Daily Archives: febbraio 3, 2011

Il virus dell’influenza può galleggiare nell’aria per ore

Uno starnuto può sembrare innocuo: in realtà è una bomba ad orologeria che può sprigionare nell’aria fino a 16mila particelle di virus influenzali. Queste possono continuare ad aleggiare nell’aria anche per diverse ore, rappresentando una minaccia per chiunque le inspiri inconsapevolmente. La prova scientifica arriva grazie allo studio di un gruppo di ricercatori del Polytechnic Institute and State University, negli Stati Uniti.

Il team di studiosi ha effettuato un’analisi di campioni di aria precedentemente prelevati da contesti “a rischio”: come la sala ti attesa di una clinica, alcuni asili nido e la cabina di un aereo. Il risultato? Ben il 50% dei campioni d’aria osservati dagli esperti era “impregnato” di goccioline contenenti particelle di virus, con una media complessiva di quasi 16mila particelle per ogni campione analizzato.

Le goccioline in questione hanno un diametro compreso tra gli 0,5 e i 5 micron e sono quindi ancora più piccole delle gocce prodotte dall’aerosol. Data la dimensione e il peso molto ridotti, le “gocce infette” possono rimanere sospese nell’aria anche per alcune ore, a “portata di naso” di qualsiasi malcapitato che si trovi a inspirarle inconsapevolmente. “Con queste concentrazioni di virus – ha precisato la dotteressa Linsey Marre, a capo della ricerca – è sufficiente che una persona inali aria per circa un’ora, per contrarre l’infezione”. Dunque, fortunatamente, non basta inalare per qualche secondo le goccioline per ammalarsi, ma è necessario continuare a respirare aria infetta per almeno un’ora: una situazione che però è molto più frequente di quanto si possa credere.

Ecco alcuni consigli utili:

1. Aprire le finestre più volte al giorno per almeno 15 minuti per favorire un buon ricambio di aria, ricordando che il ristagno favorisce la proliferazione batterica. L’umidità dovrebbe assestarsi intorno al 50-60% perché un microclima troppo secco favorisce l’ingresso nelle vie aeree di germi e batteri.

2. Mantenere un’ottima igiene del corpo, lavandosi spesso le mani, e scegliere con cura l’abbigliamento, vestendosi a strati ed evitando capi troppo pesanti, che provocano abbondante sudorazione. Via libera alla lana sulla pelle, che offre un ottimo isolamento termico.

3. Fare attenzione agli sbalzi di temperatura, la differenza tra la temperatura interna ed esterna non dovrebbe mai superare 10-15 gradi.
10. Evitare i luoghi troppo affollati, dove si moltiplicano le occasioni di contagio.

Rughe da smartphone

Donne, prendete nota: se passate ore a controllare il vostro smartphone e a leggere in continuazione sms e mail, potreste ritrovarvi con delle precoci rughe di espressione, anche se la vostra età non ha ancora superato gli anta. A lanciare l’allarme è stato un chirurgo plastico inglese, il dottor Jean-Louis Sebagh, già guru estetico di Cindy Crawford, secondo il quale la colpa di queste antiestetiche presenze sui volti femminili sarebbe degli schermi dei cellulari che, date le piccole dimensioni, costringono ad aggrottare lo spazio fra le sopracciglia per poter essere visti meglio, causando così tensione in quella parte del viso e, di conseguenza, le rughe. Da qui, il ricorso massiccio al «Blackberry botox», ovvero le iniezioni di botox per cancellare i segni d’espressione lasciati dal popolare smartphone (ma anche dagli altri in commercio).

LEGGERE INIEZIONI… – «Questo fenomeno si può benissimo vedere su chiunque utilizzi un Blackberry o un iPhone – ha spiegato Sebagh all’Evening Standard – e non è affatto insolito. La tendenza naturale è quella di strizzare gli occhi quando si leggono i messaggi sullo schermo del telefono e così si sviluppano delle sottili rughette di espressione fra le sopracciglia, che possono essere facilmente eliminate con delle leggere iniezioni di botox fatte da un esperto». E la situazione descritta da Sebagh, che gestisce una clinica in Wimpole Street, a Londra, trova conferma anche nelle parole dell’estetista Nichola Joss, che ha constatato un aumento delle rughe nelle sue clienti «smartphone addict» negli ultimi diciotto mesi. …

