Daily Archives: febbraio 17, 2011

Asma? Eliminare fumo, muffe e smog

I fattori di rischio ambientale incidono fino a oltre il 40% nelle patologie respiratorie. A sostenerlo un’indagine epidemiologica realizzata dall’Ibim-Cnr di Palermo, appena pubblicata sulla rivista scientifica Pediatric Allergy and Immunology Quasi un ragazzo palermitano su quattro soffre di rinite allergica e congiuntivite e oltre un terzo di allergie. 56 su cento dichiarano di essere esposti al fumo domestico, il 21,1% lamenta l’intenso traffico pesante attorno alla propria abitazione e il 15% dichiara la presenza di muffe o umidità nella propria camera da letto. Sono i dati emersi dall’indagine epidemiologica condotta dall’Istituto di biomedicina e immunologia molecolare del Consiglio nazionale delle ricerche di Palermo (Ibim-Cnr) sulla base di un finanziamento erogato da Arpa Sicilia, appena pubblicata sulla rivista scientifica Pediatric Allergy and Immunology, che indica come percentuali fino al 41% delle patologie respiratorie siano attribuibili ai fattori ambientali. Nella ricerca sono stati coinvolti 2.150 studenti di 16 scuole medie secondarie di primo grado del capoluogo siciliano, di età compresa fra gli 11 e i 14 anni. “I soggetti sono stati indagati mediante questionari di salute respiratoria, test allergici cutanei e spirometria”, spiega Giovanni Viegi, direttore dell’Ibim-Cnr. “Dalla valutazione delle risposte è risultata una prevalenza di asma corrente del 4,2% e di rinocongiuntivite del 17,9%, mentre il restante 77.9% dei soggetti era asintomatico. La prevalenza di sensibilizzazione allergica, ossia la risposta positiva ad almeno uno degli 8 allergeni utilizzati per l’esecuzione del test allergico, è stata del 39,2%”. Dati, questi, che si possono allineare con quelli dei maggiori centri urbani italiani e delle maggiori città del Nord d’Italia, anche se a Palermo non vi sono rilevanti insediamenti industriali. Va inoltre osservato come tali valori di prevalenza rilevati nell’anno scolastico 2005-2006 siano in crescita rispetto a quelli rilevati sempre nel capoluogo siciliano e sulla medesima fascia di età nell’anno 2002, nell’ambito dello studio epidemiologico italiano SIDRIA2 (+0,7% annuo per l’asma e +2,2%/anno per la rinocongiuntivite). “La presenza di traffico intenso intorno alla propria abitazione”, specifica il direttore dell’Ibim-Cnr, “è risultato fattore di rischio significativo in particolare per asma corrente, rinocongiuntivite e ridotta funzione respiratoria rispetto a chi non riferiva traffico vicino casa”. Dai dati è stato possibile calcolare il Par (population attributable risk – rischio attribuibile di popolazione), ovvero la proporzione di una malattia dovuta all’esposizione a fattori di rischio e che potrebbe essere dunque eliminata se tale esposizione fosse evitata. Il Par complessivamente dovuto a fattori ambientali evitabili, come esposizione a fumo di sigaretta, presenza di umidità o muffe nell’ambito domestico ed esposizione a traffico veicolare pesante attorno alla propria abitazione, è risultato del 40,8% per l’asma corrente, del 33,6% per la rinocongiuntivite e del 14,1% per la ridotta funzione respiratoria. “Un risultato”, conclude Viegi, “che dimostra quanto la prevenzione sanitaria ed ambientale per la salute dei bambini e degli adolescenti sia importante e possa consentire enormi risparmi in termini di spesa, sia per i farmaci sia per l’accesso ai servizi sanitari”. (fonte www.microscopionline.it)

Lo Yoga Per Curare l’Ipertensione

Ansia, insonnia, artrite, mal di schiena. Sono alcuni dei principali disturbi che una pratica costante e consapevole dello Yoga può contribuire a curare. Negli ultimi decenni, sono stati realizzati centinaia di studi scientifici incentrati sui benefici che gli esercizi proposti da questa disciplina apportano all’organismo umano, e si sono avute conferme del fatto che le persone dedite allo yoga rinforzano le articolazioni, migliorano l’efficienza del sistema cardiovascolare e la digestione e rallentano la respirazione, rendendola più profonda.

