Daily Archives: febbraio 21, 2011

12 fonti di ferro

Ultimamente vi sentite più stanchi del solito e avete un colorito pallido, mancanza di respiro, mal di testa, irritabilità ? Potrebbero essere i primi sintomi di un deficit di ferro nel sangue, indispensabile per la sintesi dell’ emoglobina, proteina che trasporta l’ossigeno alle cellule. Niente allarmismi ma occhio alle cause. Salvo motivi più specifici, un’alimentazione povera di ferro, può provocare un tipo di anemia dovuta da carenza di questo elemento  nel sangue.

Se si è scelto di non mangiare carne non significa che il vostro organismo non possa assorbire ferro da altri alimenti. Come rimediare allora senza modificare la dieta vegetariana?

Ecco ben 12 alimenti di origine vegetale con i più alti contenuti di ferro:

  • Spirulina (1 cucchiaino): 5 mg
  • Soia (1 / 2 tazza): 4,4 mg
  • Semi di zucca (28 g): 4.2 mg
  • Quinoa (un etto abbondante): 4 mg
  • Melassa (1 cucchiaio): 4 mg
  • Concentrato di pomodoro : 3,9 mg
  • Fagioli bianchi (1 / 2 tazza) di 3,9 mg
  • Spinaci (1 / 2 tazza): 3,2 mg
  • Pesche secche (6 metà): 3,1 mg
  • Succo di prugne (due etti e 25 g): 3 mg
  • Lenticchie (un etto abbondante): 3 mg
  • Cioccolato fondente (100g): 17 mg
  • Altri consigli anti-anemia sono:

    • Migliorare l’assorbimento del ferro abbinando a questi alimenti quelli con un maggiore contenuto di vitamina C che aiuta l’organismo ad assumere il ferro in modo più completo.
    • Evitare  o caffè vicino l’assunzione di cibi ricchi di ferro perché queste bevande contengono dei polifenoli che, legandosi al ferro, ne rendono difficile l’assorbimento.
    • Curiosità: cucinando i cibi acidi (aceto, vino rosso, limone, succo di lime, salsa di pomodoro) nelle pentole di ghisa aumenta  il contenuto di ferro della cottura finale (causa la reattività del materiale).
    • Per i più scrupolosi e non solo, ecco una tabella ancor più approfondita! (fonte greenme.it)

    Il metodo Bates per vederci meglio

    Il metodo Bates fu proposto negli anni ’20 da un famoso oculista di New York, W. H. Bates. Bates sosteneva che i difetti della vista derivano da uno squilibrio fra corpo e mente; utilizzando tecniche di rilassamento sarebbe quindi possibile recuperare le piene capacità visive senza usare i tradizionali occhiali.
    Viene esaltato il potere della mente, l’equilibrio con il resto del corpo e dell’ambiente. 

    Indubbiamente il metodo Bates ha sottolineato l’importanza dell’esercizio oculare (proprio come per la salute del soggetto è indispensabile l’esercizio fisico).

    Vediamo alcuni esercizi.
    Palming – Serve per il riposo oculare. Si coprono gli occhi con le mani e si appoggia il peso della testa sui palmi delle mani, immaginando per un paio di minuti scene naturali e rilassanti.
    Punto nero – A occhi chiusi si immagina un punto nero il più a lungo possibile; poi si aprono gli occhi e si fonde il punto con l’immagine che compare davanti a sé.
    Sunning – Per 5′ si guarda a occhi chiusi in direzione del sole, immaginando di assorbire il calore e ridistribuirlo dentro gli occhi. Importante una respirazione lenta e consapevole.
    Forma – Si segue lentamente il contorno di un’immagine a circa due metri di distanza, cercando di disegnarla con la punta del naso.
    Palpebre – Si battono le palpebre ora in modo leggero, ora violento, fino a strizzare gli occhi.
    Rotazione del collo – Davanti a uno specchio si mima per dieci volte un sì convinto con la testa, poi un no. Infine si ruota la testa lungo un grande cerchio, prima in una direzione poi nell’altra. Non si deve mai perdere il contatto con gli occhi riflessi nello specchio.
    Oggetto – Si avvicina e si allontana un oggetto, osservandolo e sbattendo spesso gli occhi.
    Sbadiglio – Si simula uno sbadiglio
     