O MASSAGGI FAI-DA-TE? Ma anziché le iniezioni di botox, la terapista consiglia un massaggio quotidiano fai-da-te al viso per risolvere il problema. Le «rughe da Blackberry» sono però solo l’ultima patologia che i medici attribuiscono all’uso eccessivo della tecnologia. Altre malattie già studiate sono, infatti, il «pollice da blackberry», ovvero una lesione da sforzo ripetuto causata dall’eccessivo messaggiare, e la «computer vision sindrome» (o «Cvs») che comporta tensione e secchezza oculare, causate da insufficiente film lacrimale e da eccessivi riflessi sul monitor. (fonte il corriere)

6 alimenti sani, poco salutari per il nostro corpo

Ecco le insidie che si nascondo dietro alcuni cibisani“, tutt’altro che salutari… il benessere, oramai, l’abbiamo imparato, passa anche dalla tavola, sebbene, a sentire Mannheimer, non si direbbe. Il celebre sondaggista, infatti, ritiene che in tema di dieta e alimentazione, gli italiani siano ancora troppo disinformati, e per alcuni versi, non si sbaglia. Alcuni alimenti, comunemente segnalati come utili per la salute del nostro organismo, comportano in realtà delle controindicazioni da non trascurare.

L’alimentazione può incidere su molti aspetti della nostra vita, ne è un esempio il fatto che se mangiamo troppo poco ci sentiamo inspiegabilmente stanchi e spossati.

Ecco, allora, una lista di 6 alimenti sani, poco salutari per il nostro corpo.

Al primo posto, troviamo lo yogurt, ebbene si. In commercio ne esistono di diversi tipi, da quelli alla frutta a quelli aromatizzati al caffè, al cioccolato, o ai cereali, e la lista sarebbe davvero molto lunga, senza considerare tutti quelli dietetici, ma che poi hanno le stesse calorie di una fette di torta. Perciò è importante fare molta attenzione all’etichetta, leggendo, infatti, scoprirete come siano pieni di zuccheri e grassi! Se volete mangiare uno yogurt che sia davvero salutare, allora meglio optare per uno yogurt bianco, a cui potreste aggiungere al massimo dei cereali integrali acquistati a parte.

Anche le barrette spezza fame non sono così sane come vorrebbero farci credere le reclame pubblicitarie. E’ pur vero che sostituiscono un pasto intero grazie al loro apporto di proteine, ma non bisogna dimenticare di verificare sempre la posologia e di seguire un regime alimentare bilanciato, con le diete-fai-da-te spesso si rischia di vanificare gli sforzi fatti.

Le bevande a base di frutta, sono un altro tasto dolente. Il fatto che contegano frutta, può trarre in inganno, infatti, quando si va a leggere l’etichetta si scopre che la percentuale di zuccheri è di gran lunga superiore a quella della polpa di frutta, con un apporto calorico non indifferente. Meglio, allora, scegliere di bere una spremuta di arance o un centrifugato di frutta.

E dove lo mettiamo il cibo integrale? Eh si, perché molti degli alimenti venduti come naturali contengono anche molti zuccheri e grassi. Se pensate, poi, di poter eccedere nella quantità, perché tanto si tratta di alimenti integrali, vi sbagliate, un piatto di pasta integrale contiene la stesse calorie di un piatto di pasta tradizionale. Anche per quanto riguarda i cereali, c’è da fare un distinguo. Quelli preparati con il miele, con le mandorle, con il cocco, con la frutta essiccata o con il ciccolato, oltre ad essere particolarmente calorici sono addizionati con con sciroppo di glucosio e zuccheri. E’ preferibile, scegliere fiocchi di grano o chicchi di riso soffiato senza l’aggiunta di altri ingredienti.

Occhio anche agli alimenti light, dalle caramelle alle bevande per sportivi, dai biscotti alle gomme da masticare, spesso, infatti, contengono edulcoranti che fanno aumentare il senso di fame.

L’aspartame, tra l’altro, è cosiderato potenzialmente cancerogeno. Perciò, fate attenzione ai cibi sani e verificate sempre l’etichetta, quella non mente!

Le lenticchie

Le Lenticchie sono i semi di una pianta erbacea chiamata “Lens esculenta” che appartiene alla famiglia delle Leguminose e che attualmente viene coltivata in tutte le regioni a clima temperato.
Questa pianta ha origini molto antiche: nell’odierna Turchia, ne sono state rinvenute tracce che risalgono addirittura al VI millennio a. C., ed è inoltre noto che le Lenticchie costituissero uno degli alimenti più diffusi presso i ceti meno abbienti della civiltà greca e di quella romana.
Le Lenticchie sono semi dalla forma piatta e tondeggiante, simili, come rivela il loro stesso nome, a delle piccole lenti. La loro forma ricorda anche quella delle monetine, ed è questo il motivo per il quale le credenze popolari le hanno da sempre considerate portatrici di prosperità e buona sorte, dote che vale loro, ancora oggi, un posto fisso nei menù di Capodanno.

