Daily Archives: febbraio 16, 2011

Il cardamomo

Sul podio delle spezie più care, troviamo il cardamomo come medaglia di bronzo (ai primi due posti abbiamo zafferano e vaniglia). Il cardamomo è il seme di una pianta erbacea: la migliore varietà è quella delle foreste pluviali del Malabar, ma è coltivato anche in Sri Lanka, Thailandia e America Centrale. La pianta può raggiungere i due metri di altezza e ha dei bei fiori screziati di azzurro e giallo. Il cardamomo era conosciuto già nel III millennio a.C. e tanto i greci quanto i romani lo utilizzavano nella preparazione dei profumi. Nella nostra tradizione culinaria è poco usato. In genere viene utilizzato per insaporire dolci, insaccati, pane e pasticcini; i tedeschi lo usano per insaporire i lebkuchen, biscotti tipici del Natale. Interessante l’usanza del mondo arabo: lì, infatti, il cardamomo viene aggiunto al caffè sia perché riduce gli effetti della caffeina sia in segno di ospitalità, dal momento che, come scrivevamo, è una delle spezie più care. Secondo la tradizione popolare i semi di cardamomo sarebbero degli ottimi eccitanti sessuali. Se lo acquistate, prendetelo in capsule intere – di color verde – e poi, al momento dell’utilizzo, apritele e usate i semini che trovate all’interno. È, questo, l’unico modo per conservarne l’aroma che è molto volatile. Se invece volete acquistarlo in polvere, annusatelo prima: se percepite qualche sentore di canfora, sappiate che vi stanno vendendo non il vero cardamomo, ma un sostituto più economico.

Si può anche usarlo come coadiuvante nella lotta all’alitosi. Secondo tradizioni indiane e arabe, inoltre, il cardamomo è un ottimo aiuto per la digestione dei latticini e, se fatto bollire in acqua, produce una bevanda utile per curare le affezioni respiratorie. Ovviamente, questi sono consigli che non possono in alcun modo sostituire il parere del vostro medico.

Un’altra idea? Provate questo sciroppo di miele al cardamomo, da utilizzare sulle macedonie di frutta. Ci occorrono: 300 ml di miele di acacia, 2 cucchiai di succo di limone, 4/5 gocce di acqua di fiori d’arancio, mezzo cucchiaino di semi di cardamomo. Frullate il miele per un paio di minuti; quindi aggiungete il succo di limone e l’acqua di fiori d’arancio. Continuate a frullare per un paio di minuti quindi versate il miele così aromatizzato in un barattolo di vetro in cui avrete messo i semi di cardamomo. Chiudete ermeticamente e conservate in un luogo fresco, utilizzandolo per condire le macedonie di frutta. (fonte www.gustoblog.it)

Ortoressia

Un termine coniato di recente, nel 1997 per essere precisi, da un medico californiano Steven Bratman nel suo libro ‘Health Food Junkies’, nelle cui pagine si descrive l’ossessione per il mangiar sano. In particolare, la parola è mutuata dal greco (orthos -corretto e orexis -appetito) ed è chiaro che la sua accezione è tutt’altro che positiva. E’ vero, un’infinità di volte vi abbiamo ricordato di quanto sia importante mangiare sano, evitare le fritture, preferire alimenti biologici e controllare le etichette: ma la parola chiave, come per le quantità è sempre stata “moderazione”.

Purtroppo negli ultimi anni si è assistito ad una nuova forma di compulsività legata all’alimentazione e che consiste proprio nell’ortoressia. I sintomi sono evidenti, come del resto gli effetti. Difficilmente porta alla morte come l’anoressia, ma di certo non rende felici o in salute: solitamente infatti ad una eccessiva magrezza dovuta anche all’insistente attività sportiva mirata al raggiungimento della perfetta forma fisica, è possibile osservare malnutrizione accompagnata da depressione. Tale ossessione colpisce essenzialmente le donne, pare in particolare le trentenni in carriera!
 
Purtroppo il desiderio eccessivo di salute e benessere psicofisico si può tramutare nel contrario, come ha spiegato la Dott.ssa Lucy Jones della British Dietetic Association al Daily Mail: “questa ossessione porta ad escludere intere categorie di alimenti e dunque aumenta il rischio di gravi danni alla salute come mancanza di densità ossea, ictus, diabete ed attacchi cardiaci Le ortoressiche dunque iniziano con l’evitare il cibo spazzatura ed alcune sostanze particolari come il caffè e la caffeina in genere, l’alcool, le salse, i grassi, i fritti ecc. per poi arrivare ad escludere dalla propria alimentazione anche latte e formaggi, carboidrati, grano ed in generale tutti quei nutrienti di cui non si conoscono con certezza le origini. Attenzione ragazze a non incappare in questa patologia. (fonte salute.pourfemme.it)