    Il metodo Bates si basa su tre principi

    Primo principio: il movimento

    Non solo la vista, tutte le percezioni sono basate sul cambiamento, noi percepiamo non le cose in sé, ma il loro mutare: se un suono è costante si finisce per non percepirlo più, se la mano è appoggiata immobile su qualcosa, dopo un po’ non ci darà più alcuna sensazione. Infine, se l’occhio è messo in condizione di osservare una cosa senza assolutamente muoversi (è possibile farlo solo sperimentalmente) dopo un secondo e mezzo diventa cieco!

    Eppure Bates non poté fare a meno di notare questa costante: gli occhi di chi ha problemi visivi si muovono molto di meno di chi ha una vista normale, e il rifiuto del movimento si estende anche a molti altri campi, coinvolgendo il corpo le emozioni e il pensiero.
    Chi ha problemi visivi sembra cercare costantemente di crearsi un ambiente “sicuro”, dove le cose cambino il meno possibile e le attività non siano intense, provochino meno cambiamenti possibili. E l’ambiente più stabile e sicuro finisce per essere il proprio pensiero, forgiato appunto su certezze e “punti fermi”. E quindi si cerca di privilegiare una vita il più possibile “pensata” (e non vissuta).

    È importante comprendere che questo atteggiamento crea una intera visione del mondo, basata sulla rigidità: si cerca di “fermare il mondo”. A volte nei gruppi vengono a galla situazioni dell’infanzia in cui, di fronte ad un trauma come mamma e papà che litigano, si è cercato di fermarli; come? Partendo da sé, fissando lo sguardo e smettendo di respirare e irrigidendo tutto il corpo e pensando NO, NO!
    Col passare degli anni, di fronte ad una novità o a uno stress, si finisce per privilegiare la stessa risposta: arrestare ogni movimento del corpo, fissare lo sguardo, pensare. E si cerca per quanto possibile di evitare attività e situazioni in cui questo modulo di risposta è platealmente inadatto.

    Gli occhiali poi, costituiscono un limite fortissimo al movimento degli occhi e del corpo.

    Cosa propone Bates riguardo a questo punto? Il suo approccio è in fondo simile a quello del Buddismo e altri sentieri spirituali: la radice della tensione mentale, che a sua volta genera problemi alla vista sta nella titanica e disperata lotta contro l’esistenza e le sue leggi, in particolare contro quella che citavamo all’inizio: tutto scorre, tutto si muove, tutto si trasforma, nessuna cosa è MAI stabile. Bisogna cambiare punto di vista, smettere di lottare e rilassarsi consapevolmente e volonterosamente.

    Il secondo principio: la centralizzazione

    Una delle conseguenze dell’abitudine di fissare, tipica di chi ha problemi visivi è che per vedere alcune cose mantenendo gli occhi immobili, allarghiamo la nostra percezione visiva, la “diffondiamo” a scapito dell’acutezza . Se per esempio guardiamo il viso di una persona, chi ha una vista naturale continuerà a “esplorare” il viso, mettendo a fuoco una miriade di particolari (fino a 3.600 al minuto) nitidi e focalizzati, che il cervello ricostruirà in un’immagine nitida.

    Chi fissa lo sguardo cercherà invece di vedere il viso TUTTO INSIEME ugualmente bene (il che è impossibile) e nel fare ciò sfoca lo sguardo e vede peggio. Non solo, ma attraverso questo meccanismo protratto negli anni perde anche man mano la capacità di concentrare l’attenzione nel centro del proprio campo visivo (che corrisponde alla fovea, la parte più sensibile della retina).

    Bisogna comprendere che la centralizzazione è corretta solo se legata al movimento, mentre non funziona con il fissare lo sguardo; anzi fissare lo sguardo produce invariabilmente il suo contrario e si entra in quel tipico giro vizioso per cui si fissa, non si vede bene perché si perdono dettagli e l’ansia porta a fissare ancora di più .

