Monthly Archives: novembre 2012

L’Omeopatia in soccorso delle Ossa

È davvero possibile lenire dolori e nevralgie con i rimedi omeopatici giusti, alcune erbe e gli esercizi che ti guariscono senza effetti collaterali…

rimedi omeopatici dolori osteoarticolariIn autunno i dolori osteoarticolari si ripresentano più facilmente, favoriti soprattutto dal clima più umido e freddo. Una rigidità climatica che si fa sentire proprio nella parte più rigida del corpo, le ossa appunto. La cervicale in particolare è il segmento più mobile della colonna (a differenza del tratto dorsale e lombare, per esempio, è dotata di una maggiore capacità di rotazione) e quindi è facilmente soggetta a tensioni e dolori. Gli arti superiori, formati da spalla, braccio, gomito, avambraccio, polso, mano e dita, sono frequentemente interessati da dolore soprattutto a livello delle grandi e piccole articolazioni (periartrite della spalla, artrosi/artrite delle dita) e in molti casi si infiammano come conseguenza della cervicalgia.


I dolori nella parte superiore del corpo dipendono da:

– Infiammazione delle strutture articolari locali (artrite);

– Degenerazione delle strutture articolari (artrosi);

– Irritazione delle radici nervose cervicali (cervicobrachialgia).

La proposta dell’omeopatia

– In caso di torcicollo si utilizza Lachnantes 5 CH, 5 granuli ogni 2-4 ore. Se però il dolore peggiora con il movimento e migliora stando immobili a letto (o con il collare nel caso della cervicalgia), si consiglia Bryonia 7 CH, 5 granuli ogni 2 ore.

–  Per i dolori alla cervicale che compaiono dopo un colpo di freddo o di umidità si usa Dulcamara 9 CH 5 granuli ogni 2 ore.

–  La periartrite della spalla trae giovamento da un trattamento con Solanum malacoxylon, 9 CH, 5 granuli 2 volte al dì per 3 mesi.

–  Per polso e mano è indicata Viola odorata, 5 CH, 5 granuli al dì.

– Le piccole artrosi delle dita rispondono bene ad Actea spicata 3 DH, 20 gocce 2 volte al giorno.
Un esercizio per sciogliere le tensioni

Muovi la testa come se fosse un pennello

In piedi o seduto, effettua delle rotazioni della testa, lentamente, prima in senso orario e poi in senso antiorario, senza mai forzare il movimento, immaginando di avere un pennello al posto del naso e di disegnare davanti a te dei cerchi colorati di diametro sempre più grande.

(leggi l’articolo completo su http://www.riza.it/benessere/omeopatia/3432/l-omeopatia-in-soccorso-delle-ossa.html)

Depurare il fegato

1. Ridurre gli alcolici

depurare fegatoUno dei nemici numero uno del fegato è l’alcol. Tale sostanza è un vero e proprio veleno che il fegato cerca di scomporre in composti innocui, ma se i livelli dell’alcool sono troppo elevati e se ne fa un uso regolare o abbondante, le cose cominciano a mettersi davvero male. Un abuso di alcolici può portare allo sviluppo di fegato grasso, infiammazioni epatiche, e cicatrizzazione permanente del fegato. Nei casi più gravi, l’organo potrebbe smettere di funzionare e si renderà necessario un trapianto di fegato.

2. Prediligere cibi contenenti zolfo

Si sa che un’alimentazione composta maggiormente da vegetali freschi e cibi integrali è fondamentale per la salute di tutto l’organismo. Tra questi, i cibi ricchi di zolfo sono tra i migliori per contribuire a sostenere e favorire le funzioni di disintossicazione del fegato. I composti di zolfo aumentano la solubilità nell’acqua degli agenti tossici, aiutando il fegato ad abbattere ed espellere più facilmente le sostanze di rifiuto. Gli ortaggi con maggiore apporto di zolfo sono broccoli, cavolo, cavolfiore, cavoletti di Bruxelles, zucca, cipolle, porro e aglio. Tra i cibi non vegetali abbiamo le uova.

