Daily Archives: marzo 6, 2012

Spinaci: Proprietà, Curiosità e Consigli

Gli spinaci altro non sono che le foglie dell’omonima pianta. Sono una delle verdure più conosciute in tutto il mondo ma hanno origini incerte: l’ipotesi più accreditata è quella che li fa arrivare dalla Persia, dove erano coltivati già nel 2000 a.C., per essere in seguito portati e diffusi in Cina prima e in Europa poi. Sono “famosi” per l’alto contenuto di ferro che li contraddistingue, tanto che fu inventato il personaggio di Braccio di Ferro a far da testimone per riuscire a farli mangiare ai più piccoli con la scusa di diventare così più forti. Pochi però sanno che in realtà, pur rimanendo una buona fonte di ferro, gli spinaci ne contengono una quantità minore di quanto si pensasse in passato. L’equivoco nacque – si racconta – dall’errore di un chimico che, analizzando le proprietà degli spinaci, trascrisse il valore percentuale di ferro sbagliando una virgola ai decimali e quindi il valore reale venne moltiplicato per 10.

Gli spinaci si classificano comunque tra gli ortaggi più salutari: ricchi di vitamina A e C, sono fonte anche di potassio, ferro e acido folico e hanno un basso contenuto calorico. Hanno foglie di colore verde intenso, carnose e consistenti, di forma e grandezze diverse a seconda delle varietà che sono diverse. Tra le più importanti troviamo: il Gigante d’inverno dalle foglie ampie e carnose, il Virofly dalle foglie grandi e tondeggianti, il Riccio d’Asti dalle foglie larghe e bollose, il Riccio di Castelnuovo dalle foglie arrotondate e carnose e il Merlo Nero dalle foglie arricciate.

In commercio si trovano sia freschi da pulire o già lavati e messi in sacchetti di plastica sigillati oppure ancora surgelati a cubetti o in foglie. Al momento dell’acquisto, per scegliere un prodotto fresco, bisogna fare attenzione alle foglie: esse devono avere colore intenso e brillante, senza parti ingiallite o appassite. Occorre avere molta cura nel pulirli e nel lavarli perché, crescendo a livello del terreno, raccolgono terra e impurità. Prima di tutto quindi bisogna togliere eventuali foglie ingiallite, staccare poi dalle restanti il picciolo alla base e lavarle con acqua fredda diverse volte per togliere tutte le impurità: il tutto deve avvenire però in tempi brevi per evitare di lasciare gli spinaci troppo tempo in acqua. La cottura è piuttosto breve, anche perché è consigliato cuocerli in pentola a pressione, ma se si vuole lessarli normalmente un piccolo trucco è non usare troppa acqua ma anzi lasciare quella che si è accumulata nelle foglie durante l’ultimo risciacquo. Per quanto riguarda invece la conservazione, è sconsigliabile conservarli già cotti anche se per 1 o 2 giorni al massimo si mantengono purché posti in frigo e in un contenitore ermetico; gli spinaci freschi invece, vanno lavati e asciugati e poi messi in frigorifero, nel reparto delle verdure, in sacchetti di plastica adatti oppure in sacchetti di carta (tipo quelli del pane) e lì si conservano per 2 o 3 giorni oppure ancora possono essere congelati. In ogni caso, la soluzione migliore è quella di consumarli freschi perché, conservandoli, si perdono molte delle loro proprietà.

