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Sideremia: cos’è e quali sono i valori normali

sideremiaAttraverso la sideremia si analizza la concentrazione del ferro di trasporto nel sangue. Questo esame è importante per determinare dunque la presenza di eventuali carenze e patologie legate ad un’eccessiva concentrazione oppure ad un livello eccessivamente basso di ferro, un elemento essenziale per il benessere del proprio organismo. I risultati che emergono dall’esame della sideremia possono variare in base al sesso, in base all’età, al momento della giornata in cui ci si sottopone ad esso, in base al fatto se al momento del prelievo si avessero o meno le mestruazioni, o in base ad alcuni fattori alimentari (eccessiva assunzione di the, farmaci specifici o integratori a base di ferro).

Ma quali saranno i valori di riferimento di questo particolare esame? E cosa vorrà dire se la sideremia risulta eccessivamente alta oppure eccessivamente bassa? Scopriamolo insieme.

Innanzitutto, ecco un semplice schema per determinare i valori di riferimento della sideremia.

  • Uomini: da 65 a 176 mcg/dL
  • Donne: da 50 a 170 mcg/dL
  • Bambini: da 50 a 120 mcg/dL
  • Neonati: da 100 a 250 mcg/dL

Detto ciò, la sideremia eccessivamente alta potrebbe essere dovuta ad una eccessiva somministrazione di ferro, ad una non adeguata utilizzazione del ferro a livello del midollo, a un’epatite virale oppure a casi di emocromatosi ed emosiderosi (ovvero l’aumentato assorbimento del ferro alimentare che comporta un graduale accumulo di ferro nel proprio organismo).

Al contrario, quando il valore della sideremia risulta essere eccessivamente basso rispetto ai valori di riferimento, la causa potrebbe essere ricercata in una alimentazione carente di ferro, a un assorbimento del ferro a livello intestinale, a un aumentato utilizzo del ferro, alle mestruazioni o alla gravidanza, o infine a serie perdite patologiche di ferro (emorragie gastrointestinali o genitourinarie).

(leggi l’articolo completo su http://www.benessereblog.it/post/39219/sideremia-cose-e-quali-sono-i-valori-normali)

Semi di Papavero: dove si Comprano, quali sono le Proprietà e come usarli nelle Ricette

proprietà semi di papaveroI semi di papavero, un ingrediente molto diffuso nella cucina del Nord Europa, sono piccoli concentrati di preziosi nutrienti. Al loro interno si nascondono molecole note per le loro proprietà antiossidanti e salutari, primi fra tutti l’acido oleico, che aiuta a ridurre i livelli di colesterolo “cattivo” aumentando, allo stesso tempo, quelli di colesterolo “buono”. Accanto a questo si trovano acido linoleico, vitamine del gruppo B importanti per il metabolismo dei grassi e dei carboidrati e diversi minerali.

Fra questi ultimi sono inclusi:

  • il ferro, importante per non soffrire di anemia;
  • il rame, richiesto per la produzione dei globuli rossi;
  • il calcio, prezioso per le ossa;
  • il potassio, coinvolto nel controllo del battito cardiaco e della pressione del sangue;
  • il manganese, che partecipa ai meccanismi cellulari che riducono l’ossidazione;
  • lo zinco, importante per il funzionamento di enzimi che controllano lo sviluppo e la crescita, la produzione dello sperma, la digestione e la sintesi di Dna e Rna;
  • il magnesio, coinvolto nel metabolismo proteico, lipidico ed energetico.

E se tutto questo sta all’interno dei semi di papavero, anche il loro rivestimento esterno fornisce sostanze utili all’organismo.

La buccia di questi semini contiene, infatti, molte fibre utili per favorire i processi digestivi e per contrastare i problemi intestinali. Non solo, le fibre si legano ai sali biliari contenenti colesterolo, riducendo il loro assorbimento e, quindi, i livelli di colesterolo nel sangue.