3. Fare attenzione a medicine e integratori

Alcuni farmaci, erbe e integratori vitaminici possono causare danni al fegato nel momento in cui si supera il dosaggio o vengono usati in combinazione tra loro, oppure vengono ingeriti regolarmente tutti i giorni. Gli effetti peggiorano se si soffre di qualche patologia epatica. I farmaci che possono danneggiare il fegato rientrano principalmente nelle seguenti categorie: paracetamolo o acetaminofene, agomelatina, amitriptilina, amiodarone, disulfiram (Antabuse), isoniazide, contraccettivi ormonali, metotressato, farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), nitrofurantoina e statine. Per quanto riguarda invece le erbe e le vitamine a cui fare maggiormente attenzione abbiamo: kava-kava (un’erba sedativa), ma huang (un’erba della Medicina Tradizionale Cinese), vitamina A e niacina. Se si prendono una o più delle sostanze sopra indicate, bisogna farlo sotto il controllo del proprio medico, e sempre rispettando il dosaggio raccomandato. Anche se si assumono semplicemente degli integratori, vendibili tranquillamente senza ricetta, è necessario seguire la dose consigliata e, soprattutto, non farne un uso continuativo, ma interromperne l’assunzione almeno per una o due settimane.

4. Ridurre le fritture

I cibi fritti contengono tossine generate dal calore, i cosiddetti AGE (Advanced Glycation end Products) ovvero i prodotti finali di glicazione avanzata. Oltre a tali tossine, il fegato deve vedersela anche con un notevole apporto di grassi e calorie che solitamente abbondano negli alimenti fritti. Una dieta ricca di fritture e grassi può diminuire il numero di linfociti T (con conseguente abbassamento delle difese immunitarie) e portare a sviluppare un fegato grasso, oltre che a infiammazioni epatiche.

5. Limone

Acqua e limone non è solo una bevanda rinfrescante e idratante, ma contribuisce anche a sciogliere il muco, favorisce la produzione di bile, aiuta la digestione e facilita l’abbattimento dei grassi. Davvero niente male per una limonata fatta in casa! A proposito, per una buona dose, spremere mezzo limone in 500 ml di acqua. Per aumentare l’effetto è consigliabile aggiungere un po’ d’acqua calda.

6. Erbe

Il mondo vegetale offre diversi rimedi naturali per aiutare a proteggere e rinforzare organi quali fegato e cistifellea, tra questi abbiamo:

  • Curcuma (Curcuma longa): si tratta una rinomata spezia con capacità antinfiammatorie. La curcuma contiene curcumina, una sostanza particolarmente efficace per proteggere il fegato dalle epatossine. Tuttavia, dato che la curcuma favorisce lo svuotamento della cistifellea, il suo uso non è raccomandato per coloro che soffrono di calcoli biliari;
  • Jin Qian Cao (Herba lysimachiae): nella Medicina Tradizionale Cinese (MTC), la Jin Qian Cao (letteralmente “erba moneta d’oro”) viene utilizzata per favorire la diuresi e per alleviare la sensazione di calore a reni, fegato e cistifellea. Quest’erba è impiegata anche per trattare pazienti che soffrono di calcoli renali, biliari e vescicali; inoltre, imbevuta con l’alcol, la Jin Qian Cao viene applicata esternamente come olio per massaggiare e placare gonfiori, dolori e lividi;
  • Cardo mariano (Silybum marianum): i semi del cardo mariano contengono silimarina, un gruppo di composti dalle proprietà depurative che proteggono il fegato da malattie gravi come il cancro, contrastando altresì la perossidazione lipidica;
  • Phyllanthus niruri: quest’erba è un po’ l’equivalente del cardo mariano, grazie ai suoi effetti anti-epatotossicità. Il Phyllanthus niruri viene impiegato principalmente nella medicina tradizionale del Sud America per trattare calcoli e renella;

L’uso di erbe e integratori naturali deve essere sempre approvata anche dal proprio medico, sia per accertarsi della non pericolosità del rimedio sul proprio organismo sia per deciderne le dosi da assumere.

7. Cercare di tenersi lontani dalle tossine ambientali

Sfortunatamente, per via dell’inquinamento e altri fattori, gli ambienti che frequentiamo sono sempre più esposti a sostanze potenzialmente nocive, che danneggiano la salute del nostro organismo, provocando altresì infiammazioni al fegato. Le fonti di inquinamento più comuni sono: fumo di sigaretta, smog, liquidi tossici e vapori tossici come quelli di diluenti, solventi, sostanze per la pulizia della casa e pesticidi.

8. Mantenere la calma

Questo è un concetto che appartiene alla Medicina Tradizionale Cinese (MTC), e per alcuni potrebbe essere un po’ difficile da capire. In sintesi, emozioni incontrollate possono causare squilibri nell’organismo e portare a sviluppare malattie. In questo caso, frequenti episodi di rabbia, irritabilità, risentimento e frustrazione, verso se stessi o verso altri, portano a un ristagnamento del qi nel fegato, causando una serie di alterazioni a livello di salute.

