Daily Archives: febbraio 1, 2011

Selenio, un alleato del sistema immunitario

Il selenio è un prezioso alleato del sistema immunitario, ma i suoi benefici non si esauriscono qui. Si tratta, infatti, di un oligo-elemento molto importante per il benessere del nostro corpo, non solo in grado di rafforzare le nostre difese immunitarie, ma anche di contrastare l’invecchiamento precoce e di stimolare il metabolismo, aiutandoci a perdere più facilmente i chili di troppo. Gli alimenti ricchi di selenio sono le noci brasiliane, le ostriche e i cereali integrali, spesso adottati nelle diete ipocaloriche per l’alto contenuto di fibre.

Come dicevamo prima, il selenio è un minerale essenziale per la nostra salute, presente anche nell’organismo in piccole quantità. Il selenio è così importante perché aumenta la produzione degli anticorpi, stimola il metabolismo aiutando l’organismo ad assimilare lo iodio necessario per far lavorare bene la ghiandola della tiroide, protegge tutte le cellule dai radicali liberi, i maggiori responsabili dell’invecchiamento precoce e difende dai raggi ultravioletti, per questo il selenio è molto utile per prevenire eritemi solari e scottature.
 
Il selenio si può assumere attraverso l’alimentazione, è contenuto nelle noci brasiliane, nel tonno in scatola, nelle ostriche, nei cereali integrali e nella farina integrale. Ma può essere assunto anche sotto forma di integratore alimentare, in erboristeria si trovano diverse soluzioni sia in capsula che in compresse. La dose consigliata di selenio è di 200 mg al giorno.

La liquirizia

La liquirizia è una pianta erbacea perenne, appartenente alla famiglia delle leguminose. Le radici di questa pianta venivano sfruttate dagli antichi per le molteplici proprietà benefiche e curative, ad oggi molto sottovalutate. L’origine è quasi certamente asiatica: già 5000 anni fa, infatti, la liquirizia veniva menzionata in uno dei primi erbari cinesi. In Europa è arrivata solo nel XV secolo, grazie ai frati domenicani. Fino agli anni ‘60 è stata una fonte di reddito importante anche per alcune regioni italiane, quali la Lucania, la Sicilia e la Calabria, che ancora oggi ne producono il 70%.

Ad oggi, nel nostro paese, la liquirizia è conosciuta soprattutto perché utilizzata per la preparazione di alcuni dolci industriali (ad esempio, le caramelle).

In realtà, questa pianta si fregia di una serie di proprietà benefiche importanti, associate in larga parte alla glicirizzina: un vero e proprio edulcorante naturale contenuto nelle sue radici. Ecco alcune delle più importanti funzioni della liquirizia:

  • Effetto saziante: se nel bel mezzo di una dieta ipocalorica dovesse venirvi un attacco di fame atavica, provate a masticare un bastoncino di liquirizia! L’appetivo passerà in pochi minuti.
  • Azione antivirale: diverse ricerche scientifiche hanno dimostrato che l’acido glicirizzico, contenuto nelle radici della liquirizia, è in grado di bloccare la replicazione nelle cellule dei virus associati ad alcune patologie polmonari. Non è finita qui, la glicirizzina sembra interferire anche con la crescita dell’herpes ed è utile nella lotta alle tossinfezioni alimentari. L’estratto che deriva dalla radice della liquirizia, infatti, contrasta l’azione di alcuni microrganismi che si trovano negli alimenti.
  • Proprietà emollienti: la liquirizia è utilizzata anche per alleviare la tosse secca e alcuni sintomi dell’asma bronchiale.
  • Azione lassativa: il potere lassativo della liquirizia si deve alla mannite, uno zucchero naturale che facilita il transito intestinale. La mannite è uno dei pochi lassativi naturali davvero benefici ed esente da particolari controindicazioni.
  • Azione antiossidante: grazie all’alto contenuto di flavonoidi, la liquirizia si presenta anche come un potete antiossidante naturale, utile per combattere i radicali liberi. Contrasta quindi l’invecchiamento e mantiene il cuore in salute.

