Daily Archives: febbraio 7, 2011

Kellogg’s Edizione Limitata: I cereali per bambini anzi per bambine!

Si legge da ilfattoalimentare.it

Cavalcando l’onda delle notorietà e “appetibilità” del noto personaggio Hello Kitty, Kellogg’s ha posto in commercio in edizione limitata i Kellogg’s Hello Kitty loops. Si tratta di cereali per la prima colazione: anellini di avena, frumento e mais aromatizzati alla frutta e arricchiti di vitamine, calcio e ferro. Il prodotto è sicuramente distribuito oltre i confini nazionali: le diciture sono in spagnolo, francese e italiano, ma non sono tanto le indicazioni ad attrarre l’attenzione quanto la grafica incentrata sul rosa e sulla rotondità delle forme con al centro il personaggio. Il rosa è anche il colore dei cereali che si fregiano di non contenere coloranti, aromi artificiali e conservanti e ciò nonostante presentano un colore rosa scuro, quasi viola. Il loro aspetto è giocoso: molto tondi, meno piatti degli altri cereali a forma di anellino, rimandano ai cartoni. In un bollino a fondo azzurro è segnalata la presenza di due gadgets sul retro della confezione: si possono ritagliare un giochino – un sudoku che al posto dei numeri ha Hello Kitty in 6 fogge differenti – e un segnalibro. Con un gioco di incastri ben congegnato, sulle bande laterali della confezione ci sono tutte le indicazioni necessarie nelle tre lingue: gli ingredienti, i valori nutrizionali, la proporzione sulle calorie giornaliere, la quantità di porzioni presenti nella confezione, le indicazioni del servizio consumatori in Italia, Spagna e Francia. Aspetti critici. Il prodotto rientra tra i “cibi-giocosi”, un genere di nuova invenzione negli ultimi decenni che offre altre valenze oltre quelle nutrizionali per incentivare l’acquisto e il consumo in particolare da parte dei piccoli. In questo caso è la confezione, la diversità della forma e colore, l’aroma a distinguere e presumibilmente attrarre i consumatori. Non siamo di fronte ad una vera e propria innovazione di prodotto (anche se l’aroma alla frutta è particolare) ma piuttosto allo sfruttamento di una marca popolarissima al momento. La lista degli ingredienti non troppo lunga in rapporto ad altri cereali, l’assenza di grassi aggiunti e di coloranti artificiali (il colore è dato da estratti vegetali) danno un’impressione positiva del prodotto. Per contro lo zucchero e lo sciroppo di glucosio sono al secondo e terzo posto seguiti dal sale. In realtà gli zuccheri rappresentano il 25% del prodotto, meno di quanto si riscontra in altri cereali destinati ai bambini. Per esempio lo zucchero contenuto nei “riccioli di grano al cioccolato Chocapic di Nestlé è pari al 37%, quello che si riscontra nei Kellogg’s Coco Pops, RisoCiok, è pari al 35%. La quantità di zucchero e di sodio è al limite massimo se si considerano le linee guida messe a punto dalla società statunitense Fooducate che si è ampiamente occupata del settore cereali, e riportate in un articolo di Ilfattoalimentare.it. Altro tasto dolente è il basso contenuto di fibre, 3,5 grammi ogni 100 g, equivalente a 1 grammo per porzione. Infine, è molto discutibile l’integrazione con le vitamine e in particolare la loro percentuale sulla quantità giornaliera raccomandata: una porzione di prodotto fornisce il 50% della vitamina C e il 25% delle altre vitamine. Il prezzo. Per quanto riguarda il prezzo, il prodotto è stato acquistato in promozione ed era quindi particolarmente competitivo (il prezzo normale è superiore ai 3 €). Di solito è difficile provare un nuovo prodotto senza pensare a quanto incide sulla spesa, soprattutto perché deve incontrare il gusto dei giovani consumatori, piuttosto fedeli ai cereali già sperimentati. Francesca Avalle Kellogg’s Hello Kitty loops 350 g Denominazione: Anellini di avena, frumento e mais aromatizzati alla frutta con aggiunta di vitamine C, PP, B6, B2, B1, folacina, B12, calcio e ferro. Prezzo rilevato in promozione 1,99 €/ confezione 5,69 € al kg. Ingredienti: Farine di cereali (avena (32%), frumento (32%), mais (12%)), zucchero, sciroppo di glucosio, sale, tricalcio fosfato, aroma naturale di limone e altri aromi naturali, estratti vegetali (carota, ribes nero), vitamine (C, PP, B6, B2, B1, folacina, B12) e ferro. INFORMAZIONI NUTRIZIONALI Valori medi per 100 g Valori medi per porzione: 30 g Valori medi per 30 g + 125 ml di latte parzialmente scremato. Valore energetico 391 kcal/1654 kj 117 kcal / 496 kj 176 kcal/ 747 kj Proteine 8 g 2,5 g 7 g Carboidrati di cui zuccheri 80 g 25 g 24 g 8 g 30 g 14 g Grassi di cui saturi 3,5 g 0,9 g 1 g 0,3 g 3,5 g 1,5 g Fibre 3,5 g 1 g 1 g Sodio Sale 0,5 g 1,3 g 0,15 g 0,4 g 0,2 g 0,55 g VITAMINE % RDA % RDA % RDA Vitamina C 100 mg (167%) 30 mg (50%) 31 mg (52%) Tiamina B1 1,2 mg (83%) 0,4 mg (25%) 0,4 mg (29%) Riboflavina B2 1,3 mg (83%) 0,4 mg (25%) 0,7 mg (44%) Niacina/ PP 14,9 mg (83%) 4,5 mg (25%) 4,7 mg (26%) Vitamina B6 1,7 mg (83%) 0,5 mg (25%) 0,6 mg (29%) Acido Folico 166 µg (83%) 50 µg (25%) 58 µg (29%) Vitamina B12 0,83 µg (83%) 0,25 µg (83%) 0,76 µg (83%) MINERALI Calcio 264 mg (33%) 80 mg (10%) 232 (29%) Ferro 8 mg (57%) 2,4 mg (17%) 2,4 mg (17%) %RDA= quantità giornaliera raccomandata dalla UE in vitamine e minerali Valori medi per 100 g RDA per 100g Valori medi per biscotto (25.3 g) RDA per biscotto Vitamina E 7,00 mg 58% 1,77 mg 15% Tiamina (Vit. B1) 0,25 mg 23% 0,06 mg 5% Niacina (Vit. B3) 2,70 mg 17% 0,68 mg 4% Ferro 3,50 mg 25% 0,89 mg 6% Magnesio 120,00 mg 32% 30,36 mg 8%