In cucina gli spinaci si usano nei modi più svariati crudi e cotti: o semplicemente in insalata, saltati in padella o a vapore oppure si trovano in sformati, zuppe, minestroni, frittate, come ripieno di pasta fresca insieme alla ricotta, nell’impasto delle crocchette, nella preparazione di pasta verde come gli strangolapreti trentini o in piatti come la torta Pasqualina e l’erbazzone emiliano. (fonte cucina.bloglive.it)

Il Diabete di tipo II nelle Donne è spesso causato dalla Sedentarietà

Il diabete di tipo II, che di solito colpisce già in età adulta, è meno pericoloso rispetto alla forma giovanile, ma comunque è sempre una patologia grave e invalidante. Meglio sarebbe prevenirla, dato che questo è possibile cercando di adottare uno stile di vita sano, basato su un’alimentazione corretta e attività fisica regolare. Proprio a proposito di quest’ultimo punto, poiché il diabete di tipo II colpisce in modo frequente le donne, è stato dimostrato che una delle cause principali è proprio la sedentarietà.

Le donne che non fanno movimento, che stanno tante ore sedute (ad esempio in ufficio, ma anche a casa), hanno una probabilità di diventare diabetiche superiore anche rispetto agli uomini a loro volta poco attivi. Si tratta degli esiti (che ci dovrebbero far riflettere, quantomeno), di uno studio condotto dai ricercatori dell’Università di Leicester (GB), pubblicato sulla rivistaAmerican Journal of Preventive Medicine.
Nella loro ricerca, gli studiosi inglesi hanno preso in esame un campione di 505 volontari (uomini e donne), che hanno dovuto rispondere ad un questionario relativo alle ore del giorno che trascorrevano mediamente seduti, e contemporaneamente sono stati sottoposti a test del sangue per rilevare i loro livelli di insulina.
Al termine della consultazione dei dati raccolti, i ricercatori hanno scoperto che, in media, mentre gli uomini trascorrevano seduti dalle 4 alle 8 ore al giorno, per le donne si “scendeva” ad un intervallo 4-7. E tuttavia, proprio del campione femminile le più sedentarie mostravano livelli superiori di insulina (maggiori anche rispetto agli altrettanto pigri “colleghi” maschi), ma anche di altre sostanze collegate con l’insorgenza del diabete, come la proteina C- reattiva, la leptinal’adinopectina l’interleuchina-6. Morale, le donne devono cercare di non stare troppe ore al giorno sedute su una sedia, perché questa abitudine è deleteria per il loro metabolismo. “Lo studio fornisce nuove prove che lunghi periodi di tempo passati seduti, indipendentemente dalla attività fisica, hanno un impatto deleterio sulla resistenza all’insulina e l’infiammazione cronica di basso grado nelle donne, ma non gli uomini. E suggerisce alle donne che passare meno tempo seduti è un fattore importante nella prevenzione delle malattie croniche”, hanno spiegano gli esperti inglesi. Facciamo tesoro di questi semplici consigli, e cerchiamo di fare qualche bella passeggiata più spesso che possiamo. (fonte salute.pourfemme.it)

Colesterolo alto: cosa Mangiare e cosa Evitare

Colesterolo alto, uno dei principali problemi del nostro tempo, e questo grazie ad uno stile di vita che troppo spesso non tiene conto della salute dell’organismo.  Preoccuparsene, invece  per tempo, equivale ad assicurarsi una buona salute futura, una sorta di assicurazione sulla vita, che consente di affrontare l’avanzare dell’età in buona forma e in tutta tranquillità.
Ma si sa, le buone intenzioni spesso naufragano  sul nascere, e non si tiene conto dei danni che invece uno stile di vita disinvolto  è in grado di arrecare al nostro organismo.
Uno di questi problemi, come detto in precedenza, è rappresentato dal colesterolo,  uno dei nemici più feroci del nostro organismo e della nostra salute, perché è una delle principali cause, se non addirittura la prima, di problemi cardiovascolari. Quindi occhio al piatto e attenzione a quello che si mangia.