Dieta vegetariana: diminuisce il rischio di malattie renali

La dieta vegetariana sarebbe in grado di diminuire il rischio di malattie renali. A sostenerlo è una ricerca dell’Università dell’Indiana negli USA, coordinata dalla dottoressa Sharon Moe e pubblicata sul “Clinical Journal of the American Society of Nephrology”. In questo periodo si sente parlare molto della dieta detox, che aiuta a dimagrire e a smaltire l’accumulo di tossine in eccesso, ma secondo il team di ricercatori americani, la dieta vegetariana è in grado di diminuire il livelli di fosforo nel sangue e nelle urine, riducendo così il rischio di sviluppare malattie renali

Gli studiosi hanno preso spunto da una considerazione oggettiva, se le malattie renali, infatti, rendono difficile al nostro organismo l’eliminazione del fosforo in eccesso, allora, chi soffre di tali patologie dovrebbe evitare o quantomeno limitare il consumo di alimenti ricchi di fosforo.
 
Lo staff dei ricercatori, guidati dalla dottoressa Moe, ha esaminato un gruppo di volontari, tutti affetti da malattie renali. I soggetti sono stati divisi in 2 gruppi, il primo ha seguito una dieta vegetariana, a cui si ispira la dieta Flexitarian utile per depurare l’organismo, mentre il secondo gruppo ha seguito un regime alimentare che comprendeva la carne.
 
Alla fine dell’esperimento, tutti i volontari sono stati sottoposti ad analisi del sangue e delle urine. In questo modo, i ricercatori, hanno potuto notare come la dieta vegetariana (a base di cereali) apportasse quantità inferiori di fosfati, con conseguente alleggerimento del carico di lavoro dei reni.
 
Dunque, la dieta vegetariana sembra proprio un toccasana, non solo per la nostra linea, ma anche per la salute. Si stima, infatti, che circa 5 milioni di italiani sono affetti da patologie renali, che da oggi possono essere prevenute anche grazie ad una corretta alimentazione. (fonte salute.pourfemme.it)

Proprietà e benefici degli agrumi

Vi piacciono gli agrumi? Be’, se non vi piacciono forse è il caso di iniziare a farveli piacere. Chi non mangia arance, mandarini, pompelmi e limoni rinuncia a una fonte preziosa di alcuni nutrienti fondamentali. Prima fra tutti la vitamina C, un ingrediente essenziale per aumentare i livelli di adrenalina e norepinefrina nel cervello. Questi ultimi sono i neurotrasmettitori che tengono alto il nostro livello di attenzione, mantenendoci sempre svegli e reattivi. Non esistono integratori in grado di fornire le dosi di vitamina C assimilabili grazie a un consumo regolare di agrumi.

Non è finita qui: diverse ricerche hanno comprovato la funzione preventiva degli agrumi per alcune forme neoplasie maligne a carico di stomaco e intestino. In altre parole, arance e pompelmi aiutano a prevenire il tumore: una funzione che, da sola, dovrebbe invogliarci a portarli a tavola ogni giorno.

 Come se non bastasse, è stato dimostrato che una carenza di vitamina C può condizionare negativamente l’umore. Chi mangia pochi agrumi, e non compensa con altri alimenti il gap di nutrienti, rischia di essere perennemente triste e irritabile. E pensare che, secondo uno studio, bastano 60mg di vitamina C al giorno (3/4 di un pompelmo o due mandarini) per stare meglio!

Guardiamo allora più nello specifico le proprietà benefiche dei tre agrumi più apprezzati in Italia:

Il pompelmo
 
E’ fonte di potassio, vitamine C e D, flavonoidi. Questo frutto è stato oggetto di studio di alcune importanti ricerche scientifiche. Al di là delle proprietà benefiche di base (elencate sopra), vi sono alcune importanti funzioni peculiari del pompelmo, che, se inserito nella nostra dieta giornaliera, protegge e migliora la funzionalità di stomaco e polmoni; previene l’artrite, le affezioni renali, la gotta, la gastrite e permette di mantenere sotto controllo i livelli di acido urico.

  • Il mandarino:
     
    Fonte importante di proteine, acqua, vitamine B e C, magnesio, fosforo, selenio, calcio e pro-vitamina A. In inverno, forse più di qualsiasi altro frutto, è utile per la prevenzione dei sintomi dell’influenza (tosse e raffreddore). Come l’arancia, rafforza il sistema immunitario e aiuta a eliminare i radicali liberi, ritardando l’invecchiamento.

Apnea notturna

L’Apnea notturna è un disturbo respiratorio del sonno, che si cura seguendo alcune regole di vita in grado di limitare il problema. I disturbi del sonno, infatti, sono particolarmente diffusi, tanto è vero che molti lamentano di non dormire bene o di non riuscire ad addormentarsi. Gli effetti della mancanza di sonno sono più che evidenti: irritabilità, borse sotto gli occhi, nervosismo, stanchezza. In alcuni casi, però, la difficoltà a dormire è legata a fattori psichici o a modificazioni del normale bioritmo dovuto a patologie di varia natura.