(leggi l’articolo completo su http://www.beautyerelax.com/salute/332-come-ripulire-disintossicare-fegato-con-rimedi-naturali.html#ixzz2CHbxIM2N)

Cos’è l’ansia e quali sono i rimedi e i sintomi fisici più comuni

ansia sintomi rimediL’ansia fisiologica è uno stato di tensione sia psicologica sia fisica: si rivolge solitamente ad uno stimolo reale, conosciuto, di solito scaturito da una condizione difficile, non comune, alla quale il nostro organismo risponde mettendo in atto tutte le risorse possibili per risolvere il problema, utilizzando comportamenti che si possano adattare alla situazione.

L’ansia patologica, invece, si manifesta quando c’è uno stato di incertezza sul futuro, con sentimenti negativi che vanno a limitare le nostre naturali capacità di adattamento. Di solito non è caratterizzata da cause ben precise, anche se qualche volta può riguardare soggetti ed eventi noti a chi ne soffre. L’ansia può accompagnarsi ad altre problematiche psicologiche, a conflitti irrisolti.

L’ansia patologica è alla base di malattie psichiatriche come demenze, schizofrenia, depressione e mania, disturbi di personalità, sessuali e dell’adattamento.

L’ansia incide prevalentemente nella vita delle donne, con un’incidenza del 30,5% (mentre negli uomini la percentuale è pari al 19,2 per cento). Si può manifestare per fattori ereditari, ma anche biologici (con alterazioni della quantità di certi neurotrasmettitori), oltre che fattori inconsci.

I sintomi generali dell’ansia sono un profondo senso di paura e di pericolo, paura di morire, paura di impazzire o di non riuscire più a controllare la nostra vita, tensione interna, incapacità di rilassarsi, apprensione, inquietudine, ipervigilanza. Il soggetto è particolarmente preoccupato anche in merito a fattori poco rilevanti, tende al catastrofismo, è irritabile, impaziente, non riesce a concentrarsi, soffre di depersonalizzazione, di perdita del senso della realtà. Potrebbe anche lamentare disturbi della memoria e del sonno.

A livello fisico, invece, i sintomi più comuni riguardano difficoltà nella respirazione, un’oppressione toracica, dispnea, iperpnea, dolore al torace, vertigini, mancanza di equilibrio, lipotimia, formicolio negli arti, caldo.

(continua a leggere su http://www.benessereblog.it/post/27753/cose-lansia-e-quali-sono-i-rimedi-e-i-sintomi-fisici-piu-comuni)

5 erbe antinfiammatorie poco conosciute

Gli effetti positivi di erbe antinfiammatorie come la curcuma, lo zenzero e l’aloe vera sono già abbastanza noti, ma Madre Natura ci ha donato molte altre piante benefiche per curare le infiammazioni. Di seguito illustreremo 5 erbe curative poco conosciute e dalle straordinarie proprietà antiinfiammatorie.

Saw Palmetto (Serenoa repens o Sabal serrulata)

saw palmettoOriginaria del sud degli Stati Uniti, la Serenoa repens è una piccola palma dalle cui bacche si ricava un estratto ricco di acidi grassi e steroli. Tali sostanze svolgono un’efficace attività antinfiammatoria utile per trattare disturbi quali l’ipertrofia prostatica benigna (IPB o BPH), e per inibire l’azione della 5-alfa-reduttasi, l’enzima alla base dell’alopecia androgenetica (calvizie). Gli estratti di bacche del saw palmetto sono disponibili come integratori, in compresse e capsule.

Guggul (Commiphora mukul)

guggulIl guggul è un’erba tradizionalmente usata nella medicina ayurvedica come disintossicante. La resina secreta dalla pianta della Commiphora mukul contiene un principio attivo chiamato guggulipide, il quale possiede effetti anti-infiammatori e ipocolesterolemizzanti paragonabili a quelli di farmaci a base di ibuprofene (un principio attivo appartenente ai FANS), e di clofibrato, un medicinale impiegato per ridurre il colesterolo. Il guggul può anche essere utilizzato per alleviare i dolori dovuti a fibromialgia e reumatismi. Quest’erba si trova in commercio sotto forma di resina (gomma guggul), in polvere, in capsule e compresse. Come per qualsiasi altra erba medicinale, è necessario consultare un erborista esperto o un medico prima dell’assunzione. Il guggul svolge altresì un’azione fluidificante del sangue per cui non deve essere usato insieme a farmaci che riducono l’aggregazione piastrinica.

