Daily Archives: gennaio 27, 2011

I cereali e la salute

I limiti dell’alimentazione moderna appaiono molto evidenti quando facendo riferimento alla grande famiglia dei cereali osserviamo che sulla tavola sono presenti quasi esclusivamente pane, pasta e riso, tutti bianchi e raffinati.

Il termine cereali deriva da Ceres, la dea della terra e dell’agricoltura, a simboleggiare come questa famiglia di alimenti rappresenti proprio le radici dell’uomo. I cereali fanno parte della famiglia delle graminacee, e nel corso dei secoli, grazie alla coltivazione dell’uomo, hanno sempre di più assunto una forma verticale, mentre i chicchi perdevano la caratteristica di disperdersi al vento e aderivano maggiormente al fusto con la formazione della spiga. Così, la vita del cereale inizia dalla radice, cresce nel fusto e si concentra nel seme, tanto che un chicco di grano rimane vivo per almeno dieci anni. Per rendere l’idea di quanto forte sia questa spinta vitale verso l’alto, considerando una piantina alta 1,2 metri e larga 4mm, la proporzione rispetto ad un moderno edificio sarebbe una costruzione di 300 metri! Tutto questo sforzo viene fatto per concentrare nel seme la vitalità della pianta, oltre che i preziosi principi nutritivi. Nel chicco si distinguono tre parti: il corpo farinoso, gli strati corticali e il germe, e tutti e tre sono in realtà un’unità, tant’è che togliendone anche solo uno, come avviene nella sbiancatura della farina, il valore nutritivo si riduce drasticamente mentre la vitalità viene completamente perduta.

Vediamo ora l’aspetto più interessante, ossia quale possa essere l’azione dei cereali sull’uomo. Sono sempre di più gli studi scientifici che dimostrano il fatto che i cereali integrali svolgono un ruolo fondamentale per la salute dell’organismo. Le diverse scuole e filosofie alimentari non sono tuttavia concordi nell’attribuire un valore così primario ai cereali: alcune, come la macrobiotica, ne fanno l’alimento base principale e ne esaltano le qualità, altre invece tendono a ridimensionarne l’impiego alla luce di alcuni importanti aspetti negativi. Il principale di essi è sicuramente l’elevata presenza di acido fitico che inibisce l’assimilazione di alcuni minerali come il ferro, lo zinco e il calcio. Anche se è bene non trascurare tale effetto, soprattutto nei casi delle donne in gravidanza e dei bambini – che dovrebbero preferire i cereali semintegrali – c’è da dire che finora le carenze di ferro non sono mai state associate ad un consumo eccessivo di cereali, bensì ad altre cause. Dal nostro punto di vista, i cereali rimangono sicuramente importanti per l’alimentazione umana anche se – principio mai sottolineato abbastanza e che vale per ogni cibo – non bisognerebbe esagerare nel loro consumo.

Il più importante merito di questa categoria di alimenti è quello di essere la principale fonte di zuccheri complessi (amido), utili per fornire energia in tempi lunghi, e quindi particolarmente adatti per uno stile di vita sedentario o per attività più intellettuali che motorie, e idonei per i climi o le stagioni più fredde, grazie al potere riscaldante (dovuto anche alla cottura e al consumo a caldo). Le altre proprietà dei cereali sono: un valore discreto di sali minerali (se si consumano i chicchi integrali), contenuto di grassi insaturi, una buona percentuale di proteine (anche se incomplete,) e di vitamine (che però vengono perse con la cottura).

Una proprietà finora poco conosciuta è legata all’alto valore degli oli contenuti nei chicchi. Sembra che questo olio sia in grado di mantenere morbide le pareti delle cellule, facilitando lo scambio osmotico e garantendo una salute più durevole.

Dal punto di vista della salute, i cereali hanno una serie di effetti benefici:

regolano il funzionamento dell’intestino e prevengono le intossicazioni;

- prevengono le malattie cardiovascolari grazie al loro effetto riducente sul colesterolo LDL

- favoriscono la vitalità della flora batterica;

- contenendo molti antiossidanti, minerali, oligoelementi, grassi polinsaturi, fitoestrogeni, migliorano le difese immunitarie e riducono i processi infiammatori e degenerativi;

- prevengono alcune forme di cancro, come quello all’intestino, allo stomaco e al pancreas;

- prevengono il diabete perché stimolano debolmente la resistenza insulinica e l’indice glicemico.