Dal punto di vista nutrizionale, l’elevato contenuto di proteine vegetali (il 25%) fa delle lenticchie un alimento che diversi dietologi suggeriscono di consumare, almeno in qualche occasione, anche in sostituzione della carne (non a caso, questi legumi sono tradizionalmente noti come “la carne dei poveri”).

Le lenticchie contengono poi molti carboidrati (il 53%), pochissimi grassi (attorno al 2%), tanta fibra, molte vitamine (A, B1, B2, C, PP) e buone quantità di sali minerali, quali calcio, potassio e ferro.
Sono considerate come i legumi dotati della più efficace azione antiossidante, anche grazie al buon contenuto di isoflavoni, che alcuni studi scientifici hanno stabilito essere preziosi alleati nella prevenzione di diverse forme di tumore.

Sul piano calorico, 100 grammi di lenticchie secche forniscono circa 290 calorie. Sono, inoltre, facilmente digeribili e, per rendere più agevole l’assimilazione delle proteine in esse contenute da parte del nostro organismo, è opportuno consumarle in abbinamento con i cereali, quindi insieme a riso, pasta e pane.

L’alto contenuto di fibra solubile delle lenticchie è utile sia nel regolarizzare l’attività dell’intestino sia nel tenere sotto controllo i valori di colesterolo e di zuccheri nel sangue.
Dal momento che esse contengono pochi grassi di tipo insaturo, sono un alimento adatto anche nella prevenzione di alcune patologie cardiovascolari, come confermato da un recente studio pubblicato sull’American Journal of Clinical Nutrition. Gli autori di questa ricerca hanno infatti potuto concludere che, nei soggetti che consumavano legumi per 4 volte a settimana, l’incidenza delle malattie coronariche risultava ridotta del 22%.

Rallentando l’assorbimento dei carboidrati, le lenticchie risultano particolarmente indicate anche per i soggetti diabetici, in quanto lo zucchero che deriva dalla digestione viene assorbito dall’organismo in modo più lento, il che evita il rischio di picchi glicemici.

Le lenticchie sono disponibili in commercio sia in scatola che secche. Queste ultime sono da preferire, in quanto caratterizzate da una maggior presenza di principi nutritivi e dall’assenza di conservanti. Tuttavia, la superficie delle lenticchie secche deve essere controllata attentamente: l’eventuale presenza di fori indica, infatti, che il prodotto è stato contaminato da parassiti o da larve.
Per evitare che il buon contenuto di vitamine e di sali minerali vada disperso, è opportuno cuocere questi legumi in una quantità d’acqua pari a tre volte il loro volume, in maniera tale che essi possano assorbire tutta l’acqua.

Infine, le lenticchie sono controindicate per chi soffre di ulcera gastroduodenale, uricemia, colite e gotta.

Il finocchio

Il finocchio è una pianta erbacea che appartiene alla famiglia delle Ombrellifere, probabilmente originaria dell’Asia Minore ma diffusa in tutta l’area del Mediterraneo e già nota presso gli egizi, i greci e gli arabi.
L’aroma peculiare del finocchio si deve alla consistente presenza di anetolo, un’essenza che viene adoperata per la preparazione di liquori quali la sambuca, il pastis e l’anisette in Francia o l’anis in Spagna.
Questa pianta viene usata in cucina in virtù della sua capacità di conferire, grazie agli oli essenziali che essa contiene,  sapori e odori forti alle pietanze. Peraltro, il verbo “infinocchiare”, sinonimo di “imbrogliare” e “raggirare”, deriva proprio da questa sua caratteristica: anticamente, i cantinieri erano soliti insaporire il vino più scadente con i semi di finocchio, celando in questo modo al cliente la modesta qualità del prodotto venduto

È opportuno fare distinzione tra finocchio selvatico e coltivato. Le due varietà fanno parte della stessa famiglia, ma mentre quello selvatico cresce in maniera spontanea e viene usato come pianta aromatica, quello coltivato, o comune, dispone di una parte edibile, detta “grumolo”, costituita dalla parte basale delle foglie e caratterizzata da un sapore più dolce e meno pungente rispetto a quello del finocchio selvatico.