Il problema, il più delle volte, non si presenta quando si pranza in famiglia, anche se vi potrebbero essere delle circostanze non proprio favorevoli, ma quando si mangia fuori, nelle ore di lavoro, semmai in piedi in un angolo di un bar o fast food, cercando di non macchiarsi con olio, salsa e altro che cola da tutte le parti del panino.
Questa è la condizione peggiore, quella che ci fa ingurgitare, di corsa oltre tutto, tutto il colesterolo di cui non abbiamo il minimo bisogno. Ma  a parte queste condizioni limite, vi  sono anche  delle situazioni nelle quali ci facciamoprendere dalla gola e mangiamo ciò che non dovremmo.

E’ il caso di formaggi grassi, certamente una delizia per il palato, ma un attacco alle nostre arterie,  burro, grassi animali, grassi saturi, latticini, carne rossa, dolci con panna e/o crema, insomma tutte cose deliziose, ma decisamente inopportune.

Per mangiare bene, per evitare di assumere alimenti ricchi di colesterolo è necessario evitare, non solo gli alimenti citati in precedenza, ma anche alcune associazioni tra loro.
Innanzi tutto, bisogna considerare che il condimento deve essere limitato al minimo indispensabile e deve essere a base di olio extra vergine di oliva, da utilizzare anche per la frittura, cosa che invece non si fa praticamente mai. Certamente, è anche una questione di costi e di questi tempi è anche comprensibile, ma si tratta in ogni caso di una consuetudine ormai consolidata che vede un massiccio utilizzo di olio di semi nelle fritture. Questo,  ha una temperatura di fusione molto più bassa rispetto all’olio extra vergine e quindi i suoi componenti diventano dannosi per l’organismo.
Fermo restando che la frittura andrebbe comunque evitata e che oggi esistono anche le friggitrici che funzionano senza olio, è sempre bene ricorrere all’olio di oliva.

Ne consegue che è meglio limitare al massimo, se non proprio eliminare, il burro che è un grasso saturo di origine animale e che quindi contiene colesterolo, anche se in commercio si trovano anche quelli a basso contenuto di colesterolo.
Pasta, pane e riso possono essere consumati tranquillamente (meglio se integrali), del resto sono anche alla base della dieta mediterranea,  così come frutta e verdura, dando la preferenza a quella di stagione. Carne magra, quindi pollame, coniglio e anche maiale, ma in minor quantità, evitando la carne rossa quanto più è possibile, al pari degli insaccati e dei salumi in genere. Pesce e legumiche possono sostituire tranquillamente la carne.

Infine, ma con moderazione,vino rossocioccolato,noci, ma senza problemi cavoli, cavolini di Bruxelles, verdura gialla e arancione al pari della frutta dello stesso colora, ma anche quella a polpa bianca e, infine, mirtilli in quantità. Questo piccolo frutto di bosco è un vero tesoro della natura. E’ ricco di antiossidanti, antinfiammatori naturali, favorisce la produzione di colesterolo HDL, quello buono, quello che spazza via l’LDL che tanti danni arreca al sistema cardiocircolatorio e al cervello. (fonti www.tuttasalute.net)

La vitamina C contro l’Alzheimer

I ricercatori della Lund University hanno scoperto una nuova funzione per la vitamina C: aiuta a sciogliere gli aggregati di proteine tossiche che si accumulano nel cervello dei pazienti affetti della malattia di Alzheimer.

I risultati della ricerca, pubblicati sul Journal of Biological Chemistry, dimostrano che il cervello delle persone con malattia di Alzheimer è caratterizzato dalla presenza di grumi di placche di amiloidi, ovvero aggregati di proteine mal ripiegate. Queste placche causano la morte delle cellule nervose nel cervello e i primi tessuti a essere attaccati sono quelli connessi alla memoria.

“Quando abbiamo trattato il tessuto cerebrale di topi affetti da morbo di Alzheimer con la vitamina C – ha dichiarato Katrin Mani, docente di Medicina Molecolare dell’Università di Lund – abbiamo potuto vedere che gli aggregati proteici tossici si sono lentamente sciolti. I nostri risultati mostrano un modello precedentemente sconosciuto per quanto riguarda l’effetto della vitamina C sulle placche di amiloidi”.