- Riduzione dei problemi di sovrappeso e di obesità, dovuto al fatto che gli zuccheri vengono assimilati più lentamente e che si produce prima l’effetto di sazietà

Occorre fare un’importante distinzione tra cereali integrali, semintegrali e raffinati o bianchi. I primi sono costituiti dal chicco intero, così come prodotto dalla natura. I semintegrali hanno subito un processo di raffinazione che ha eliminato la frazione più esterna, per cui hanno perso una parte dei principi nutritivi, mantenendo però la vitalità. Quelli raffinati sono bianchi perché è stato tolto praticamente tutto l’involucro lasciando solo la parte centrale che è composta da amido puro: essi sono pertanto quasi completamente privi di principi nutritivi ad esclusione dell’amido.

E’ evidente che per godere appieno del loro valore, occorre consumare i cereali nella forma integrale. Per alcune persone, soprattutto le prime volte, questo passaggio può causare problemi digestivi e intestinali, perché il corpo ha progressivamente perso la capacità di lavorare il prodotto integrale, però, iniziando con piccole quantità, o magari con cereali semintegrali, gradualmente questa abilità verrà ripristinata, soprattutto nei giovani e negli adulti, più lentamente negli anziani.

I cereali non possono essere consumati crudi perché troppo duri per la masticazione e perché il loro amido risulta indigesto. La cottura li rende più morbidi anche se ne distrugge parzialmente il valore nutritivo. Una modalità poco conosciuta è la germogliazione. Tutti i cereali integrali, essendo vivi, possono germogliare in presenza di acqua. Tale processo migliora le loro proprietà nutritive e li rende maggiormente digeribili, tanto che diviene possibile consumarli crudi.

Abbiamo già visto che la loro fibra aiuta e regolare efficientemente il funzionamento dell’intestino, previene livelli di intossicazione dovuti a sostanze tossiche, oltre che le malattie cardiovascolari e probabilmente anche il tumore all’intestino. I cereali ricchi di oligosaccaridi servono come nutrimento per la flora batterica e la rinforzano, contribuendo così a rafforzare tutto il sistema immunitario. La loro naturale ricchezza di antiossidanti, minerali, grassi polinsaturi e fitoestrogeni hanno infine effetti positivi su tutto l’organismo.

Un altro dato che emerge dall’osservazione e dalla sperimentazione è che i cereali rafforzano l’attività sensoriale, oltre che operare a livello del sistema nervoso migliorando la memoria, la concentrazione e lo sviluppo della coscienza. In particolare, l’alto contenuto di silicio e di fosforo rafforza il cervello. Inoltre, proprio quest’ultimo minerale, legandosi con alcuni amminoacidi, fa in modo che questi nutrano le cellule nervose.

Altra principale caratteristica è alto contenuto di zuccheri, sotto forma di amido, che nel corpo viene trasformato in glucosio, il principale nutrimento del cervello. Secondariamente, il ruolo del cereale quale elemento di rinforzo del sistema nervoso esplica i suoi benefici anche su quegli organi che dipendono sempre dal cervello per il loro funzionamento. Stiamo parlando del cuore e dei polmoni. Alcuni ricercatori hanno osservato che in Europa la tubercolosi polmonare si diffuse proprio quando il cereale fu sostituito dalla patata. Anche il magnesio presente nei cereali svolge un ruoto tonificante per i muscoli, in modo particolare proprio per quelli cardiaci e polmonari, così come la vitamina B1,anch’essa presente nei chicchi integrali.

Vediamo ora per ciascuna tipologia di cereale le qualità salienti:

GRANO Ne esistono moltissime varietà. Tra le più importanti ricordiamo il grano tenero, quello duro, il farro e il kamut. E’ ricco di glutine e quindi è idoneo alla lievitazione e alla panificazione. Il suo amido è facilmente digeribile, ma non è indicato per chi soffre di intolleranza al glutine. Cous Cous e Boulgur rientrano in questa categoria. E’ oggi il cereale più usato nei paesi occidentali, e forse anche per questo si registrano sempre più casi di intolleranze ad esso. Pane, pasta, biscotti, torte, pizza, fette biscottate, crostini… l’elenco è lungo e a ben vedere basta anche solo un’occhiata sulla propria tavola per vedere quanto grano sia presente. Paradossalmente, la sua presenza come chicco intero è invece nulla, perché per tutti i prodotti suddetti si parte sempre dalla farina, nella maggior parte bianca e denaturata, e quindi privata della maggior parte dei principi nutritivi. Le sue virtù, sempre se consumato sotto forma di chicco integrale, consistono in un forte processo di armonizzazione e di regolarizzazione delle funzioni principali del corpo. E’ rinforzante per il cuore e per la circolazione.