Questo ortaggio ha un contenuto calorico molto ridotto, circa 31 calorie per ogni etto, è povero di grassi ma molto ricco di fibre, quindi è un alimento particolarmente indicato per chi tiene alla propria linea.
Il finocchio è molto ricco di sali minerali, soprattutto potassio, calcio e fosforo, utili per rinforzare le ossa e per prevenire crampi e stanchezza.
Contiene molte vitamine, in particolare la vitamina A, essenziale per proteggere e mantenere sana la pelle e per regolare il funzionamento della retina e della vista, la vitamina B, elemento fondamentale per il corretto funzionamento del sistema nervoso e dell’apparato cardiocircolatorio, e la vitamina C, sostanza molto importante nella prevenzione di numerose patologie perché rafforza il sistema immunitario e svolge un’efficace azione antiossidante.
Il buon contenuto di fitoestrogeni rende il finocchio un ottimo equilibrante naturale dei livelli degli ormoni femminili, il che lo rende particolarmente utile nello stimolare la produzione di latte nelle donne alle prese con l’allattamento, nel ridurre i disturbi che precedono il ciclo mestruale e nell’alleviare i sintomi della menopausa.
Anche il fegato trae giovamento dal consumo di finocchi, che rappresentano dei validi disintossicanti e che contribuiscono al miglioramento delle funzioni epatiche.
Inoltre, il finocchio ha effetti diuretici, favorendo la produzione di urina e, di conseguenza, l’eliminazione delle tossine da parte dell’organismo, ed è indicato in caso di inappetenza, dato che stimola l’appetito e la secrezione gastrica attraverso l’azione dei suoi principi aromatici.
Come erba officinale, il finocchio costituisce un ottimo rimedio per i problemi di digestione, in quanto contrasta i processi fermentativi che avvengono nell’intestino crasso e contribuisce all’eliminazione dell’aria che si accumula nello stomaco e nell’intestino, lenendo in tal modo anche i dolori causati dalle coliche gassose nei neonati.
Proprio in considerazione di queste sue virtù benefiche nei confronti dell’apparato digerente, tisane, decotti e infusi preparati con i semi di questo ortaggio possono essere molto utili per coloro che abbiano problemi di gonfiore addominale e di aerofagia.
Infine, avendo anche proprietà espettoranti, i prodotti fitoterapici a base di semi di finocchio costituiscono dei rimedi naturali particolarmente indicati in caso di tosse, mal di gola e infiammazioni ai bronchi.

Il peperoncino

Il Peperoncino è una pianta erbacea che appartiene alla famiglia delle Solanacee. Originaria delle Americhe, oggi questa pianta viene coltivata praticamente in tutto il mondo.
Al peperoncino vengono tradizionalmente attribuite numerose virtù salutari, e non mancano gli studi clinici che hanno confermato empiricamente come la sua regolare assunzione apporti effettivi benefici al nostro organismo.

 La capsaicina
La sostanza dalla quale dipendono le maggiori proprietà terapeutiche ascritte al peperoncino è, senza dubbio, la capsaicina, che stimola la circolazione periferica del sangue, in particolar modo quando sono in atto delle infiammazioni. Essa è inoltre dotata di effetti vasodilatatori, e risulta dunque assai utile nella prevenzione degli stati patologici associati ai processi di invecchiamento.
La capsaicina, in collaborazione con la vitamina PP (anch’essa presente nel peperoncino), conferisce poi maggiore elasticità ai capillari sanguigni e contribuisce all’equilibrio della pressione arteriosa.

Considerati i benefici appena descritti, si può sostenere che il peperoncino rappresenti uno degli alimenti più preziosi nella cura dei problemi di emorroidi e vene varicose e che sia, inoltre, un alleato ottimale nella prevenzione di patologie cardiovascolari, le quali, non a caso, risultano molto meno diffuse tra le popolazioni che fanno largo utilizzo di questa spezia.

A livello gastrico, la capsaicina viene considerata utile nei casi di inappetenza e di difficoltà digestive: difatti, tale sostanza favorisce la secrezione di enzimi digestivi, per cui il peperoncino risulta particolarmente indicato anche per coloro che hanno problemi di intestino pigro o soffrono di stitichezza.
Recenti ricerche scientifiche hanno inoltre stabilito che questa sostanza si dimostra utile anche nella prevenzione del cancro alla prostata, dal momento che essa inibisce la proliferazione di cellule tumorali prostatiche.

Le vitamine
Ma non è la sola capsaicina a fare del peperoncino una spezia così salutare. L’alto contenuto di vitamine (A, C, E, K, P, PP) assicura al nostro organismo numerosi altri benefici, che descriviamo di seguito:

  • la vitamina E, oltre a ripulire le arterie dai grassi in eccesso e ad accrescere la capacità di ossigenazione del sangue, rappresenta un validissimo antiossidante, in grado di proteggere le cellule dall’azione dannosa dei radicali liberi;
  • la vitamina K è invece fondamentale per la coagulazione del sangue, esercitando azione cicatrizzante e antiemorragica;
  • la vitamina C, dotata anch’essa di azione antiossidante, è indispensabile per il rafforzamento del sistema immunitario e per la prevenzione delle malattie da raffreddamento.