Ai vantaggi appena elencati dobbiamo aggiungerne ancora uno: attraverso lo yoga, si può ridurre in modo significativo la pressione arteriosa, prevenendo dunque l’ipertensione o riducendo l’entità della patologia.
Questo effetto benefico può essere spiegato tenendo presente che gli esercizi di yoga hanno conseguenze rilevanti sul sistema neurovegetativo, in quanto essi riducono l’iperstimolazione del sistema nervoso simpatico e, allo stesso tempo, stimolano l’attività del sistema parasimpatico.
Considerando che il sistema nervoso simpatico tende a far aumentare la frequenza del respiro e quella dei battiti cardiaci, mentre quello parasimpatico agisce in senso contrario, risulta facile comprendere i motivi per i quali lo yoga rappresenta un fattore di riequilibrio per l’organismo e consente l’abbassamento della pressione arteriosa.

Già nel 1975, la prestigiosa rivista scientifica “The Lancet” pubblicava i risultati di una ricerca condotta su 20 partecipanti che avevano praticato lo yoga per un periodo di tre mesi. Gli esami effettuati su questi soggetti avevano stabilito che, alla fine dell’esperimento, la loro pressione sistolica era diminuita, mediamente, di 29 punti, mentre quella diastolica era calata di 15 punti.

Nel 2000, uno studio aveva invece messo a confronto tre gruppi di soggetti ipertesi, testandoli per 11 settimane. I partecipanti del primo gruppo avevano praticato yoga, quelli del secondo avevano seguito una terapia a base di farmaci, mentre quelli del terzo non avevano seguito alcuna terapia. Terminata la sperimentazione, le analisi stabilirono che la terapia yoga era stata persino più efficace di quella farmacologica, dal momento che la riduzione media della pressione sistolica dei soggetti del primo gruppo era di 33mm/hg, contro diminuzioni di 24mm/hg e di 4mm/hg registrate, rispettivamente, nei pazienti del secondo e del terzo gruppo

Una delle ultime ricerche tese a verificare sul piano scientifico i benefici della pratica dello yoga sull’ipertensione è stata condotta in India alcuni mesi fa e ha interessato 104 persone. I soggetti hanno seguito, per tre settimane, una terapia fatta di cure naturali, esercizi yoga e dieta ipocalorica e iposodica.
All’inizio della fase sperimentale, tutti i partecipanti, che soffrivano di ipertensione lieve o moderata, erano già in trattamento farmacologico con antipertensivi, ma solo per 40 di essi i valori di pressione erano nella norma. Tre settimane dopo, invece, ben 97 dei 104 partecipanti facevano riportare valori di pressione normali, tanto che 53 di essi avevano potuto sospendere il trattamento farmacologico.  (fonte www.megliosapere.info)

In definitiva, chi ha problemi di pressione alta può sperimentare, unitamente ai trattamenti che già segue, la disciplina dello yoga, con la certezza di ricavarne benefici per il suo stato di salute generale. In tal caso, l’unica avvertenza della quale tener conto consiste nell’evitare che la fase di calo della pressione determinata dall’assunzione dei farmaci coincida con la pratica dello yoga. Il rischio, infatti, è che i valori della pressione scendano a tal punto da causare una sincope, ovvero uno svenimento.

Coca cola, svelata la ricetta: ingredienti salutari?

E’ stata scoperta la ricetta originale della Coca Cola, negli appunti del suo creatore, il farmacista John Stith Pemberton, che nel 1885 sperimentò la composizione che avrebbe voluto vendere come bevanda analcolica oltre che come medicinale curativo. Detto che non credo che questa formula sia stata veramente scovata, è l’occasione per riflettere sulla composizione della bevanda più famosa al mondo e capire se può far bene (come nell’intenzione dell’ideatore) o male alla salute.
Di fatto, attualmente sulle bottiglie per legge ci sono gli ingredienti, ma mancherebbero le dosi specifiche. Cerchiamo allora di capire: di sicuro contiene zucchero e questo già non va bene per chi è a rischio obesità e diabete, senza aggiungere che per questo motivo sembra anche contenere molte calorie. L’acqua è addizionata ovviamente con l’anidrite carbonica che provoca le bollicine: può essere utile per digerire, ma per chi soffre di gonfiore addominale, la sensazione può essere spiacevole!

