Non Autocensurarti e starai meglio

Tenersi tutto dentro non sempre prelude a un’esplosione liberatoria, al contrario ci si abitua a tacere e si finisce per soffocare ogni spinta vitale: come evitarlo.

non autocensurartiSi dice spesso che prevenire sia meglio che curare. Uno slogan efficace che ci fa venire in mente soprattutto le battaglie a malattie come i tumori o i disturbi cardiovascolari, ma che può essere tranquillamente applicato ai molti problemi psichici, come la depressione. Certo, non si possono prevedere i traumi accidentali e gli eventi negativi che scatenano una crisi depressiva, ma di sicuro si possono cambiare atteggiamenti quotidiani che, lasciati a se stessi, conducono inesorabilmente verso un disagio di quel tipo.

Fra questi c’è sicuramente la tendenza a trattenere le proprie idee e le contrarietà, ben espressa da frasi come: “Io non mi arrabbio mai, ma quando scoppio…”. Solo che poi la persona, o non scoppia, o se scoppia si sente in colpa e riprende a sopportare più di prima. Spesso questo atteggiamento nasce dal timore di essere giudicati, dal non sentire legittime le proprie opinioni, dal non essere padroni delle proprie reazioni: la persona, giorno per giorno, vede accadere davanti a sé delle cose, piccole o grandi, che non le vanno bene, che non fanno per lei. Ma non lo dice: sopporta, schiaccia, censura l’espressione della propria idea contraria. Forse si aspetta che siano gli altri a capirla e a rispettarla, magari a chiedergliela. Ma gli altri perlopiù non lo fanno…

Trattenere spesso fa…implodere!

Il “ Grande Trattenitore” così si ritrova piano piano in una realtà che gli è sempre più estranea, a volte addirittura avversa, opposta a quella che vorrebbe. E quando la frustrazione per tutto ciò supera una cera soglia individuale, ecco innescarsi una crisi depressiva, che simboleggia un forte rifiuto della mente per una situazione che non gli è consona e la conseguente necessità di cambiare. Certo, quando ci si trova in crisi le energie sembrano molto ridotte, perché sono implose. Ma se si riesce a capire perché stiamo così male, possiamo sfruttare il malessere per cambiare in meglio la nostra realtà. Dobbiamo comprendere che questa depressione non è una malattia né l’espressione di una difficoltà di adattamento. Al contrario: è la ribellione a un eccesso di adattamento, è il fuoriuscire improvviso e spontaneo di tutti i “no” che non abbiamo detto. Se impariamo a manifestare le nostre idee, a dire questi “no” – e all’inizio è faticoso – nel momento e con i toni giusti, la depressione non tornerà. Perché la forma migliore di prevenzione, per qualsiasi disturbo, è vivere in una realtà che ci corrisponde sui punti per noi più importanti: stile di vita, affettività, possibilità creative.

Le conseguenze del trattenersi

– Accumuli rabbia e rancore.
– Tendi esplodere per poi sentirti in colpa.
– Inquini amicizie e vita di coppia.
– Induci gli altri allo sfruttarti, anche senza che se ne accorgano

Prendi la parola!

Capire perché non affermi le tue idee, soprattutto se contrarie all’interlocutore, è importante. Ma non aspettare di capirlo per provare a rompere questa abitudine. Fin da ora prendi coraggio e imponiti di dire subito quello che pensi in alcune conversazioni “a rischio”. Poi stai a vedere quello che succede. Ti sorprenderà scoprire di poter ottenere molto più di prima.

Non conta la “risposta pronta”

A volte l’incapacità di avere la risposta pronta impedisce di esprimere ciò che si pensa al momento giusto. Non demoralizzarti, non importa. Potrai farlo anche in seconda battuta: invece di rimuginare per giorni come un rabbioso sconfitto, alla prima occasione riporta il discorso su quel tema e puntualizza la tua reale posizione in proposito.

Evita l’inutile polemica

Chi fatica a esprimere le contrarietà spesso utilizza una massiccia dose di vis polemica. Fa battute taglienti e riferimenti sarcastici che inquinano il dialogo e i rapporti, rendendosi sgradevole e non ottenendo altro che discussioni da cui esce scornato. Elimina la polemica: è sempre meglio una comunicazione diretta, anche quando tradisce paura o emotività.

(Fonte /www.riza.it/)

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