Acquistarli è semplice, basta cercarli nei supermercati, in erboristeria o chiederli al fruttivendolo: anche lui potrebbe averli. Il vero problema potrebbe essere la loro conservazione. Essendo ricchi di acidi grassi polinsaturi irrancidiscono facilmente. Per questo è meglio comprarne piccole quantità da non dover conservare a lungo e riporli al buio in un luogo fresco e asciutto.

Una volta in cucina, possono essere utilizzati tali e quali, macinati o per preparare degli impasti. Possono essere aggiunti al pane o ai frutti di mare prima di friggerli, aggiunti al ripieno dello strudel, all’impasto del pane, dei biscotti e delle torte o, perché no, a un’insalata fresca.

La probabilità di essere allergici a questi semi è più bassa di quella di esserlo ad altri semi o alla frutta secca. Largo, quindi, al loro consumo anche fra i ragazzi e nelle donne in gravidanza.

(leggi l’articolo completo su http://www.benessereblog.it/post/33557/semi-di-papavero-dove-si-comprano-quali-sono-le-proprieta-e-come-usarli-nelle-ricette)

Gli Spinaci sono un’importante fonte di Ferro?

spinaci apporto di ferroLeggendo il titolo, probabilmente,
si penserà ad uno dei personaggi principali della nostra infanzia: Braccio di Ferro. Spesso, pensando a questo famoso cartone animato, si ci si convince che gli spinaci siano un’importante fonte
di ferro e che quindi ci aiutino a mantenere un’efficace ossigenazione dei muscoli, grazie al mantenimento dell’attività dell’emoglobina (costituita principalmente da questo sale minerale).

Introduciamo il discorso dicendo che effettivamente gli spinaci contengono una buona quantità di questo importante minerale, ma ciò che occorre analizzare in questi casi è la biodisponibilità, ovvero la quantità di nutriente che, effettivamente, viene assorbita ed utilizzata dal corpo umano. Questo aspetto può essere influenzato da più aspetti, come lo stato fisio-patologico dell’apparato digerente, il metodo di cottura, l’associazione con altri alimenti o le qualità intrinseche dell’alimento.

Esistono alcuni nutrienti che influenzano positivamente l’assorbimento di ferro come la vitamina C  (motivo per il quale si suole condire le bistecche con il limone),  mentre altri, come la cellulosa o le fibre in genere, ne ostacolano l’assorbimento. Negli spinaci, che contengono una buona quantità di fibra, quest’ultimo aspetto è rilevante, basti pensare che per arrivare alla quantità di ferro che il nostro organismo ricava da 200 g di bistecca di carne rossa, occorrerebbe ingerire circa 5 kg di spinaci!

Certamente nella dieta vegetariana gli spinaci possono essere una fonte alimentare utile per l’introito di ferro, tuttavia si consiglia di non mangiare arance o succo di limone lontani dai pasti, poichè, in questo caso, la vitamina C non svolgerebbe la sua funzione coadiuvatrice.

In ogni caso si suggerisce di tenere sempre sotto controllo i valori ematici di ferro, in quanto da questi dipendono l’azione dell’emoglobina, e quindi la nostra circolazione.

(Fonte www.alimentazione-salute.it)

L’elenco dei Cibi che contengono Ferro per combattere l’anemia

Il ferro è un minerale essenziale per la salute umana e per un buon funzionamento del nostro organismo: la sua carenza può portare all’anemia ferropriva e ad altre patologie più o meno serie, perché il ferro è indispensabile nella formazione dei globuli rossi del sangue. Ovviare a questa carenza è possibile: basta assumere i cibi adeguati che permettano di combattere il rischio di anemia.

alimenti che contengono ferroVa specificata un’importante caratteristica legata all’assimilazione del ferro nel nostro organismo: la sua biodisponibilità, ovvero l’effettivo assorbimento dell’elemento da parte dell’intestino, e l’interazione con altri nutritivi e vitamine che possono ridurre o aumentare la biodisponibilità del ferro.