     Un’esperienza tipica “le pietruzze”

    Il terzo principio: il rilassamento

    Il rilassamento è difficile nella nostra società: siamo allenati a fare esattamente il contrario. La tensione diventa una parte così onnipresente della nostra esistenza che ne perdiamo la consapevolezza, anzi tenderci ci sembra la risposta “naturale” spontanea.
    Invariabilmente, quando ci si rilassa si vede meglio (si VIVE meglio). Il problema è che per molti è diventato difficile rilassarsi, a volte è una esperienza così estranea da fare paura.

    È anche importante chiarire che senza movimento non c’è vero rilassamento. Chi ha problemi visivi quando non si muove resta rigido, non si rilassa. E per quel che riguarda la vista il rilassamento e quindi la chiarezza, avviene solo se è presente anche la centralizzazione, altrimenti si ricade fatalmente nella rigidità e nel fissare.
    Va da sé che rilassarsi davvero coinvolge un profondo cambiamento del modo di vedere il mondo e l’identificazione dei condizionamenti negativi (tutti i “dovrei”, “non posso” etc.).

     Il metodo Bates è tutto qui?

    No, esiste anche il ruolo della memoria e dell’immaginazione, Bates ha insistito molto sul concetto “Senza memoria perfetta non può esserci vista perfetta”. Parimenti l’immaginazione aggiusta le limitazioni e aberrazioni della vista.

    Dieta rigenerante post-inverno

    Bisogna fare una distinzione tra dieta detossinante e dieta dimagrante. La prima mira a rimuovere le tossine dai depositi, la seconda è orientata alla perdita di peso.

    La primavera è esattamente il momento propizio per eliminare tutto ciò che di nocivo si può essere insediato nel nostro corpo. Spesso si arriva a quella che dovrebbe essere la stagione della rinascita affaticati e insonnoliti. C’è chi sostiene che all’origine di questa stanchezza ci sia una “bella” intossicazione organica. Niente di più probabile visto che durante l’inverno si è ecceduto nel consumo di carne, vino e dolci con il risultato di assistere a una progressiva riduzione della vitalità delle cellule e delle funzionalità degli organi. Depurarsi sarebbe proprio una buona idea e l’incedere della primavera è esattamente il momento propizio per eliminare tutto ciò che di nocivo si può essere insediato nel nostro corpo.

    Occorre fare una distinzione tra una dieta detossinante e una dieta dimagrante, entrambe fattibili in primavera. La prima mira a rimuovere le tossine dai depositi, la seconda, invece, è orientata a perdere peso senza tener conto che l’eccessiva introduzione di proteine di carne animale, per esempio, può essere peggiori attacchi all’organismo.

    In ogni caso è possibile immaginare una mini dieta di tre giorni per raggiungere parte dello stesso obiettivo. Il concetto, in sostanza, è quello di eliminare completamente gli alimenti tossici, i grassi saturi e il sale per qualche giorno e fare il pieno di alimenti di origine vegetale, sali minerali e vitamine.

    Si può immaginare una colazione con 1 bicchiere di centrifugato di mela e 1 bicchiere di centrifugato di carota, 1 tazza di caffè d’orzo o di tè verde. A Pranzo un frutto di stagione, verdura cruda condita con olio extravergine di oliva e aceto di mele, 60 g di riso integrale condito con sugo di verdura a piacere. A cena della verdura alla griglia o al vapore, verdure ripiene di riso integrale oppure 40 g di riso in una minestra di verdure.

    Se il problema, invece, sono i chili di troppo ecco allora una dieta ricca di cereali naturali come orzo e farro, e di festosi vegetali che, proprio in questa stagione, danno il meglio di sé: asparagi, carciofi, finocchi, lattuga, bietole, broccoli, carote, cipolle, fagiolini, fave, patate novelle, peperoni, piselli, porri, pomodori, prezzemolo, radicchio rosso, ravanelli, rape, rucola, sedano e valeriana.Ma anche i metodi di cottura sono importanti per ottenere il meglio da questa dieta: la primavera richiede cotture rapide e leggere come quelle in pentola a pressione, al vapore, alimenti saltati velocemente. In questo periodo dell’anno il nostro corpo ha bisogno di rigenerarsi e quindi necessita di tutti gli enzimi vitali che, con lunghe cotture, andrebbero persi.Ottimo consiglio: dare un taglio al sale. L’acqua sarà così libera di lavare le cellule. Risultato? Meno tossine che ingolfano i tessuti, meno centimetri e silhouette scattante.

