Una volta raffreddato, utilizzalo per fare un bagno oculare

La cicoria

La cicoria ha un sapore amarognolo, ma proprietà sorprendenti.

È ricca di vitamine e minerali, soprattutto vitamina C, B, P, K, potassio, calcio, magnesio, fosforo e folati.

È anche ricca di fibre e d’acqua per cui ha un livello calorico basso ( 18 calorie per 100 grammi).

Le sue foglie mangiate crude ad insalata o appena sbollentate sono ottime come stimolante dell’intestino, del fegato e dei reni, quindi è depurativa, disintossicante, diuretica, ipoglicemizzante ed un blando lassativo.

Favorisce l’assorbimento del calcio, abbassa i livelli di zucchero e colesterolo nel sangue e stimola le difese naturali.

Le radici sono usate nei casi di anoressia, insufficienza biliare ed iperglicemia. Ha inoltre una spiccata azione antidiabetica in quanto diminuisce il tasso di glicemia. E’ accertato che bere un infuso di cicoria placa la sete dei diabetici e ne regolarizza la funzione urinaria. La radice di cicoria per uso esterno, come cataplasma cura gli arrossamenti, è rinfrescante ed emolliente ed è efficace contro i foruncoli e gli ascessi.

La metamedicina

Il termine “Metamedicina” è formato dal prefisso greco meta, che significa “andare al di là”.

Mentre la Medicina prende in considerazione i sintomi che affliggono materialmente il corpo umano, la Metamedicina agisce sulla sfera emozionale, aiutando il soggetto a liberarsi dalle emozioni che lo fanno star male e che, spesso, danno origine a disturbi psicosomatici.

Gli studi sui rapporti mente/corpo ci informano che l’80% delle malattie sono di origine psicosomatica, ed è appunto sull’aspetto psicosomatico della malattia che interviene la Metamedicina. Essa si basa fondamentalmente su un approccio induttivo, piuttosto che deduttivo, non fa diagnosi, non prescrive farmaci, né alcun tipo di trattamento.

Queste le differenze: Approccio deduttivo. Quando utilizziamo le nostre conoscenze per aiutare gli altri, ci serviamo di questo approccio. Per esempio, dire a una persona “Se hai male al ginocchio vuol dire che fai troppo sport” che, visto da un punto di vista metafisico significa “vuol dire che non sei abbastanza flessibile”. Va detto che tali deduzioni possono essere giuste, ma possono anche non esserlo. Approccio induttivo. Il terapeuta non interpreta a modo suo i sintomi denunciati dalla persona; l’aiuta piuttosto nel processo che la porterà a scoprire da sola la causa della sua sofferenza ed a risolverla. In seguito, potrà guidarla attraverso un processo di liberazione della sua sofferenza emozionale, aiutarla a trovare una soluzione al suo conflitto o incoraggiarla a mettere in atto le azioni che la possono liberare.

La Metamedicina utilizza alcune chiavi di interpretazione che esamineremo brevemente.

1. La prima chiave interessa l’organo malato e il suo ruolo o la sua funzione.

2. La seconda chiave prende in considerazione la manifestazione (il sintomo) che potrebbe essere: dolore, ustione, crampi, sanguinamento, prurito, ecc.

3. La terza chiave riguarda la comparsa del sintomo o il momento in cui si sono manifestati i primi sintomi. Le domande da porre dovrebbero essere: “Quando sono cominciati i disturbi? Che cosa è successo nella vita di questa persona, prima che si manifestassero i primi sintomi?

 4. La quarta chiave riguarda i fenomeni di risonanza. Il sintomo si manifesta con discontinuità o in una situazione particolare o in un momento ben preciso, per esempio al mattino?

5. La quinta chiave consiste nell’indagare se il disturbo o la malattia comporta dei vantaggi o una scappatoia per la persona colpita.

6. La sesta chiave consiste nel ricercare se questo disturbo impedisce a questa persona di fare qualcosa. Se sono cose che le piacciono, come ballare, è possibile che nasconda un senso di colpa che le crea una forma di autopunizione.

7. La settima chiave consisterà nello stabilire se c’è un legame tra ciò che vive o prova la persona e la manifestazione del suo inconscio.

8. L’ottava chiave consiste nello scoprire se la persona che ha chiesto il nostro consulto si trova in una fase attiva o di remissione della malattia. La fase attiva dura fino a quando dura il conflitto. Allorché non è più sconvolta, non ha più paura ed ha trovato la soluzione ai suoi problemi, ci sono delle buone possibilità che la sua malattia si trovi in una fase di recupero che la porterà alla guarigione.

9. La nona chiave consiste nell’aiutare la persona a trovare la soluzione ai suoi problemi ed aiutarla a trasformare il sentimento o l’emozione in causa. Se in seguito ci sarà un miglioramento o la sparizione del disturbo, vuol dire che la causa è stata riconosciuta e risolta. In caso contrario, è possibile che ci siano altri elementi responsabili che non sono stati identificati.