Acido folico

L’acido folico o folacina, appartiene alle vitamine del gruppo B ed è fondamentale non solo in gravidanza per il processo di crescita e riproduzione delle cellule del corpo, ma anche per la salute mentale ed emozionale. Stimola l’appetito e le funzioni del fegato, ma anche un corretto funzionamento del cervello. L’acido folico si trova in diversi alimenti, dalle verdure a foglie verdi alle arance, dal riso al lievito di birra. Il team dei ricercatori americani, però, sostengono che la vitamina B 9 sia in grado persino di riparare le lesioni cerebrali e del midollo spinale. Gli studiosi, infatti, sono giunta a questa conclusione dopo aver lavorato con cavie affette da tali lesioni somministrando loro l’acido folico. Gli esperti, così, hanno notato come la folacina avesse stimolato la rigenerazione delle cellule nervose. La sperimentazione attualmente è ancora in fase di svolgimento e gli stessi ricercatori invitano alla cautela, nell’attesa di ulteriori approfondimenti prima di giungere ad una conclusione definitiva. Tuttavia, la ricerca fa ben sperare e molti scienziati ritengono che la somministrazione di supplemento di acido folico a pazienti colpiti da traumi a cervello e/o midollo spinale possa essere un modo semplice ed efficace di verificare il suo effetto.

