Il pranzo perfetto per i bambini

Diversi studi dimostrano che mangiare in famiglia, seguendo semplici regole, aiuta a crescere meglio

Una bella tavola apparecchiata, piatti buoni e preparati con amore, una chiacchierata fra genitori e figli. Che ci crediate o no, un pranzo in famiglia come questo è un toccasana per i bambini: previene l’obesità, i disturbi alimentari ed è una vera e propria terapia per i piccoli che soffrono di asma. Lo ha appena dimostrato uno studio dell’università dell’Illinois, secondo cui i bimbi asmatici che pranzano coi genitori controllano meglio i sintomi e hanno una miglior funzionalità respiratoria. A patto però che il pasto preveda precisi «ingredienti», semplici come l’ABC, indicati dalla psicologa statunitense Barbara Fiese. C’è la A di «azione», ovvero spegnere cellulari, televisione, computer e tutto ciò che può distrarre dal cibo. Poi c’è la B di behavior control, ovvero controllo del comportamento, perché è importante che i bimbi sperimentino a tavola la rassicurante ripetitività delle regole: mangiare alla stessa ora, sedere allo stesso posto. Vedere gesti consueti è tranquillizzante, soprattutto per i piccoli con qualche problema di salute che sono più ansiosi della media, Infine, c’è la C di “conversazione”, l’ingrediente più importante per un pranzo davvero benefico.

BIMBI ASMATICI – La psicologa Fiese ha stilato la «ricetta» per il pranzo ideale dopo aver registrato i pasti di 200 famiglie con bimbi asmatici dai 5 ai 12 anni: poiché l’asma è una malattia cronica, che comporta disagi e molto stress, è un ottimo «terreno« per capire da che cosa dipendano gli effetti positivi dei pasti in famiglia. Un po’ a sorpresa, c’entra poco il cibo in tavola: conta molto di più come si spende il tempo a disposizione per il pasto. «Calcolando che un pasto a casa dura in media 18 minuti, abbiamo visto che il “modello ideale” prevede un paio di minuti dedicati all’eliminare ciò che potrebbe distrarre e spiegare ai bimbi perché lo si fa – spiega Barbara Fiese -. Altri quattro minuti si passano a ribadire piccole norme di comportamento che non vanno imposte, ma spiegate, per creare una rassicurante routine; il resto del tempo va speso in una conversazione costruttiva, che faccia sentire ai figli di essere importanti, sostenuti da mamma e papà nei loro piccoli e grandi problemi. Nelle famiglie che più si avvicinano a questo “modello” i bimbi sono risultati più sereni e in grado di gestire meglio i sintomi dell’asma». «Un’interazione familiare positiva, infatti, – spiega l’esperta – riduce l’ansia e rende i bambini più sicuri di sé; un meccanismo che può certamente contribuire a rendere il pasto in famiglia “salutare” e protettivo anche nei confronti di problemi come l’abuso di sostanze o i disturbi alimentari». REGOLE A TAVOLA – «Se un bimbo è lasciato a se stesso si sente inevitabilmente “perso”: i piccoli hanno bisogno di modelli, perché solo così riescono a strutturare meglio il loro carattere e a gestire la loro autonomia, anche nei confronti di eventuali problemi di salute. È questo il senso delle regole a tavola – conferma Giuseppe Fatati, presidente della Fondazione dell’Associazione italiana di dietetica e nutrizione clinica -. La convivialità, dal canto suo, è ormai considerata il primo e più importante gradino della piramide alimentare: conversare e condividere con le persone care il cibo è un passo essenziale per mangiare sano, oltre che per coltivare i propri affetti». «Proprio in famiglia – prosegue Fatati – si trasmette la cultura alimentare: i bimbi sono molto “permeabili” a ciò che apprendono a casa, amano stare a tavola con gli adulti e se imparano da piccoli le buone abitudini non le dimenticano più». Non a caso il pranzo con genitori o nonni previene l’obesità, come ha appena dimostrato una ricerca della Dietetitians Association of Australia. «Chi a tavola non si distrae con la tv, ma conversa con gli altri, mastica più lentamente, si concentra sul cibo, capisce che cosa sta mangiando e non si abbuffa» spiega Fatati. La maggior parte dei bambini però a mezzogiorno mangia a scuola: un’occasione persa? «Va bene anche il pasto con i coetanei, a patto però che i genitori riescano a fare almeno un pasto coi figli, magari la colazione, occasione fondamentale per un avvio positivo della giornata» conclude il nutrizionista (fonte il corriere.it)

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