Daily Archives: ottobre 19, 2012

Daltonismo: test, cos’è, possibile cura e rilascio patente

daltonismoIl daltonismo è un difetto degli occhi che non permette la giusta percezione dei colori. È una condizione di natura prevalentemente genetica, e prende il nome dal chimico inglese John Dalton che nel 1794 che iniziò a condurre gli studi dopo che lui stesso si rese conto di avere delle difficoltà nel percepire i colori. Il daltonismo si può presentare in forma parziale o completa, ossia: precisamente si parla di deuteranomalia quando la difficoltà riguarda la percezione del colore verde, di protanomalia nel caso del rosso, e di tritanomalia quando la difficoltà riguarda il colore blu-giallo; oppure il disturbo può essere completo e riguardare tutti questi colori.

Le cause e il test per identificare il daltonismo

Come accennato sopra il daltonismo è prevalentemente di natura genetica, ma può essere causato anche da danni ai nervi (precisamente al nervo ottico), agli occhi (in particolare alla retina) e al cervello (della corteccia cerebrale). Quando l’origine è di natura genetica l’alterazione si trova sul cromosoma x, ecco perché i soggetti maschili sono maggiormente colpiti: le donne hanno due cromosomi x ed è molto improbabile che l’alterazione colpisca entrambi, mentre gli uomini ne hanno solo uno e se in questo manca il gene adibito alla percezione dei colori il disturbo si manifesterà di sicuro. A livello dell’occhio il problema risiede nelle cellule presenti nella retina, quando queste non funzionano regolarmente allora si manifesta il daltonismo. Sono circa l’8% gli uomini che soffrono di questo disturbo, mentre per quanto riguarda le donne, la percentuale che ne soffre è pari allo 0,5%. Il daltonismo, come è facile immaginare, è un disturbo che durante l’infanzia crea non pochi problemi nell’apprendimento, nell’autostima, nel socializzare. Ma i problemi continuano anche da adulti, ecco perché sono circa 150 le professioni che i daltonici non possono fare. Per poter diagnosticare il daltonismo oltre alle testimonianze di chi ne soffre (difficoltà e incapacità nel riconoscere i tre colori principali come il rosso, il verde e il blu) si utilizza un test. Quest’ultimo è caratterizzato da una serie di colori e di figure nascoste facilmente identificabili da chi non soffre di daltonismo.

Rimedi e rilascio della patente

Non vi è una cura per questo disturbo ma esistono comunque dei rimedi. L’irregolarità del daltonismo cessa se si utilizzano delle particolari lenti migliorative. Queste sono caratterizzate da uno strato progettato in modo tale da permettere allo spettro della luce (lavorando delle lunghezze d’onda del verde e del rosso) di combinarsi normalmente come avviene in chi vede normalmente. Tra tutti gli svantaggi che i daltonici hanno, molti pensano ci sia anche quello di conseguire la patente di guida. In realtà non è proprio così: è possibile prenderla ma sempre dopo stretto consiglio e visita medica da parte di uno specialista. La normativa europea ha escluso categoricamente il daltonismo come inabilità alla guida di qualsiasi mezzo. Purtroppo è che in questi casi la disinformazione peggiora le situazioni. Per molti anni si è creduto che il daltonismo fosse una malattia che impedisse a chi ne soffre di svolgere molte funzioni, compreso il guidare. Bisognerebbe revisionare la documentazione scientifica necessaria al conseguimento della patente e, quindi, eliminare dal Codice della strada il riferimento al colore come fattore importante per la guida.

(Fonte www.tantasalute.it)

Sindrome di Stoccolma: cos’è e come si manifesta

sindrome di stoccolmaLa sindrome di Stoccolma indica una particolare condizione psicologica, che si verifica quando un soggetto vittima di un sequestro manifesta sentimenti positivi di affetto nei confronti dei sequestratori. Talvolta le persone rapite possono arrivare anche ad innamorarsi del sequestratore. Molto spesso questa sindrome può essere rintracciata anche nelle situazioni di violenza sulle donne, negli abusi sui minori e nei sopravvissuti ai campi di concentramento. La sindrome di Stoccolma non viene considerata una patologia. Alla base ci sarebbero dei meccanismi mentali inconsci, collegati con l’istinto di sopravvivenza.

Sindrome di Stoccolma: che cos’è

Il significato della sindrome di Stoccolma va compreso bene proprio nell’analisi del rapporto che si instaura tra carnefice e vittima. La comparsa della sindrome dipende anche dalla personalità del sequestrato. Infatti più egli ha un carattere dominante, meno sarà predisposto nell’incorrere nella sindrome stessa.

Di solito la sindrome di Stoccolma si manifesta in personalità poco forti e non ancora totalmente strutturate, come quelle dei bambini o degli adolescenti. La sindrome può avere una durata variabile e comporta alcuni effetti psicologici, come, per esempio, disturbi del sonno, incubi, flashback, fobie e depressione.

