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Antibiotici, quali possono essere gli Effetti Collaterali?

I medici si raccomandano sempre di assumere gli antibiotici secondo specifiche posologie, senza ricorrere al fai da te: questo perché spesso questi farmaci, funzionando per accumulo, curano il disturbo per cui vengono assunti e contemporaneamente possono impoverire certe riserve dell’organismo.

effetti collaterali degli antibioticiGli antibiotici tendono a rendere innocue le vitamine più importanti dell’organismo, in particolare quelle del gruppo B: una buona soluzione è quella di integrare queste vitamine attraverso l’alimentazione, che aiuteranno anche a combattere gli eventuali disturbi intestinali che occorrono quando si assumono gli antibiotici.

Infatti diarrea o al contrario stitichezza, gonfiore e irregolarità intestinale, accompagnati da mal di testa e senso di vertigine, possono essere gli effetti collaterali più comuni dovuti all’assunzione di antibiotici. Spesso sono collegati agli eccipienti (amidi, lattosio) contenuti nelle capsule o nelle compresse dell’antibiotico, che possono dare intolleranze e manifestarsi con sintomi simili.

Un altro effetto collaterale è la comparsa di sfoghi cutanei, se si prende il sole durante l’assunzione dei medicinali: è bene infatti evitare l’esposizione prolungata ai raggi solari e utilizzare comunque un alto fattore di protezione, al fine di evitare sfoghi, macchie e arrossamenti.

Nelle donne è frequente anche la comparsa di micosi, poiché gli antibiotici, distruggendo i batteri patogeni ma anche quelli buoni naturalmente presenti nell’organismo, tendono ad alterare l’equilibrio batterico del corpo, favorendo gli sfoghi di funghi, come la candida. In questi casi è bene assumere fermenti lattici, in modo da regolarizzare sia la flora batterica vaginale sia eventuali disturbi gastrointestinali.

Durante l’assunzione degli antibiotici è altamente consigliato bere molti liquidi e di seguire una dieta ricca di yogurt probiotici, cereali e legumi che integrino le vitamine non assorbite a causa del medicinale.

(Fonte www.benessereblog.it)

Antibiotici e Sole: quali sono i Rischi?

antibiotici e soleL’estate è nel pieno del suo splendore, quindi via a tintarella, sdraio, ombrelloni e mare, tanto mare. Abbiamo già parlato tantissime volte di protezione solare: come sceglierla al meglio, come capire qual è il nostro fototipo e di tutti gli accorgimenti per avere una pelle abbronzata in maniera più che uniforme.
Oggi trattiamo un argomento un po’ più specifico, cioè quello dell’associazione antibiotici e sole.

Questo perchè l’assunzione di alcuni farmaci, ed in particolare gli antibiotici, possono creare delle reazioni particolari sulla nostra pelle se ci si espone al sole. In effetti, le molecole contenute negli antibiotici provocano delle reazioni negative coi raggi UV, innescando il cosiddetto fenomeno di fotosensibilizzazione, che può produrre sulla nostra pelle delle fastidiosissime macchie scure, come effetto principale.

Ma non tutti gli antibiotici reagiscono allo stesso modo ed hanno questi effetti collaterali sgradevoli. Quelli a cui bisogna prestare maggiore attenzione sono: i sulfamidici, i chinoloni e le cicline.
Il consiglio in questi casi è di evitare la totale esposizione sia al sole che alle lampade dei solarium durante tutto il periodo del trattamento, sia per evitare reazioni fotoalergiche e sia per far sì che non venga sminuito l’effetto del farmaco.

(Fonte www.benessereblog.it)

Antibiotici e Sole: i rischi per la Salute

rischi esposizione sole durante trattamento con antibioticiAlcuni antibiotici producono degli effetti collaterali in concomitanza con l’esposizione al sole.
E’ particolarmente importante, perciò, proprio ora che stiamo per entrare trionfalmente nella pienezza dell’estate, e che molti di noi potranno finalmente andare in vacanza al mare o in montagna, tenere presente che durante le cure antibiotiche il sole può diventare nostro nemico. Infatti le molecole contenute in alcuni di questi farmaci, innescano delle reazioni avverse a causa dell’azione dei raggi UV, e queste possono essere anche piuttosto sgradevoli. Dato che nessuno ama vedersi rovinata una bella vacanza, magari attesa a programmata da tempo, per un’imprudenza, meglio informarsi sugli antibiotici che sono incompatibili con l’esposizione al sole. Approfondiamo questo argomento.