Boswellia

boswelliaLa boswellia è conosciuta anche come incenso indiano o Salai, ed è comunemente impiegata per trattare artrite, problemi respiratori e disturbi digestivi. Gli effetti antinfiammatori di questa pianta sono dovuti principalmente agli acidi boswellici, composti in grado di inibire l’enzima 5-lipossigenasi, bloccando la formazione di leucotrieni, principali cause di malattie infiammatorie quali artrite reumatoide, asma bronchiale, colite ulcerosa e morbo di Crohn. La boswellia può essere acquistata sotto forma di compresse, capsule, incensi e oli essenziali.

Neem o nīm (Azadirachta indica)

neemIl neem lo conosciamo soprattutto per via dei benefici che si possono ottenere grazie all’olio essenziale di neem, ma le sue proprietà come erba curativa sono altrettanto straordinarie. Dell’albero di neem si possono utilizzare tutte le parti. I germogli e i fiori, in India, vengono mangiati come verdura, mentre le foglie usate come condimento negli alimenti per conferire un sapore amaro. L’estratto dei semi e delle foglie di neem è rinomato per le sue proprietà battericide, antifungine e antivirali, utili per contrastare infiammazioni, irritazioni cutanee, ulcere, ipertensione e diabete.

Partenio (Tanacetum parthenium)

partenioIl partenio contiene diversi composti sesquiterpeni che intervengono sulla regolazione della serotonina (partenolide, santamarina, costunolide e artemorina), e grazie a essi l’azione antinfiammatoria di questa pianta è principalmente legata alla prevenzione di attacchi di emicrania. Oltre a ciò, per via della ricca concentrazione di flavonoidi tra cui la quercitina, la luteiolina e la apigenina, il partenio svolge una buona attività spasmolitica e agisce anche come antitumorale andando a inibire alcune proteina tirosina chinasi.

(leggi l’articolo completo su  http://www.beautyerelax.com/salute/366-erbe-piante-antinfiammatorio-anti-infimmatori.html#ixzz2DK1X4a00)

Tutti i benefici del cavolfiore

Nella frutta e nella verdura di stagione ci sono tutti gli elementi utili al nostro organismo per affrontare l’inverno.
I cavolfiori in particolare offrono molti benefici.

benefici del cavolfiorePoveri di calorie ma ricchi di sostanze utili per la salute.
La parte commestibile di questa pianta è l’infiorescenza non ancora matura. Contiene in buone quantità vitamina, A, C, K, U e tutte quelle del complesso B.
Inoltre è ricco di sali minerali: calcio, fosforo, ferro, zolfo, rame, potassio e magnesio.

Queste sostanze ne fanno un alleato della salute per la cura e la prevenzione di alcune malattie. Da recenti ricerche infatti è emerso quanto il consumo di questi vegetali sia importante nella prevenzione di coliti ulcerose e malattie cardiovascolari. Sono noti ormai da qualche anno i benefici del cavolfiore per quanto riguarda le patologie tumorali.

Inoltre l’alta percentuale di clorofilla presente in questa verdura è molto utile nella produzione dell’emoglobina, è perciò importante nella prevenzione dell’anemia. Per sfruttare tutte le proprietà benefiche del cavolfiore, è importante consumarlo crudo. La cottura infatti sottrae molti dei preziosi elementi.

(leggi articolo completo su http://www.freshplaza.it/news_detail.asp?id=48851)

Crisi: una famiglia su tre “taglia” la spesa ed elimina frutta e verdura dal menu

taglio alle spese di frutta e verdura a causa della crisiFa bene alla salute, è varia, colorata, di qualità.  Eppure con la crisi gli italiani hanno deciso di “tagliare” proprio l’ortofrutta.
Nell’ultimo anno una famiglia su tre ha alleggerito il carrello alimentare e, di questi, il 41,4% ha ammesso di aver ridotto gli acquisti di frutta e verdura. Colpa dei prezzi al consumo troppo variabili, dell’educazione a una sana alimentazione non ancora radicata, della minore capacità di spesa che induce a considerare la frutta un “lusso” e a comprare cibi dal basso costo ma dall’elevato contenuto calorico. E’ quanto emerge da un’analisi di Confagricoltura, Cia-Confederazione italiana agricoltori, Fedagri-Confcooperative, Legacoop agroalimentare e Agci-Agrital, presentata in occasione di Macfrut 2012 a Cesena Fiere.