Per la risoluzione di questi disturbi si deve ricorrere alla psicoterapia in associazione alle cure farmacologiche. In questo modo si può curare la sindrome di Stoccolma, una vera e propria sindrome vittima-carnefice.

Sindrome di Stoccolma: come si manifesta

La sindrome di Stoccolma si manifesta soprattutto quando la vittima percepisce che la sua sopravvivenza è legata al sequestratore. Inizialmente il soggetto prova uno stato di confusione e di paura per la situazione in cui si ritrova.

Dopo aver superato il trauma iniziale, comincia a cercare la soluzione per resistere alle difficoltà. Man mano che va passando il tempo, la vittima si rende conto che la sua vita dipende dal carnefice e sviluppa un meccanismo psicologico di attaccamento nei suoi confronti, per poter evitare di morire.

Inoltre la vittima comincia ad identificarsi con il carnefice, inizia a comprendere le sue motivazioni e finisce col tollerare le violenze subite. Così facendo, elimina anche il rancore che dovrebbe provare verso l’aguzzino. Allo stesso tempo da parte del rapitore si mette in atto un feedback positivo, che porta alla garanzia di maggiore sopravvivenza per la vittima.

A parte i disturbi psicologici connessi, non si può parlare di veri e propri sintomi della sindrome di Stoccolma. Più che altro essa si riconosce dai sentimenti positivi della vittima verso il rapitore e dai sentimenti negativi manifestati verso chi cerca di andare contro l’aguzzino, concependolo come tale.

Il rapporto che si instaura tra la vittima e il carnefice, anche se apparentemente è di affetto, non porta a nessun vantaggio, a differenza delle vere relazioni amorose e durature, alleate della salute mentale.

In riferimento alla sindrome di Stoccolma, possiamo dire che si verifica una condizione psicologica che, in termini di salute mentale, si traduce in “sarò pazzo di te”, ma che è soltanto un modo inconscio per sopravvivere in situazioni di pericolo.

(Fonte www.tantasalute.it)

Soia, la grande Amica delle Donne

Ideale per mantenersi in linea, la soia è un alleato del gentil sesso anche per alleviare i disturbi femminili…

soia un aiuto per le donneEsiste in molte formule, dallo “spezzatino”, che si consuma come la carne, al latte. Non solo: la soia ha alcune carte in più delle quali vale la pena di approfittare: rispetto ai legumi nostrani ha una ripartizione diversa di micronutrienti: contiene fino al 35% di proteine e il 18% di grassi, contro il 20% di proteine dei fagioli e solo il 2% di grassi.

Non sempre è vera soia

Esistono due varietà di soia: quella gialla (la più comune) e quella nera (più rara). Poi ci sono alcuni semi, spesso definiti “ soia”, che sono in realtà appartenenti alla famiglia dei fagioli: gli azuki (fagioli rossi) e la cosiddetta soia verde, che è il fagiolo mung, dall’aspetto simile a lenticchie di un color verde smeraldo, dal quale si ricavano i “germogli di soia” che si trovano nei supermercati. La soia gialla, che ha l’aspetto di fagioli rotondi di colore giallo, è quella da cui si ricavano la “carne” e il latte, ma la si può anche consumare così, lasciando i fagioli a bagno per 12 ore e cuocendoli per mezz’ora in pentola a pressione.

Perché sceglierla

La soia dà proteine nobili in misura superiore a quella di qualsiasi altro vegetale e offre gli otto aminoacidi essenziali che il nostro organismo non è in grado di “fabbricare” da solo e che è costretto a prendere dall’alimentazione. La soia è uno dei rari alimenti proteici che contribuisce ad abbassare il cattivo colesterolo, mentre mantiene costante il livello di quello buono. Per avere un’alimentazione equilibrata occorre consumare varietà diverse di proteine, se possibile circa 50% di origine vegetale e 50% di origine animale. La soia è la soluzione ideale e permette una vasta scelta tra molte formule: bevande, pietanze, dessert, latte.

Ha un basso indice glicemico

La soia, così come tutti i suoi derivati, fornisce al nostro organismo energia in modo lento e progressivo, senza produrre il picco di insulina che scatena fame e voglia di zuccheri.

Riduce il colesterolo

Contiene una sostanza eccezionale per la salute: la lecitina, un emulsionante naturale che mantiene in sospensione il colesterolo presente nel sangue impedendo che si depositi sulle pareti delle arterie. Fornisce acidi grassi essenziali, i polinsaturi, che proteggono il sistema cardiovascolare, come gli Omega 3, mentre scarseggia di grassi saturi e di colesterolo. Inoltre, è una buona fonte di vitamine (E e B9) e di minerali (ferro e potassio).

Regola la fame

Recenti studi hanno evidenziato che la soia giocherebbe un ruolo importante sui delicati meccanismi che regolano il senso di fame/sazietà.

Favorisce la muscolatura a scapito dell’adipe

Secondo le rilevazioni statistiche, nei grandi consumatori di soia si riscontrano bassi indici di massa corporea (IMC), questo significa persone magre, con prevalenza di massa muscolare piuttosto che di grasso.