Antibiotici e sole, quali ci possono creare problemi?

In estate, quando il sole “picchia”, o si va in spiaggia, gli antibiotici possono creare molti problemi alla salute, a causa di fenomeni di fotosensibilizzazione. Il fatto è che alcuni specifici principi attivi, reagiscono con la luce solare, provocando degli effetti allergici che possono essere lievi, ma anche più importanti. Gli antibiotici a cui si deve fare attenzione, sono fondamentalmente i sulfamidici, i chinolonici e le “cicline“, le cui molecole possono dare reazioni di fotosensibilizzazione o di fotoallergia. Vediamo le differenze e come comportarci.

Antibiotici e sole, le reazioni possibili

Nel primo caso, l’esposizione alla luce diretta e forte del sole, provoca una sorta di “mutazione” del farmaco, che si manifesta come irritazione cutanea. La pelle esposta si riempie di macchie rosse o iperpigmentate, e, in rari casi, di bollicine. Il secondo caso, quello della fotoallergia, il farmaco induce una reazione del sistema immunitario, con conseguente orticaria, che può interessare porzioni di cute più vaste di quelle esposte direttamente alla luce solare.

Antibiotici e sole, come correre ai ripari

Che fare? A volte ci si dimentica degli effetti che i raggi solari producono sugli antibiotici, o non si legge con attenzione il bugiardino, comunque sia, non fatevi prendere dal panico, di norma le reazioni allergiche regrediscono spontaneamente una volta che si interrompe l’assunzione del medicinale. Tuttavia, onde evitare qualunque problema, e invalidare gli effetti della cura, è sempre meglio evitare l’esposizione diretta al sole, o ai raggi UV (per esempio, disertate anche i solarium) per tutto il periodo del trattamento. Il consiglio, qualora sia per voi inevitabile trascorrere del tempo al sole (magari per lavoro), è di parlarne con il vostro medico, chiedendo se il farmaco che dovete prendere può dare reazioni di fotosensibilizzazione o di fotoallergia. In ogni caso, qualunque tipo di farmaci, non solo antibiotici, stiate assumendo (per via orale o topica), ricordatevi di evitare di andare al mare in quei giorni, a titolo precauzionale.

(Fonte salute.pourfemme.it)

Come l’uso di Antibiotici negli Allevamenti si ripercuote sulla Salute Umana

E’ appena stato scoperto in Inghilterra un nuovo ceppo di MRSA, il batterio responsabile di infezioni molto difficili da curare e spesso considerato come l’incubo degli ospedali. Quello che rende questa rivelazione ancora più allarmante però è il fatto che questo superbug è stato rilevato nel latte delle mucche inglesi, cosa mai successa in passato.

Il Dr. Mark Holmes della Cambridge University, responsabile insieme al suo team della scoperta, ha dichiarato in merito che: “I produttori vengono messi incessantemente sotto pressione a livello finanziario dai supermercati, che pretendono il latte a prezzi sempre più bassi. Questo inevitabilmente ha portato ad un maggior impiego di forti antibiotici sul bestiame spesso fisicamente stremato, e di conseguenza, si sono sviluppati dei batteri estremamente resistenti alle cure”.

Il nuovo ceppo è stato rilevato sia nel latte, sia nelle mucche, sia negli esseri umani. L’infezione si può contrarre con il consumo di prodotti non pastorizzati così come tramite il contatto con persone o animali infetti. Gli scienziati inglesi ci hanno tenuto però a sottolineare che il latte e i formaggi pastorizzati sono completamente sicuri.