Il nostro organismo produce ozono

Il nostro sistema immunitario nella frazione degli anticorpi e dei globuli bianchi neutrofili è in grado di produrre ozono. Tale sostanza può proteggere il nostro organismo da batteri e da miceti. Purtroppo l’ozono non è privo di controindicazioni, essendo anche coinvolto nei processi di aterosclerosi. Alcuni ricercatori dello Scripps ( The Scripps Research Institute, sito in La Jolla in California ) hanno determinato, con una serie di esperimenti precisi, che il corpo umano è in grado di produrre ozono e compie tale operazione allo scopo di proteggersi da miceti e batteri. La produzione umana dell’ozono deriva sia da quei particolari globuli bianchi denominati neutrofili, sia dagli anticorpi del nostro sistema immunitario. Secondo gli scienziati del T.S.R.I (Istituto Scripps), si tratta di un meccanismo chimico e biologico assai efficiente. L’ozono prodotto nel nostro organismo può legarsi a diverse patologie infiammatorie, e quindi questo nuovo studio potrebbe fornirci delle innovative implicazioni atte a mettere a punto delle adeguate cure. Tali esperimenti messi a punto dai suddetti ricercatori hanno rinvenuto la presenza, nel ciclo biologico del nostro organismo, del gas ozono che noi ben conosciamo per l’odore pungente e non spiacevole che impregna l’aria dopo un temporale. Questo gas svolge una funzione molto importante in natura, infatti esso si trova nella nostra atmosfera con lo scopo di assorbire le radiazioni ultraviolette provenienti dalla stratosfera. Si tratta di una funzione di grande rilievo, atta ad evitare che le radiazioni ultraviolette possano nuocere sia all’uomo che agli animali. I ricercatori in questione, anni addietro avevano già dimostrato la capacità degli anticorpi umani di produrre ozono ed altri ossidanti chimici. Gli anticorpi erano stati posti in una specifica soluzione reattiva di ossigeno. Sappiamo tutti, per il grande parlare che se ne è fatto nei Congressi e su riviste di settore, che i radicali liberi sono nient’altro che metaboliti dannosi derivanti dall’ossigeno. E nel caso in questione, di questa soluzione reattiva di ossigeno che è stata impiegata negli esperimenti del T.S.R.I., venivano prodotti molti radicali liberi. Ed in tale circostanza gli scienziati hanno potuto constatare ed accertare la capacità degli anticorpi umani di produrre ozono, ed anche altri ossidanti chimici. Come è noto, lo scopo di questi ossidanti chimici è quello di sopprimere alcune specie batteriche. La medesima equipe scientifica, di cui sopra, dimostrò nel 2009 che gli ossidanti in questione riescono ad eliminare numerose specie batteriche determinando dei solchi nelle loro pareti cellulari. Quanto detto finora si riferisce ad alcuni lati positivi dell’ozono, come ad esempio il ruolo positivo esplicato nei confronti di specie batteriche e fungine. Tuttavia, gli stessi scienziati del T.S.R.I. hanno potuto constatare che, disgraziatamente, l’ozono prodotto nel nostro corpo è collegato ai processi di aterosclerosi. Mentre l’arteriosclerosi è un processo di indurimento con perdita di elasticità, subìto da tutti e tre gli strati dell’arteria ( intima, ovvero a contatto del sangue, media, ossia in posizione intermedia, ed infine avventizia che è lo strato più esterno dell’arteria ), l’aterosclerosi è un deragliamento metabolico che invece riguarda soprattutto l’intima. In tale strato dell’arteria si formano degli accumuli di colesterolo, che alcuni anni addietro sono stati chiamati dalla comunità scientifica ateromi. Se tali piccole masse crescono troppo in volume sono addirittura in grado di ostruire l’arteria. I ricercatori in questione sono anche arrivati a mettere in luce che la fascia di ozono che si trova nello strato alto dell’atmosfera protegge la vita di tutti sulla terra contro i fasci di radiazioni potenzialmente nocive, proprio grazie alla funzione assorbente dell’ozono. Mentre d’altra parte l’ozono prodotto dai nostri corpi potrebbe essere anche rischioso per la nostra salute. Infatti le malattie cardiache costituiscono la più comune causa di morte nell’intero Occidente e soprattutto negli USA, dove nel 2000 si riscontravano ben 878.471 morti dovuti a tale tipo di patologie. Due scienziati del T.S.R.I, Lerner e Wentworth, hanno esposto sull’argomento una teoria scientifica piuttosto seria, secondo cui l’ozono di natura endogena è in grado di peggiorare i processi collegati all’aterosclerosi, creando dei composti nocivi da cui si può ingenerare un rischio maggiore di ictus. I due scienziati, nella loro ipotesi scientifica, asseriscono infatti che la molecola dell’ozono sarebbe in grado di frantumare la molecola del colesterolo situata negli ateromi per produrre una serie di composti tossici che si riversa nel sangue. A tali composti tossici e distruttivi, rinvenuti nelle placche ateromatose rimosse chirurgicamente dai pazienti sofferenti di aterosclerosi, Lerner e Wentworth hanno dato il nome di “atheronals”. Tali “atheronals“ sarebbero un gruppo di composti tossici potenzialmente in grado di contribuire anche ad un discreto numero di altre malattie. Infatti i due ricercatori ipotizzano che i predetti composti tossici siano implicati anche nella genesi del lupus, della sclerosi multipla e dell’artrite reumatoide.