Così, nel 2011, ogni famiglia ha acquistato 5 chili in meno di frutta, 3 chili in meno di verdura e 1 chilo in meno di ortaggi surgelati, portando a un calo complessivo dei quantitativi del 2,6 per cento tendenziale, per un totale di 8,3 milioni di tonnellate – spiegano le organizzazioni. In realtà, però, la crisi dei consumi di ortofrutta parte da più lontano: in undici anni, infatti, gli acquisti sono diminuiti del 23%, passando dai 450 chili a famiglia del 2000 ai 347 chili del 2011.

Vuol dire che in poco più di un decennio si sono persi per strada oltre 100 chili per nucleo familiare, con conseguenze dirette sulla dieta degli italiani e soprattutto sui redditi dei produttori. Oggi infatti la spesa annua per l’ortofrutta si attesta mediamente sopra i 13 miliardi e i prezzi al consumo, anche con i consumi in discesa, aumentano invece di diminuire (rispettivamente +5,8% la frutta e +4,8% i vegetali freschi in termini tendenziali ad agosto, ultimo dato disponibile), con il risultato che gli agricoltori non ne traggono alcun vantaggio.

È evidente che oggi il settore ha bisogno di un vero piano di ristrutturazione che si fondi su una visione strategica. L’ortofrutticoltura – ricordano le cinque organizzazioni – rappresenta circa un terzo dell’intera Plv agricola del Paese e, con una produzione di circa 35 milioni di tonnellate l’anno, l’Italia si contende con la Spagna l’appellativo di “orto d’Europa”. Eppure, nonostante il rilievo quali-quantitativo a livello internazionale, il comparto mostra i segni di una strutturale perdita di competitività, che si evidenzia nell’incapacità di intercettare la domanda proveniente dai nuovi bacini di consumo.

Oggi l’export di frutta e verdura, compresa l’ortofrutta trasformata, vale 6,7 miliardi di euro l’anno, ma considerato che entro i confini nazionali si consuma meno del 25% di quel che si produce, è evidente che bisogna orientarsi verso un forte incremento della capacità di esportazione. Tanto più che la domanda mondiale, sostenuta proprio dai paesi Bric, è passata da 70 a 170 miliardi di dollari in pochi anni. Per farlo, però, occorre agire sulla frammentazione di tutte le componenti della filiera, sulla forte polverizzazione dei soggetti e sulla mancanza di innovazione.

Insomma, per aggredire i nuovi mercati ed evitare la chiusura delle aziende non basta più essere primi nelle produzioni, occorre essere competitivi – sottolineano Confagricoltura, Cia, Fedagri, Legacoop agroalimentare e Agci-Agrital – Ecco perché adesso è diventato improrogabile fare sistema: puntare a una maggiore aggregazione dell’offerta ortofrutticola; intervenire sulle dimensioni d’impresa per un processo di riorganizzazione a tutti i livelli; promuovere coerenti e rinnovate politiche nazionali ed europee, ad esempio adeguando gli strumenti assicurativi per rispondere a eventuali problematiche climatiche e fitopatologiche o a forti ribassi dei prezzi; guidare i processi di internazionalizzazione che aiutino le imprese a varcare i confini e valorizzino la qualità e la salubrità del “made in Italy” ortofrutticolo.

Non va dimenticato, infatti, che non soltanto frutta e verdura italiane sono sinonimo d’eccellenza (basti pensare che, secondo i dati Istat sui prodotti a denominazione, proprio il settore ‘ortofrutta e cereali’ conta il maggior numero di certificazioni, con 32 Dop e 62 Igp), ma sono totalmente sicure. Secondo gli ultimi dati del ministero della Salute, infatti, ben il 99,7% dei campioni ortofrutticoli sottoposti ai controlli sulla sicurezza alimentare sono risultati assolutamente in regola.

E poi bisogna lavorare sulla domanda interna, cercando di recuperare quel calo dei consumi di ortofrutta ampliato dalla crisi economica. D’altra parte, non è solo questione di prezzi al consumo, ma ha molto a che vedere anche con le cattive abitudini alimentari dei più giovani. La riduzione dei consumi, infatti, riguarda soprattutto le nuove generazioni, con il 22% dei genitori che dichiara che i propri figli non mangiano frutta e verdura quotidianamente.

E’ necessario frenare il progressivo abbandono dei principi della dieta mediterranea a favore del consumo di “junk food” da parte dei più piccoli e investire di più su una cultura alimentare che privilegi l’ortofrutta in un’ottica di prevenzione e tutela della salute.  D’altronde, già oggi i costi sociali di obesità e sedentarietà toccano, in Italia, i 65 miliardi di euro all’anno: lo 0,38 per cento del Pil. Non solo. Ormai nel Paese circa il 12% dei bambini è obeso e nella fascia d’età tra i 6 e gli 11 anni ben uno su tre è in sovrappeso.