In Italia, pare che fin ora non sia ancora stato rilevato questo nuovo ceppo di batterio. Il problema degli antibiotici nei prodotti di origine animale però sembra essere un tema scottante anche in qui, tanto da essere il centro di una proposta redatta da poco dal presidente della commissione Agricoltura e Sviluppo Rurale del Parlamento Europeo.

Un articolo pubblicato sul sito del Parlamento Europeo descrive la situazione in cui ci troviamo al momento, dicendo che in Europa, quasi la metà degli antibiotici prescritti è destinato ad un uso veterinario. Questo succede perchè i farmaci non vengono somministrati agli animali solo a scopo curativo, ma anche per prevenire malattie e stimolarne la crescita. Come descritto nel caso del latte inglese, i residui antibiotici anche qui vanno a finire negli alimenti e favoriscono la resistenza antimicrobica di chi li consuma.

La proposta della commissione per l’Agricoltura raccomanda quindi una maggiore regolamentazione dell’industria e una campagna di informazione più decisa in merito al problema. Si prevedono più controlli sulla vendita di antibiotici per uso veterinario, più monitoraggio sui livelli di resistenza antimicrobica degli animali e più ricerca sulle alternative all’impiego di antibiotici negli allevamenti. (fonte www.benessereblog.it)

Antibiotici: inutili con tosse e catarro scuro

E’ abitudine comune usare gli antibiotici in modo eccessivo, anche quando non sono necessari. Purtroppo però questo modus operandi può provocare una antibiotico-resistenza, favorendo cioè lo sviluppo di super batteri indistruttibili. Va ricordato a tal proposito che tali medicinali si usano solo in caso di infezione batterica, con i virus, come quello influenzale o della mononucleosi ad esempio, non funzionano. Ma se i sintomi sono sempre gli stessi, come fare a distinguere di cosa si tratta?
I medici dopo un’accurata visita e l’analisi della eventuale tosse ed espettorato (il catarro) in genere sono in grado di fare una diagnosi e quindi di assegnare l’adeguata terapia. Ma alcuni loro parametri sembrano essere stati confutati da una ricerca scientifica, da poco pubblicata sull’European Respiratory Journal e realizzata dagli scienziati dell’Università di Cardiff. In particolare sono stati interrogati più di 3.000 pazienti adulti in tutta Europa circa i sintomi prima e dopo la terapia antibiotica: ai pazienti che avevano una forte tosse accompagnata da muco e catarro scuri (gialli o verdognoli) sono stati prescritti tali farmaci in modo molto più frequente rispetto a quelli con espettorato trasparente. E’ una prassi comune, giustificata dal fatto che la limpidezza dell’aspetto dei muchi escluderebbe l’infezione batterica. Eppure a 7 giorni di distanza i pazienti curati con l’antibiotico, avevano avuto un miglioramento dei sintomi solo un punto in percentuale più alto rispetto agli altri: ovvero nullo.
 
Il Professor Chris Butler, che ha diretto l’analisi scientifica ha affermato:“la prescrizione di antibiotici in questa situazione, risulta inutile, se non deleteria: espone inutilmente le persone agli effetti collaterali di tali farmaci, mina il futuro della cura di sé favorendo l’antibiotico-resistenza. Gli antibiotici possono salvare la vita delle persone, ma dobbiamo tenerli lontano dalle persone che non ne beneficeranno. Quanto più li usiamo, meno sono le probabilità che funzionino”.  (fonte salute.pourfemme.it)

Mangiare antibiotici con la carne

Una cura involontaria, anzi quattro. Ogni anno un consumatore medio di carne ingerisce a sua insaputa quasi 9 grammi di antibiotici, equivalenti a un poker di terapie. Il nuovo dossier della Lav (Lega anti vivisezione) porta alla luce i rischi sanitari ancora poco conosciuti dai carnivori. L’ingestione continuata di questi medicinali, infatti, può provocare alla lunga disturbi intestinali cronici e può rendere i trattamenti antibiotici inefficaci quando veramente servono.

