Daily Archives: luglio 20, 2011

Che cos’è l’Igienismo: la Scienza della Salute

L’Igienismo è un modello di vita proposto da Ippocrate nel 400 a. C. e rilanciato dagli americani nella prima metà del 1800. Il vero padre dell’Igienismo contemporaneo (il movimento che studia e divulga le Leggi della Vita e la Filosofia della Salute) è il dottore Herbert MacGolphin Shelton, autore di oltre quaranta libri scientifici nei quali descrive come è riuscito, con questo sistema, a curare, in oltre sessanta anni di professione medica, oltre 20.000 patologie ritenute gravi o gravissime.
Il modello curativo igienista è affascinante, sconvolgente, semplice, pratico, veloce e poco costoso. Esso mette a dura prova la nostra elasticità mentale: le convinzioni e le credenze rispetto a salute e malattia vengono ribaltate, si entra in un mondo dove l’interpretazione delle malattie va contro il comune senso della logica. La salute è lo stato normale degli esseri viventi; la malattia (intesa come corredo sintomatologico) è invece il tentativo del corpo di ritrovare la salute, una scelta vitale e fisiologica finalizzata alla guarigione.

I batteri accompagnano o seguono lo stato di malattia, non lo precedono e non ne sono la causa; durante la malattia vengono prodotte numerose escrezioni a livello cellulare ma questo è normale e non vi è da stupirsi che i batteri, svolgendo il loro ruolo di necrofagi, si nutrano di quei rifiuti, fluidificandoli e cooperando alla loro eliminazione.

Causa primaria delle malattie è la tossiemia (aumento degli scarti metabolici nel sangue).

Il corpo umano è formato da un insieme di organi e di apparati che lavorano in armonia per il benessere dell’insieme; gli organi sono formati da tessuti e questi sono costituiti da cellule; la cellula è l’unità strutturale di ogni organismo vivente e ne determina la salute.

Organismi unicellulari acquatici come l’ameba assorbono gli alimenti che entrano nel loro corpo (citoplasma) e che vengono digeriti e i rifiuti espulsi all’esterno, l’ossigeno viene assorbito dall’acqua e quando le condizioni esterne lo consentono (nutrimento, ossigeno, temperatura) si riproducono per divisione e si spostano alla ricerca di zone più ricche di cibo, ossigeno e calore.

Anche le cellule umane vivono in un ambiente acquoso, assorbono e assimilano gli alimenti, svolgono le loro funzioni ed eliminano all’esterno i loro scarti metabolici; le nostre cellule vivono in un ambiente limitato e fanno parte di un ecosistema che è il nostro organismo; il sangue e la linfa portano nutrimento a tutte le cellule del nostro corpo e ne ricevono in cambio scarti metabolici. Ricerche di laboratori realizzate anche dal dr. Alexis Carrel hanno dimostrato che cellule di tessuti animali possono vivere solo pochi giorni in ambienti dove non si opera la pulizia dei tessuti, nonostante la presenza del nutrimento sia garantita. Gli scarti metabolici sono infatti veleno per le cellule: ogni organismo vivente ha organi e apparati (fegato, rene, polmone, ecc…) per mantenere puliti il sangue e la linfa.

L’intossicazione dell’ambiente in cui vive la cellula costituisce la tossiemia.

L’opinione pubblica viene da qualche anno sensibilizzata sui problemi derivanti dall’inquinamento: gli inquinanti dell’aria, dell’acqua, della terra, dei cibi sono infatti sostanze tossiche che contribuiscono a quella che viene definita “tossiemia esogena”. Le cellule in un ambiente intossicato deperiscono, si indeboliscono, invecchiano precocemente e muoiono. Esiste un livello di tossiemia sopra il quale la vita cellulare è impossibile e il compito della vis medicatrix naturae è appunto anche quello di non tollerare nel sangue e nella linfa livelli di tossiemia incompatibili con la vita. Per poter agire, le forze di autoguarigione hanno bisogno di energia: gli igienisti la chiamano “energia nervosa” o “energia vitale”, gli orientali Qi. La vitalità di ogni organismo vivente dipende dalla vitalità delle cellule che lo compongono, la quale dipende in ultima analisi dal grado di disintossicazione del sangue e della linfa.. continua la lettura qui http://www.luigiboschi.it/?q=node/31375