L’azione antiossidante di questa spezia è assai potente, persino maggiore rispetto a quella di broccoli e carote, in quanto, oltre alle vitamine già citate, nel peperoncino sono presenti anche diversi flavonoidi e tocoferoli.

Le (presunte) virtù afrodisiache
Molto note, anche se mai del tutto confermate dalla scienza, sono le doti afrodisiache del peperoncino, che viene comunemente indicato come uno dei segreti della tavola maggiormente efficaci sul piano sessuale.

Probabilmente, il colore rosso e il sapore piccante sono fattori determinanti nel contribuire alla fama di spezia erotica della quale gode il peperoncino. Tuttavia, la buona presenza di vitamina E, che la tradizione ritiene essere una sostanza legata alla fecondità e alla potenza sessuale e, soprattutto, la vasodilatazione periferica stimolata dal peperoncino, fenomeno che rende più consistente l’afflusso di sangue ai genitali, sono fattori sicuramente compatibili con le proprietà afrodisiache attribuite a questa spezia.

La melatonina

Negli ultimi anni è moltiplicato in modo esponenziale l’uso di Melatonina. Da molti conosciuto come elisir di lunga vita o come arma imbattibile per combattere l’insonnia, la Melatonina ha guadagnato sempre maggiore notorietà. Infatti, migliaia di persone ricorrono ad integratori di questo ormone per migliorare la propria salute e lo stato di benessere. Tuttavia, gli effetti benefici della Melatonina sono controversi e gli studi a riguardo risultano ancora insufficienti e contraddittori.

La Melatonina
La melatonina è un ormone naturale prodotto dalla Ghiandola Pineale (detta anche Epifisi) che svolge un ruolo fondamentale nel ciclo sonno-veglia ed è coinvolta in un gran numero di processi cellulari, neuroendocrini e neurofisiologici. La secrezione di Melatonina viene pressoché inibita durante il giorno e, viceversa, viene stimolata durante la notte, con un picco che si raggiunge tra le 2 e le 5. Attraverso la Melatonina, la Ghiandola Pineale informa il cervello sulla durata delle ore di buio e di luce; in altre parole è il motore del nostro orologio biologico. Negli anziani, la produzione di melatonina è spesso insufficiente e questo può causare disturbi del sonno. Integratori di Melatonina potrebbero essere utili per “ri-sincronizzare” l’orologio interno e per ritrovare un buon sonno.

Carenza di Melatonina
La melatonina non viene considerata un nutriente essenziale e per questo non vi è nessuna definizione sulla dose giornaliera raccomandata. Tuttavia, i ricercatori hanno notato che le persone con problemi di salute (soprattutto problemi cardiaci) avevano livelli di Melatonina inferiori alla media.

Chi viaggia molto o lavora su turni a rotazione spesso soffre di disturbi del sonno causati dai cambiamenti nella produzione di Melatonina. Ricerche recenti hanno suggerito che l’esposizione prolungata a campi elettromagnetici potrebbe inibire la produzione di Melatonina.

Uno studio condotto al MIT nel 1993 ha dimostrato che la melatonina può essere un aiuto efficace per combattere l’insonnia e altri disturbi del sonno. La melatonina viene anche utilizzata per rafforzare il sistema immunitario, per combattere le infezioni batteriche e virali, per regolare il bioritmo, per ridurre il rischio di malattie cardiovascolari e tumori e per stimolare la libido.

Melatonina, Insonnia e Jet Lag
In caso di insonnia, la melatonina potrebbe essere efficace nell’indurre il sonno con controindicazioni praticamente nulle rispetto ai sonniferi, anche se gli studi a riguardo non sono molto chiari. La Melatonina si è rivelata particolarmente utile nel trattare l’insonnia nelle persone anziane dove la secrezione di Melatonina da parte della Ghiandola Pineale era fortemente ridotta. Diversi studi su esseri umani hanno dimostrato che l’assunzione di Melatonina somministrata per via orale 30-120 minuti prima di coricarsi favorirebbe il sonno negli anziani.

Anche nei bambini con problemi neuropsichiatrici (ritardo mentale e autismo) la Melatonina è risultata efficace per combattere i problemi del sonno.

