Daily Archives: dicembre 13, 2011

Un super Centrifugato contro i Virus

Lo zolfo contenuto nella verza rimineralizza e rigenera i tessuti ossei; il succo di mela, ricco di potassio, drena le scorie cutanee liberandoci dalle scorie

 

Sistema immunitario sotto attacco?

Siamo solo all’inizio della stagione fredda eppure il sistema immunitario è già sottoposto all’attacco delle malattie virali. Il calo delle temperature, inoltre, peggiora gli stati infiammatori e rende più acuti i dolori osteoarticolari, che spesso si accompagnano al quadro sintomatico delle influenze, compreso il nuovo ceppo “A”. L’integratore del mese, a base di due ingredienti autunnali (la verza e la mela), svolge dunque un’azione di “copertura” globale contro gli effetti del freddo e delle patologie di stagione perché opera contemporaneamente su più fronti.

Ti aiutano verza e mela

La verza è una vera e propria pianta medicinale: contiene vitamine (A, C, D, E, K e gruppo B) e sali minerali tra i quali spicca lo zolfo, dall’azione disinfettante e riparatrice dei tessuti osteoarticolari. Il succo di verza, abbinato a quello di mela, straricco di potassio, promuove il drenaggio delle tossine attraverso i reni e risolve i processi infiammatori che sfiancano gli anticorpi e aprono la strada ai virus influenzali.                                                       

 

Come si prepara 

Prendi cinque foglie di verza lavate e asciugate e mettile nella centrifuga insieme a una mela tagliata a tocchetti; se la mela è biologica, lavala bene e centrifugala con la buccia. Bevi il succo così ottenuto ogni mattina per un mese

Se desideri una bevanda più dolce, diluisci il succo di verza in un calice di succo di mela trasparente, aggiungendo alla fine un cucchiaino di miele.

Con gli stessi ingredienti fai l’insalata antiage

Con le foglie più tenere della verza e una mela (meglio d’origine biologica) puoi anche preparare una buona insalata antiossidante da gustare per tutto il mese prima dei pasti, per stimolare la digestione e rigenerare la pelle.

Preparazione: Affetta finemente due foglie di verza e mettile in una ciotola con una mela media (tipo Granny Smith) a tocchetti; condisci il tutto con un’emulsione ottenuta mescolando un cucchiaino di olio d’oliva e uno di aceto di mele (depurativo e diuretico). Questa insalata aiuta anche a mangiare di meno e a raggiungere prima la sazietà, se devi seguire una dieta. (fonte www.riza.it)

Okinawa – Dieta, ma non solo, per rimanere Sani, Attivi e Felici

Dagli studi effettuati nel corso degli anni sul mistero della longevità degli abitanti di questo piccolo arcipelago nei mari del Giappone, ha avuto origine “The Okinawa Program”, ossia  “Il programma Okinawa”. Questo perché è improprio parlare solo di dieta. Ci sono anche altri fattori che influenzano il decorso della vita biologica.
L’arcipelago di Okinawa è territorio giapponese ed è situato nel tratto di mare tra il Giappone e Taiwan. L’arcipelago è stato annesso al Giappone nel 1879.
La particolarità degli abitanti l’arcipelago di Okinawa, è nella loro longevità. La durata di vita media è di 81.2 anni, la più alta del mondo ei centenari rappresentano il 20,6% della popolazione. In particolare le donne vivono in media più di 84 anni, contro gli 83 del Giappone e i 79 degli Usa.
Qual è il motivo per cui questa popolazione è così longeva? Perchè l’incidenza di malattie come diabete, ictus, cardiopatie, cancro, osteoporosi e altro, è molto inferiore al resto del mondo e persino del Giappone? Gran parte del merito è da attribuire allo “ishokudoghen”, che  in giapponese significa “il cibo è una medicina”.
Gli ultracentenari di Okinawa godono generalmente di perfetta salute, sono ancora capaci di lavorare, pescare, ballare e praticare il Kobudo, un’arte marziale locale. I ricercatori che da tempo studiano il fenomeno Okinawa sostengono che, accanto anche ad una componente biologica, il fattore che più incide sulla longevità degli abitanti sarebbe la loro dieta.Dieta associata anche ad uno stile di vita esemplare: niente alcool e fumo, poco stress e senso della spiritualità.
 