L’elenco dei cibi più ricchi di ferro comprende molti alimenti di origine animale; ma non disperino i vegetariani, anche la flora mette in campo le sue armi per il nostro fabbisogno di ferro. In questa lista, il numero si riferisce alla quantità di ferro presente per 100 gr di alimento:

  • Fegato d’oca (30,53 mg)
  • Cioccolato fondente amaro (17,4 mg)
  • Vongola (13,98 mg)
  • Cacao amaro (13,86 mg)
  • Ostrica, cotta 11,99 mg
  • Caviale (11,88 mg)
  • Paté di pollo inscatolato (9,19 mg)
  • Muesli con frutta e frutta secca (8,75 mg)
  • Muesli (8,20 mg)
  • Lenticchie (7,54 mg)
  • Ostrica (6,66 mg)
  • Farina di soia (6,37 mg)
  • Germe di grano (6,26 mg)
  • Pollo – coscia (6,25 mg)
  • Ceci (6,24 mg)
  • Patate, bollite (6,07 mg)
  • Seppia (6,02 mg)
  • Pinoli secchi (5,53 mg)
  • Fagioli cannellini (5,49 mg)
  • Fagioli borlotti freschi (5,00 mg)
  • Fiocchi d’avena (4,72 mg)
  • Nocciole (4,70 mg)
  • Alici sott’olio (4,63 mg)
  • Arachidi (4,58 mg)
  • Grano duro (4,56 mg)
  • Mandorle secche (4,51 mg)
  • Crema di nocciole e cacao (4,38 mg)
  • Prugne secche (3,90 mg)
  • Arachidi tostate (3,50 mg)
  • Nocciole (3,30 mg)
  • Fichi secchi, mandorle secche sgusciate (3 mg)
  • Spinaci (2,90 mg)

Se volete fare il pieno di ferro per il vostro organismo, ricordate la biodisponibilità: in generale la vitamina C contenuta in frutta e verdura  come agrumi, frutti di bosco, kiwi, fragole, pomodori, peperoni, ortaggi a foglie verdi, facilita l’assorbimento intestinale del ferro.  Al contrario il caffé e il té, i latticini (ricchi di calcio) e i pomodori sono degli inibitori dell’assimilazione del ferro; quindi se siete dei grandi consumatori di questi alimenti e pensate di avere una carenza di ferro, è bene eliminarli dalla dieta e privilegiare… il succo d’arancia.

(Fonte www.benessereblog.it)

Rischio associato agli Integratori di Ferro

E’ importante assumere ferro solo da fonti vegetali.

integratori di ferroIl ferro è un’arma a doppio taglio. Se non ne assumiamo abbastanza rischiamo l’anemia, ma se ne assumiamo troppo possiamo aumentare il rischio di cancro, di malattie cardiache e di un certo numero di stati infiammatori.

Dato che il corpo umano non ha un meccanismo in grado di eliminare l’eccesso di ferro, occorre preferire il ferro proveniente dai vegetali (ferro non-eme), sul quale il nostro organismo ha un certo controllo.

Di seguito riportiamo un video in cui il dottor Michael Greger spiega in dettaglio questo problema, con la trascrizione in italiano del suo intervento subito sotto.

http://nutritionfacts.org/video/risk-associated-with-iron-supplements/)

Traduzione in italiano: Il rischio associato agli integratori di ferro

Il ferro è un’arma a doppio taglio. Se non ne assumiamo abbastanza rischiamo l’anemia, ma se ne assumiamo troppo possiamo aumentare il rischio di cancro colorettale, malattie cardiache, infezioni, malattie neurodegenerative e stati infiammatori. Anche altre patologie sono state associate ad un’elevata assunzione di ferro, tra le quali l’Alzheimer, la Malattia di Parkinsons, l’artrite e il diabete.

Dal momento che il nostro organismo non è in grado di eliminare l’eccesso di ferro, abbiamo sviluppato un meccanismo rigido per regolarne l’assimilazione: se le nostre scorte di ferro sono scarse, il nostro intestino ne stimola l’assorbimento, mentre se le nostre riserve sono al loro massimo, il nostro intestino blocca l’assorbimento di ferro per mantenerci ad un livello ottimale.

Questo meccanismo però funziona soltanto con le fonti di ferro primarie della dieta dell’uomo, ovvero il ferro che si trova nei cibi di origine vegetale.

