Daily Archives: luglio 24, 2012

Le Melanzane Drenano e Sgonfiano

Povera di calorie ma ricca di sapore, la melanzana è l’ortaggio estivo che stimola i reni, riduce il colesterolo e appiattisce la pancia

melanzaneTranne poche persone che proprio non riescono ad apprezzarne né il gusto né la consistenza, la maggior parte degli italiani mangia senza problemi la melanzana, ortaggio originario della Cina e sbarcata in Europa grazie agli Arabi e che durante i mesi estivi compare sulle nostre tavole in diverse combinazioni e ricette. Il suo nome scientifico, Solanum melongena, ricorda il fatto che appartiene alla famiglia delle solanacee, insieme quindi al pomodoro, al tabacco, al peperoncino. La parte della melanzana che consumiamo ha la buccia lucente, nera, viola, bianca o rossa, mentre la superficie può essere liscia o a costole e la forma varia dal tondo all’oblungo all’ovoidale.

È diuretica e stimola l’intestino

La melanzana era anticamente considerata addirittura immangiabile: in effetti essa contiene una sostanza, la solanina, che rende sconsigliato consumarla a crudo. Di suo, tuttavia, la melanzana è un ortaggio poverissimo di calorie (ne apporta soltanto 16 per 100 grammi) ma la sua polpa tende ad assorbire molto i condimenti, in particolare l’olio, e questa caratteristica va tenuta in seria considerazione quando la si cucina.

La melanzana è molto ricca di acqua (elemento che costituisce circa il 93% della sua essenza) e per questo motivo stimola l’attività dei reni. Possiede anche una discreta percentuale di potassio, di vitamine A e C, di fosforo, di calcio, e di tannino, mentre ha una quantità irrisoria di grassi (0,1%) e contiene pochi zuccheri (2,6%). Inoltre, può vantare proprietà depurative ed è blandamente lassativa, oltre a regolarizzare e stimolare l’attività del fegato contribuendo ad aumentare la produzione e l’eliminazione della bile. Sembra che soprattutto nella buccia siano presenti sostanze che hanno effetti benefici sul pancreas e sull’intestino, oltre che funzionali per abbassare il livello di colesterolo nel sangue. La melanzana possiede un altro pregio: è ricca di fibre (tra le quali domina la pectina) che sono ben tollerate dall’intestino e contribuiscono a facilitarne il funzionamento.

Quando acquistate le melanzane, fate attenzione al picciolo che deve essere ancora attaccato, di un bel colore verde e senza parti secche, mentre sulla buccia non devono comparire ammaccature, parti nere e ammuffite, e la superficie deve essere liscia e tesa.

Quali varietà scegliere? Dipende dall’uso che se ne vuole fare in cucina: le melanzane rotonde sono ideali per essere affettate e cotte sulla piastra, mentre le melanzane ovali sono più indicate per farle ripiene oppure per ridurle a dadi e unirle a sugo di pomodoro, cipolla e aromi.

frigorifero, la melanzana si mantiene anche per 4 giorni, a patto però di non togliere il picciolo, che ne prolunga la vita e la freschezza. Le melanzane si possono anche tagliare e congelare, dopo essere state sbollentate, oppure conservate sott’olio, sempre dopo averle affettate e passate velocemente in acqua bollente addizionata ad aceto di mele (le rende più digeribili), prima di essere messe ad asciugare e quindi nei vasetti con spicchi di aglio, pepe, origano e olio.

(Fonte /www.riza.it)

Meno Sedentarietà, Più Longevità: stare Poco Seduti Allunga la Vita

stare poco seduti allunga la vitaSedie poltrone, divani & co. per chi ha sogni o, meglio, aspirazioni di longevità dovrebbero diventare solo lussi saltuari, da concedersi con il contagocce. Infatti, secondo i risultati di una nuova sperimentazione, ridurre il tempo giornaliero seduti potrebbe essere il segreto per accaparrarsi qualche anno di vita in più. Ridurre la sedentarietà, a meno di tre ore al giorno, potrebbe davvero essere la mossa vincente per aggiudicarsi una dose in più di longevità.

