Daily Archives: luglio 15, 2011

Il Pesce Fritto vs Pesce al Forno o alla Griglia

Il pesce fritto fa male. Forse nessuno si stupirà di questo ma ci sono altre cose interessanti che lo studio condotto da Donald Lloyd-Jones, ricercatore del Dipartimento di medicina preventiva all’Università di Chicago, ha evidenziato. Vediamo quali.

Intanto l’ovvietà che tutti conosciamo: la frittura, qualsiasi sia l’alimento sottoposto a questo tipo di cottura, è la meno salutare. Forno, griglia, pietra ollare, quelle insomma con meno olio possibile, se non del tutto assente, sono da preferire, sempre, non solo per la cottura del pesce.

Ma lo studio, effettuato su un campione molto ampio di 84.000 donne in menopausa, età media 63 anni, seguite dal 1981 al 2008, ha evidenziato che nei 1.800 casi di infarto, chi consumava almeno una volta a settimana l’alimento pesce ma fritto, aveva visto crescere del 48% le proprie probabilità di infarto.

Ma a questa assunzione, appunto l’ovvietà, il ricercatore ne ha ricavato altre: chi mangia pesce fritto una volta a settimana ha uno stile di vita meno salutare di chi lo mangia al forno o grigliato. Ad esempio fuma di più, e maggiore è la percentuale di essere malati di diabete, di pressione alta o di altre malattie cardiovascolari.

Mangiare pesce al forno o grigliato quindi indica che la dieta è migliore, in tutti i sensi. Basterebbe quindi chiedere come si consuma il pesce per capire quali sono le abitudini alimentari di un soggetto. “Sicuramente, come dimostrano i nostri dati, il pesce cotto alla griglia o al forno previene le malattie cardiovascolari: è infatti un’ottima fonte di proteine magre. Ma anche il tipo di pesce è importante in termini di salute cardiovascolare: il pesce azzurro, lo sgombro ed il salmone hanno un grado di protezione cardiovascolare superiore, al contrario dei tonno o dei pesci “bianchi” come merluzzo, dentice o sogliola, ha concluso Donald (fonte greenme.it)

Nuovi studi confermano le Proprieta’ Anti-Infiammatorie delle Amarene

Ulteriori evidenze scientifiche sui benefici anti-infiammatori delle amarene emergono da sperimentazioni condotte da un team di ricercatori dell’Università del Michigan. Lo studio è stato presentato al meeting annuale “Experimental Biology”. I ricercatori hanno riscontrato non soltanto una generale proprietà anti-infiammatoria delle amarene, ma una diminuzione di fenomeni infiammatori in alcuni organi chiave, come grasso addominale o muscolo cardiaco, noti per la loro correlazione con il rischio di patologia cardiaca nelle persone obese.

I test sperimentali sono stati condotti su topi-cavia, alimentati per 90 giorni con una dieta tipicamente americana, caratterizzata da un elevato apporto di grassi e una moderata quantità di carboidrati. La dieta è stata arricchita con amarene in polvere per un quantitativo pari all’1 per cento dell’alimentazione complessiva.

Il gruppo di cavie alimentate con l’apporto di amarene in polvere ha mostrato una riduzione nei fattori di rischio per le patologie cardiache, inclusi colesterolo, peso corporeo, massa grassa e altri noti segnali di infiammazione.

Se l’infiammazione è il normale processo che l’organismo utilizza per combattere infezioni o ferite, studi recenti dimostrano che uno stato cronico di infiammazione aumenta il rischio di patologie. Il potere anti-infiammatorio delle amarene risulta così un valido alleato per ridurre tale rischio.

La ricerca sperimentale si è estesa anche ad un campione di dieci soggetti umani, tutti sovrappeso od obesi, ai quali sono stati somministrati 23 cc di succo di amarena ogni giorno per un periodo di quattro settimane. Al termine del test si sono manifestate significative riduzioni in diversi segnali di infiammazione cronica, oltre a minori livelli di trigliceridi, altro fattore di rischio per la salute del cuore.

I ricercatori, incoraggiati dai primi risultati, procederanno in ulteriori indagini sul contributo della dieta alle situazioni infiammatorie e al rischio di patologie.

(fonte
www.freshplaza.it)

Dieta Anticellulite: Pesce, Carboidrati Integrali, Frutta e Verdure

Tutto inizia a tavola, sostiene la Nutrition Foundation of Italy, scegliendo gli alimenti giusti e più adatti per combattere la ritenzione idrica e il gonfiore. Nella lista della spesa non dovrebbero mai mancare cereali integrali, salmone e verdure di stagione.

I cereali favoriscono la funzionalità intestinale e quelli integrali permettono un rilascio più lento e graduale di zuccheri, ostacolando l’ingrossamento delle cellule adipose. Il pesce fornisce una maggiore quantità di iodio, che stimola invece il metabolismo e favorisce la trasformazione dei grassi e degli zuccheri in energia. Il pesce da preferire è il salmone, ricchissimo di acidi grassi Omega-3. Infine, un posto di rilievo viene occupato dalle verdure e dalla frutta di stagione, soprattutto quelle ricche di acqua come le zucchine, pomodori, spinaci, lattuga e la frutta, come l’anguria e il melone, e i prodotti ricchi di antiossidanti: ciliegie, fragole, lamponi, more.

Sono frutti indispensabili e importantissimi perché ricchi di vitamina C, che riesce a ridurre la permeabilità dei vasi sanguigni dalla quale dipende la fuoriuscita dei liquidi che poi vanno a gonfiare i tessuti dando vita alle adiposità localizzate.