Il nostro apparato digerente invece non ha un meccanismo per regolare il ferro ingerito con il sangue, il ferro eme. Il ferro che si trova nel cibo di origine animale passa direttamente attraverso la barriera intestinale e anche se nel nostro organismo già ne abbiamo più che a sufficienza, non possiamo in alcun modo controllare l’assimilazione di questo tipo di ferro.

Proprio per questo, alcuni studiosi ipotizzano che il sovraccarico di ferro potrebbe essere la ragione che lega il consumo di carne al rischio di tumore al seno. Il ferro è un pro-ossidante e può provocare stress ossidativo e danni al DNA. Nei paesi industrializzati, un’eccessiva assunzione di ferro potrebbe portare con il tempo ad un condizione fisiologica da sovraccarico di ferro nelle donne in menopausa, che non hanno più perdite di sangue mensili.

Il sovraccarico di ferro favorisce la produzione di radicali liberi, l’ossidazione dei grassi, i danni al DNA e potrebbe anche contribuire allo sviluppo del tumore al seno ed alla carcinogenesi, in maniera del tutto indipendente o potenziando gli effetti di altri carcinogeni. Soltanto le persone in cui sia stata diagnosticata un’anemia da carenza di ferro dovrebbero considerare l’assunzione di integratori di ferro ed anche in questi casi ci potrebbero essere dei rischi.

Uno studio recente ha messo in evidenza che nell’organismo delle donne che prendono integratori di ferro si verifica un notevole aumento dello stress ossidativo.

Dunque, prima di assumere un integratore di ferro, il mio consiglio è di parlare con il proprio medico e di cercare di affrontare il problema partendo inizialmente soltanto dalla dieta, mangiando cioè una buona quantità di cibo sano e ricco in ferro, come ceci e semi di zucca, facendo attenzione a consumare nello stesso pasto cibi ricchi in vitamina C, come limone, frutti tropicali, broccoli e peperoni, che migliorano l’assorbimento del ferro di provenienza vegetale, e stando attenti a non bere té e caffé durante i pasti, poiché essi possono mettere a rischio l’assorbimento di ferro.

Dal momento che gli acidi organici come la vitamina C possono favorire l’assorbimento di ferro, la società della Coca Cola ha commissionato uno studio per vedere se bere Coca Cola produce lo stesso risultato… e la risposta è: no.

(Fonte www.scienzavegetariana.it)

Quali sono gli Alimenti Ricchi di Ferro?

Il ferro è un minerale molto importante all’interno del nostro organismo, perchè é fondamentale per tantissime funzioni fisiologiche. Si sente spesso dire che un soggetto o un altro sono carenti in ferro e quindi, in questi casi, da un lato si cerca di assumerne in maniera maggiore con l’alimentazione, dall’altro lato, si assumono integratori a base di ferro.

lenticchie ricche di ferroMa occupiamoci in particolare di questo primo caso e chiediamoci: quali sono gli alimenti più ricchi di ferro? Innanzitutto, prima di stilare elenchi e liste, chiariamo un concetto fondamentale: quando si parla di ferro, quello che conta non è tanto la quantità di ferro assoluta, ma la sua biodisponibilità, cioè la percentuale effettiva che il nostro organismo riesce ad assorbire ed utilizzare.

Tra i vegetali, i più ricchi ne sono le lenticchie e ancora:

tutte le alghe seccate al naturale e consumate pure senza procedimenti di cottura, danno un contenuto straordinario, con quote di ferro intorno ai 150 mg su 100 grammi di prodotto edibile.
Vengono poi, tutti molto staccati, i semi di zucca (11.2), i semi di sesamo (10.5), i semi di girasole (7.1), il miglio (6.8), le mandorle (4.7), il riso nero (4.2), l’uvetta secca (3.5), le noci (3.1), il tarassaco (3.1), i datteri (3.0), la lattuga (2.0), le castagne (1.7), il crescione (1.7), il riso integrale (1.6), i broccoli-cavoli-cavolfiori (1.1), i cetrioli (1.1), gli asparagi (1.0), il riso bianco (0.8), la banana (0.7), la carota (0.7), i fichi (0.7), la patata (0.6), l’anguria (0.5), il pomodoro (0.5), la mela (0.3), i succhi d’arancia e di pompelmo (0.2). (da Valdo Vaccaro)