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Tra i disturbi del sonno più comuni c’è l’insonnia, che porta anche a digrignare costantemente i denti durante la notte, ma anche la sindrome delle apnee ostruttive del sonno, volgarmente detta apnea notturna. La sindrome delle apnee nel sonno è un problema particolarmente serio e può condizionare negativamente la vita sociale e la salute di chi ne soffre. L’apnea notturna è caratterizzata dal russare con attacchi di soffocamento. Infatti, le vie aeree si bloccano per pochi secondi perché il palato molle viene risucchiato durante l’inspirazione, così la persona che ne soffre si sveglia di soprassalto con la sensazione di soffocare. Il fenomeno, pur durando pochi secondi, può presentarsi anche frequentemente, compromettendo gravemente la salute di chi ne affetto che non riesce a riposare a sufficienza. Infatti, dormire poco o male può mettere a repentaglio la nostra vita, ma anche quella degli altri. Purtroppo, non esistono farmaci in grado di curare questa patologia del sonno, tuttavia l’adozione di semplici regole di vita, limita molto il problema, come dormire sul fianco evitando la posizione supina, che favorisce lo scivolamento della lingua verso la gola e il blocco del flusso dell’aria, ma anche l’attività fisica, tenere sotto controllo il peso e una sana alimentazione aiutano a migliorare la situazione.

Integratore naturale con castagne e latte di mandorle

Questa golosa bevanda, nutriente ma digeribile, è il miglior integratore per prepararsi per tempo alla primavera che tra non molto arriverà

L’integratore che nutre, rinforza e disinfiamma

Pur essendo un frutto tipicamente invernale, la castagna nella sua versione secca e poi cotta al vapore è un ottimo integratore per i mesi che prelude la primavera: è infatti indicata per l’anemia, nelle ipotesi di esaurimento nervoso e fisico e in caso di stipsi, tutti i disturbi tipici di febbraio e dell’imminente cambio di stagione. Oltre che di fibre preziose per la regolarità intestinale, l’integratore a base di castagna è anche ricco di sali minerali, soprattutto potassio, fosforo, magnesio, calcio e, in misura minore, anche ferro. Risulta quindi particolarmente indicato per riprendersi dalle ultime influenze e dai raffreddori. La castagna può essere consumata da sola, cotta al vapore, oppure va frullata con il latte di mandorle, che contiene calcio, fosforo, zolfo e una buona quantità di vitamina A: diventa così un toccasana in caso di gastriti, meteorismo e infiammazioni del tratto digestivo.

Come si prepara l’integratore di castagne e latte di mandorla

Fai lessare una decina di castagne secche oppure procurati le castagne morbide in busta e frullale con un bicchiere di latte di mandorle a temperatura ambiente. Bevi l’integratore come snack  o merenda oppure, se vuoi perdere qualche chilo, anche come sostituto di un pasto.

Ottimo aiuto per la menopausa

L’integratore di latte di mandorle (o, se si preferisce, di soia) e castagne è anche un ottimo alleato per le donne in menopausa: la sua ricchezza in sali minerale e ormoni vegetali attenua i disturbi tipici del climaterio e aiuta a prevenire la decalcificazione che favorisce l’osteoporosi.

