Daily Archives: marzo 26, 2012

Celiachia, come Riconoscerla nei bambini e negli adulti

La celiachia è ormai diventata l’intolleranza alimentare più diffusa, dal momento che colpisce una percentuale che oscilla tra l’1 e il 2% della popolazione mondiale, è dovuta all’ingestione del gruppo di proteine che compongono il glutine, presente in moltissimi alimenti di uso quotidiano come pane e pasta ed in generale in tutti gli alimenti che contengono frumento, orzo, segale ecc. L’unico modo per diagnosticare la celiachia è riconoscerne i sintomi, che possono presentarsi in ogni fascia di età: durante lo svezzamento, nell’adolescenza, nell’età adulta e persino in vecchiaia.

A tal proposito, prima di approfondire il discorso relativo alla sintomatologia, vediamo di capire meglio di quale tipo di patologia stiamo parlando.

Celiachia: cos’è?

La celiachia, o malattia celiaca, è un disturbo di origine genetica che può manifestarsi nella prima infanzia, ma anche a seguito di fattori scatenanti in età adulta, tra cui la gravidanza, gli interventi chirurgici, anche una forte condizione di stress. Colpisce l’intestino tenue, i cui villi non sono in grado di metabolizzare il gruppo di proteine che compongono il glutine (contenuto in cereali come il frumento, l’orzo, l’avena, la segale, il farro), e quindi il risultato è una condizione di malnutrizione e debilitazione. Ma c’è di più, il glutine non viene riconosciuto dall’organismo come proteina innocua, ma come allergene (elemento nocivo da eliminare), il che scatena una reazione immunitaria che distrugge i villi intestinali di chi ne è affetto, provocando uno stato di infiammazione che in alcuni casi viene confuso con la sindrome del colon irritabile. In comune con questa patologia, la celiachia ha la sua origine autoimmune, ma le due malattie sono sostanzialmente diverse, come diversi ne sono i sintomi.

Celiachia: i sintomi nei bambini

Nei bambini, dallo svezzamento in poi i sintomi che potrebbero far pensare che si è intolleranti al glutine sono i seguenti:

  • Diarrea con feci semiliquide o liquide
  • Scariche di diarrea frequenti associate a dolori
  • Dolori addominali
  • Vomito
  • Arresto della crescita
  • Perdita di peso
  • Viso pallido
  • Magrezza con un addome molto pronunciato e sporgente
  • Irritabilità
  • Feci chiare e maleodoranti

Celiachia: i sintomi negli adulti

Negli adulti invece riconoscere la celiachia è ancora più difficile perché i sintomi sono più sfumati e possono essere confusi con tante tante patologie, ecco i disturbi che potrebbero costituire dei campanelli d’allarme:

  • Anemia da carenza da ferro
  • Stomatiti e infezioni alla bocca ricorrenti
  • Stanchezza persistente
  • Gambe e palpebre gonfie
  • Piccoli sanguinamenti cutanei
  • Anomalie dello smalto dei denti
  • Dermatite erpetiforme o altre malattie della pelle

Un po’ meno frequenti ma determinanti sono anche:

Celiachia: come si arriva alla diagnosi

Per diagnosticare con sicurezza un caso di celiachia, è necessario effettuare alcuni esami specifici. Essi sono un test del sangue per valutare il livello di alcuni anticorpi (antitransglutaminasi tissutale e antiendomisio), tipici di una reazione immunitaria al glutine in atto. Ancora, può rendersi necessaria un’analisi citologica di tessuti dell’intestino tenue prelevati tramite biopsia gastroscopia. Una volta diagnosticata la celiachia, l’unica cura consiste nel sospendere immediatamente il consumo degli alimenti contenenti glutine anche in minime tracce. In questo modo lo stato di salute del celiaco migliora immediatamente, e può riprendere una vita assolutamente normale. (fonte salute.pourfemme.it)

La Cellulite: cause e definizione della Malattia

Quando si parla di cellulite spessiamo tendiamo a classificare il problema come un inestetismo, ma in realtà dovremmo prendere atto del fatto che si tratta di una vera e propria malattia, causata da un’alterazione della circolazione periferica veno-linfatica. Il termine scientifico della cellulite è Panniculopatia Edemo Fibro Sclerotica (PEFS). Questo nome così complesso, e che incute una certa paura, indica un complesso di alterazioni del derma e dell’ipoderma (lo strato più profondo della cute) che interessa circa il 90% delle donne di qualsiasi età, e soprattutto c’è da sottolineare che anche le magre ne soffrono. Ma quali sono le cause di questa patologia e come combatterla?