Ci sarebbe poi l’ E150 (ai tempi originali era estratto di caramello) che in alcuni paesi come la liberale Olanda è vietato; nell’etichetta troviamo anche la presenza di acido fosforico, che alcune ricerche internazionali additano tra i fattori di rischio della calcolosi renale. Vi è una discreta quantità di caffeina e poi c’è del Lime, noce moscata ecc. L’ingrediente essenziale però, come si vede dagli stessi appunti e conferma il nome è la coca: la formula cita infatti la FE Coca (Estratto Fluido di coca). Nulla di sconvolgente, visto che si trattava di un rimedio naturale inventato da un farmacista alla fine del secolo scorso. Oggi non crediamo che chi si occupa dei preparati galenici possa disporre di estratto di coca, ovvero di una droga assolutamente vietata. Nè credo ve ne possa essere nella formula della bevanda in commercio. Di certo si racconta che mescolata con l’aspirina crei allucinazioni o comunque un’alterazione del proprio stato psicofisico. Una leggenda metropolitana avverte che in alcuni settori viene usata per scrostare materiali: sarebbe altamente corrosiva; altri invece affermano che se arriva il mal di gola, fare i gargarismi con la Coca Cola può dare sollievo! I maschi invece, secondo uno studio pubblicato lo scorso anno da alcuni ricercatori dell’Università di Copenaghen, dovrebbero prestare attenzione a non eccedere nelle quantità: ad un litro quotidiano di tale bevanda si assocerebbe una diminuzione degli spermatozoi e dunque della fertilità. Rimane il fatto che la Coca Cola rimane la bibita più bevuta al mondo. (fonte salute.pourfemme.it)

Qualche regola qua e là

Si legge dal blog di Valdo Vaccaro http://valdovaccaro.blogspot.com/

Un vademecum di tipo pratico sulle cose da fare e non da fare:

1) Non mangiare se non hai fame vera. Meglio saltare il pasto.

2) Non mangiare se sei teso, stressato, affaticato, arrabbiato, contrariato, triste, ansioso, preoccupato.

3) Non mangiare tra un pasto e l’altro, mentre la tua digestione è in atto.

4) Non mangiare prima o dopo un grosso sforzo mentale o fisico.

5) Non bere nulla a pasto. Lo puoi fare mezz’ora prima o 3-4 ore dopo.

6) Mangia con moderazione. Mangiare in eccesso, rispetto alla dotazione dei propri succhi gastrici, è causa di malattia.

7) Non fare però l’errore contrario. Non affamare cioè le cellule inutilmente, altrimenti finisci col tuffo notturno sulla nutella o sul formaggio.

8) Mastica bene, dal momento che il tuo stomaco non ha denti.

9) Evita focacce, torte, pasticcini, sale, pepe, spezie, ketch-up, mostarde, marmellate, bevande zuccherate-pastorizzate-aspartamizzate-gassate, bevande alcoliche e nervine, cibi elaborati, proteine animali. Ma ricordati che, per evitare tutte queste cose, devi per forza massimizzare l’apporto vitale ed elettrizzante della frutta e della verdura cruda.

10) Evita assolutamente il pane bianco commerciale. Pane integrale, pasta integrale e pizza alle verdure, si possono consumare, se preceduti da piatto di verdure crude.

11) Evita bagni bollenti e gelati, dato che gli eccessi scioccano il corpo. Piano con le saune.

12) Evita saponi e shampoo. L’acqua rimane il miglior solvente.

13) Evita gli odori chimici.

14) Dormi con le finestre socchiuse d’inverno, e aperte nelle altre stagioni, con debita zanzariera.

15) Dormi meglio con la testa verso nord.

16) Fa ginnastica, movimento, aerobica tutti i giorni, incluso respirazione yoga, inclusi bagni di sole, incluse balneazioni, ogniqualvolta possibile.

17) Pensa in positivo tutti i giorni.

18) Mangia soprattutto cibo vitale, naturale, crudo all’80%.

19) Il cibo improprio diventa cibo fermentato (alcolizzato) e cibo imputridito e disbiotico, attento dunque a cosa porti alla bocca.

20) Per vincere il gran premio non si danno al cavallo farine e zuccherini, e tantomeno bistecche, ma carote, avena, crusca ed erba verde.

Le proprietà della borsa del pastore

La borsa del pastore (Capsella bursa pastoris (L.) Medikus) è una piantina erbacea perenne, appartenente alla famiglia delle Brassicaceae, nota sin da tempi antichi per le proprietà antiemorragiche. Il curioso appellativo con cui viene comunemente identificata deriva da un’antica leggenda: un pastore che usava abitualmente la pianta per curare le sue pecore, riuscì ad arrestare l’emorragia uterina di una giovane donna somministrandole ogni ora un cucchiaio di succo fresco preparato con le foglie della pianta, senza usare medicinali

Se quella del pastore è solo una legenda, è invece accertato che durante la prima guerra mondiale i soldati utilizzavano la piantina come emostatico, in sostituzione dei più costosi e meno reperibili farmaci. Le foglie che si trovano alla base della pianta, infatti, colte ancora fresche e tritate a dovere possono essere applicate sui piccoli tagli e le piccole ferite per velocizzare il processo di cicatrizzazione. I risultati sono davvero sorprendenti.