A volte l’alimentazione può creare disturbi cronici …

È vero che il latte e i suoi derivati aumentano la produzione di muco nel sistema respiratorio peggiorando raffreddore, asma, sinusite? Secondo questo articolo di Anahad O’ Connor del New York Times, non ci sono prove che questo avvenga nella generalità della popolazione, ma esiste l’ipotesi fondate che ad alcune persone faccia questo effetto. L’articolo cita una ricerca pubblicata da Medical Hypotheses secondo cui, probabilmente, solo alcune persone sono sensibili a questo effetto, forse a causa di una particolare proteina contenuta in alcuni tipi di latte vaccino o della particolare sensibilità di una quota di persone. Come le medicine, gli stessi cibi possono generare reazioni diverse in persone diverse da una leggera intolleranza (che potrebbe generare disagi solo in caso di accumulo del cibo responsabile) fino ad allergie fulminanti. In caso di disturbi cronici (sinusite, mal di schiena, artrosi, mal di testa), oltre a sentire il parere del medico, prima di correre dal chirurgo o imbottirsi di farmaci è opportuno anche rivedere criticamente la propria alimentazione, per quantità e per qualità, eliminando o riducendo progressivamente le sostanze più intossicanti (alcol, zucchero, dolcificanti) e quelle più industrializzate (cibi pronti e cibi conservati, categorie a cui i derivati del latte possono a pieno titolo appartenere).

Le mandorle

Le mandorle sono un alimento molto ricco di proteine, digeribile e molto energetico; nella sua composizione troviamo vitamine del gruppo B, vitamina E, grassi insaturi, magnesio, ferro, potassio, rame e fosforo. Nelle mandorle è presente anche una piccola quantità di laetrile, considerata una sostanza antitumorale. Il 55% per cento della mandorla è costituito da grassi, il 20% da zuccheri, e il restante 25% da proteine.