Un team di esperti a stelle e strisce, guidati da Peter Katzmarzyk, del Pennington Biomedical Research Center, e da I-Min Lee, epidemiologa dell’Harvard School of Public Health, ha scoperto la relazione, decisamente poco trascurabile tra sedentarietà e longevità. In particolare, basterebbe tagliare il tempo quotidiano seduti a meno di tre ore, per aggiudicarsi ben due anni di vita in più.

La sedentarietà, si sa, non è l’abitudine più sana da scegliere per la salute e per la linea. Lo studio d’oltreoceano le attribuisce un altro effetto deleterio, in termini di aspettativa di vita. Seduti, sì, ma poco è meglio: anche quando si tratta di accomodarsi in poltrona o sul divano per gustarsi un po’ di tv, meglio limitarsi a non più di due ore al giorno, per regalarsi 1,4 anni in più di aspettativa di vita.

Nel corso della ricerca, pubblicata sulla rivista Bmj Open, che si è basata su cinque diversi studi di popolazione, sono state “passate al setaccio” le abitudini di vita di circa 167 mila persone. Gli esperti si sono basati sui ricordi dei partecipanti e sulle loro descrizioni, di conseguenza, i risultati potrebbero risultare poco precisi, ma sono comunque indicativi.

Si tratta di uno studio di popolazione “e dunque non dice a livello personale quale può essere l’effetto delle maratone sul sofà, inoltre si basa sulle abitudini degli americani, una popolazione specifica. Ma sembra plausibile che, se le future generazioni si muoveranno un po’ di più, potrebbero vivere in media più a lungo. Il problema è che, oggi come oggi, sono davvero pochi quelli che si limitano a tre ore al giorno seduti” ha spiegato un esperto, David Spiegelhalter, specializzato nel calcolo dei rischi dell’University of Cambridge.

Il monito che emerge chiaramente dalla sperimentazione statunitense, a conti fatti, è che la sedentarietà deve essere limitata e controbilanciata con una buona dose di sport, di attività fisica, e una dieta salutare, per tenere alla larga rischi pericolosi per la salute e per assicurarsi un’aspettativa di vita più lunga. Bando alla pigrizia, quindi, perché gli ingredienti della longevità non contemplano sedentarietà e stravizi, ma movimento e alimentazione corretta.

(Fonte www.tantasalute.it)

 

Cibi Crudi, i Consigli per Mangiare Sicuri

Quando fa molto caldo, si preferisce mangiare cibi crudi, a patto di mangiare sicuri. Il calore dei fornelli è sicuramente quello che desideriamo meno nei giorni della calura estiva, un piatto freddo risolve il problema velocemente. Negli ultimi anni, però, sempre più persone hanno scelto di seguire una dieta a base esclusivamente di cibi crudi che, sono in molti a sostenerlo, non sempre è salutare.

cibi crudiGli amanti dei cibi crudi, strettamente vegetariani, sono ancora pochi, ma sono convinti che l’alimento crudo sia meglio di quello cotto, perchè considerato più ricco di principi nutritivi.   Molti nutrizionisti sono sostenitori della cottura lieve, convinti che abbia un forte potere antiossidante, perchè il calore “tende a rompere le pareti delle cellule vegetali, che possono trattenere al loro interno numerosi composti utili”.

Uno studio dell’Inran e dell’Università di Napoli ha sancito che il contenuto in folati di cavolfiori, broccoli, asparagi cotti a vapore, calano del 10 per cento rispetto al consumo crudo, ma è assai più facilmente assorbibile. Carote, spinaci, asparagi, cavoli, peperoni e molti altri vegetali, se cotti forniscono una maggiore quantità di carotenoidi e acido ferulico.

Più complicato è il consumo di cibi crudi come carne e pesce, se per la carne non ci sono vantaggi nutrizionali se consumata cotta, nel caso di crudità, comporta rischi. La cottura, infatti, distrugge salmonelle e germi che possono provocare intossicazioni anche gravi. Sempre più ristoranti e supermercati propongono solo cibi crudi, classico esempio è il sushi, tipico della cucina giapponese, oggi i controlli igienici sono tali che riducono il pericolo ma, dicono gli esperti, solo la cottura scongiura qualsiasi pericolo da infezioni.