(Fonte www.benessereblog.it)

Come fare il Pieno di Energie per un fine settimana da leoni

dieta per combattere stanchezzaSe vi sentite stanchi dopo una settimana di duro lavoro ed il vostro unico desiderio di attività fisica si limita ad un movimento goffo e lento dal divano al frigo, ecco sei consigli contro la stanchezza per fare il pieno di energie e sentirvi immediatamente più vitali, pronti per un fine settimana di buonumore e divertimento all’aria aperta.

  • Partiamo dalla colazione…presto che è tardi, direbbe il Bianconiglio. Anche se la tentazione di dormire fino a mattino inoltrato è forte, affrontate la flemma mattutina con un ricco pasto, a base di proteine magre, cerali integrali, frutta. Per mantenere il senso di sazietà ed evitare cali di energia a breve termine, Lona Sandon, dietologa, docente di nutrizione clinica allo University of Texas Southwestern Medical Center, consiglia di iniziare la giornata con pane integrale, banane e frutta secca.
  • Tra le verdure più energizzanti e antistress troviamo gli spinaci, ricchi di magnesio, un minerale che aiuta il nostro organismo a convertire il cibo in energia più in fretta. Secondo uno studio condotto dall’USDA’s Agricultural Research Service, chi ha livelli troppo bassi di magnesio tende a stancarsi più facilmente perché impiega più tempo a svolgere delle mansioni.
  • Non dimentichiamoci mai di mantenerci idratati. Il nostro corpo implora acqua. Se manteniamo il giusto livello di idratazione ci stancheremo meno facilmente e ci sentiremo più attivi. La Sandon ci spiega che possiamo assumere acqua anche indirettamente, consumando frutti come le arance ricchi di liquidi, tè verde, tisane, succhi di frutta (100% e senza zuccheri aggiunti, ovviamente).
  • Non eliminare dalla dieta i carboidrati. Questo ci sembra un consiglio sensato, visto che pasta e pane ormai nelle (inutili a lungo termine) diete ipocaloriche più in voga sono eccessivamente demonizzati. Per non sentirci stanchi, irritabili e affaticati, dobbiamo consumare 180 grammi di carboidrati al giorno. Scegliamo quelli integrali piuttosto che i prodotti raffinati e faremo anche il pieno di fibre, sentendoci sazi più a lungo e prevenendo i fattori di rischio delle malattie metaboliche e del cancro. Se siete intolleranti al glutine, potete sostituirli con fagioli, frutta fresca e patate dolci.
  • Ferro. Noi donne, in particolare, abbiamo bisogno di 18 milligrammi al giorno, il doppio della razione quotidiana consigliata per gli uomini. La Sandon consiglia bistecca di manzo due volte alla settimana, ma per chi non ama la carne rossa o è vegetariano pane integrale, cereali e fagioli sono un ottimo sostituto. Ed ecco una dritta davvero utile: per favorire l’assorbimento del ferro più in fretta, associamolo a cibi ricchi di vitamina C, ad esempio succo di pomodoro e succo di arancia.
  • Infine, anche se siamo stanchi e fare attività fisica è l’ultima cosa che ci passerebbe per la testa, fare esercizio fisico può farci sentire più energici. I ricercatori dell’Università della Georgia (e non solo loro) hanno appurato che durante e dopo l’attività fisica il nostro corpo rilascia endorfine per placare i dolori muscolari. Ci sentiremo meglio e più vitali, quasi come dopo aver mangiato una fetta di torta al cioccolato. E senza effetti collaterali per la linea!