Il pranzo perfetto per i bambini

Diversi studi dimostrano che mangiare in famiglia, seguendo semplici regole, aiuta a crescere meglio

Una bella tavola apparecchiata, piatti buoni e preparati con amore, una chiacchierata fra genitori e figli. Che ci crediate o no, un pranzo in famiglia come questo è un toccasana per i bambini: previene l’obesità, i disturbi alimentari ed è una vera e propria terapia per i piccoli che soffrono di asma. Lo ha appena dimostrato uno studio dell’università dell’Illinois, secondo cui i bimbi asmatici che pranzano coi genitori controllano meglio i sintomi e hanno una miglior funzionalità respiratoria. A patto però che il pasto preveda precisi «ingredienti», semplici come l’ABC, indicati dalla psicologa statunitense Barbara Fiese. C’è la A di «azione», ovvero spegnere cellulari, televisione, computer e tutto ciò che può distrarre dal cibo. Poi c’è la B di behavior control, ovvero controllo del comportamento, perché è importante che i bimbi sperimentino a tavola la rassicurante ripetitività delle regole: mangiare alla stessa ora, sedere allo stesso posto. Vedere gesti consueti è tranquillizzante, soprattutto per i piccoli con qualche problema di salute che sono più ansiosi della media, Infine, c’è la C di “conversazione”, l’ingrediente più importante per un pranzo davvero benefico.

BIMBI ASMATICI – La psicologa Fiese ha stilato la «ricetta» per il pranzo ideale dopo aver registrato i pasti di 200 famiglie con bimbi asmatici dai 5 ai 12 anni: poiché l’asma è una malattia cronica, che comporta disagi e molto stress, è un ottimo «terreno« per capire da che cosa dipendano gli effetti positivi dei pasti in famiglia. Un po’ a sorpresa, c’entra poco il cibo in tavola: conta molto di più come si spende il tempo a disposizione per il pasto. «Calcolando che un pasto a casa dura in media 18 minuti, abbiamo visto che il “modello ideale” prevede un paio di minuti dedicati all’eliminare ciò che potrebbe distrarre e spiegare ai bimbi perché lo si fa – spiega Barbara Fiese -. Altri quattro minuti si passano a ribadire piccole norme di comportamento che non vanno imposte, ma spiegate, per creare una rassicurante routine; il resto del tempo va speso in una conversazione costruttiva, che faccia sentire ai figli di essere importanti, sostenuti da mamma e papà nei loro piccoli e grandi problemi. Nelle famiglie che più si avvicinano a questo “modello” i bimbi sono risultati più sereni e in grado di gestire meglio i sintomi dell’asma». «Un’interazione familiare positiva, infatti, – spiega l’esperta – riduce l’ansia e rende i bambini più sicuri di sé; un meccanismo che può certamente contribuire a rendere il pasto in famiglia “salutare” e protettivo anche nei confronti di problemi come l’abuso di sostanze o i disturbi alimentari». REGOLE A TAVOLA – «Se un bimbo è lasciato a se stesso si sente inevitabilmente “perso”: i piccoli hanno bisogno di modelli, perché solo così riescono a strutturare meglio il loro carattere e a gestire la loro autonomia, anche nei confronti di eventuali problemi di salute. È questo il senso delle regole a tavola – conferma Giuseppe Fatati, presidente della Fondazione dell’Associazione italiana di dietetica e nutrizione clinica -. La convivialità, dal canto suo, è ormai considerata il primo e più importante gradino della piramide alimentare: conversare e condividere con le persone care il cibo è un passo essenziale per mangiare sano, oltre che per coltivare i propri affetti». «Proprio in famiglia – prosegue Fatati – si trasmette la cultura alimentare: i bimbi sono molto “permeabili” a ciò che apprendono a casa, amano stare a tavola con gli adulti e se imparano da piccoli le buone abitudini non le dimenticano più». Non a caso il pranzo con genitori o nonni previene l’obesità, come ha appena dimostrato una ricerca della Dietetitians Association of Australia. «Chi a tavola non si distrae con la tv, ma conversa con gli altri, mastica più lentamente, si concentra sul cibo, capisce che cosa sta mangiando e non si abbuffa» spiega Fatati. La maggior parte dei bambini però a mezzogiorno mangia a scuola: un’occasione persa? «Va bene anche il pasto con i coetanei, a patto però che i genitori riescano a fare almeno un pasto coi figli, magari la colazione, occasione fondamentale per un avvio positivo della giornata» conclude il nutrizionista (fonte il corriere.it)