Come si mangia ad Okinawa?
Frutta, verdura, soia, derivati della soia e pesce locale in abbondanza, inseriti in una dieta equilibrata, integrata dall’alga konbu.
La quantità di riso è inferiore a quella utilizzata nel resto del Giappone (pure basso nel il consumo di questo cereale).
Il pesce consumato è il doppio di quello mangiato rispetto alla media giapponese, anch’essa relativamente alta, addirittura consumato nella prima colazione.
Il consumo di pesce garantisce una  buona quantità di Omega 3, i grassi indispensabili all’uomo. La predominanza di pesce e di altri prodotti del mare è comune al resto del Giappone, e origina dal motivo che in passato la carne non veniva utilizzata per motivi religiosi. Anche se, come detto, gli di Okinawa ne mangiano in proporzione supariore, ma senza esagerare con le quantità totali.
A Okinawa sono consumate anche carne di maiale e bovina.
Uno dei piatti tipici è soki-soba, consistente in una zuppa calda con spaghetti di riso, pezzi di maiale marinato e alga konbu.
Molto utilizzato anche il tofu, conosciuto anche come “formaggio di soia”.
La longevità sembra essere favorita dalla restrizione calorica e ad Okinawa si mangiano moderate quantità di carboidrati, proteine e una buona dose di Omega 3. Si tratta quindi, in definitiva, di una dieta basata sulla teoria della restrizione calorica (fino a 1100 calorie giornaliere) e con una elevata componente in vitamine, amminoacidi e sali minerali.
In definitiva, se vogliamo parlare di una “Dieta Okinawa” questa può dirsi molto simile all’alimentazione dei nostri progenitori. Ossia alla dieta paleolitica.
Se si chiede la ricetta della sua longevità alla pescivendola 97enne, che da tempo immemorabile comincia la giornata con soia tostata e una lattina di cola (anche se confessa che preferirebbe la birra), lei risponde che “bisogna mangiare molto pesce e molta verdura. E mai riempire del tutto lo stomaco: meglio lasciarne vuoto almeno un quinto”.
 
Kazuhiko Taira, gerontologo ed epidemiologo, dice: “La cucina di Okinawa è in effetti molto sana. Ma anche molto, molto grassa”.
Molte le ricette a base di maiale, importato 6 secoli fa dai cinesi e consumato in tutte le sue parti: piedi di maiale bolliti, zuppa di viscere, orecchie e così via accompagnati da verdure in insalata. Il maiale è bollito per ore, e quindi messo a marinare in un miscuglio di zucchero di canna e liquore di riso (awamori). Dopo di che viene aggiunto alla zuppa o al riso (fritto con verdure). Il lardo viene usato con tofu saltato accompagnato da vegetali freschi. Grazie alla ridotta quantità di carne contenuta in ogni piatto e al metodo di cottura, questa cucina, comunque varia e gustosa, non è poi così grassa.
Rispetto al Giappone, la dieta qui prevede il triplo della quantità di carne, il 50 per cento in più di tofu e il 40 per cento in meno di sale. Questo significa grassi e proteine che riducono la possibilità di infarto, di molto superiore nei giapponesi, troppo legati a riso e pesce, e da qualche tempo alle meno salubri delle cucine occidentali…
Il minore uso di sale e un buon apporto di vitamine e di fibre è dovuto all’abitudine degli isolani di consumare verdura fresca e non sottaceto, come usano i giapponesi.

Yukio Yamori, patologo dell’università di Kyoto, ha guidato uno studio dell’ OMS sul rapporto tra alimentazione e longevità in molte aree del mondo, sostiene che la dieta di Okinawa andrebbe presa ad esempio: “Il tofu e gli altri derivati della soia sono particolarmente ricchi di isoflavonoidi, simili agli estrogeni che aiutano nell’assorbimento di calcio è combattono l’osteoporosi. Studi effettuati su donne orientali in menopausa hanno evidenziato come a un superiore consumo di soia corrispondano ossa più dense e, per gli uomini, minore incidenza di tumore alla prostata. Inoltre le alghe consumate, grazie agli acidi grassi omega 3 contenuti (non solo nel pesce, quindi) riducono i rischi di malattie cardiache”.

Ma non solo cibo, come medicina: altra termine usato è “yuimaru”. Sostiene Sho, abitante del luogo: “lavoro e indipendenza sono fondamentali per la nostra gente. Anche se i figli non vivono al villaggio, gli anziani vogliono restarci il più a lungo possibile e continuare a lavorare. E questo fino a 80-90 anni, per uomini e donne. Un anziano potrà continuare a tenere aperto il suo negozio, a lavorare, magari aiutato per alcune necessità da un vicino di casa più giovane. Anche se la qualità del lavoro non fosse eccelsa, la solidarietà degli altri sarebbe comunque assicurata, continuerebbero a far riferimento alla persona almeno un minimo. Significa questo yuimaru: senso di appartenenza, sapere di essere ancora necessari, la volgia e la motivazione di continuare a lavorare anche passati i 100 anni di età.
Uno studio ha confrontato gli anziani di tre città:
Akita, una città del Giappone dove vivono parecchi discendenti di immigrati da Okinawa
Naha, nel centro dell’isola di Okinawa
Ogimi, un villaggio nel nord di Okinawa, immutato nel tempo, dove gli abitanti, con età media di 72 anni, passano la maggior parte dell’anno all’aperto, passeggiando, coltivando l’orto o chiacchierando nei cortili.
Dallo studio emergono dati interessanti. Chi vive a Naha e Ogimi soffre meno di cancro, ipertensione, fratture all’anca, probabilmente grazie al fatto che consuma poco sale e molta carne, verdura, tofu. La sedentarietà è maggiore ad Akita, soprattutto per ragioni climatiche meno favorevoli. Gli abitanti di Ogimi sono invece molto più attivi fisicamente di quelli di Naha, dove il clima è praticamente lo stesso. E si dichiarano anche i più felici.
La spiegazione è semplice. Ogimi ha subito una forte emigrazione giovanile. I vecchi, restati soli, hanno creato dei forti legami con gli altri. Al mattino per prima cosa spalancano la porta, e se qualcuno non lo fa gli altri si recano subito a vedere cos’è successo. E’ anche questa socializzazione ad essere così importante per il benessere.
La storia di Ushi Okushima ne è la prova. Ha 95 anni ed è una donna energica, una vita di lavoro nei campi. Quasi tutti i suoi parenti vivono lontani, e sono loro a venirla a trovare. “Se mi allontanassi per giorni, chi baderebbe alla mia fattoria? Non potrei mai vivere a Naha, i miei amici sono qui. Nelle sere d’estate passeggiamo sulla spiaggia, balliamo, beviamo, parliamo, anche per ore. Mi diverto. Se me ne andassi a Naha, io morirei”. È pomeriggio inoltrato quando Okushima finisce di lavorare nell’orto e si avvia verso casa. Si ferma a parlare con una vicina di 82 anni, che sta parcheggiando la bicicletta. Ad Ogimi c’è un messaggio di benvenuto scolpito nella pietra, e le parole sono quelle di un antico detto di Okinawa: “A 70 anni sei un bambino, a 80 un giovane. E se a 90 qualcuno dal paradiso ti invita a raggiungerlo, rispondi: va vai, torna quando avrò 100 anni. (fonte www.paleodieta.it)