Questo però non basta nel caso del pesce che, anche se freschissimo, può nascondere parassiti che sfuggono ai controlli sanitari. Se non si riesce a farne a meno, il suggerimento è di congelarlo a temperature inferiori a -20 °C per almeno 24-36 ore.

Altre ricerche effettuate dall’Institute Food Technologies sostiengono che la cottura in acqua dei cibi crudi li impoverisce del 30 per cento di importanti elementi naturali, utilissimi per l’organismo, come gli antiossidanti nemici giurati dei radicali liberi.

Le verdure, parte integrante della dieta crudista, che devono necessariamente essere cotte, come melanzane, patate, peperoni, si possono consumare frullate o con sughi, insieme a pinoli, zucca, sesamo. Per condire i cibi crudi di carne o pesce e insalate, meglio utilizzare oli di semi con l’aggiunta di frutta secca come, noci, pinoli, mandorle, ricchi di elementi nutrizionali protettivi. I semi oleosi di sesamo, girasole, lino sono una fonte di Omega 3, proteine e sali minerali.

(Fonte www.mondobenessereblog.com)

Fibre e Proteine per mantenere il Peso Giusto

Il grosso problema delle diete dimagranti è riuscire a mantenere i risultati ottenuti. Dimagrire comporta la riduzione del metabolismo basale, la causa principale della conseguente ripresa dei chili persi. Bisognerebbe trovare una soluzione ottimale che minimizzi la riduzione ed aiuti ad eliminare il rischio di riprendere i chili faticosamente persi. La soluzione ci sarebbe, fibre e proteine per mantenere il peso giusto.

legumi
A porsi la domanda sono stati i ricercatori del New Balance Foundation Obesity Prevention Center – Children Hospital di Boston (USA) che hanno realizzato uno studio pubblicato da JAMA. I protagonisti della ricerca erano 21 giovani adulti divisi in tre gruppi, ognuno di loro si è sottoposto a tre diverse diete di mantenimento, che apportavano le stesse calorie ma composte diversamente. La prima, a basso contenuto di grassi, con il consumo di cereali, frutta e ortaggi; la seconda, a basso indice glicemico, a base di legumi, ortaggi e frutta; la terza a bassissimo contenuto di carboidrati.

I risultati sono sorprendenti, con la dieta a basso contenuto di grassi il metabolismosi è ridotto sensibilmente; la dieta a basso indice glicemico ha prodotto invece una riduzione “intermedia” e, infine, la dieta povera di carboidrati è risultata essere quella che riduceva il metabolismo in percentuale minore rispetto alle precedenti.

In apparenza la migliore per mantenere il peso giusto, ma la dieta povera di carboidrati ha prodotto elevati livelli di cortisolo, indicatore di stress, e di proteina C reattiva, vale a dire una infiammazione in atto. Un esito negativo che potrebbe influire sulle malattie cardiovascolari. La conclusione dello studio è che la dieta più equilibrata è rappresentata da un giusto apporto di fibre e proteine che limitano l’incremento di glicemia e insulina dopo il pasto.

Gabriele Riccardi, presidente del Corso di Laurea magistrale in Nutrizione umana dell’Università di Napoli, ha commentato i risultati della ricerca, sottolineando l’importanza della dieta di mantenimento per scongiurare il pericolo di recuperare i chili persi, ed aggiunge:

La ricerca dimostra che non è vero che una caloria è sempre una caloria, qualunque sia l’alimento utilizzato. Alcuni alimenti, infatti, stimolano il metabolismo energetico più di altri. Tra questi danno un contributo significativo non solo i cibi ricchi in proteine, ma anche quelli ricchi in fibre (i legumi o alcuni cereali integrali come avena, orzo e segale, molte verdure e frutta) in grado tra l’altro di incrementare l’azione della leptina, ormone che aiuta a limitare la fame e ad aumentare il metabolismo basale.

(Fonte www.mondobenessereblog.com)