Nelle giornate d’estate, in ultimo ma non meno importante, non bisogna mai farsi mancare l’acqua: due litri di acqua al giorno sono particolarmente utili per favorire l’eliminazione dei liquidi che ristagnano nei tessuti. (fonte www.benessereblog.it)

Riso bianco Vs. Riso integrale: vantaggi e precauzioni

Il riso costituisce l’alimento base per gran parte della popolazione mondiale. Alcuni lo utilizzano come piatto principale, altri come contorno. In Italia il riso è un must in estate nella realizzazione di fresche insalate. Ed in inverno chi non si è mai riscaldato gustando un ottimo risotto? Il riso è un alimento versatile, si sposa con i condimenti più vari e in genere è apprezzato da tutti.

Le qualità di riso sono numerosissime, dal carnaroli, al parboiled, al violone nano, fino al riso nero, dai chicchi lunghi e prodotto sia in Oriente che in Italia. Ma la distinzione primaria in questo campo si pone tra riso biancoriso integrale. Al riso bianco siamo tutti abituati, mentre molti stanno riscoprendo il riso integrale, alla ricerca di un’alimentazione più sana ed equilibrata

Quali sono i vantaggi del preferire l’uno all’altro? Sono necessarie precauzioni per la conservazione? Scopriamolo insieme.

Riso bianco

Il riso bianco si ottiene tramite una particolare lavorazione dei chicchi che ne elimina la crusca ed il germe. Ciò determina purtroppo l’asportazione di gran parte delle sostanze nutritive utili all’organismo che il riso contiene. Il germe viene eliminato per impedire l’irrancidimento del riso, dovuto alle delicate componenti oleose in esso presenti. Il riso bianco può essere conservato in dispensa per periodi molto lunghi, senza che si deteriori.

Riso integrale

Il vero riso integrale viene privato soltanto della parte più esterna e non commestibile del chicco, la lolla. In tal modo tutte le sostanze nutritive presenti nel chicco rimangono inalterate, a nostro beneficio. Il riso integrale sarebbe quindi da preferire al riso bianco, raffinato, per il suo apporto di nutrienti di maggiore qualità.

Proprietà

Il riso integrale, rispetto al riso bianco, contiene:

– il doppio del fosforo

– il doppio del manganese

– più del doppio del ferro

il triplo della vitamina B3

il quadruplo della vitamina B1

– una quantità di vitamina B6 dieci volte superiore

Il manganese è fondamentale per la produzione di energia, per il rilascio di ormoni e per le sue proprietà antiossidanti. Il suo elevato contenuto di fibreselenioriduce il rischio di malattie intestinali. I fitonutrienti che lo compongono soino utili per la prevenzione di malattie cardiache e degenerative.

Il riso integrale è un alimento di facile digeribilità, sebbene si tenda a consigliare ai convalescenti di consumare riso bianco, poiché si ritiene che l’elevato contenuto di fibre del riso integrale possa provocare in alcuni casi dei fastidi digestivi.

Di contro, il riso integrale è ritenuto ottimo in caso di insufficienza renale e di obesità, poiché favorisce le funzioni metaboliche. Costituisce inoltre un valido aiuto per tenere sotto controllo lapressione sanguigna ed il colesterolo.

Sia il riso bianco che il riso integrale sono completamente privi di glutine. Sono quindi adatti per chi soffre di questa intolleranza e per lo svezzamento dei più piccoli, come primo cereale da introdurre per prevenirla.

Precauzioni

Prima di consumare del riso integrale è necessario verificare che esso non sia rancido. L’irrancidimento si riconosce per la formazione di strani odori. Ciò avviene per il deterioramento degli oli che esso contiene. Il riso integrale andrebbe dunque acquistato in piccole quantità e consumato entro pochi mesi. Per la sua conservazione, una volta aperta la confezione, utilizzate dei contenitori o dei sacchetti sottovuoto e riponeteli in un luogo asciutto, al riparo dall’umidità (fonte greenme.it)

Il Diabete di tipo 2 potrebbe essere ritardato dalla Vitamina D

Uno studio statunitense ha scoperto come la vitamina D potrebbe avere un ruolo importante nel ritardare l’insorgenza del diabete di tipo 2. Il collegamento tra quest’ultimo e la vitamina è oggetto di studio da qualche anno, e nonostante ciò i risultati non sono ancora del tutto chiari. Infatti, per avere una certezza di quale sia il reale collegamento tra la patologia e la vitamina D bisognerà eseguire ulteriori ricerche.

Il risultato ottenuto dalla ricerca, condotta dagli studiosi del Tufts University Medical Center di Boston, è molto importante per una futura prevenzione del diabete. I ricercatori hanno eseguito lo studio coinvolgendo 92 volontari, che per quattro mesi hanno assunto vitamina D3, calcio, o entrambi o solo placebo. A fine studio sono stati analizzati i valori di glicemia e di emoglobina glicata, scoprendo come la vitamina D possa aiutare i pazienti affetti da diabete di tipo 2.
 
Per quanto riguarda l’assunzione di calcio, i ricercatori non hanno identificato nessuna correlazione con la patologia, sia somministrato da solo che insieme alla vitamina D. Grazie a questa ricerca si può constatare come i miglioramenti evidenziati sui pazienti diabetici o a rischio siano dovuti solo alla vitamina. In ogni caso, come accennato prima occorrono altri studi prima di fare delle specifiche conclusioni. (fonte
www.tantasalute.it/)