Numerosi riscontri scientifici si hanno per quanto riguarda l’efficacia della Melatonina nel combattere il Jet Lag. Diversi studi dimostrano che la somministrazione orale durante il giorno del viaggio e continuativa per alcuni giorni a seguire ridurrebbe il numero di giorni necessari a ristabilire un modello di sonno-veglia normale.

Melatonina: L’elisir di lunga vita e giovinezza
Oltre 100 studi in laboratorio concordano sulla proprietà di questo ormone nel preservare il DNA, proteine e lipidi dai danni causati dai radicali liberi.

15 anni fa, Walter Pierpaoli, uno dei più noti ricercatori anti-invecchiamento, presentò i risultati di uno studio che dimostrò che la Melatonina prolungherebbe del 15% la vita dei topi usati nell’esperimento. Da allora, esperimenti su colture cellulari e animali suggeriscono che la melatonina potrebbe effettivamente avere dei benefici su alcuni aspetti dell’invecchiamento e delle malattie ad esso associate. Di particolare interesse sono i possibili benefici della melatonina sul sistema nervoso centrale e sulle implicazioni nelle malattie neurodegenerative legate all’invecchiamento, come l’Alzheimer e il Parkinson.

La verza

La Verza, chiamata anche “cavolo verza”, è una pianta erbacea che appartiene alla famiglia delle Crucifere e il cui nome scientifico è “Brassica oleracea sabauda”. Ha un fusto corto e presenta croccanti foglie di grandi dimensioni, molto grinzose e ricche di nervature sporgenti. Quest’ortaggio ha origini nel bacino del Mediterraneo e, nell’antica Roma, veniva consumato prima dei banchetti per favorire l’assorbimento dell’alcool da parte dell’organismo.
Il clima più favorevole alla sua coltivazione è quello di tipo temperato-umido; la semina avviene, generalmente, nella stagione autunnale e in quella invernale.

La Verza: Proprietà Nutrizionali

La verza contiene vitamina A, essenziale per il buon funzionamento della vista e per mantenere sana la pelle, vitamina C, fondamentale per il sistema immunitario, e vitamina K, molto importante per la coagulazione del sangue. Inoltre, la verza è ricca di sali minerali come il potassio, il ferro, il fosforo, il calcio e lo zolfo (al quale si deve il suo caratteristico odore durante la cottura), elementi indispensabili per la costituzione di cellule e tessuti e per l’idratazione cutanea.
Quest’ortaggio contiene poche calorie, circa 30 per ogni etto, pochissimi grassi e vanta un buon potere saziante, il che la rende un alimento particolarmente indicato nelle diete ipocaloriche.

La Verza: Benefici

La comunità scientifica internazionale ha dimostrato, attraverso un consistente numero di studi, la capacità del cavolo verza e degli altri ortaggi della famiglia delle Crucifere (broccoli, cavolfiori, rucola, rape, ravanelli) di esercitare azione protettiva nei confronti dei tumori. La verza, infatti, contiene isotiocianati, sostanze in grado di stimolare le cellule a produrre alcuni bioenzimi estremamente efficaci nel contrastare la degenerazione del DNA, soprattutto a livello di bronchi e polmoni.
I fitoestrogeni della verza riescono a contrastare l’insorgenza dei tumori connessi all’attività degli ormoni, quali il cancro alla mammella e quello alla prostata.
Inoltre, il buon contenuto di sostanze antiossiddanti, come polifenoli, carotenoidi, indoli e sulforafano, rende la verza molto utile nella prevenzione dei tumori che colpiscono l’apparato digerente.

Proprio quest’ultima sostanza, il sulforafano, è stata al centro dell’interesse della ricerca scientifica per le sue potenti capacità antitumorali. Il sulforafano risulta in grado di inibire la crescita delle cellule cancerose, contrastandone la riproduzione e potenziando l’attività di alcuni geni che hanno il compito di individuare e riparare il DNA danneggiato.
Questa sostanza si è rivelata molto utile anche per le persone affette da diabete, dal momento che essa contribuisce a riparare i danni all’apparato cardiovascolare provocati dall’iperglicemia. Alcuni ricercatori dell’università britannica di Warwick hanno effettuato dei test per verificare gli effetti del sulforafano sulle cellule dei vasi sanguigni di pazienti diabetici, scoprendo che esso riduceva del 73% i radicali liberi a contenuto di ossigeno, i cosiddetti “Ros” (Reacting Oxygen Species), e che attivava una proteina, la Nrf2, capace di proteggere le arterie dalla formazione di placche.