RISO Nei paesi orientali è il cereale più consumato e si stima che circa la metà della popolazione mondale lo consumi come alimento principale. Ne esistono moltissime varietà e fortunatamente oggi si sta cercando di valorizzarle a livello locale. Particolarmente raro e prelibato il riso selvatico, il nero Venere e il riso rosso Camargue. Particolare anche il basmati, molto profumato. Così come per il grano, anche il riso viene consumato prevalentemente denaturato (bianco), perdendo così la maggior parte delle sue proprietà. Le sue proprietà sono notevoli: stimola il sistema linfatico, è diuretico, rafforza i reni e rinforza la volontà, oltre che favorire lo sviluppo e la maturazione della coscienza. Non a caso, grandi religioni come l’induismo, il taoismo, il buddismo e altre si sono sviluppate in zone dove il riso è il principale alimento. Potremmo anche spingerci ad affermare che esso faciliti i processi meditativi e contemplativi.

MAIS Altro grande cereali ad alto consumo, il mais si differenzia come pianta per la sua robustezza e forza, oltre che per una pannocchia radicalmente diversa dalle classiche spighe. Esso proviene dall’America del Nord dove gli indios lo coltivavano e se ne nutrivano abbondantemente. Solo che mentre essi lo facevano germogliare e lo cucinavano come chicco, noi lo consumiamo soprattutto sotto forma di polenta. E’ il più povero tra i cereali. Usato soprattutto per la famosa polenta, o per fare i cornflakes e i pop-corn. Ne esistono 4 varietà: quella gialla (la più famosa), la bianca (usata soprattutto nel Veneto), la rossa e la nera (rarissima). Il grosso problema oggi con il mais è che quasi ogni varietà è contaminata e divenuta transgenica Il suo valore alimentare è inferiore perché è privo di alcune proteine importanti, però, proprio perché non contiene glutine, è adatto per tutti coloro che soffrono di allergie e intolleranze verso questa sostanza.

ORZO E’, insieme al grano, il più antico cereale conosciuto in occidente. Si narra che la dea Demetra desiderasse l’orzo come offerta sacrificale. Platone, descrivendo l’Epoca d’Oro, spiegava come l’uomo si nutrisse di orzo, frutta e bacche. In linea generale, l’orzo, dove la proteina è mescolata con l’amido più che in ogni altro cereale, risulta un potente stimolante di tutta la forza formativa dell’organismo. In particolare, la presenza di silicio lo rende idoneo come rinforzante di tutto il sistema nervoso e del tessuto connettivo. Inoltre, essendo ricco di mucillagene, è adatto per curare molte patologie dell’intestino, dello stomaco e del sistema respiratorio. Sempre grazie a questa mucillagene, è molto efficace contro la febbre alta.

AVENA L’avena è il cereale più consumato dalle popolazioni dell’Europa del Nord. Da lungo tempo si conoscono i suoi poteri rinforzanti, soprattutto nei giovani. Molto ricco di proteine (12%) e di grassi (3-6%), è un cereale invernale perchè produce più calore mentre viene digerito. Ha un sapore leggermente dolciastro che lo rende adatto per i dolci, oppure per il famoso porridge inglese. E’ buona anche nelle minestre. Essa inoltre crea equilibrio nel metabolismo delle proteine ed è più indicata nei casi di diabete per la sua risposta insulinica molto bassa. E’ molto ricca di minerali, specialmente il silicio, il magnesio e il ferro, per cui è indicata come rimineralizzante, oltre che riequilibrare la circolazione del sangue. Infine, combatte l’anemia.

SEGALE Cereale poco conosciuto perché coltivato soprattutto nei paesi dell’Est europeo. Difatti, è nota la sua resistenza al freddo e ai ghiacci. Inoltre, non è esigente in termini di terreno, per cui può crescere dappertutto, fino a 1.500 metri d’altitudine. E’ più difficile da digerire ma è anche più nutriente, non solo come sostanze nutritive, ma anche come sostegno alle forze formative del corpo. Infine, grazie ad un alto contenuto di potassio, ha un potere rinforzante nei confronti del fegato.