Vitamine per macchie della pelle e rughe

La pelle è l’organo più esteso del nostro corpo e quello che viene maggiormente esposto agli stress causati dall’attacco dei radicali liberi generati dalla vita di tutti i giorni, dal sole ,dall’alimentazione sbagliata, dall’inquinamento dal fumo. Tutti elementi che riducono i depositi naturali di antiossidanti naturali, cioè di quegli elementi prodotti dall’organismo che combattono l’invecchiamento e i processi dannosi per le cellule. Per rimediare a questi problemi il modo migliore si sta dimostrando quello di far ricorso alle vitamine, rimedi naturali facilmente reperibili. Ci sono tante cause per i problemi della pelle, ma di certo la vita moderna ci mette del suo. Gli ultimi studi hanno dimostrato per esempio come l’esposizione continua all’inquinamento e ai raggi ultravioletti causa l’invecchiamento precoce, e addirittura già dai 25 anni si cominciano a notare rughe, arrossamenti, secchezza della cute, zone ispessite e aride, eruzioni e acne. Grande accusato, lo smog, che quando viene colpito dai raggi solari si divide in radicali liberi, che sono tra i maggiori responsabili dell’invecchiamento della pelle e vengono correlati all’insorgenza di gravi malattie. Anche lo stress è implicato come fattore scatenante o aggravante in vari alterazioni della pelle. Come per esempio la psoriasi, malattia di origine genetica che però si scatena e peggiora in presenza di stati di forte stress, uno stile di vita scorretto ed eventi traumatici. Allo stesso modo ansia e stress emotivi possono essere alla base di ulcere aftose. Uno dei modi per rimediare a questi guai e fare ricorso alle vitamine. Uno delle più efficaci è la vitamina A, che favorisce il lavoro delle cellule, il loro rinnovamento e la qualità; attiva la produzione di collagene che rende la pelle più tonica ed elastica; rende più spessi gli strati dell’epidermide creando una specie di cuscino protettivo sotto la superficie; riduce le macchie scure provocate dall’età e dal sole; diminuisce la profondità delle rughe. La vitamina C ha invece caratteristiche antiossidanti ed antinfiammatorie, è un antirughe capace di penetrare fino agli strati più profondi della cute; stimola la produzione naturale di collagene, combatte in modo particolare l’invecchiamento cutaneo ed è antinfiammatorio. Infine la vitamina E che, grazie alla sua attività antiossidante, è fondamentale per proteggere la pelle dai raggi ultravioletti e dall’inquinamento; aiuta a ringiovanire la pelle riducendo la comparsa di linee e di rughe, ed è utile nel trattamento degli eritemi. Molti dermatologi tendono a consigliare l’utilizzo delle vitamine, che hanno il vantaggio di interagire l’una con le altre, moderando o amplificando una le caratteristiche dell’altra, anche se poi i benefici cambiano a seconda del modo in cui vengono utilizzate. Per esempio l’assunzione delle vitamine via bocca attraverso compresse non ha un effetto su una specifica parte ma influisce sul metabolismo generale del corpo. Mentre invece l’utilizzo topico cioè lo spalmare il prodotto su una parte precisa, ha il risultato di aumentare la concentrazione nel punto prescelto e garantisce una grande efficacia su zone più limitate del corpo. Come tutti i prodotti anche le vitamine possono avere difetti e controindicazioni. La vitamina A, per esempio, perde la propria efficacia a contatto con la luce, l’ossigeno e il caldo, e quindi la sua assunzione tramite alimenti può non essere efficace.

Dipendenza dalla nicotina

La presenza di una variazione in una sub-unità dei recettori nicotinici rende i portatori molto più esposti allo sviluppo di una dipendenza da nicotina.

Una via cerebrale che regola la vulnerabilità alla capacità della nicotina di indurre lo sviluppo di dipendenza dalla sostanza è stato identificato da ricercatori dello Scripps Research Institute diretti da Paul Kenny, che ne parlano in un articolo pubblicato su Nature. La scoperta potrebbe aprire la strada a nuovi tipi di terapie contro il fumo.

La nicotina agisce sul cervello stimolando i recettori nicotinici dell’acetilcolina (nAChRs), costituiti da differenti tipi di sub-unità, una delle quali, l’alfa-5, è stata oggetto di quest’ultimo studio.

Nello studio i ricercatori hanno rilevato che i modelli animali portatori di una mutazione che inibisce questa sub-unità del recettore consumavano molta più nicotina del normale e che questo effetto poteva essere invertito ripristinandone l’espressione.

In particolare, i dati raccolti indicano che la nicotina attiva i recettori contenenti la su-bunità presenti nell’abenula e nel nucleo interpeduncolare, strutture cerebrali che fanno parte del sistema limbico, innescando una risposta che smorza la tendenza a consumare maggiori quantitativi della sostanza.

“Non ci aspettavamo che l’abenula e le strutture verso cui questa ha delle proiezioni avessero un ruolo profondo nel controllo del desiderio di nicotina”, ha detto Christie Fowler, primo autore dello studio. “L’abenuala viene attivata dalla nicotina quando il consumo della sostanza ha raggiunto un livello che può esercitare effetti negativi. Ma se il cammino metabolico non funziona perfettamente, semplicemente se ne assume di più. I nostri dati possono spiegare il fatto che persone con una variazione genetica nella sub-unità alfa-5 del recettore della nicotina sono più a rischio di dipendenza.”

Sulla base di queste scoperte, i ricercatori della Scripps hanno varato un nuovo programma di ricerca in collaborazione con l’Università della Pennsylvania per sviluppare farmaci che agendo sulla sub-unità in questione permettano di smorzare gli effetti di dipendenza indotti dalla nicotina.