Alle mandorle, oltre alle proprietà altamente energetiche, vengono attribuite proprietà lassative; fin dai tempi più antichi il latte di mandorle era considerato un ottimo rimedio rinfrescante dell’intestino e della vescica. Le mandorle sono indicate in caso di denutrizione, oltre che altamente nutritivo sono anche un alimento molto equilibrato, e il loro utilizzo viene consigliato in determinati momenti in cui l’organismo ha particolarmente bisogno di energia: gravidanze, convalescenze, attività sportiva, superlavoro fisico ed intellettuale.

Molto importante il ruolo della vitamina E che svolge un’azione determinante nell’attenuazione del rischio di attacchi cardiaci; insieme ai grassi insaturi contribuisce a ridurre la crescita della placca aterosclerotica nelle arterie. Le mandorle possono quindi essere considerate un alimento completo, meno grasse delle noci, ma in possesso di maggiori proprietà stimolanti e curative

Le mandorle sono molto ricche di proteine, grassi insaturi, vitamine del complesso B, vitamina E, ferro, potassio, magnesio e rame.
Le mandorle contengono piccole quantità di laetrile, cui è attribuita la reputazione di sostanza anticancro; e a differenza dei noccioli di albicocche, però, le mandorle sono privi di tossicità, anche in grande quantità.
Le mandorle hanno un alto rapporto si arginina-lisina, quindi è meglio non mangiarle se si è suscettibili all’herpes labiale o alle infezioni erpetiche; infatti l’arginina stimola l’attivazione del virus e la lisina previene.

Le mandorle aiutano a ridurre il colesterolo.

Si è scoperto che le persone colpite dal morbo di Parkinson avevano una dieta povera di noci, nocciole e mandorle, prima che la malattia si manifestasse.

La mandorla è considerata un energetico e un antisettico, utile nelle condizioni infiammatorie intestinali renali, genito-urinarie e polmonari.
Contiene l’emulsina, un enzima che favorisce la,digestione dei cereali e dei cibi ricchi di amidi. Contiene buone quantità di vitamina A, ferro e calcio.

La mandorla entra nella preparazione del musli, colazione a base di cereali misti. Sbucciando e pestando le mandorle si ottiene un latte molto saporito, dissetante, energetico e rinfrescante.

Si è scoperto da poco che fanno bene anche contro il diabete di tipo 2.

Sembra infatti che mandorle, noci, nocciole e pistacchi – ma la frutta secca in generale – sia determinante per la prevenzione di numerose patologie; tra queste il diabete di tipo 2. Lo rivela uno studio effettuato dall’Università di Medicina e Odontoiatria del New Jersey, che evidenzia come il consumo di questi alimenti possa ridurre il rischio diabete in modo significativo.

In particolare, secondo lo studio, le persone che consumano le mandorle con una certa regolarità  migliorano moltissimo la loro sensibilità nei confronti dell’insulina e – nei casi affetti da prediabete- abbassano in modo significativo i livelli di colesterolo LDL.

E allora cosa bisogna fare per beneficiare di queste preziose sostanze contenute nelle mandorle? 
Mangiare mandorle per almeno 16 settimane continuative, seguendo le quantità e le raccomandazioni dell’ADA (American Diabetes Association): in questo modo si garantirà un rischio minore di malattie cardiovascolari

Abbiamo fatto grandi passi avanti nella ricerca sulle malattie croniche per le prove di un trattamento efficace a una valida prevenzione – ha detto Michelle Wien, Assistente Professore in Nutrizione presso la Loma Linda University’s School of Public Health e autrice dello studio – E’ promettente per le persone con fattori di rischio per le malattie croniche, come diabete di tipo 2 e patologie cardiovascolari, che cambiamenti nella dieta possano aiutare a migliorare i fattori che giocano un ruolo potenziale nello sviluppo della malattia. Sarebbe utile condurre studi di alimentazione strettamente controllati e studi metabolici post-prandiali che caratterizzano il controllo della quantità di carboidrati per confermare i risultati di questo studio”.