Se ne può fare anche un uso prettamente femminile: grazie all’alto contenuto di tannini, alcaloidi, glucosidi e altre sostanze importanti, la borsa del pastore può infatti rivelarsi particolarmente utile anche nel caso di mestruazioni abbondanti o irregolari. Per ottenere un’azione regolarizzante del flusso mestruale e prevenire eventuali metrorragie, è bene assumere i preparati di borsa del pastore nella settimana che precede la comparsa del ciclo mestruale.

I preparati di borsa del pastore si trovano in erboristeria e possono essere venduti sotto forma di estratti, tavolette o gocce.  (fonte salute.pourfemme.it)

Il Caffè: 3 Pro e 3 Contro

Che sia nero e bollente oppure intiepidito e “schiarito” con del latte, il caffè, con il suo profumo denso e con il suo inconfondibile aroma, accompagna e scandisce le nostre giornate, dalla colazione, agli incontri di lavoro, alla pausa pranzo, alle chiacchierate con amici e colleghi. Una tazzina al momento giusto ci aiuta a carburare meglio, ad essere più attenti e ci tiene svegli e vigili per affrontare al meglio impegni particolarmente noiosi o faticosi. Più che un’abitudine alimentare, per molti di noi è un vero e proprio rito.

Tra le bevande più diffuse e amate al mondo, il caffè è un infuso ottenuto dai semi torrefatti e macinati di alcune specie di alberi e arbusti tropicali, appartenenti al genere Coffea. Dal punto di vista chimico, è una miscela di carboidratilipidiaminoacidivitaminealcaloidi (in particolare, caffeina) e composti fenolici. La caffeina è un’antagonista dell’adenosina, inibitore del sistema nervoso centrale, ed ha un effetto stimolante sull’organismo: 50 ml di caffè espresso, che corrispondono all’incirca ad una tazzina, ne contengono una quantità che varia dai 50 mg (nel caso di un caffè ristretto da bar) ai 80 mg (nel caso di un caffè preparato con la moka di casa).

Per le sue caratteristiche eccitanti, il caffè viene generalmente sconsigliato a coloro che soffrono di particolari patologie, ad esempio nel caso di disturbi cardiovascolari e di ipertensione, ma nella maggior parte dei casi non viene considerato “pericoloso” per la salute: piuttosto, medici ed esperti sembrano invitare ad un consumo moderato, che non superi una determinata soglia giornaliera (addorittura meglio una sola tazzina al giorno).

Vediamo quindi nel dettaglio alcuni pro e contro legati al consumo del caffè, senza pretendere di essere esaustivi e ricordando che, in presenza di disturbi, malesseri o di particolari situazioni e condizioni psico-fisiche (come una gravidanza o l’allattamento), è buona norma rivolgersi ad un medico.

Pro

1. Il caffè riduce il rischio di diabete

Uno studio americano condotto nel 2005 suggerisce che bere caffè in quantità piuttosto elevate contribuisca a diminuire il rischio di insorgenza del diabete mellito (detto anche diabete di tipo 2): l’assunzione di almeno 6 tazzine al giorno diminuirebbe il rischio di diabete di tipo 2 in modo particolarmente significativo, con percentuali che raggiungono il 54% per gli uomini e il 29% per le donne. Tuttavia, non bisogna dimenticare che l’abuso di caffè, come di gran parte degli alimenti e delle bevande, può comportare dei rischi per l’organismo. Per questo, un consumo smodato potrebbe anche risultare utile alla prevenzione del diabete, ma, nello stesso tempo, potrebbe favorire l’insorgere o l’acuirsi di altri disturbi e patologie: meglio non rischiare, quindi, e assumere caffè con moderazione.

2. Il caffè combatte i radicali liberi

I chicchi di caffè contengono sostanze antiossidanti utili a prevenire diversi tipi di malattie e di disturbi e capaci di difendere le cellule dell’organismo dall’azione dei radicali liberi. Tra queste sostanze troviamo, ad esempio, l’acido clorogenico, che ha una potentissima azione antiossidante (in parte diminuita – ahinoi – dai processi digestivi): 50 ml di caffè ne possono contenerne una quantità che va dai 18 ai 90 mg.