(Fonte www.benessereblog.it)

La Frutta che contiene Ferro per combattere l’Anemia

La frutta è un prezioso alleato per la nostra salute e, soprattutto quella secca, può essere ricca di ferro. Come suggerito dalla piramide alimentare infatti, la nostra dieta dovrebbe essere composta per la maggior parte da frutta e verdura, ricche di vitamine, sali minerali, ferro e tanti altri elementi nutritivi fondamentali. La frutta poi, in base al suo colore, può contenere svariate sostanze nutritive fondamentali. Qualche esempio? La frutta di colore giallo e arancio contiene betacarotene e le vitamine del gruppo B,C,E, oltre a sali minerali e amidi mentre la frutta blu o viola indica elementi con proprietà antiossidanti e ricchi di antocianine. La frutta di colore verde ha un basso contenuto energetico ma è ricca di folati e provitamina A.

Il ferro è fondamentale per il nostro benessere: spesso però si parla di anemia quando viene individuata una mancanza di questo elemento, molto più frequente nelle donne che nell’uomo. Per una donna il fabbisogno giornaliero di ferro si attesta sui 18 mg, mentre all’uomo bastano 10 mg. al giorno. Le donne in età fertile (per le donne in menopausa infatti la quantità è ridotta) hanno bisogno di più ferro perché questo elemento viene perso in grande quantità durante il ciclo mestruale. Come ha stabilito l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), si parla di anemia, quando il valore di emoglobina è inferiore ai 14 g/dl nell’uomo, ai 12 g/dl nella donna e agli 11 g/dl nella donna incinta. In generale, tra gli alimenti più ricchi di ferro ricordiamo i legumi, il tuorlo d’uovo, i mitili e la carne animale. Il ferro inoltre si distingue in ferro in forma “EME” e “NON EME”. Del primo tipo fa parte questo elemento contenuto nella carne animale e nel pesce e si tratta di un nutriente immediatamente disponibile per l’organismo. Il ferro “NON EME”, è invece quello contenuto nei cereali e nei vegetali, che però non risulta immediatamente disponibile per l’organismo e quindi poco indicato per aiutare in caso di carenze ematiche di ferro.

La frutta, in particolare quella secca può essere ricca di ferro. Per darvi un’idea, vi elenchiamo di seguito i tipi di frutta più ricchi di ferro, i cui valori si riferiscono a 100 gr di prodotto. Tra la frutta secca più ricca di ferro ricordiamo le pesche ricche anche di calcio, di beta-carotene, di vitamina B3 e di niacina. Anche i fichi secchi sono alimenti ricchi di ferro ma anche di fibre, che aiutano in modo naturale la funzionalità dell’intestino. La frutta fresca rimane comunque fondamentale quando si cura un’anemia perché il ferro viene assorbito meglio in combinazione con la vitamina C, presente in moltissimi alimenti. Importantissimo quindi arricchire la dieta con frutta e verdura fresche, in particolare fragole, kiwi, arance, limoni e agrumi, frutti di bosco, verdure a foglia verde come broccoli, spinaci e lattuga.

Pistacchi 7,3
Anacardi Pesche, secche 6,0
Albicocche, disidratate 5,3
Albicocche, secche 5,0
Feijoa 4,0
Prugne secche 3,9
Cocco, essiccato 3,6
Pesche, disidratate
Arachidi, tostate 3,5
Uva, secca Nocciole, secche 3,3
Fichi, secchi Mandorle dolci, Datteri, secchi 2,7
Noci 2,6
Noci pecan 2,4
Noci, secche 2,1
Pinoli Mele, disidratate 2,0
Castagne, secche 1,9
Cocco 1,7
Mora di rovo
Ribes 1,3
Lamponi 1,0
Ciliege, candite Castagne 0,9
Fragole Banane 0,8
Mirtilli 0,7
Ciliege Passiflora Avocado 0,6
Ananas Albicocche Fichi LitchiMango Kiwi Papaia 0,5
Amarene Uva Fichi-d’india Pesche senza buccia 0,4

Esistono, oltre alla frutta secca, tantissimi altri alimenti ricchi di ferro. Vi proponiamo un’esaustiva tabella, con l’elenco dei cibi raccomandati in caso di anemia, i cui valori si riferiscono sempre a 100 gr di prodotto.