MIGLIO Il miglio è largamente diffuso in tutta Europa anche se in Italia è poco conosciuto. Nell’antichità veniva usato simbolicamente in diverse occasioni: nel giorno delle nozze si metteva dentro le scarpe della sposa come simbolo di diligenza. Allo stesso modo, si spargeva sul capo degli sposi come benedizione per la fecondità. La dea dell’amore e della fecondità, Holder, abitava su un monte di miglio. E’ molto ricco di silicio, fluoro, magnesio, potassio, fosforo e ferro, e grazie a questo è un rinforzante della pelle e degli organi di senso. Molto benefico per la vista e per la cura della pelle. Il fluoro testimonia la sua importanza per i denti. E’ nota la sua azione rinforzante sulle unghie e sui capelli indeboliti. In linea generale, è un alimento che fornisce energia e calore, e quindi è utile contro malattie moderne come il cancro e l’arterioschlerosi.

GRANO SARACENO L’origine di questo particolare alimento – che non è propriamente un cereale ma una poligonacea – è nel Nepal e negli altri paesi confinanti con la Cina. La sua diffusione fu dovuta ai popoli saraceni – da cui il nome – che conquistarono l’Europa. In Italia è conosciuto quasi esclusivamente nella forma dei Pizzoccheri valtellinesi e in parte come farina da aggiungere alla classica polenta – che viene quindi chiamata “bergamasca”. Una nota interessante è il fatto che questa pianta è delicata nei confronti dei fertilizzanti chimici che quindi non possono essere usati nella coltivazione. Si tratta di un alimento molto digeribile, contiene un’alta percentuale di lisina, un amminoacido fondamentale per la vita.

AMARANTO E QUINOA sono cereali sudamericani, poco conosciuti nel resto del mondo, di gusto particolare, ricchi di sali minerali e di proteine, ma anche molto leggeri e quindi adatti per l’estate. Sono privi di glutine. Per il momento mancano studi più precisi sulle loro proprietà.

La nutrigenomica

Si è già discusso molto sul fatto che la medicina occidentale sia rimasta quasi completamente cieca di fronte all’ipotesi che il cibo potesse essere correlato con lo stato di salute generale del corpo e in particolare con le più diffuse malattie dell’era moderna.

Fino ancora a qualche anno fa, era difficile trovare medici e ricercatori che sostenessero questa (evidentissima) ipotesi, per cui la medicina ha continuato ostinatamente per la propria strada, quella cioè dei farmaci, delle cure e degli interventi chirurgici. Già nel 1850 il filosofo Feuerback sosteneva che l’uomo è ciò che mangia e che “per pensare meglio dobbiamo alimentarci meglio”, per non parlare di Ippocrate, il padre della medicina, che affermava: “Che il cibo sia la tua medicina, che la medicina sia il tuo cibo” e il suo pensiero si basava sulla convinzione che gli alimenti fossero in grado di influenzare quello che egli chiamava “calore” dell’organismo, e più in generale la genesi delle malattie.

Eppure, questo avvertimento è rimasto per lo più inascoltato, almeno in Occidente, mentre le antiche medicine orientali da millenni sostengono la correlazione tra cibo e salute. Solo per fare un esempio, è emblematico che nella Macrobiotica non esistano farmaci ad esclusione dei cibi stessi che vengono appunto usati come rimedi alle più comuni malattie. Intorno ai 1950 alcuni ricercatori americani si chiesero come mai le persone che abitavano il bacino del Mediterraneo e si alimentavano di cibi ricchi di grassi, soffrivano molto meno degli americani di disturbi circolatori, infarti, colesterolo, tumori ecc. La risposta emerse chiaramente studiando la dieta mediterranea e osservando come questa fosse ricca di verdure, frutta e legumi. Ad un esame più approfondito si scoprì la presenza in questi cibi di sostanze, come gli antiossidanti, in grado di ridurre notevolmente i rischi di tali malattie. Ad esempio, si scoprì che l’olio extravergine d’oliva – pilastro della dieta mediterranea – era ricco naturalmente di antiossidanti e di acidi grassi monoinsaturi, e quindi abbassava il colesterolo, proteggeva le arterie prevenendo quindi malattie come arteriosclerosi e l’infarto.