La cellulite quindi non è solo la classica “buccia d’arancia”, ma si tratta di una vera e propria patologia che attacca il tessuto cutaneo e sottocutaneo. La cellulite, infatti, si instaura nel tessuto prevalentemente adiposo al di sotto del derma. Le cellule adipose aumentano di volume, la sostanza intercellulare trattiene i liquidi e proprio questo determina un processo infiammatorio locale. Quindi il pensiero comune del ristagno dell’acqua collegato alla cellulite è corretto. Ma forse non tutti conosciamo il processo complesso che deriva da questa alterazione delle cellule. Scatta infatti un meccanismo che porta alla formazione dell’effetto che noi chiamiamo “buccia d’arancia”, ma che in realtà nasconde dietro una sofferenza delle cellule, la formazione di noduli di grasso, un’alterazione vascolare e una sclerosi delle fibre collagene e del derma stesso.

Le cause sono molteplici: genetiche, endocrine, vascolari, alimentari o posturali. L’alterazione della circolazione venosa è sicuramente una dei motivi principali, ma anche gli ormoni sono spesso responsabili;  gli estrogeni ad esempio favoriscono la ritenzione idrica ed anche l’ipotiroidismo rallenta i processi metabolici. C’è da dire però che il peso degli ormoni sulla formazione della cellulite è maggiore durante la pubertà, la gravidanza e la menopausa. Anche le cause alimentari sono tra le più comuni per l’insorgere della celullite. Come anche un semplice piede piatto o cavo, un ginocchio valgo o varo o una postura sbagliata possono essere causa di questa patologia. La cellulite inoltre è una malattia che attacca soprattutto il ceppo europeo per la morfologia (la classica forma ‘a pera’, con fianchi larghi e cosce robuste) e la tendenza all’iperestrogenismo (cioè un’eccessiva produzione di estrogeni dall’ovaio) che le contraddistingue. (fonte www.mondobenessereblog.com)

I Flexitariani: chi sono e cosa mangiano

I flexitariani che in un certo senso potremmo definire come dei “vegetariani part time” stanno aumentando sempre più negli Stati Uniti e probabilmente questa nuova tendenza ben presto prenderà piede anche nel nostro paese; i flexitariani usano sì le proteine animali ma solo sporadicamente (sono orientati verso un regime alimentare quasi vegetariano) e questo sia per ragioni di salute che etiche che di ambiente. Da tempo oramai è sempre più diffusa l’opinione che un consumo limitato di carne allunghi l’aspettativa di vita e tenga lontano le malattie (come l’obesità ma anche l’ipertensione).

Attenzione poi perché per mantenere in salute gli animali a volte possono venire impiegati medicinali potenzialmente dannosi per l’organismo umano;  anche l’ambiente può trarre benefici da questa scelta: produrre carne vuol dire molte emissioni di CO2 provocando inquinamento. Limitando il consumo di carne i danni all’ambiente possono essere contenuti. E visto che la carne ha un costo non indifferente per le nostre tasche, consumandone in misura minore riusciremo a risparmiare. (fonte www.mondobenessereblog.com)

Calvizie Maschile, individuata la causa della Perdita dei capelli negli uomini

Individuata la causa della perdita progressiva ed inarrestabile dei capelli, a cui purtroppo non segue la normale ricrescita. A scoprirla un recente studio condotto dai ricercatori della University of Pennsylvania, pubblicato sulla rivista Science Translational Medicine.

La ricerca, condotta sia uomini calvi che su cavie da laboratorio, ha portato all’individuazione di una proteina che provoca la perdita dei capelli. I ricercatori, basandosi sulle loro scoperte, annunciano che sono già al lavoro per creare una crema per curare la calvizie e sappiamo quanti uomini stiano aspettando una cura più efficace dei rimedi disponibili oggi.

La maggior parte degli uomini inzia a perdere i capelli con il sopraggiungere della mezza età. Circa l’80% degli uomini all’età di 70 anni ha già subito perdite irreversibili e considerevoli. L’ormone sessuale maschile, il testosterone, svolge un ruolo fondamentale nell’alopecia, così come i fattori genetici che spingono i follicoli dei capelli a restringersi e portano alla comparsa della calvizie.

Ora i ricercatori hanno individuato la proteina chiave legata alla perdita dei capelli. Si chiama prostaglandina D2 ed i suoi livelli sono elevati nelle cellule dei follicoli piliferi situati nelle zone calve del cuoio capelluto, ma non nelle zone pelose. Questa proteina, dunque, inibisce la crescita dei capelli. A questo punto non resta che abbassarne i livelli e creare farmaci mirati per contrastarne l’effetto per risolvere il problema della calvizie maschile. Si tratta di evitare che questa proteina si leghi ad un recettore presente sulle cellule dei follicoli dei capelli. (fonte www.benessereblog.it)