Anoressia – c’è anche una causa cerebrale

Uno studio italiano scopre una nuova causa “endogena” della malattia. Chi ne soffre ha una riduzione di volume delle aree cerebrali coinvolte nella rappresentazione mentale di sé e nella manipolazione delle immagini mentali. È la prima volta che si attribuisce una base neurobiologica alla patologia

Guardandosi allo specchio hanno una percezione alterata della propria immagine. Per questo non si sentono mai abbastanza magre e smettono di mangiare, ammalandosi così di anoressia. La colpa è di un ‘difetto di fabbrica’ del cervello che è più vulnerabile in quelle aree coinvolte nella rappresentazione mentale di sé e nella manipolazione delle immagini mentali. La scoperta si deve a un gruppo di ricercatori italiani che, sulle pagine di Psychiatry research: Neuroimaging 1, spiega come nelle persone malate di anoressia si assista a una riduzione del volume del cervello, un meccanismo questo che è capace di modificare la percezione di sé stessi. L’anoressia è una malattia che parte dalla mente per poi arrivare al corpo devastandolo nella sua biologia. Lo studio è stato realizzato al Dipartimento di neuroscienze dell’ospedale Bambino Gesù di Roma da Santino Gaudio, medico psichiatra, impegnato in diversi progetti di ricerca con importanti ospedali italiani, ed è il primo a riconoscere una base neurobiologica alla distorsione dell’immagine corporea, sintomo cardine dell’anoressia nervosa. Quel meccanismo cioè che induce una persona affetta da questo disturbo alimentare a pensare di non essere mai abbastanza magra e che, addirittura, lo porta a temere di ingrassare anche quando si versa in uno stato di denutrizione. “Il nostro studio – spiega Gaudio – scopre una nuova possibile causa di questo disturbo alimentare. Fino ad oggi infatti abbiamo sempre considerato l’interazione di molteplici fattori: biologici, genetici, ambientali, sociali, psicologici e psichiatrici. Ma finora non era stata ricercata la causa nella struttura cerebrale”. Per comprendere il rapporto tra le misure del cervello e l’origine dell’anoressia nervosa, i ricercatori hanno utilizzato la morfometria basata sui voxel (Vbm), una tecnica di analisi in neuroimaging che consente proprio di calcolare il volume di aree specifiche del cervello. In questo modo sono riusciti a confrontare la quantità di materia grigia presente nel cervello di 16 adolescenti con anoressia nervosa restrittiva (senza alcun altro disturbo psicologico) e di 16 ragazze adolescenti sane. L’analisi ha rivelato una significativa diminuzione del volume di materia grigia nelle pazienti affette da anoressia. E in particolare il volume “ridotto” riguardava quelle aree – lobo parietale inferiore e superiore – coinvolte nella manipolazione delle immagini mentali e nella rappresentazione mentale del sé. “Va detto però – dice il ricercatore – che nelle giovani donne malate del campione l’anoressia durava da meno di un anno. La media infatti era di cinque mesi, un lasso di tempo in cui la malattia non poteva aver modificato con il dimagrimento la struttura cerebrale”. Nelle ragazze affette da anoressia, dunque, il “difetto” preesisteva e poteva fare la sua parte nel fornire alla malata un’immagine distorta del proprio corpo. “Anche se ci sentiamo ancora all’inizio – dice Gaudio – siamo molto soddisfatti. Il nostro studio ha svelato un volto nuovo dell’anoressia. Sarà necessario andare avanti con nuove ricerche su questa strada per arrivare anche a nuovi trattamenti. Per esempio a terapie più centrate sulla riorganizzazione dell’immagine

Il latte di capra

Il latte materno è ancora la scelta migliore per i bambini. Alcune donne credono però che anche il latte di capra apporti benefici ai neonati. Il latte di capra è stato usato dall’uomo fin dalle epoche più remote ed è apprezzato per il suo sapore e la sua digeribilità, sostituito poi col più comune latte vaccino è ora nuovamente ricercato in quanto sempre più persone soffrono di allergie al latte di mucca. E’ ricco di acidi grassi assorbiti facilmente dall’intestino e utili per la crescita e per l’integrità delle cellule. La presenza di molte sostanze antiossidanti tra cui la vitamina A e il coenzima Q10 ne fa un prodotto adatto anche agli adulti come antinvecchiamento dei tessuti. Quali sono i suoi vantaggi?