Soia per la salute e per l’ambiente

La soia salverà il mondo. O almeno è quel che spera l’ENSA, l’associazione dei produttori europei di alimenti naturali a base di soia, che avverte: i consumi della popolazione mondiale sono sempre più orientati verso una dieta di tipo occidentale, ricca cioè di carne e latticini. Se si continua così, entro il 2030 avremo bisogno di due pianeti per soddisfare la richiesta alimentare. Per scongiurare l’apocalisse, sostiene l’ENSA, basterebbe una lieve propensione verso una dieta più vegetariana. Il modo più semplice, e anche il meno noioso, per farlo, è scegliere la soia e i suoi derivati: hamburger, farina, latte di soia e tofu. C’è chi ne va addirittura matto. Tutti gli altri sappiano che oltre a far bene al pianeta può far molto bene anche agli uomini. E ancor di più alle donne. Per rendersene conto basta fare un giro a Okinawa, un gruppo di isole nel sud del Giappone, dove la durata di vita media delle persone è di 81,2 anni, la più alta del mondo, e i centenari sono un quinto della popolazione. L’incidenza di malattie come diabete, ictus, cardiopatie, cancro, osteoporosi è molto inferiore al resto del mondo e persino del Giappone. Ma indovinate un po’ qual è l’altro record di cui possono vantarsi da quelle parti? Il consumo di soia e derivati è il più alto del pianeta.

Gli isoflavoni di soia La soia è un legume come i fagioli, i piselli, i ceci e le lenticchie. Ma a differenza di questi, che sono originari dell’area mediterranea, è molto più digeribile. Contiene il 42% di proteine (il doppio della carne), molto ricche di amminoacidi essenziali, oltre a fosfolipidi (lecitina), glucidi, vitamine, minerali, fibre, saponine. E, soprattutto, isoflavoni, sostanze che presentano una struttura simile agli estrogeni e ne mimano le azioni fisiologiche. «Studiando le differenze dei regimi alimentari delle donne asiatiche con le occidentali», spiega il Dott. Rodolfo Milani, professore ordinario di Ginecologia e Ostetricia dell’Università degli Studi – Milano Bicocca e direttore della Clinica di Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale San Gerardo di Monza, «è emerso che in quelle orientali, e in special modo nelle giapponesi, un’alimentazione più ricca di soia e dunque di isoflavoni, determina un adattamento migliore allo squilibrio ormonale che si crea con la menopausa».

La soia per le donne in menopausa Quando la donna si avvicina al momento della menopausa, tra i 45 e 50 anni di solito, la produzione di ormoni femminili si riduce progressivamente, con il risultato di provocare disagi più o meno intensi come vampate di calore, sudorazioni notturne, formicolii, irritabilità, cambiamenti repentini di umore. «Ecco», continua il professor Milani, «gli isoflavoni possono sopperire alla loro mancanza, perché si legano al recettore degli estrogeni, formando un complesso recettoriale che funziona in modo simile». Studi comparativi hanno dimostrato che con circa tre mesi di terapia con isoflavoni, si hanno notevoli miglioramenti della sintomatologia, mentre i primi benefici iniziano a manifestarsi dopo un mese. I dosaggi raccomandati di questi estratti vegetali, che possono essere acquistati liberamente senza ricetta medica (ma è sempre meglio sentire prima il parere di uno specialista) variano tra 60 e 80 mg al giorno. In realtà, la stessa quantità la si può assumere anche attraverso un’integrazione alimentare di circa 60 g di soia al giorno. Ma gli integratori di isoflavoni, quando di buona qualità, consentono una maggiore precisione del dosaggio che si rispecchia in una maggiore costanza dell’effetto atteso. E soprattutto, assicura il dottor Milani, «non ci sono controindicazioni, anche perché l’azione di questi fitoestrogeni (<- link al glossario) è meno aggressiva ed evidente rispetto all’estrogeno naturale o a quello sintetico. Il problema, semmai, è che non sempre risolvono tutti i problemi, in ogni caso sono sempre utili».

La soia per le donne in età fertile Gli isoflavoni della soia possono essere utili anche alle donne più giovani, ben lontane dalla menopausa e che utilizzano la pillola anticoncezionale. «Durante i sette giorni di sospensione (per chi non lo sapesse, la pillola va assunta per 21 giorni di fila e poi si fa una pausa, ndr)», spiega il professore, «si verifica una caduta ormonale a livello ematico. Importante e rapida. Ecco, in quei sette giorni molte donne accusano cefalee fastidiose. Abbiamo somministrato questi isoflavoni alle pazienti qualche giorno prima dell’interruzione della pillola, e continuato a farlo per tutti e 7 giorni di non assunzione. Ebbene, abbiamo risolto in tutti i casi la cefalea». Per quanto riguarda gli altri supposti effetti preventivi degli isoflavoni di soia su osteoporosi, malattie cardiache e cancro, numerosi studi sono in corso e molti altri dovranno essere condotti e conclusi prima di poter dare una risposta seria e responsabile. Insomma, a Okinawa oltre che di soia potrebbero essere i maggior consumatori anche di qualche altro alimento “miracoloso”.

