Il ciuccio dopo i tre anni ….

Se un bambino continua ad usare il ciuccio anche dopo i tre anni potrebbe avere maggiori problemi nel linguaggio in quanto si aumenta il rischio di possibili balbuzie o sigmatismo (un difetto di pronuncia del linguaggio). Stando ai risultati di uno studio condotto da un gruppo di ricercatori della University of Washington School of Public Health di Seattle (Stati Uniti), la suzione (operazione con cui il bambino succhia il latte dal seno della mamma) su ciucci o biberon protratta anche dopo i tre anni di vita aumentano il rischio di problemi di linguaggio. I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista BMC Paediatrics (Ottobre 2009). Le conclusioni sono frutto di un’indagine condotta su 128 bambini cileni tenuti sotto osservazione dai 3 ai 5 anni. La dottoressa Clarita Barbosa, coordinatrice della ricerca, spiega che nella prima fase dello studio si sono registrati i tempi dedicati all’allattamento al seno e quelli che i piccoli passavano a succhiare un suo surrogato (ciuccio, biberon e pollice). Successivamente, attraverso dei test appositi, sono state misurate le capacità linguistiche dei piccoli. Dall’osservazione dei dati raccolti si è scoperto che l’uso costante del ciuccio rallentava lo sviluppo delle capacità verbali. I piccoli che succhiano il ciuccio, il pollice o usano il biberon dopo i tre anni, rispetto ai coetanei che non hanno questa abitudine, presentano un rischio maggiore, di ben tre volte, di problemi nel linguaggio. L’aumento del rischio dei disturbi linguistici nei bambini in età prescolare è dovuto ad uno sviluppo anomalo di denti, palato e mascella. Tali problemi non sussistono se quest’abitudine è circoscritta ai primi mesi di vita dei bambini. I ricercatori hanno inoltre evidenziato che i bambini allattati esclusivamente al seno, quindi senza far uso del biberon, avevano meno probabilità di sviluppare problemi di comunicazione.

One response to “Il ciuccio dopo i tre anni ….

  1. “dopo i tre anni potrebbe avere maggiori problemi nel linguaggio” ciò è il risultato di una ricerca su 128 soggetti. Interessante sarebbe osservare anche il contesto familiare…che tipo di comunicazione hanno utilizzato, che tipo di attività psicomotorie, che tipo di vita sociale del bambino, che tipo di giochi, che tipo….tanti tipi di esperienza.
    Come pochi sanno nelle università angloamericani molti ricercatori sono obbligati a “sfornare” ricerche per continuare il loro percorso di studi, di insegnamento, di pratiche professionali.
    ai lettori la “sentenza”.
    Dr. Pasqualino Demitri

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