    In più niente bibite: aranciate, gazzose o le bibite “naturali al 100% senza zuccheri aggiunti” (hanno zuccheri naturali concentrati in modo innaturale…). E se si è al bar e tutti prendono bibite? Ci sono sempre le spremute di arancia fresca o pompelmo senza zucchero aggiunto, l’acqua minerale e il tè: sono molto meglio della bibite industriali, tutte uguali (acqua, zucchero, acido citrico e coloranti). (fonte www.italiaatavola.net)

     

    Il cetriolo

    Originario dell’Asia e appartenete alla famiglia delle cucurbitacee è detentore di una serie di qualità veramente eccezionali. Il primo aspetto è legato alla sue proprietà dimagranti. Non tutti sanno, forse, che il cetriolo contiene l’acido tartarico, un acido organico che, associato a qualsiasi tipo di carboidrato opera in maniera tale da non farlo trasformare in adipe: invece di farlo assimilare dal proprio corpo lo elimina attraverso le feci. Insomma, blocca totalmente la trasformazione in grassi e, per questo, è consigliatissimo per tutti coloro che vogliano dimagrire non privandosi di un gustoso e succulento piatto di pasta.

    Grazie al loro contenuto di silicio, inoltre, i cetrioli possono anche contribuire ad alleviare i sintomi della fibromialgia e della sindrome da stanchezza cronica.

    Il cetriolo svolge poi un ruolo fondamentale nella prevenzione della cellulite e della ritenzione idrica. Consumare cetrioli – soprattutto – durante i giorni del ciclo mestruale è un ottimo alleato per eliminare il classico gonfiore dovuto alle tossine che, essendo bloccate dai liquidi in eccesso, si accumulano nei vari distretti dell’organismo.

    Aspetto fondamentale, però, per poter usufruire di tutti questi vantaggi è quello di non cuocerlo: mai, assolutamente, scordatevelo. Tutti i suoi benevoli effetti, infatti, vengono dispensati solo nella sua forma cruda.

    Mettendocelo addosso, infatti, possiamo fare più belle le nostre pelli. Tutti hanno come stereotipo l’immagine di una persona con due fette di cetriolo sugli occhi per limitare e far sgonfiare le borse; verissimo, funziona, ma provate anche a una maschera di bellezza.

    Un trattamento a base di cetriolo è in grado di garantire ottimi risultati in termini di cura della pelle rovinata. Il dato sorprendente è che il nostro amico verde è efficace su tutti i tipi di pelle: grassa, impura, screpolato o secca, non fa differenza. Le sue proprietà sono riconducibili al fatto della sua composizione, con il 95% di acqua e un 5% ripartito fra sali minerali, potassio, magnesi e calcio, lo rendono un prezioso alleato per la cura del viso. (fonte greenme.it)

    Rischio di trombosi e malattie cardiovascolari molto minore nei vegani e vegetariani

    In contraddittorio con l’articolo che trovate a questo link gentilmente Davide ci ha chiarito le idee con questo articolo tratto da www.scienzavegetariana.it.

    Una recente rassegna sui meccanismi biochimici di alcuni nutrienti delle diete vegetariane e la loro implicazione clinica (“Chemistry behind Vegetarianism”, Li, J. Agric. Food Chem. 2011) ha rappresentato nelle ultime settimane l’estasi per tutti i carnivori, a causa di una campagna di stampa basata sulla più assoluta incomprensione della pubblicazione originale.

    Va innanzitutto precisato che la differenza tra “rassegna” e “studio” è che la prima si limita a riassumere e analizzare i dati di vari studi e li mette in relazione con conoscenze disponibili, senza alcun contributo originale proprio degli autori ai risultati stessi. E’ quindi accaduto che una lettura poco attenta od una successione di errori di traduzione abbiano portato a divulgare i contenuti di questa rassegna in modo totalmente erroneo, e in contrasto con i reali dati che derivano dagli studi sulle malattie cardiovascolari nei vegetariani.