La Fitoterapia per curare il Diabete

Il diabete è un disturbo metabolico causato falla carenza di insulina, l’ormone pancreatico che regola la presenza di zuccheri nel sangue. Una condizione che causa una persistente inabilità dei livelli di glicemia e disturbi della circolazione sanguigna che possono colpire organi vitali come cuore e reni e compromettere la salute degli occhi. Contro il diabete si può ricorrere all’aiuto di erbe mediche che stimolano il pancreas a produrre insulina, riducono lì’assorbimento di zuccheri e proteggono vene e capillari. È da sapere che in caso di glicemia alta o di diabete, rivolgersi al medico di base: le erbe da sole non possono risolvere il problema, che necessita di cure specifiche unite a una dieta consigliata da uno specialista. Le erbe possono interferire con l’uso di farmaci ed essere controindicate in gravidanza e allattamento. Per un cura personalizzata consultare un esperto.

Per il pancreas
Per stimolare la funzionalità del pancreas si può ricorrere allo spinaporci, un arbusto perenne che cresce a forma di cespuglio ramificato e spinoso con foglie piccole, pelose e finemente seghettate, fiori senza petali disposti in capolini rotondi e frutti simili a bacche rosse: per un decotto da bere mattina e sera, bollire 10 g di radici in 300 ml di acqua per 10 minuti. In alternativa, sì a erbe mediche ricche di principi attivi amari come la genziana: per un decotto da bere prima dei pasti, lasciare bollire 8 g di erba in mezzo litro di acqua per circa 30 minuti. Ottime anche le proprietà di un grande albero, il noce: 50 gocce 15 minuti prima dei pasti.

Per la glicemia alta
Per contrastare la glicemia alta, sì alla gumnema, pianta dell’India detta gurmar “distruttore di zuccheri. Un rimedio ayurvedico, principio attivo che, da studi recenti, blocca i ricettori di glucosio nell’intestino e riduce l’assorbimento degli amidi: 1-2 compresse al giorno prima dei pasti. In alternativa c’è la cannella di Ceylon una spezia ottenuto dalla corteccia di un albero dello Sri Lana e un rimedio che riduce l’assorbimento degli zuccheri: 3 g di polvere oppure 1 compressa o 15 gocce 2 volte al giorno, prima dei pasti per 2 o 3 settimane. In caso di una live glicemia, sì alla galega: 1 tazza di tisana 3 volte al giorno, prima dei pasti. (fonte www.mondobenessereblog.com)

Il Diabete si può prevenire con le Noci e i Semi Oleosi

Proteggere la propria salute da una malattia come il diabete dovrebbe essere un punto fermo nella vita di tutte le persone, se poi questa mission si può realizzare senza fare troppa fatica ancor meglio. Un nuovo studio ha dimostrato che i semi oleosi, come le noci, sono un valido aiuto per prevenire il diabete di tipo 2 e tutte le sue complicanze. A sostenere questa tesi sono i ricercatori dell’Università di Toronto (Canada). Ovviamente, c’è stato uno studio interessante che ora cerco di presentarvi.

Sono stati presi tre gruppi di volontari diabetici. Ogni gruppo ha seguito la medesima dieta con una differenza nei cibi supplementari: c’è chi avuto dei muffin, chi pistacchi, noci, noci pecan, nocciole, arachidi, anacardi e noci macadamia (i cosiddetti semi oleosi) e chi muffin e noci insieme.
 
Gli speri hanno notato che il secondo gruppo ha avuto notevoli miglioramenti sia nel regolare la glicemia sia nel ridurre il colesterolo cattivo. “Il misto noci senza sale, crude, secco o tostate può avere benefici sia per il controllo della glicemia e dei lipidi nel sangue e può essere utilizzato come parte di una strategia per migliorare il controllo del diabete, senza un aumento di peso”, ha dichiaro David Jenkins.
 