Per tutti questi motivi – concludono le cinque organizzazioni – diventa chiaro che oggi occorre incoraggiare, sostenere e promuovere un’alimentazione sana e corretta, con campagne ad hoc di informazione ed educazione, come “Frutta nelle Scuole”, estendendo il modello anche alle famiglie e puntando sull’appeal di quegli ortofrutticoli che già oggi regnano incontrastati sulle tavole degli italiani. Ovvero la mela (825.000 tonnellate vendute) e l’arancia (605.000), la patata (722.000 tonnellate) e il pomodoro (575.000).

(Fonte www.freshplaza.it)

I benefici della frutta secca

Sono davvero tanti i benefici della frutta secca e, contrariamente a quanto si pensa, non è proibita neanche a chi vuole dimagrire. Un alimento che stanno rivalutando anche i nutrizionisti e gli chef con numerose stelle, l’importante è mangiarne pochissima al giorno, l’eccesso è sbagliato in tutto, nel bere, nel mangiare e nel fare attività sportiva.

benefici della frutta seccaLa frutta secca offre molte possibilità anche nella dieta vegetariana, noci, nocciole, pistacchi e anacardi sono parte integrante di questo regime alimentare. Lo dicono anche recenti ricerche, i benefici della frutta secca sono tanti e tutti ancora da scoprire.

La frutta secca è un alimento ricco perchè contiene minerali come il ferro, molto importante per le donne. Inoltre non manca neanche la vitamina E che si trova nelle mandorle, nelle noci e nelle nocciole; calcio e magnesio sempre nelle mandorle e potassio nei pistacchi. È un’ottima fonte di energia e per questo viene consigliata agli sportivi. Il rovescio della medaglia è l’alto contenuto di calorie, basti pensare che un etto di frutta secca arriva a 600 calorie, il corrispondente di un piatto di pasta molto condito.

Fra i benefici della frutta secca oleosa è contenere un formidabile mix che contrasta il colesterolo, vale a dire le fibre che moderano e regolano l’assorbimento dei grassi e acidi grassi mono e polinsaturi dall’azione protettiva. Nutrienti che difendono da malattie come il diabete e la sindrome metabolica.

Un tempo la frutta secca era considerata rigorosamente vietata a chi doveva dimagrire. Oggi è considerata un alimento da inserire, in piccole quantità, anche in una dieta dimagrante. Chi non mangia frutta fresca può mangiare fino a tre cucchiai al giorno di mandorle, noci e nocciole, che contengono sostanze diverse e quindi si completano a vicenda.

Chi invece mangia anche la frutta può aggiungerne un cucchiaio nello yogurt o nel latte della colazione. Il consumo di frutta secca oleosa è indicato nell’alimentazione dei vegetariani perchè dà proteine verdi: 50 g di noci con insalata e pane sono un piatto completo e leggero.

(leggi l’articolo completo su http://www.mondobenessereblog.com/2012/11/25/benefici-frutta-secca/)

Valeriana: proprietà, controindicazioni e dosaggio

valeriana proprietà controindicazioni e dosaggioValeriana: quali sono le proprietà, le controindicazioni e il dosaggio della pianta usata a scopi terapeutici?

Teniamo presente che l’estratto di questa pianta contiene dei principi attivi, i quali sono in grado di interagire con il sistema nervoso, nello specifico con il sistema nervoso autonomo, che regola la quiete e il sonno. La valeriana esercita un duplice meccanismo di azione, sedativa da un lato e dall’altro rallentatrice nei confronti della degradazione del GABA, che svolge la funzione di combattere lo stress. Ecco perché la radice di valeriana si rivela importante per combattere nervosismo, irritabilità, ansia e stress.

Proprietà da tenere in considerazione

Sono molte le proprietà della valeriana. Infatti la pianta contiene acidi valerianici e iridoidi, che hanno la capacità di inibire l’azione dell’enzima acido gamma-aminobutirrico transaminasi, che di solito svolge la funzione di degradare al livello metabolico il neurotrasmettitore gamma-aminobutirrico. Questo mediatore chimico determina l’eccitabilità neuronale in tutto il sistema nervoso.