Fegato d’oca 30,53 mg
Cioccolato fondente amaro 17,4 mg
Vongola 13,98 mg
Cacao amaro 13,86 mg
Ostrica, cotta 11,99 mg
Caviale 11,88 mg
Paté di pollo inscatolato 9,19 mg
Muesli con frutta e frutta secca 8,75 mg
Muesli 8,20 mg
Lenticchie 7,54 mg
Ostrica 6,66 mg
Farina di soia 6,37 mg
Germe di grano 6,26 mg
Pollo – coscia 6,25 mg
Ceci 6,24 mg
Patate, bollite 6,07 mg
Seppia 6,02 mg
Pinoli secchi 5,53 mg
Fagioli cannellini 5,49 mg
Fagioli borlotti freschi 5,00 mg
Fiocchi d’avena 4,72 mg
Nocciole 4,70 mg
Alici sott’olio 4,63 mg
Arachidi 4,58 mg
Grano duro 4,56 mg
Mandorle secche 4,51 mg (fonte /dieta.pourfemme.it)

Piselli tante proteine di qualità con Poche Calorie

La pianta del pisello (Pisum sativum) può essere nana o rampicante, le foglie sono composte con i fiori bianchi o gialli, e i frutti, chiamati baccelli, caratterizzati dalla forma curva, contengono al loro interno i semi di colore verde (fino a dodici per baccello), che sono la parte commestibile della pianta. La provenienza non è molto chiara, ma sappiamo che la loro origine è sicuramente orientale. La tesi più avvalorata è che la loro origine sia la Mesopotamia, intorno al III millennio a.C. e che da qui sarebbero giunti nell’area mediterranea, entrando a far parte in modo stabile della dieta dei Greci e dei Romani. Oggi sono largamente coltivati in tutta l’Europa Centrale e in quella Meridionale, e sono diffusissimi in Italia, dove si possono trovare nelle varietà lisce o rugose, gialle o verdi, interi o sgusciati o spezzati. Insieme alle lenticchie, fagioli, ceci e la soia fa parte della famiglia delle Fabaceae (o Leguminose), che hanno in comune una caratteristica, contengono un’elevata quantità di aminoacidi, al punto da essere i vegetali che ne sono più ricchi; sono carenti solo di metionina e cisteina che si trovano invece negli aminoacidi dei cereali, che a loro volta mancano di lisina, la quale è contenuta nei legumi. Per questo motivo legumi e cereali si completano a vicenda, dando origine a un contenuto proteico di alta qualità.

Il pisello è un ortaggio che ha una composizione nutrizionale molto interessante. Ricco di carboidrati, aminoacidi, fibre, vitamine e sali minerali, contiene invece una una modesta quantità di calorie (80 kcal ogni 100g). Il contenuto di carboidrati varia a seconda del grado di maturazione, minimo e con molta acqua all’inizio, alto e perfino altissimo quando è secco. Le fibre solubili sono tante, rappresentano circa il 4-6% del peso totale del pisello e sono molto  efficaci per i problemi intestinali e per la stitichezza;  è stato inoltre dimostrato che un’alimentazione a base di cibi ricchi di fibre solubili permette di ridurre i livelli di colesterolo e, restando più a lungo nello stomaco, stabilizzano la glicemia. Alto è anche il valore proteico dei piselli, maai quali mancano gli aminoacidi essenziali che si trovano però nei cereali, quindi usare il pane durante il pasto con i piselli è un modo di ottimizzare l’uso delle proteine. Anche le vitamine sono presenti nei piselli in notevole quantità, fra queste tutte le vitamine del gruppo B escluso la B12, la vitamina C e la vitamina E.
Essendo ricchi di vitamina C, rafforzano le difese naturali dell’organismo. I piselli non contengono colesterolo, e sono pertanto consigliati anche per chi soffre di alti valori di lipidi, contengono invece una modesta quantità di fitoestrogeni, generalmente usati per abbassare i sintomi della menopausa. Importante è anche l’elevato contenuto di minerali, ferro e fosforo in particolare, presenti in questi legumi. Contenendo poche calorie e assenza di colesterolo, i piselli, si rivelano un ottimo alimento per regimi dietetici che vogliono perdere peso, sono deliziosi e danno velocemente il senso di sazietà. Contengono meno amidi degli altri legumi e perciò sono assai più digeribili. Hanno un effetto benefico nella prevenzione di infezioni virali dell’intestino.
I piselli sono tra i legumi più comunemente consumati e sono di norma ben tollerati, ma in soggetti predisposti possono essere causa di allergie o scatenare delle forti orticarie. (fonte www.florablog.it)