Una scoperta importantissima quindi, sulla quale Mani ha aggiunto: “Un altro dato interessante è che la vitamina C non deve necessariamente provenire da frutta fresca. Nei nostri esperimenti abbiamo dimostrato che la vitamina C può essere assorbita in grande quantità anche sotto forma di acido deidroascorbico. Ovvero, ad esempio, da un succo che è stato conservato in frigorifero”.

Lo studio acquisisce maggiore importanza perché attualmente non esiste alcun trattamento per curare la malattia di Alzheimer, e la ricerca si concentra soprattutto su terapie e metodi rivolti a ritardare e alleviare la progressione della malattia, affrontandone i sintomi. Che gli antiossidanti come la vitamina C abbiano un effetto protettivo contro una serie di malattie, dal raffreddore comune ad attacchi di cuore e la demenza, è da tempo risaputo, ma “l’idea che la vitamina C potesse avere un effetto positivo sul morbo di Alzheimer è tuttavia controversa, anche se i nostri risultati aprono nuove opportunità per la ricerca sulla malattia” ha concluso il dottor Mani.

Bene ricordare dunque i cibi che ne contengono una maggiore quantità di vitamina C: arance, limoni, pompelmi, kiwi, fragole, carote e broccoli. (fonte www.freshplaza.it)

L’Umore Basso può essere migliorato con il Rosmarino

Capita di soffrire di umore basso, specialmente nella stagione invernale, in cui la nostra vitalità è messa a dura prova dalle poche ore di luce. Ci ritroviamo così a soffrire di un senso  stanchezza, di sonnolenza e anche le nostre prestazioni mentali non sono al massimo. Per tutto questo c’è un valido rimedio: il rosmarino.

Un gruppo di ricercatori della Northumbria University ha scoperto che il profumo e l’aroma del rosmarino possono influire sul nostro umore e sulle nostre prestazioni intellettuali. In particolare è stato analizzato il cineolo, un composto che è presente in abbondante quantità nell’essenza del rosmarino.

Si è cercato di capire se gli effetti sull’umore e sulle prestazioni mentali possono variare in base all’esposizione a diverse intensità di aroma. Gli studiosi hanno spiegato a tal proposito: “Soltanto la felicità aveva una relazione significativa con i livelli di 1,8-cineolo, e interessavano alcuni dei risultati delle performance cognitive, che porta al suggerimento intrigante che lo stato d’animo positivo può migliorare le prestazioni, mentre l’umore suscitato no“.

Il rosmarino quindi non è solo utile contro le infiammazioni, ma potrebbe essere anche un efficace rimedio contro la depressione invernale. Anche il cattivo umore e la depressione dell’autunno possono essere combattute con il rosmarino.

Gli esperti infatti hanno spiegato che le molecole aromatiche possono influenzare il cervello, in quanto riescono ad attraversare la barriera emato-encefalica. Tutto questo sarebbe garantito dal fatto che il cineolo riesce ad entrare nel flusso sanguigno attraverso la mucosa nasale o polmonare. (fonte www.tantasalute.it)

Aumentare la produzione di Latte Materno con il Finocchio

Per assicurarsi una buona produzione di latte materno è indispensabile che la mamma segua un’alimentazione corretta, ricca di frutta e verdura, ma anche che si idrati correttamente (durante l’allattamento al seno sono consigliati almeno 2 litri di acqua al giorno).
Se comunque la produzione di latte dovesse scarseggiare in alcuni periodi, si può optare per dei rimedi naturali.

In questi casi, può essere utile il finocchio, di cui sono note fin dall’antichità le sue proprietà proprio nell’aumentare la produzione di latte materno. Il tutto è possibile grazie alla presenza di fitoestrogeni, che esercitano un’attività riequilibrante sui livelli degli ormoni femminili.   (fonte www.freshplaza.it)