Avevamo già parlato della caratteristica delle noci nell’influenzare i livelli di colesterolo. La dose consigliata è di circa 15 grammi al giorno, direi che potrebbe essere uno spuntino molto piacevole. (fonte dieta.pourfemme.it)

Rimedi naturali contro i disturbi digestivi

Combatti la pesantezza gastrica tipica del periodo estivo e digerisci meglio grassi e carboidrati con i rimedi naturali giusti.

Estate, digestione a rischio. La digestione difficile, accompagnata sovente da nausea, pesantezza epigastrica, sonnolenza, cefalea o addirittura vomito, è un disturbo piuttosto comune, specie d’estate, ed è indice di turbe della motilità del tubo gastroenterico e spesso anche di concomitanti problemi epatici. In questa situazione sono anche favorite le fermentazioni intestinali, con formazione di gas, alitosi, lingua sporca e impastata. Nausea e vomito costituiscono dei meccanismi fisiologici con cui l’organismo cerca di liberarsi di cibi o sostanze tossiche o pericolose. Per questo motivo è di solito conveniente non ostacolarli, ma cercare anzi di comprenderne il senso e di facilitarli. Se sono episodi occasionali, possono manifestare il rifiuto di un alimento non gradito o uno stato di particolare affaticamento dello stomaco, e in questi casi è utile intervenire con i rimedi naturali. Se invece si tratta di eventi ripetuti, è necessario consultare il medico. Le regole alimentari: privilegia i cibi solidi, no ai liquidi a digiuno. Erbe e peperoncino, digestione ok. È necessario fare attenzione alle combinazioni alimentari, separando le sostanze proteiche dai carboidrati nei due pasti principali o meglio ancora fare piccoli pasti nel corso della giornata, a patto che siano molto solidi. Fra un pasto e l’altro bere acqua molto mineralizzate. I latticini in caso di nausea non danno problemi. Sì alla frutta molto matura o cotta, al peperoncino e al pepe, alle erbe aromatiche e alle spezie, che stimolano la peristalsi. Cappuccino e salumi, i veri killer. No a pasti abbondanti. Vietato bere durante i pasti. Evitare le sostanze nervine: tè, caffè, maté. Fanno malissimo il cappuccino con la schiuma e in genere l’assunzione di liquidi a digiuno appena alzati. Mai bere vino bianco o vino frizzante. No a salumi, verdure amare, spremute, frullati: possono essere alimenti difficili da metabolizzare per un soggetto in cui la digestione funziona a rilento. I

 rimedi naturali che aiutano la digestione

Lichene e Nux vomica placano la nausea e attenuano il malessere in caso di rigurgito

Fitoterapia

– La Genziana maggiore è indicata nel trattamento delle dispepsie atoniche, che si manifestano con senso di pesantezza post-prandiale, nausea, rigurgito acido, sonnolenza digestiva. La genziana è probabilmente la pianta più efficace tra quelle ad azione regolarizzante sulla digestione. Come fare: È indicata la tintura madre, nelle dosi di 20-30 gocce 2-3 volte al giorno fino a miglioramento dei sintomi.

– Un ottimo anti-nausea e anti-vomito è anche il lichene islandico (Cetraria islandica), indicato anche nella cinetosi (mal d’auto, di mare, d’aereo) e nelle gastriti Posologia: Si prende la tintura madre, 20-30 gocce 2-3 volte al giorno.

Omeopatia

Nux vomica è il rimedio per le persone che sono sempre alla ricerca di nuovi stimoli, che vivono con ansia i pasti e somatizzano con la nausea le difficoltà con la digestione. Sulla tavola di questi soggetti, ad esempio, non possono mancare mai caffè e alcolici (alimenti che però peggiorano i disturbi), così come, nella loro vita, non possono mancare una nuova “avventura galante” o un impegno “importantissimo”. Come fare: Assumi 5 granuli del rimedio alla 5 CH, da ripetere 3-4 volte al giorno a seconda dell’intensità del disturbo. A mano a mano che si comincia a manifestare il miglioramento, a somministrazione delle dosi va diradata (si passa da 4 volte al dì a 3, poi a 2 ecc.) e va sospesa appena il disturbo cessa. (fonte www.riza.it)