Allergie, ecco i Nuovi Alimenti a Rischio

Grano saraceno, soia e proteine idrolizzate del grano: sono queste le nuove possibili cause di allergie individuate dal Réseau d’allergo-vigilance (RAV), gruppo di ricerca francese che studia i casi di allergia alimentare in Francia e nei paesi limitrofi.

grano saracenoAlla base della nuova allergia al grano saraceno ci sarebbe l’uso sempre più diffuso di questo cereale, ingrediente fondamentale delle crêpe francesi utilizzato anche in piatti tipicamente italiani, come i pizzoccheri valtellinesi.
La sua farina, più economica rispetto ad altre, viene sempre più spesso utilizzata anche nella produzione di panini, barrette di cereali e pasta asiatica.
Non solo, il grano saraceno è spesso un ingrediente di cibi per i bambini intolleranti al glutine.

Anche nel caso della soia è la crescente diffusione dei prodotti a base di questo legume a giustificare i casi sempre più numerosi di allergia. Spesso questi sono associati all’allergia alle arachidi o al polline di betulla.

Infine, le proteine del grano idrolizzate. Note anche come glutine deamidato, derivano dai processi industriali utilizzati per solubilizzare il glutine e sono utilizzate come agenti leganti ed emulsionanti. Per questo sono abbondanti nelle carni lavorate, negli insaccati industriali, nelle zuppe e nelle salse. Non solo, queste sostanze sono presenti anche in alcuni cosmetici (come i mascara, le creme viso e gli shampoo) e possono causare anche allergie cutanee.

Secondo Fanny Codreanu-Morel, medico del servizio di immunoallergologia del Centre hospitalier de Luxembourg, in questo caso

il paziente allergico è penalizzato perché non ha alcun modo per sapere se il prodotto finito contiene farina di grano naturale, alla quale non è allergico, o, al contrario, le proteine del grano idrolizzate. In effetti, la direttiva europea impone l’etichettatura dei cerali contenenti glutine, senza nessun’altra precisazione.

Codreanu-Morel ha sottolineato un altro aspetto della nuova allergia alle proteine del grano idrolizzate, spiegando che queste sostanze

dimostrano l’influenza dei processi di fabbricazione dell’industria agroalimentare sull’allergenicità naturale degli alimenti, con la comparsa di nuovi allergeni. Simbolizzano il potenziale anafilattico dei prodotti alimentari complessi della nostra alimentazione che si basa sempre di più sulla modalità pronto-al-consumo.

(Fonte www.benessereblog.it)

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