Qui ci sono alcune ragioni che rendono questo latte più digeribile ai bambini:

1. Minori reazioni allergiche alle proteine del latte E’ un latte che non provoca reazioni allergiche. Questa condizione è utile in quei bambini che vomitano spesso o che soffrono di reflusso gastroesofageo.

2. I grassi del latte di capra sono più digeribili I grassi nel latte di capra sono più facilmente digeribili e questo consente agli enzimi intestinali di digerire con più facilità.

3. Presenta meno lattosio Il latte di capra è noto per contenere una piccola quantità di lattosio che è pari al 4,1% rispetto al latte vaccino, che è del 4,7%. Questo provoca meno intolleranze al lattosio rispetto agli altri tipi di latte. Il latte di capra è noto contenere quantità di calcio, vitamina B6 , vitamina A, potassio, niacina e selenio antiossidante che è leggermente più alto rispetto al latte vaccino.

Ricordatevi però che deve essere dato sempre su consiglio del vostro pediatra di fiducia

Geloni ai piedi

Sembra di avere degli aghi infilati tra le dita dei piedi e non si riesce a camminare dal dolore: la causa sono i geloni, tipici in questa stagione fredda. Si manifestano anche con rossore e gonfiore e dipendono da un difetto di circolazione sanguigna. Il freddo facilita questa condizione perché nelle persone predisposte o in determinate condizioni facilita la vasocostrizione e dunque una minore ossigenazione di alcuni tessuti e parti del corpo. Accade in particolare sui piedi caratterizzati da una scarsa mobilità ed un minore afflusso sanguigno.

Sono però possibili anche nelle zone particolarmente esposte alle intemperie come le mani, le orecchie ed il naso: anche in questi luoghi sono frequenti i geloni! Quando si scopre di avere i geloni si può procedere attraverso l’applicazione di farmaci: pomate al cortisone che il vostro medico o il farmacista potranno consigliare. In alternativa, per chi ha un pochino di pazienza in più si può ricorrere ad alcuni rimedi naturali: si possono trovare in commercio prodotti pronti a base di sostanze antinfiammatorie, idratanti e/o capaci di attivare il microcircolo, come alcune creme a base di arnica, iberico, malaleuca, limone, urea, ecc. Se invece si vuole risolvere il tutto con dei rimedi casalinghi vi sono diverse possibilità. Ad esempio si può strofinare sulla parte dolente del succo di limone o alcool etilico capaci di attivare la circolazione (necessitano poi di un buon risciacquo e dell’applicazione di una crema idratante); un buon pediluvio con acqua tiepida in cui sono state fatte bollire foglie di salvia è un altro semplice rimedio. Basta una volta al giorno e si possono avere miglioramenti anche dopo sole 48 ore. Il rimedio più utilizzato ed accreditato è però la pipì. Applicarla localmente, farebbe guarire in un batter d’occhio. Certo l’idea non è delle più simpatiche, ma il dolore provocato da un gelone, vale pur tale tentativo. Non trovate?

I radicali liberi

Cosa sono i radicali liberi e come si combattono? Si tratta, infatti, di sostanze nocive per il nostro organismo, responsabili di numerose patologie, oltre che dell’invecchiamento precoce. Nel nostro organismo, infatti, si formano di continuo, quando respiriamo, quando ci muoviamo, poiché le cellule per vivere hanno bisogno di ossigeno. Ma quando i radicali liberi si accumulano, il sistema immunitario si indebolisce favorendo l’insorgenza di numerose malattie.