    Secondo quanto riportato dai mass-media italiani, addirittura la dieta vegana sarebbe molto più pericolosa per il cuore in quanto produrrebbe un pericoloso indurimento delle arterie, e altre fantasiose sadiche conseguenze.

    Quello che la rassegna riporta, invece, è l’esatto contrario: l’Autore infatti spiega che gli onnivori presentano un insieme di fattori di rischio cardiovascolare significativamente superiore rispetto ai vegetariani e vegani, quali maggiori valori di BMI, rapporto circonferenza vita/fianchi, pressione arteriosa, colesterolo totale, LDL e trigliceridi plasmatici, Lp(a), attività del fattore VII della coagulazione, rapporto colesterolo totale/colesterolo-HDL, rapporto colesterolo LDL/colesterolo HDL, rapporto Acidi grassi totali/colesterolo HDL, e livelli di ferritina.

    Ribadendo che i carnivori presentano un insieme di fattori di rischio di trombosi ed aterosclerosi superiore a quello dei vegetariani, l’Autore sottolinea come i vegetariani (compresi anche vegetariani appartenenti a Paesi emergenti, la cui dieta è sensibilmente differente da quella dei vegetariani dei Paesi occidentali a cui noi apparteniamo) possano diminuire ancora di più il loro già basso rischio di trombosi ed aterosclerosi aumentando le assunzioni di vitamina B12 e di acidi grassi omega-3 (questi ultimi provenienti da fonti vegetali come noci e semi di lino).

    Questi i reali contenuti di un articolo che si limita a discutere, in chiave puramente teorica, alcuni aspetti metabolici dell’organismo umano.

    Dichiara la dottoressa Luciana Baroni, medico nutrizionista e presidente della Società Scientifica di nutrizione vegetariana-SSNV: “Se davvero lo stolto guarda il dito quando il saggio indica la luna, trasmettere a un’opinione pubblica prevalentemente carnivora la notizia ‘securizzante’ (secondo la logica della mors tua, vita mea) che il cuore dei vegani è a rischio, e non urlare pubblicamente contro la strage che l’alimentazione a base di carne provoca, è azione non solo stolta, ma che mi permetto di definire un crimine nei confronti dell’umanità.”

    L’evidenza che proviene dagli studi scientifici effettivi condotti sulla popolazione è quella di una sensibile riduzione del rischio di morte per malattie cardiovascolari nei vegetariani. I vegetariani sarebbero protetti nei confronti di queste malattie in virtù degli effetti favorevoli della dieta sullo sviluppo di altre malattie che sono anche fattori di rischio cardiovascolare (diabete, ipertensione, sovrappeso-obesità, ipercolesterolemia), e in virtù delle caratteristiche della dieta vegetariana stessa, in grado di apportare maggiori quantità di frutta, verdura, frutta secca, soia, fibre, antiossidanti, steroli, e minori quantità di grassi totali, saturi, sale.

    Le linee guida per l’alimentazione vegetariana prodotte per la prima volta in negli USA nel 1997 hanno da subito inserito nelle raccomandazioni il rispetto delle assunzioni di omega-3 da fonte vegetale e di una fonte regolare di vitamina B12. Tutti i vegetariani dei Paesi occidentali sono informati di questo, e in molti rispettano questi consigli, che consentono di diminuire ulteriormente il loro già basso rischio cardiovascolare attraverso l’assunzione di noci, olio e semi di lino e altre fonti vegetali di omega-3, e l’assunzione di cibi fortificati o integratori di vitamina B12 di sintesi batterica.

    Secondo l’European Heart Network, nel 2008 le malattie cardiovascolari hanno rappresentato la prima causa di morte nella regione Europea OMS, dove ogni anno sono responsabili della morte di oltre 4,3 milioni di individui, pari al 48% di tutti i decessi (54% per le donne, 43% per gli uomini).

    Conclude la dottoressa Baroni: “Sappiamo che il ruolo della dieta è importante, che la dieta può uccidere. Ma l’imputato non è la dieta vegetariana o vegana, bensì la dieta onnivora, che i cibi animali contribuiscono pesantemente a rendere un killer spietato.”