Da non dimenticare che molti principi attivi che sono contenuti nella valeriana possiedono proprietà sedative e ipnoinducenti. Tutto ciò significa che la valeriana è in grado di favorire il sonno. Nello specifico le sostanze contenute nella pianta riescono a ridurre il tempo che occorre per addormentarsi e migliorano la qualità del sonno. Ecco perché la valeriana è indicata nei casi di insonnia legata all’ansia e per trattare i disturbi del sonno.

Va ricordata anche l’azione svolta dai terpeni e dai flavonoidi: questi principi attivi possono fare da antagonisti con i recettori dell’adenosina, che determinano un’azione spasmolitica sui muscoli.

Ecco perché la valeriana è utile anche se si soffre di crampi o della sindrome dell’intestino irritabile.

Valeriana: controindicazioni da non dimenticare

Ci sono anche le controindicazioni della valeriana. Pur essendo benefica per il nostro organismo e pur contribuendo a determinare uno stato di benessere psicofisico generale, la pianta, se viene usata in maniera eccessiva e se se ne fa un uso prolungato nel tempo, può determinare alcuni effetti collaterali.

Fra questi vanno ricordati l’insonnia, l’emicrania, l’aumento della pressione, l’eccitabilità e la diminuzione della frequenza cardiaca. La valeriana in gravidanza è controindicata, così come durante l’allattamento.

Inoltre non dovrebbe essere somministrata ai bambini di età inferiore ai 6 anni e non dovrebbe essere usata contemporaneamente ai barbiturici, perché potrebbe determinare una sedazione eccessiva.

Valeriana: dosaggio da tenere presente

Per evitare effetti indesiderati, il dosaggio della valeriana non dovrebbe mai superare una dose di estratto di 500 – 600 mg al giorno. In ogni caso non dobbiamo mai dimenticare di consultare sempre il nostro medico di fiducia, perché, anche se abbiamo a che fare con un rimedio naturale, questo non vuol dire che possiamo abusarne.

Ci sono le compresse di valeriana e inoltre l’estratto è disponibile anche sotto forma di gocce. Per quanto riguarda le gocce, se ne dovrebbero prendere 20 diluite in poca acqua da una a tre volte al giorno.

(leggi l’articolo completo su http://www.tantasalute.it/articolo/valeriana-proprieta-controindicazioni-e-dosaggio/1571/)

Chiodi di garofano: le 10 proprietà benefiche

proprietà chiodi di garofanoI chiodi di garofano hanno delle proprietà benefiche, che sono conosciute fin dall’antichità. Si tratta di proprietà terapeutiche vere e proprie. Ad esempio infatti l’infuso di chiodi di garofano viene utilizzato per attenuare la sensazione di nausea, l’indigestione e i disturbi intestinali. Altrettanto utilizzato è l’olio essenziale, che svolge un’opportuna azione antisettica. Le proprietà curative dei chiodi di garofano sono molte. Vediamone alcune nello specifico.

1. Effetti antisettici e antispasmodici

Fra i numerosi benefici dei chiodi di garofano dobbiamo ricordare gli effetti antisettici e antispasmodici che sono in grado di apportare. Ecco perché queste spezie possono essere utili nel determinare la guarigione da infezioni o ustioni.

Bisogna però tenere presente che l’olio estratto non va applicato sulla pelle senza essere diluito, perché potrebbe essere irritante. Anche questo è da tenere presente per quanto riguarda le controindicazioni che l’uso dei fiori può comportare. Inoltre i chiodi di garofano esercitano un’azione di prevenzione degli spasmi muscolari.

2. Proprietà antinfiammatorie

Note sono le proprietà antinfiammatorie dei chiodi di garofano. Questo effetto è dovuto all’abbondanza di flavonoidi che essi contengono. L’aromaterapia utilizza le spezie per rimediare ad alcune patologie, dal raffreddore alla bronchite, dall’asma alla sinusite, dai reumatismi all’artrite.

3. Benefici digestivi

Diversi sono i benefici che i chiodi di garofano possono apportare nei confronti dell’apparato digerente. Tali spezie infatti riescono a migliorare la capacità del cibo di passare per l’intestino, in modo da non determinare un accumulo di tossine dannose per l’organismo.

4. Chiodi di garofano contro il mal di denti

I chiodi di garofano possono essere utili anche contro il mal di denti. Infatti, in caso di infiammazione della cavità orale e della trachea, può essere utile ricorrere a degli sciacqui o a dei gargarismi con una soluzione composta da acqua ed essenza di chiodi di garofano. Le infiammazioni alla bocca possono essere combattute con l’olio essenziale di chiodi di garofano.

