I mirtilli

Il Mirtillo (Vaccinium myrtillus) è un piccolo arbusto che appartiene alla famiglia delle Ericacee. Molto diffuso nelle zone boschive, preferisce i terreni ricchi di humus e fiorisce in primavera, mentre le bacche si raccolgono durante la stagione estiva. Le due principali varietà sono il mirtillo nero e quello rosso.
Questa pianta è nota sin dall’antichità non soltanto per il suo gusto ma anche per le sue proprietà terapeutiche, tanto che, per secoli, i mirtilli sono stati consigliati per le loro virtù toniche, astringenti e depurative.

Il mirtillo ha un apporto calorico piuttosto contenuto, solo 57 calorie per ogni etto. Contiene molti zuccheri, buone dosi di sali minerali (soprattutto potassio e calcio), vitamina A, vitamina C e diversi acidi, come l’acido ossalico, che conferisce al frutto il suo tipico sapore asprigno, l’acido idrocinnamico, capace di neutralizzare le nitrosammine cancerogene prodotte dall’apparato digerente, e l’acido gamma-linoleico, in grado di prevenire la nefropatia diabetica.

Il mirtillo nero deve il suo colore alla ricchezza di antocianine (o antociani), che fanno parte della classe dei flavonoidi e che sono dotate di una potente azione antiossidante. Grazie all’azione di tali sostanze, il mirtillo può vantare effetti positivi sull’organismo sotto molti punti di vista.

A livello oculare, le antocianine inibiscono l’attività di quegli enzimi che distruggono il collagene, proteggendo i capillari della retina. Pertanto, il mirtillo è particolarmente indicato per i pazienti affetti da retinopatia ipertensiva o diabetica.

Gli antociani sono preziosissimi anche per la salute cardiovascolare. Come confermato da alcune ricerche, l’estratto secco di mirtillo può ridurre in modo significativo l’ossidazione delle particelle di colesterolo LDL, fenomeno che rappresenta la causa principale della formazione di placche aterosclerotiche sulle pareti delle arterie.
Gli antociani si sono dimostrati notevolmente efficaci anche come anti-ipertensivi. Uno studio condotto da ricercatori inglesi e americani ha stabilito che il consumo regolare di mirtilli aiutava i pazienti a prevenire il rischio di danni all’endotelio dei vasi sanguigni, contribuendo a prevenire la pressione alta.

Inoltre, le antocianine sono capaci di inibire l’adesione dei colibacilli alle pareti di vescica e intestino, caratteristica, quest’ultima, che fa del mirtillo un rimedio molto utile per i problemi di diarrea e per le infezioni urinarie.

Infine, il mirtillo è un valido alleato anche per le mente, visto che la sua assunzione è correlata al miglioramento dell’apprendimento e all’incremento della memoria. Diverse ricerche condotte su pazienti anziani con problemi mnemonici hanno dimostrato che il consumo regolare di succo di mirtillo può essere utile nel prevenire o nell’attenuare i processi neurodegenerativi, proprio grazie alla presenza di antociani e flavanoli, che sembrano capaci di migliorare la comunicazione cellulare e le connessioni neuronali esistenti e di favorire la rigenerazione neuronale.

I mirtilli sono frutti soggetti a rapido deperimento, quindi vanno conservati in frigorifero, nello scomparto frutta e verdura, per non più di 2-3 giorni.
I pazienti che soffrono di calcolosi renale devono consumare questo frutto con estrema cautela, dal momento che l’estratto di mirtillo può favorire l’insorgenza di calcoli renali da fosfati di calcio e da ossalati.
Inoltre, a causa dell’elevato contenuto di salicilati naturali, i mirtilli possono provocare, in alcuni individui particolarmente sensibili, delle reazioni allergiche quali orticaria e gonfiore di labbra e palpebre.

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