3. Il caffè contribuisce a migliorare memoria e capacità cognitive

Alcuni esperimenti scientifici registrano che, se messi di fronte ad un test di apprendimento, i volontari che assumono caffè al mattino offrono performance migliori rispetto a quelli che non ne bevono. Essendo uno stimolante, infatti, il caffè può aiutare a tenere desta l’attenzione (si spiegano così gli effetti benefici della tazzina che ci concediamo dopo il pranzo, per affrontare le ore di lavoro pomeridiane) e, mano a mano che si invecchia, contribuisce a tenere in allenamento le nostre facoltà cognitive. Tanto da far ipotizzare agli studiosi che la caffeina possa avere degli effetti positivi nella prevenzione dell’Alzheimer.

Contro

1. Il caffè può contribuire al peggioramento dell’osteoporosi

Assumere caffè in dosi elevate, al di sopra delle 2 tazzine al giorno, può causare una riduzione nell’assorbimento del calcio da parte dell’organismo ed un aumento del rischio di fratture, in modo particolare nelle donne dopo la menopausa. Sarebbe quindi buona norma, superata una certa età, prevenire il rischio di mancato assorbimento del calcio non bevendo mai quantità di caffè superiori alle 2 tazzine al giorno e, possibilmente, macchiandolo con del latte.

2. Il caffè fa venire le rughe

Nonostante la presenza di composti fenolici antiossidanti, bere troppo caffè può contribuire alla comparsa delle tanto odiate e temute rughe. Per questo, è consigliabile assumerlo con moderazione e prevenire questo sgradevolissimo “effetto collaterale” avendo cura di mantenere la pelle idratatabevendo molta acqua e seguendo una dieta ricca di legumifrutta e verdura.

3. Il caffè che si trova comunemente in commercio può contenere pesticidi

La coltivazione delle piante di caffè è spesso contrassegnata dall’uso massiccio di agenti chimici e pesticidi: tutte sostanze che preferiremmo non ingerire e non mandare in circolo nel nostro organismo. Per scongiurare questo rischio è preferibile scegliere del caffè biologico, magari proveniente dal commercio equo e solidale. Se si consuma abitualmente del decaffeinato, poi, bisogna accertarsi che nel processo di rimozione della caffeina, che ha luogo prima della tostatura dei chicchi, vengano usati esclusivamente solventi naturali e non sostanze chimiche. (fonte greenme.it)

La Roncopatia

La roncopatia è la patologia del russare: può colpire chiunque, uomini e donne di qualsiasi età. Il respiro affannoso e rumoroso, accentuato dalla respirazione a bocca aperta, è prodotto dalle vibrazioni del palato molle e scaturisce da un difficoltoso passaggio dell’aria attraverso le prime vie respiratorie (naso e gola). Quando il russamento è legato a una patologia transitoria, tende a scomparire insieme alla malattia stessa. Quando invece la causa è un’alterazione fisiologica del naso o della gola, il disturbo può divenire cronico (roncopatia cronica).

La roncopatia transitoria è molto diffusa, perché è la conseguenza diretta di patologie altrettanto diffuse, come il raffreddore, l’influenza o la rinite allergica. In questi casi, per liberarsi del problema è necessario curare la patologia che sta a monte e attendere di guarire: il russamento è il sintomo della malattia e quindi scomparirà spontaneamente.

Tra i fattori che possono favorire la roncopatia, vi sono anche l’obesità, l’abuso di alcol, il fumo, i pasti abbondanti, l’intolleranza ad alcuni alimenti e, non ultima, l’assunzione di alcuni medicinali aggressivi (soprattutto quelli che “impongono” il sonno, come i sedativi o i sonniferi). A volte, per eliminare il disturbo può essere sufficiente cambiare le proprie abitudini.

In altri casi, meno frequenti, la roncopatia può essere associata a un difetto fisiologico delle vie respiratorie. La deviazione del setto nasale, così come la presenza di piccoli polipi (poliposi nasale) o anche di ipertrofia adenotonsillare (tonsille e/o adenoidi troppo grosse), possono interferire con la corretta respirazione, favorendo il russamento nelle ore notturne. In questi casi può rivelarsi estremamente utile il ricorso alla chirurgia. Il paziente potrà quindi essere sottoposto a interventi di correzione della deviazione del setto nasale, di rimozione dei polipi nasali, o ancora ad asportazione delle adenoidi e/o delle tonsille.

La roncopatia può sembrare un disturbo trascurabile, in realtà è una vera e propria malattia e in quanto tale deve essere opportunamente curata. Chi russa durante la notte può pagarne le conseguenze durante il giorno: disturbi quali stanchezza cronica, mal di testa frequente, scarsa concentrazione, aritmie e pressione alta possono essere diretta conseguenza delle notti trascorse a russare. (fonte salute.pourfemme.it)