5. Proprietà analgesiche

Le spezie in questione hanno anche delle proprietà analgesiche, che sono dovute essenzialmente ad un principio attivo. Si tratta dell’olio di eugenolo, che viene utilizzato soprattutto per la cura della cavità orale.

Ecco perché questo prodotto è presente nelle ricette di vari dentifrici e prodotti antibatterici per la bocca: favorisce la salute orale.

6. Chiodi di garofano contro le micosi

Contro le micosi si può utilizzare soprattutto l’infuso di chiodi di garofano. In particolare si usa per trattare le micosi della pelle e delle membrane mucose. Per le micosi alle mani o ai piedi è utile unire ai chiodi di garofano timo, vaniglia, coriandolo e cumino.

7. Combattere l’invecchiamento

L’invecchiamento può essere combattuto in molti modi e a volte non occorre nemmeno fare ricorso agli ultimi ritrovati offerti dalla chirurgia estetica. Per fare in modo che il nostro aspetto e tutto il nostro organismo rimangano a lungo più giovani, si può ricorrere ai chiodi di garofano.

Lo hanno reso noto i ricercatori della Miguel Hernández University, che hanno condotto uno specifico studio sull’argomento, scoprendo che le spezie in questione possiedono rilevanti proprietà antiossidanti in grado di agire in maniera determinante contro l’invecchiamento. Le sostanze dal potere antiossidante rispondono infatti ad una non trascurabile funzione che consiste nel contrastare l’azione dei radicali liberi, permettendo al cuore e ai tessuti di ricavarne un grande beneficio.

8. Conservare i cibi più a lungo

I chiodi di garofano avrebbero anche un’altra importante proprietà. Sono infatti in grado di ostacolare il processo di ossidazione dei lipidi, facendo in modo che i cibi possano conservare più a lungo il loro carattere di freschezza. Gli alimenti, grazie all’impiego dei chiodi di garofano, possono conservarsi meglio e più a lungo e possono mantenere inalterato il loro valore nutrizionale, apportando rilevanti benefici a tutto il nostro organismo.

9. Chiodi di garofano come afrodisiaco

I chiodi di garofano possono essere considerati anche un afrodisiaco naturale. Tra l’altro aiutano a combattere anche la fatica mentale e possono rimediare alla perdita di memoria. Le spezie in questione non sono consigliate nell’ultimo mese di gravidanza.

10. Chiodi di garofano contro l’inappetenza

Le spezie in questione vanno bene anche per combattere l’inappetenza. In questo caso si deve utilizzare la tintura di chiodi di garofano, alla quale si possono aggiungere dello zenzero e della scorza di cannella. E’ bene assumerne 15 o 20 gocce più volte al giorno insieme all’acqua o sotto forma di tisana.

(leggi l’articolo completo su http://www.tantasalute.it/articolo/chiodi-di-garofano-le-10-proprieta-benefiche/13847/)

Asparagi: un nuovo alleato contro il diabete?

curare diabete con gli asparagiGli asparagi potrebbero essere un nuovo alimento utile nella lotta contro il diabete, a dimostrazione che la cura e la prevenzione delle malattie, ancora una volta, può passare positivamente attraverso la nostra alimentazione.
Gli esperti si stanno impegnando a dimostrare come un’assunzione regolare di asparagi, o dei loro estratti, possa contribuire a tenere sotto controllo i livelli di zuccheri nel sangue e a favorire la produzione di insulina da parte dell’organismo.

Si tratta di un punto decisamente importante a favore degli asparagi, in quanto è l’insulina l’ormone deputato alla regolazione dei livelli di glucosio presenti nel sangue.

Vi sono milioni di casi confermati di diabete nel mondo, accanto ai quali vi sarebbe un ingente numero di persone già affetto dalla malattia, senza esserne però a conoscenza, in quanto capita che i suoi sintomi, tra cui vi sono spossatezza, sete, frequente bisogno di urinare e ferite che faticano a rimarginarsi, vengono sottovalutati o non vengono riconosciuti dai cittadini.

I più recenti studi in questione, pubblicati sulle pagine del British Journal of Nutrition, sono stati condotti da alcuniricercatori della University of Karachi, in Pakistan, dove è stato osservato, tramite esperimenti di laboratorio, come i principi attivi contenuti negli asparagi possano agire abbassando i livelli di glucosio nel sangue e promuovendo la produzione di insulina da parte del pancreas.

(leggi l’articolo completo su http://www.freshplaza.it/news_detail.asp?id=48911)