Quando conviene la Natura che viene dal Freddo

Non sempre il prodotto «fresco» lo è davvero. Nulla è meglio di ortaggi appena colti, ma i surgelati sono valide alternative.

Complice anche la fretta i surgelati sono sempre più spesso sulle nostre tavole. Secondo un’indagine dell’Istituto italiano alimenti surgelati-Astarea, vengono consumati dal 92% degli italiani. Fra i prodotti in crescita, ci sono anche quelli più salutari, come i vegetali e il pesce. Ma se, per quest’ultimo, il surgelato è spesso una scelta obbligata, nel caso dei vegetali, reperibili ovunque e in tutte le stagioni, non sarebbe meglio puntare su quelli freschi? Innanzitutto, una precisazione: il valore nutrizionale dei cibi dipende solo in parte dal trattamento subìto (nel caso dei prodotti surgelati, una breve scottatura per inattivare gli enzimi che potrebbero degradare il prodotto, seguita da un ultrarapido surgelamento); sono infatti anche altri gli elementi che entrano in gioco. Molto dipende dalla varietà della pianta (spesso sono utilizzate varietà diverse per il fresco e il surgelato) e dal grado di maturazione del vegetale al momento della raccolta. 

I prodotti da surgelare vengono lavorati quando sono al massimo della maturità, che corrisponde al più elevato valore nutrizionale mentre gli ortaggi freschi che devono “viaggiare” vengono spesso colti immaturi. Contano anche la zona di provenienza e i tempi che intercorrono tra raccolta e consumo e questo vale più ancora per il fresco che per il surgelato. In sintesi, possiamo dire che, mentre per alcune sostanze stabili, come i minerali, la fibra, i carotenoidi, non si osservano differenze significative fra fresco e surgelato, il discorso cambia per altre sostanze, prima fra tutte la vitamina C che, proprio per la sua “sensibilità”, viene spesso utilizzata come indicatore del mantenimento del valore nutrizionale di un vegetale. Un ortaggio o un legume fresco ben maturo e appena colto non ha eguali, ma poiché il «fresco» è spesso meno fresco di quanto pensiamo, il surgelato può avere un valore nutrizionale superiore. «Se non si è certi di disporre di derrate realmente fresche — conferma Paolo Simonetti, professore di Nutrizione delle collettività al DiSTAM-Università degli Studi di Milano — il surgelato è sicuramente una valida scelta, visto che garantisce apporti di nutrienti confrontabili con il miglior prodotto fresco. L’unica accortezza da seguire è distinguere i prodotti surgelati “naturali”, come le verdure, rispetto ai prodotti già cucinati e pronti per l’uso, che frequentemente hanno troppo sodio». (fonte www.corriere.it)

Le Proprieta’ benefiche dei principali Agrumi

Basta il loro profumo a farci sentire meglio, di buon umore e a farci dimenticare lo stress della giornata. Sono gli agrumi gli unici frutti a possedere questa particolare caratteristica.

Oltre ad essere ricchissimi in vitamina C, contengono anche tante altre sostanze antiossidanti.

Il mandarino contiene bromuri, sostanze che agiscono come sedativi sul sistema nervoso, perciò, se consumato alla sera, rilassa e concilia il sonno. Inoltre è povero di sodio, ed è consigliato a chi soffre di pressione alta. Il limone, invece, è il rimedio giusto dopo un’abbuffata e serve a favorire la digestione in seguito ad un pasto abbondante.

Le clementine sono utilissime per stimolare il lavoro dei reni e favorire l’eliminazione delle tossine. Infine il pompelmo può diventare un valido alleato per ritrovare il proprio peso forma, poiché riduce l’assorbimento intestinale dei cibi e stimola i centri della sazietà. (fonte www.freshplaza.it)