Le mandorle

Le mandorle sono un alimento molto ricco di proteine, digeribile e molto energetico; nella sua composizione troviamo vitamine del gruppo B, vitamina E, grassi insaturi, magnesio, ferro, potassio, rame e fosforo. Nelle mandorle è presente anche una piccola quantità di laetrile, considerata una sostanza antitumorale. Il 55% per cento della mandorla è costituito da grassi, il 20% da zuccheri, e il restante 25% da proteine.

Alle mandorle, oltre alle proprietà altamente energetiche, vengono attribuite proprietà lassative; fin dai tempi più antichi il latte di mandorle era considerato un ottimo rimedio rinfrescante dell’intestino e della vescica. Le mandorle sono indicate in caso di denutrizione, oltre che altamente nutritivo sono anche un alimento molto equilibrato, e il loro utilizzo viene consigliato in determinati momenti in cui l’organismo ha particolarmente bisogno di energia: gravidanze, convalescenze, attività sportiva, superlavoro fisico ed intellettuale.

Molto importante il ruolo della vitamina E che svolge un’azione determinante nell’attenuazione del rischio di attacchi cardiaci; insieme ai grassi insaturi contribuisce a ridurre la crescita della placca aterosclerotica nelle arterie. Le mandorle possono quindi essere considerate un alimento completo, meno grasse delle noci, ma in possesso di maggiori proprietà stimolanti e curative

Le mandorle sono molto ricche di proteine, grassi insaturi, vitamine del complesso B, vitamina E, ferro, potassio, magnesio e rame.
Le mandorle contengono piccole quantità di laetrile, cui è attribuita la reputazione di sostanza anticancro; e a differenza dei noccioli di albicocche, però, le mandorle sono privi di tossicità, anche in grande quantità.
Le mandorle hanno un alto rapporto si arginina-lisina, quindi è meglio non mangiarle se si è suscettibili all’herpes labiale o alle infezioni erpetiche; infatti l’arginina stimola l’attivazione del virus e la lisina previene.

Le mandorle aiutano a ridurre il colesterolo.

Si è scoperto che le persone colpite dal morbo di Parkinson avevano una dieta povera di noci, nocciole e mandorle, prima che la malattia si manifestasse.

La mandorla è considerata un energetico e un antisettico, utile nelle condizioni infiammatorie intestinali renali, genito-urinarie e polmonari.
Contiene l’emulsina, un enzima che favorisce la,digestione dei cereali e dei cibi ricchi di amidi. Contiene buone quantità di vitamina A, ferro e calcio.

La mandorla entra nella preparazione del musli, colazione a base di cereali misti. Sbucciando e pestando le mandorle si ottiene un latte molto saporito, dissetante, energetico e rinfrescante.

Si è scoperto da poco che fanno bene anche contro il diabete di tipo 2.

Sembra infatti che mandorle, noci, nocciole e pistacchi – ma la frutta secca in generale – sia determinante per la prevenzione di numerose patologie; tra queste il diabete di tipo 2. Lo rivela uno studio effettuato dall’Università di Medicina e Odontoiatria del New Jersey, che evidenzia come il consumo di questi alimenti possa ridurre il rischio diabete in modo significativo.

In particolare, secondo lo studio, le persone che consumano le mandorle con una certa regolarità  migliorano moltissimo la loro sensibilità nei confronti dell’insulina e – nei casi affetti da prediabete- abbassano in modo significativo i livelli di colesterolo LDL.

E allora cosa bisogna fare per beneficiare di queste preziose sostanze contenute nelle mandorle? 
Mangiare mandorle per almeno 16 settimane continuative, seguendo le quantità e le raccomandazioni dell’ADA (American Diabetes Association): in questo modo si garantirà un rischio minore di malattie cardiovascolari

Abbiamo fatto grandi passi avanti nella ricerca sulle malattie croniche per le prove di un trattamento efficace a una valida prevenzione – ha detto Michelle Wien, Assistente Professore in Nutrizione presso la Loma Linda University’s School of Public Health e autrice dello studio – E’ promettente per le persone con fattori di rischio per le malattie croniche, come diabete di tipo 2 e patologie cardiovascolari, che cambiamenti nella dieta possano aiutare a migliorare i fattori che giocano un ruolo potenziale nello sviluppo della malattia. Sarebbe utile condurre studi di alimentazione strettamente controllati e studi metabolici post-prandiali che caratterizzano il controllo della quantità di carboidrati per confermare i risultati di questo studio”.

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