I piselli

Il Pisello è un ortaggio che ha una composizione davvero originale:

  • contiene meno acqua rispetto ad altri ortaggi: 72-80% (rispetto ai livelli normali di altre verdure, in media il 96%)
  • è ricco di carboidrati, proteine, fibre e sali minerali. I carboidrati sono veramente oltre la media di altre verdure (2-4%); nei piselli sono presenti in media 12g ogni 100g.
  • fornisce una modesta quantità di energie 80 kcal ogni 100g

Carboidrati
Il contenuto di carboidrati può subire grandi variazioni; i piselli in maturazione sono molto ricchi di acqua ma, man mano che il processo và avanti, l’acqua diminuisce e il pisello si arricchisce di carboidrati.

La natura dei carboidrati varia anch’essa a seconda del grado di maturazione. Nello stadio iniziale vi è ricchezza di saccarosio, fruttosio e glucosio; in questa fase il pisello risulta particolarmente dolce. Poi nei giorni a seguire aumenta la percentuale di amido e il pisello perde lentamente la sua dolcezza.

Fibre
Le fibre rappresentano circa il 4-6% del peso complessivo del pisello. Inizialmente ricco di emicellulosa, in maturazione lascerà il posto a lignina insolubile.

Proteine
Alto è anche il valore proteico dei piselli: 6 g per 100 g (dalle 3 alle 5 volte maggiore della maggior parte degli altri ortaggi).
Come tutte le proteine vegetali, le proteine del pisello sono carenti di alcuni amminoacidi essenziali. Tra questi va sottolineata la carenza di Metionina (amminoacido apolare). Per integrare le carenze proteiche dei piselli basta includere nella dieta le proteine dei cereali. Il consumo di pane durante il pasto è un modo semplice per ottimizzare l’uso da parte del corpo delle proteine presenti nei piselli.

Lipidi
I Lipidi (grassi) contenuti nei piselli sono circa 0,7g ogni 100g, valore molto superiore alla media degli altri ortaggi che non superano i 0,1-0,2g. Questi Lipidi sono composti per il 44% da Acidi Grassi Saturi, prevalentemente Acido Palmitico(Acido Esadecanoico) e per il resto di Acidi Grassi Insaturi.

Sali Minerali e Oligoelementi
Il Pisello è un ortaggio molto ricco di sali minerali e oligoelementi, oltre 900mg per 100g. Il potassio da solo ricopre circa un terzo del totale (300 mg). Abbondante è anche il fosforo (125 mg). Magnesio (35 mg), calcio (25 mg), ferro (2 mg).
Tra gli oligoelementi ricordiamo: cobalto, fluoro, iodio, manganese, nichel, rame, selenio e zinco.

Vitamine
Anche le vitamine non fanno eccezione e sono presenti nei piselli in notevole quantità. Le Vitamine del gruppo B (esclusa la Vitamina B12) sono dalle 2 alle 5 volte più abbondanti che in altre verdure. Nei piselli freschi troviamo: Vitamina B1 (0,4 mg), Vitamina B2 (0,14 mg), Vitamina B3 (2,2 mg), Vitamina B5 (0,45 mg), Vitamina B6 (0,16 mg), Vitamina B8 (5 mg), Vitamina B9 (70 mg).
Il tasso di Vitamina C è di 30 mg (dopo la cottura ne restano circa 14 mg).
La Vitamina E è abbondante nei piselli ed è un ottimo antiossidante. Anche la provitamina A (carotene) è un ottimo antiossidante ma il suo contenuto è moderato (circa 0,3 mg).

Aspetti nutrizionali e dietetici
I piselli si rivelano un ottimo alimento per regimi dietetici volti alla perdita di peso. Sono gustosi e danno velocemente il senso di sazietà.
Inoltre, per via della loro composizione (ricchezza di carboidrati, fibre e proteine), i piselli forniscono energia che viene utilizzata dal corpo gradualmente. Così, 150 g di piselli sono sufficienti per soddisfare l’appetito con sole 120 kcalorie. 

Il pisello fornisce molte sostanze indispensabili per una dieta corretta ed equilibrata.
E’ davvero una buona fonte di: