Daily Archives: giugno 13, 2012

Calcoli della Colecisti: la Dieta da seguire

La colecisti (detta anche cistifellea o vescicola biliare) è un piccolo organo deputato al meccanismo della digestione: questo infatti è il luogo in cui viene immagazzinata la bile prodotta dal fegato durante tale attività. La colecisti fa dunque parte del sistema biliare insieme al fegato e al pancreas. Si trova nella parte superiore destra dell’addome, sotto il fegato. I calcoli biliari sono invece delle particelle solide, che si formano dalla bile (come dice il nome) all’interno della cistifellea: possono essere grandi e dure anche come sassi e provocare molto dolore.

Le cause dei calcoli biliari (o della colecisti)
calcoli alla colecistiLa bile è un liquido prodotto dal fegato per aiutare la digestione dei grassi. Questa contiene diverse sostanze tra cui colesterolo e bilirubina, scarti della rottura dei globuli che avviene nel fegato. Quando mangiamo in modo errato, con alti contenuti di grassi aumenta il colesterolo e la sua quantità nella bile stessa. Lo stesso dicasi per chi ha patologie che comportano alti livelli di bilirubina. In conseguenza delle quantità alte e di una scarsa tonicità muscolare, tali sostanze non vengono totalmente espulse e quindi stazionano nella colecisti e alla lunga originano i calcoli. Per questo motivo per controllare e prevenire la formazione di calcoli biliari, si è soliti consigliare una dieta povera di grassi.

La dieta per prevenire i calcoli biliari
Quale è dunque la dieta migliore da seguire per evitare la formazione dei calcoli in questione? Quella equilibrata di sempre e che sia a prevalenza mediterranea: meglio fare tre pasti principali (colazione, pranzo e cena) e due spuntini a metà mattina e a metà pomeriggio; vanno evitati pasti ricchi di grassi, soprattutto se di origine animale: l’olio extra vergine d’oliva è il condimento migliore e più salutare che possiate scegliere; evitate gli alcolici (di qualunque gradazione)ed i superalcolici. Preferite infine il consumo quotidiano ed abbondante di fibre, riducendo invece l’assunzione di uova (e derivati, latte intero (e derivati) e fritture.

I fattori di rischio per i calcoli biliari
Ma esistono anche altri fattori di rischio per la formazione dei calcoli della cistifellea oltre la dieta errata: l’appartenenza al genere femminile, sembra essere uno di questi, insieme al sovrappeso e all’obesità e di contro alle diete drastiche che favoriscono un forte e rapido calo ponderale.

Anche alcuni medicinali come la pillola anticoncezionale hanno questa caratteristica negativa, come pure, ovviamente i farmaci contro l‘iperlipidemia.

(Fonte salute.pourfemme.it)

Colesterolo Alto, HDL Meno “Buono” di quanto si pensi?

Il colesterolo alto è sicuramente un problema per la nostra salute, specialmente quella del nostro cuore e dei nostri vasi sanguigni. Tenere sotto controllo i livelli di questi grassi nel sangue è una delle prime cose che sappiamo di dover fare, attraverso un’alimentazione sana ed equilibrata e uno stile di vita che sia quanto più possibile dinamico e libero da vizi nocivi come le sigarette o il troppo alcool. Quanto il nostro medico ci prescrive gli esami del sangue, che un individuo adulto e in buona salute dovrebbe comunque effettuare una volta all’anno, tra i valori da misurare c’è sempre anche il colesterolo totale. Per un quadro più preciso, però, è importante specificare di quale colesterolo stiamo parlando, “buono” e “cattivo” sono infatti le due elementari definizioni con cui indichiamo rispettivamente il colesterolo LDL e quello HDL. Qual è la differenza?

Colesterolo “buono” o “cattivo”?

Fino ad oggi abbiamo sempre sentito dire che avere un elevato livello di colesterolo HDL nel sangue sarebbe in grado di bilanciare un altrettanto alto livello di LDL. In pratica, mentre il “cattivo” ostruisce le arterie, esponendoci in questo modo al rischio di subire danni cardiaci, tra cui infarto e ictus, il “buono” funge da spazzino e libera i vasi sanguigni. Quindi, tutto a posto?

In realtà le cose pare non stiano esattamente così. Le persone che sono geneticamente predisposte a produrre colesterolo e che hanno il cuore a rischio, infatti, non sono protette da alti livelli di HDL. Gli ultimi studi ci dicono che la probabilità di subire un infarto miocardico non è inferiore in chi abbia il colesterolo “buono” alto. In buona sostanza, il colesterolo alto, che sia LDL o HDL, espone comunque al rischio di attacchi cardiaci in chi sia già predisposto. Per questo si dovrebbe considerare la colesterolemia totale, e cercare di non superare la soglie-limite.

Colesterolo “buono” HDL, crollo di un mito

Lo studio che ha ribaltato una radicata credenza scientifica, quella sull’effetto protettivo del colesterolo HDL, è stato condotto dai ricercatori del Massachussets General Hospital di Boston in collaborazione con la Fondazione Policlinico di Milano, l’azienda ospedaliero-universitaria di Parma e l’Università di Milano e pubblicato sulla rivista Lancet. La ricerca si è basata sulle analisi dei campioni di DNA provenienti da 120mila persone, nei quali si è cercata la cosiddetta variante del gene Lipg, associata alla produzione di colesterolo HDL.

colesterolo HDL

In un sottogruppo di 53mila persone si sono valutate anche altre varianti genetiche sempre collegate con una maggiore produzione di colesterolo “buono”. Analizzando tutti i dati, alla fine il responso è stato sconfortante: “Certi meccanismi genetici che aumentano i livelli di colesterolo Hdl nel sangue non sembrano abbassare il rischio di infarto miocardico”, hanno sentenziato gli esperti.

Un risultato talmente chiaro che uno degli autori italiani dello studio, Pier Mannuccio Mannucci del Policlinico di Milano, ha commentato: “Forse, quindi, non vale la pena di sviluppare farmaci per cercare di aumentarlo. I dati della ricerca mettono a dura prova un dogma e cioè che alti livelli di colesterolo buono Hdl proteggano dai rischi dell’infarto. Questa scoperta conferma anche ciò che si è visto con altri studi, dove si sperimentavano farmaci capaci di aumentare i livelli di colesterolo Hdl, ma che non diminuivano affatto il rischio di infarti”. Rassegniamoci, se il nostro colesterolo totale supera i livelli di guardia, è necessario correre ai ripari.

(Fonte salute.pourfemme.it)

Stress Cronico, conosci il tuo Nemico

Lo stress (eustress) ci permette di rimanere vivi, di rispondere agli stimoli, di reagire ai pericoli. Proprio come per gli uomini primitivi, anche oggi le nostre preoccupazioni sono trovare un rifugio sicuro (una casa), procurarci del cibo (lavorare) e stare lontani da situazioni rischiose. Quest’ultimo punto per i nostri antenati si traduceva nel tenersi alla larga dai predatori, da eventi naturali disastrosi, dai nemici, da animali velenosi.

combattere stressOggi che non abbiamo più bestie feroci ad inseguirci, stare alla larga dalle situazioni a rischio può tradursi proprio nell’allontanare i fattori di stress cronico.
Lo stress cronico interviene quando la nostra capacità di reagire e di stare all’erta è sovraimpiegata. Viviamo in uno stato di tensione perenne. Secondo l’ultimo rapporto dell’American Psychological Association la crisi economica ha sovrastressato intere nazioni.

Le preoccupazioni crescenti, i problemi finanziari, la disoccupazione innescano un circolo pericoloso: lo stress eccessivo non viene considerato il problema più urgente da risolvere. Una migliore gestione dello stress, invece, garantirebbe un maggiore equilibrio psicofisico, lasciando intravedere con più facilità soluzioni, nuove prospettive, altri aspetti della vita, oltre a quello finanziario, per cui vale la pena risollevarsi, rallentare e calmarsi

Per capire che lo stress cronico non può e non deve essere sottovalutato ci basterà dare uno sguardo alle conseguenze psicofisiche di uno stato di tensione protratto nel tempo:

  • disturbi digestivi. Quando gli uomini primitivi correvano per sfuggire ai predatori, tutte le energie dell’organismo erano dirottate sulla lotta per la sopravvivenza. D’altronde, perché preoccuparsi di digerire il cibo quando si stava per diventare cibo? Oggi, anche se non dobbiamo più difenderci da belve feroci, il nostro corpo reagisce allo stress eccessivo ed allo stato di allerta perenne allo stesso modo: limitando le altre attività, anche quelle metaboliche. Ecco perché quando siamo particolarmente stressati il mal di stomaco è più frequente.
  • sudorazione fredda. Nella lotta per la sopravvivenza poteva capitare di correre a lungo. Il corpo degli uomini primitivi abbassava dunque la temperatura corporea grazie alla sudorazione fredda. Oggi quando siamo tesi e preoccupati può capitare anche a noi di sudare freddo.
  • ipertensione. La pressione del sangue aumenta per far defluire il flusso sanguigno più velocemente, a seguito di uno sforzo. Il nostro cervello richiede sempre più energia all’organismo per superare il pericolo imminente, riducendo il glucosio che arriva al resto del corpo. Passato il pericolo i livelli di cortisolo, l’ormone dello stress, tornano a valori normali. Oggi, però, se viviamo con l’angoscia perenne, di una bolletta piuttosto che di un problema finanziario, il nostro corpo rimane letteralmente invaso dal cortisolo. Lo stress cronico ci sfianca e ci toglie sempre più energie. Questo si traduce in un abbassamento delle difese immunitarie che ci espone ad un rischio maggiore di sviluppare malattie respiratorie ed allergie. Lo stress cronico aumenta inoltre il rischio di ictus, infarto, diabete di tipo 2, ulcere ed altri disturbi gastrointestinali

(Fonte www.benessereblog.it)