Normalmente, esiste un equilibrio tra la produzione  di radicali liberi e la loro eliminazione da parte dei meccanismi di difesa dell’organismo, ma nel corso del tempo i radicali liberi tendono ad accumularsi e la loro presenza diventa predominante su quella degli antiossidanti. In questo modo, si innescano una serie di alterazioni che finiscono per causare un progressivo deterioramento di corpo e mente.
 
I radicali liberi sono dei veri killer delle strutture cellulari, ma sono dannosi anche nei confronti di alcuni costituenti cellulari come gli zuccheri e i fosfati, gli enzimi e le proteine, possono arrivare persino a deteriorarne il DNA. Ecco perché, un’eccessiva produzione di radicali liberi sono alla base di molte patologie, anche gravi.
 
I radicali liberi sono scatenati da diversi fattori, persino da un’attività sportiva eccessivamente intensa. Ma la produzione aumenta anche a causa dell’inquinamento ambientale, dalle radiazioni solari, dal fumo che uccide ogni anno 600 mila persone, dall’abuso di bevande alcoliche, dai farmaci non naturali (pillola contraccettiva, uso di estrogeni durante la menopausa, ecc), dalle diete troppo ricche di proteine, ma anche alcune malattie come l’artrite reumatoide, gli stati infiammatori in genere, i traumi al sistema nervoso, le problematiche cardiovascolari, e la lista non si esaurisce qui.
 
Esistono molti modi per contrastare i radicali liberi, come ad esempio la liquirizia, che è un potete antiossidante naturale. Uno stile di vita equilibrato è sicuramente un’arma a nostro favore, con una dieta ricca di frutta e verdura e povera di grassi saturi. Tra gli alimenti dai poteri antiossidanti per eccellenza spicca la frutta dal colore scuro come uva e prugne, fragole, mirtilli, more, ciliege, e il pompelmo rosa. Ma anche alcune verdure e ortaggi sono particolarmente ricchi di antiossidanti, ad esempio il cavolfiore, la melanzana, il pomodoro, i fagiolini e gli spinaci.

Una carezza per ridurre il dolore

Quando una persona soffre basta un po’ di contatto umano per alleviare il dolore. A dimostrarlo è uno studio condotto dall’Università della California secondo cui il tocco o la vista di una persona amata anestetizza le sensazioni dolorose. Il test si è svolto su 25 studentese con rapporti stabili negli ultimi sei mesi, i ricercatori le hanno sottoposte a una serie di test che prevedevano stimoli dolorosi provocati da modeste fonti di calore. “Le donne soltanto guardando le immagini dei partner hanno segnalato meno dolore agli stimoli di calore rispetto a quando stavano guardando le immagini di un oggetto o le immagini di un estraneo”, ha spiegato Naomi Eisenberger su un numero del Journal Psychological Science. Stesso effetto se tenevano le mani in quelle del partner. Per confermare l’influenza del legame amoroso, i ricercatori hanno ripetuto l’esperimento permettendo alle studentesse di stringere la mano ad uno sconosciuto o di tenere una palla anti-stress tra le mani. L’unico analgesico davvero valido si è dimostrato il contatto con il partner. E se la persona amata non c’è? Basta anche solo accarezzare l’animale domestico. L’artrite reumatoide, spiegano i ricercatori, si verifica quando il sistema immunitario attacca le articolazioni causando rigidità, dolore e gonfiore. Dallo studio, che ha coinvolto 255 pazienti, è emerso che tra i partecipanti sposati una storia d’amore salda e soddisfacente è risultata correlata con dolore più sopportabile e con minori livelli di disabilità fisica e psicologica a causa della patologia, mentre i partecipanti non sposati soffrivano di maggiori disturbi (fonte http://www.takecareblog.it/)