Studi più recenti confermano anche il suo ruolo protettivo nei confronti di alcune forme di tumore, come quella al seno. Allo stesso modo, nei legumi sono presenti grandi quantità di vitamine A e C, di sali minerali come il calcio, il fosforo, il ferro e il potassio, e soprattutto di lecitina, un fosfolipide che emulsiona i grassi impedendo loro di accumularsi nel sangue e quindi di aumentare il colesterolo. Allo stesso modo, i fitoestrogeni presenti sembrano avere un effetto protettivo nei confronti dei tumori al seno e al colon. Ancora, la carota è ricca di betacarotene, che viene trasformato in vitamina A nel nostro intestino. Questa sostanza serve per la crescita e la riparazione dei tessuti, protegge le mucose della bocca, del naso, della gola e dei polmoni, riducendo così il rischio di infezioni, ed è un potente antiossidante. Studi più moderni hanno messo in luce la sua azione preventiva nei confronti del tumore ai polmoni e del cavo orale. Infine, questo vegetale così comune possiede anche un altro potente antiossidante, il glutatione, che previene l’invecchiamento della pelle, rafforza gli occhi e regola le funzioni intestinali. Il pomodoro, altro grande protagonista della tavola degli italiani, soprattutto se consumato ben maturo e in stagione, è ricco di licopene, un carotenoide che ferma i geni impazziti all’origine dei tumori, oltre che proteggere – come antiossidante – le molecole dall’attacco dei radicali liberi. Meno usati, i broccoli sono conosciuti fin dal medioevo, insieme a tutta la famiglia dei cavoli, come potenti “scope” dell’intestino, e difatti ricerche moderne hanno confermato il loro ruolo preventivo nei confronti del cancro al polmone, all’intestino, al colon e alla prostata. Potenti antiossidanti come i sulforafani e i glucosinolati, insieme a particolari principi attivi come gli isotiocianati, stimolano l’organismo a produrre enzimi che inibiscono l’insorgenza di tumori. Infine l’abbondante presenza di calcio, vitamine A e C e fibre svolgono un’azione preventiva nei confronti dell’Alzheimer, dell’ictus e delle cataratte, oltre che più in generale azioni antinfiammatorie e immunostimolanti. Che dire poi delle arance? La loro ricchezza in vitamina C – un potente antiossidante che rinforza il sistema immunitario, protegge il sistema cardiovascolare e svolge azioni antinfiammatorie – ne fanno un cibo da consumare giornalmente. E la barbabietola, così poco conosciuta? La sua ricchezza in zuccheri, sali minerali e vitamine, oltre che a sostanze ancora sconosciute, la rendono un medicinale prezioso; tra le sue funzioni, assorbe le tossine dalle cellule e ne facilita l’eliminazione, è depurativa, mineralizzante, antisettica, ricostituente, favorisce la digestione, stimola la produzione di bile, e rafforza la mucosa gastrica, cura le anemie, le infezioni del sistema celebrale, stimola la produzione di globuli rossi, scioglie i depositi di calcio nei vasi sanguigni e ne impedisce l’indurimento, stimola il sistema linfatico. A ben vedere, la lista dei cibi che esercitano un effetto sulla salute è lunga (e sarà sempre più lunga), anche perché ogni alimento prodotto dalla natura ha sempre qualche beneficio per l’organismo.

La nutrigenomica quindi si occupa della relazione tra il cibo e i geni del corpo, soprattutto in funzione delle malattie più conosciute. Sappiamo con certezza che numerosi geni si attivano o si disattivano in funzione della quantità ma soprattutto della tipologia del cibo ingerito. Ad esempio, il gene Sirt, responsabile della lunghezza della vita, agisce in relazione al numero di calorie assunte con la dieta, per cui, in parole semplici, troppe calorie accorciano la vita! Dati recenti confermano una stretta correlazione tra numerose forme di tumori e l’obesità, che favorisce stati infiammatori da cui appunto si sviluppano più facilmente i tumori. Nel DNA esistono circa 35.000 geni, la maggior parte dei quali sembrerebbe funzionare in relazione al cibo ingerito. Ovviamente, questo studio e questa scienza sono solo agli inizi, ma fanno ben sperare. Forse finalmente abbandoneremo la mediocre visione delle calorie come unico parametro per la dieta e abbracceremo una visione più ampia dove si sceglieranno i cibi più idonei alla salute. Passeremo cioè dall’approccio “classico” dove venivano proibiti i cibi che fanno male ad un approccio innovativo dove si consiglieranno i cibi che fanno bene.