“PERCHE’ MANGIAMO GLI ANIMALI” – Il dossier «Rischio sanitario degli allevamenti intensivi. Resistenza agli antibiotici e nuove malattie» è stato pubblicato dalla Lav in concomitanza con l’uscita del romanzo-inchiesta di Jonathan Safran Foer “Se niente importa. Perché mangiamo gli animali?” (Guanda editore). Nell’autobiografia Foer – in Italia in questi giorni – descrive con realismo il sistema degli allevamenti intensivi, mettendone in discussione la necessità e in evidenza le sofferenze inflitte agli animali. Quest’indagine, che ha creato un grande dibattito negli Stati Uniti, ha portato l’autore alla scelta di diventare vegetariano.

ANTIBIOTICI A PRANZO E A CENA – Le condizioni di vita negli allevamenti industriali sono responsabili del debole stato di salute degli animali. Senza i farmaci, quindi, non sarebbe possibile far funzionare alcun allevamento intensivo. Per produrre 1 chilogrammo di carne sono impiegati mediamente 100 mg di antibiotico. I farmaci rimangono spesso nei tessuti degli animali e arrivano nel piatto. Ciò significa che l’italiano medio che consuma circa 87 kg di carne ogni anno (senza considerare i consumi di prodotti ittici) ingerisce involontariamente quasi 9 grammi di antibiotici, equivalenti alla somministrazione di circa 4 terapie antibiotiche ogni anno. «Il consumo di carne comporta rischi sanitari di cui si parla ben poco in Italia – spiega Roberta Bartocci, biologa, responsabile Lav settore Vegetarismo – e di cui raramente i consumatori hanno consapevolezza: dal rischio di assumere antibiotici ‘a pranzo e a cena’, al rischio di venire a contatto con patogeni che hanno sviluppato resistenze agli antibiotici».

I RISCHI PER LA SALUTE – Secondo l’Autorità alimentare europea, Efsa (European Food Security Authority), in molti casi i cibi di origine animale trasmettono all’uomo batteri resistenti agli antibiotici. L’ingestione continuata – tramite la carne – di questi medicinali può provocare alla lunga disturbi intestinali cronici e l’inefficacia degli antibiotici quando ne sorga la necessità. Il rischio è non avere la possibilità di guarire dalle patologie trasmesse da questi batteri, dalle più semplici a quelle che potrebbero avere esiti potenzialmente fatali. Tra questi patogeni che hanno sviluppato resistenze agli antibiotici ci sono anche la Salmonella typhimurium e parathyphimurium (l’infezione si trasmette con le uova e la carne, soprattutto avicola e suina), lo Staphylococcus aureus, Campylobacter coli e jejuni. Ma i rischi maggiori sono quelli che potrebbe causare un altro batterio divenuto resistente: un particolare ceppo di Escherichia coli che provoca colite emorragica e insufficienza renale. La contaminazione del cibo (carne e latte bovino) avviene attraverso le feci dell’animale, ma anche tramite l’acqua. Il maggior fattore di rischio è rappresentato dal consumo di carne macinata di manzo cruda o poco cotta (hamburger disease), ma ne è stata dimostrata la presenza anche in carni di pollo, agnello e maiale.

RADDOPPIO DEI CONSUMI – Secondo la Fao entro il 2050 i consumi mondiali di carne raddoppieranno. Oggi si calcola che gli animali allevati sulla Terra siano circa 10 volte gli umani: si contano 1.300.000.000 di bovini, 1.000.000.000 di suini, 1.700.000.000 di ovini e caprini, ben 52.000.000.000 di avicoli, 900.000.000 milioni di conigli, senza considerare pesci e crostacei. “Raddoppiare questi numeri significa portare al collasso la Terra sotto il profilo ecologico, sanitario ed economico – prosegue Roberta Bartocci -. I cittadini pagheranno sempre di più con la loro salute un metodo di produzione animale altamente rischioso. E’ indispensabile riconvertire il sistema alimentare attuale verso un sistema ‘sostenibile’ iniziando dal non considerare più gli animali come cibo, né come cibo indispensabile perché così non è: proteine, carboidrati, vitamine, sali minerali e benefici grassi sono ampiamente disponibili nel mondo vegetale.” (fonte il corriere)