La metamedicina

Il termine “Metamedicina” è formato dal prefisso greco meta, che significa “andare al di là”.

Mentre la Medicina prende in considerazione i sintomi che affliggono materialmente il corpo umano, la Metamedicina agisce sulla sfera emozionale, aiutando il soggetto a liberarsi dalle emozioni che lo fanno star male e che, spesso, danno origine a disturbi psicosomatici.

Gli studi sui rapporti mente/corpo ci informano che l’80% delle malattie sono di origine psicosomatica, ed è appunto sull’aspetto psicosomatico della malattia che interviene la Metamedicina. Essa si basa fondamentalmente su un approccio induttivo, piuttosto che deduttivo, non fa diagnosi, non prescrive farmaci, né alcun tipo di trattamento.

Queste le differenze: Approccio deduttivo. Quando utilizziamo le nostre conoscenze per aiutare gli altri, ci serviamo di questo approccio. Per esempio, dire a una persona “Se hai male al ginocchio vuol dire che fai troppo sport” che, visto da un punto di vista metafisico significa “vuol dire che non sei abbastanza flessibile”. Va detto che tali deduzioni possono essere giuste, ma possono anche non esserlo. Approccio induttivo. Il terapeuta non interpreta a modo suo i sintomi denunciati dalla persona; l’aiuta piuttosto nel processo che la porterà a scoprire da sola la causa della sua sofferenza ed a risolverla. In seguito, potrà guidarla attraverso un processo di liberazione della sua sofferenza emozionale, aiutarla a trovare una soluzione al suo conflitto o incoraggiarla a mettere in atto le azioni che la possono liberare.

La Metamedicina utilizza alcune chiavi di interpretazione che esamineremo brevemente.

1. La prima chiave interessa l’organo malato e il suo ruolo o la sua funzione.

2. La seconda chiave prende in considerazione la manifestazione (il sintomo) che potrebbe essere: dolore, ustione, crampi, sanguinamento, prurito, ecc.

3. La terza chiave riguarda la comparsa del sintomo o il momento in cui si sono manifestati i primi sintomi. Le domande da porre dovrebbero essere: “Quando sono cominciati i disturbi? Che cosa è successo nella vita di questa persona, prima che si manifestassero i primi sintomi?

 4. La quarta chiave riguarda i fenomeni di risonanza. Il sintomo si manifesta con discontinuità o in una situazione particolare o in un momento ben preciso, per esempio al mattino?

5. La quinta chiave consiste nell’indagare se il disturbo o la malattia comporta dei vantaggi o una scappatoia per la persona colpita.

6. La sesta chiave consiste nel ricercare se questo disturbo impedisce a questa persona di fare qualcosa. Se sono cose che le piacciono, come ballare, è possibile che nasconda un senso di colpa che le crea una forma di autopunizione.

7. La settima chiave consisterà nello stabilire se c’è un legame tra ciò che vive o prova la persona e la manifestazione del suo inconscio.

8. L’ottava chiave consiste nello scoprire se la persona che ha chiesto il nostro consulto si trova in una fase attiva o di remissione della malattia. La fase attiva dura fino a quando dura il conflitto. Allorché non è più sconvolta, non ha più paura ed ha trovato la soluzione ai suoi problemi, ci sono delle buone possibilità che la sua malattia si trovi in una fase di recupero che la porterà alla guarigione.

9. La nona chiave consiste nell’aiutare la persona a trovare la soluzione ai suoi problemi ed aiutarla a trasformare il sentimento o l’emozione in causa. Se in seguito ci sarà un miglioramento o la sparizione del disturbo, vuol dire che la causa è stata riconosciuta e risolta. In caso contrario, è possibile che ci siano altri elementi responsabili che non sono stati identificati.

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