Il dato nuovo – e per molti aspetti eccezionale – è che sia la medicina ufficiale a riconoscere questa relazione tra il cibo e la salute, e soprattutto grazie ai potenti mezzi di informazione e di comunicazione che essa dispone, forse questa volta si riuscirà a sensibilizzare l’opinione pubblica – sempre che le multinazionali non intervengano per bloccare il tutto. Da parte nostra, che ci battiamo da oltre 15 anni per una salute più naturale, non possiamo che accogliere con piacere e soddisfazione queste conferme. C’è voluto quasi un secolo per accorgersi che la Natura non è stupida e che – come diceva un famoso medico naturale dell’800, il dr. Tilden: “Ciò che la natura crea, l’uomo digerisce, ciò che l’uomo crea, la natura rifiuta”. (fonte riflessioni.it)

Poco sale per restare in salute

L’eccesso di sale è uno dei principali responsabili dell’insorgenza di ipertensione arteriosa e malattie cardiovascolari e cerebrovascolari, nonché causa o concausa di una serie di altri disturbi. Uno studio statunitense della University of California di San Francisco ha evidenziato che riducendo di soli tre grammi il quantitativo di sale assunto giornalmente, gli americani potrebbero evitare fino a 92.000 morti, 99.000 infarti e 66.000 ictus all’anno. Numeri e risultati impressionanti, a fronte di sacrifici minimi: i ricercatori californiani sostengono che i benefici di una dieta con meno sale siano paragonabili a una diminuzione del numero di fumatori pari al 50% o al largo impiego tra la popolazione di farmaci anticolesterolo per la prevenzione dell’infarto. E in Italia? Va malissimo. Lo scorso anno il Ministero della Salute lanciò un vero e proprio allarme, affermando che gli italiani consumano troppo sale. Assumiamo infatti in media 10-15 grammi di sale al giorno, un quantitativo davvero ingente, se si considera che rappresenta più del triplo di quel che raccomanda l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Ridurre il sale nell’alimentazione quotidiana procura benefici a ogni livello, consentendo innanzitutto di abbassare la pressione arteriosa, migliorare la funzionalità di cuore, vasi sanguigni e reni, sconfiggere gonfiori agli arti e ritenzione idrica, diminuire i fenomeni infiammatori e persino contrastare l’osteoporosi (il sale provoca perdita di calcio con le urine, per un fenomeno noto come calciuria sodioindotta). Attenzione quindi, a tavola, a non esagerare con il sale aggiunto alle pietanze e all’acqua di bollitura della pasta. Ma soprattutto è necessario limitare fortemente i cibi ad alto contenuto di sale, che sono spesso esageratamente presenti nella dieta dell’italiano medio: il sale proveniente dai cibi industriali e artigianali rappresenta quasi il 60% dell’apporto totale. Pane, craker, grissini, pizze, focacce e altri prodotti da forno, salumi e affettati, formaggi, patatine e snack vari da aperitivo, cibi in scatola di ogni genere, dadi da brodo, salse quali maionese, ketchup e simili, persino molti alimenti industriali dal gusto dolce, come biscotti, fette biscottate e merendine, sono tutti cibi che contengono quantità elevate di sale. Quanti di coloro che soffrono di pressione alta o di osteoporosi e sono sotto trattamento farmacologico, spesso pesante e non scevro da rischi anche gravi, consumano craker, salumi e formaggi in abbondanza e potrebbero migliorare la loro condizione semplicemente modificando le abitudini alimentari? Certo, la colpa è nostra, che abbiamo perso la capacità di distinguere ciò che è sano da quel che invece fa male. Ma molto potrebbe essere fatto da chi ci governa e dalle aziende produttrici di alimenti. Una ricerca australiana pubblicata sulla rivista scientifica “Heart” ha esaminato gli effetti delle strategie di quei paesi che hanno adottato programmi che prevedono la diminuzione della quantità di sale nei cibi industriali e l’uso di etichette che avvertono delle conseguenze per la salute di un’alimentazione troppo saporita. Lo studio australiano ha concluso che, se tali programmi non fossero solo su base volontaria ma venissero emanate leggi apposite per imporre alle aziende di diminuire la quantità di sale nei loro prodotti, si potrebbero ridurre le malattie cardiovascolari del 20%.