Allevia i problemi legati al ciclo o alla menopausa

Gli isoflavoni della soia riequilibrano sia l’eccesso di estrogeni che causa la sindrome premestruale, sia la carenza di estrogeni che si verifica in menopausa, riportando gli ormoni a livelli corretti.

La “forme della soia:

– I germogli

I veri germogli di soia si ottengono dal seme di soia. Contengono 95% di acqua, vitamine, ma poche proteine. Si consumano in insalata assieme ad altre verdure, oppure appena scottati o saltati in padella per accompagnare le carni o i cereali integrali. In commercio di solito si trovano già pronti dei germogli detti “di soia”, ma che in realtà provengono da un tipo di fagiolo (mung). Danno 50 kcal per 100 grammi di prodotto. Una porzione da 70 grammi: 35 kcal.

– Il tofu

Il tofu, detto anche comunemente formaggio di soia, è un prodotto fresco, che si ottiene lasciando coagulare il latte di soia, per poi scolarlo. Di colore bianco-panna, si presenta sotto forma di blocco rettangolare denso. In cucina lo si usa in moltissimi modi, dato che il gusto molto discreto tende a prendere sapore in funzione degli alimenti che lo accompagnano. Tagliato a cubetti nelle insalate, in padella insieme alle verdure cotte, sbriciolato sopra il sugo al pomodoro per la pasta e il riso o nei ripieni di pasta e verdure…Essendo un derivato del latte di soia ne mantiene le stesse caratteristiche: è privo di colesterolo, contiene le vitamine del gruppo B, ma pochi sali minerali. È uno degli alimenti preferiti di coloro che seguono la dieta vegetariana oppure priva di lattosio. In commercio lo si trova al naturale, alle erbe, affumicato e con il sesamo. Contiene circa 100 kcal per 100 grammi di prodotto, ovvero una porzione.

Il latte di soia

Il latte di soia si ottiene facendo macerare e frullando la soia nell’acqua. È un buon sostituto del latte per chi è allergico o intollerante al lattosio. Rispetto al latte vaccino è meno calorico, contiene quasi il doppio in proteine e meno grassi. È più ricco di ferro e ha la stessa percentuale di vitamine del gruppo B. Il latte di soia è meno ricco di calcio, ma ha un elevato contenuto di acidi grassi polinsaturi ed è di facile digestione. Grazie alla presenza della lecitina può contribuire ad abbassare livelli di colesterolo e di triglicerdi nel sangue (mentre le proteine di origine animale, in particolare la caseina del latte, tendono ad alzarli). Si può sostituire a quello di mucca nella maggior parte delle preparazioni culinarie: a colazione, nei dolci, nelle salse, come base per cuocere le verdure o i cereali.

Facilmente reperibile, a lunga conservazione, il latte di soia si trova al naturale oppure aromatizzato (vaniglia, cioccolato per esempio) o con l’aggiunta di vitamina D. È privo di colesterolo, ma contiene una buona quantità di acidi grassi polinsaturi. Il latte di soiafornisce 42 kcal per 100 g di prodotto.Lo yogurt di soiaLo yogurt di soia, al naturale o aromatizzato, è un prodotto fresco che contiene i fermenti vivi, come un qualsiasi yogurt. Disponibile in tutti i supermercati, è una buona idea per la merenda, una piccola colazione a metà mattinata o per coloro che amano concedersi il dessert. Le calorie variano a seconda del tipo di yogurt e sono in generale specificate sull’imballaggio del prodotto. Quello naturale senza aggiunta di zucchero contiene 72 kcal per 100 g di prodotto.

La carne di soia

La carne di soia, sotto forma di bistecche, hamburger o spezzatino, è il più recente metodo di trasformazione di questo legume; in questo caso la farina ricavata dai semi di soia viene lavorata e resa simile alla carne. Per utilizzarla occorre reidratarla e poi utilizzarla nelle varie ricette (spezzatini, ripieni di carne, ragù, bistecchine) al posto di quest’ultima. Il sapore dipenderà molto dagli ingredienti utilizzati. Una porzione di carne di soia da 100/120 g dà circa 150 kcal.

La farina di soia

La farina di soia viene ricavata dal seme della soia ed è usata in cucina, come qualsiasi normale farina di cereali. La si utilizza, soprattutto mescolata ad altre farine, nella preparazione di torte, pane, pasta, biscotti. Il vantaggio è che non avendo glutine può essere anche assunta dai celiaci, gli allergici al glutine. Contiene circa 360 kcal per 100 g di prodotto.

Attenzione agli OGM

La soia è la più importante coltura transgenica al mondo, soprattutto negli Stati Uniti e nel Brasile, grandi produttori. Anche se non esistono dati certi rispetto alle conseguenze sull’organismo umano della soia geneticamente modificata, per sicurezza è consigliabile consumare la soia tradizionale, assicurandosi della provenienza, oppure quella di agricoltura biologica.

(Fonte www.riza.it)