Spinaci: Proprietà, Curiosità e Consigli

Gli spinaci altro non sono che le foglie dell’omonima pianta. Sono una delle verdure più conosciute in tutto il mondo ma hanno origini incerte: l’ipotesi più accreditata è quella che li fa arrivare dalla Persia, dove erano coltivati già nel 2000 a.C., per essere in seguito portati e diffusi in Cina prima e in Europa poi. Sono “famosi” per l’alto contenuto di ferro che li contraddistingue, tanto che fu inventato il personaggio di Braccio di Ferro a far da testimone per riuscire a farli mangiare ai più piccoli con la scusa di diventare così più forti. Pochi però sanno che in realtà, pur rimanendo una buona fonte di ferro, gli spinaci ne contengono una quantità minore di quanto si pensasse in passato. L’equivoco nacque – si racconta – dall’errore di un chimico che, analizzando le proprietà degli spinaci, trascrisse il valore percentuale di ferro sbagliando una virgola ai decimali e quindi il valore reale venne moltiplicato per 10.

Gli spinaci si classificano comunque tra gli ortaggi più salutari: ricchi di vitamina A e C, sono fonte anche di potassio, ferro e acido folico e hanno un basso contenuto calorico. Hanno foglie di colore verde intenso, carnose e consistenti, di forma e grandezze diverse a seconda delle varietà che sono diverse. Tra le più importanti troviamo: il Gigante d’inverno dalle foglie ampie e carnose, il Virofly dalle foglie grandi e tondeggianti, il Riccio d’Asti dalle foglie larghe e bollose, il Riccio di Castelnuovo dalle foglie arrotondate e carnose e il Merlo Nero dalle foglie arricciate.

In commercio si trovano sia freschi da pulire o già lavati e messi in sacchetti di plastica sigillati oppure ancora surgelati a cubetti o in foglie. Al momento dell’acquisto, per scegliere un prodotto fresco, bisogna fare attenzione alle foglie: esse devono avere colore intenso e brillante, senza parti ingiallite o appassite. Occorre avere molta cura nel pulirli e nel lavarli perché, crescendo a livello del terreno, raccolgono terra e impurità. Prima di tutto quindi bisogna togliere eventuali foglie ingiallite, staccare poi dalle restanti il picciolo alla base e lavarle con acqua fredda diverse volte per togliere tutte le impurità: il tutto deve avvenire però in tempi brevi per evitare di lasciare gli spinaci troppo tempo in acqua. La cottura è piuttosto breve, anche perché è consigliato cuocerli in pentola a pressione, ma se si vuole lessarli normalmente un piccolo trucco è non usare troppa acqua ma anzi lasciare quella che si è accumulata nelle foglie durante l’ultimo risciacquo. Per quanto riguarda invece la conservazione, è sconsigliabile conservarli già cotti anche se per 1 o 2 giorni al massimo si mantengono purché posti in frigo e in un contenitore ermetico; gli spinaci freschi invece, vanno lavati e asciugati e poi messi in frigorifero, nel reparto delle verdure, in sacchetti di plastica adatti oppure in sacchetti di carta (tipo quelli del pane) e lì si conservano per 2 o 3 giorni oppure ancora possono essere congelati. In ogni caso, la soluzione migliore è quella di consumarli freschi perché, conservandoli, si perdono molte delle loro proprietà.

In cucina gli spinaci si usano nei modi più svariati crudi e cotti: o semplicemente in insalata, saltati in padella o a vapore oppure si trovano in sformati, zuppe, minestroni, frittate, come ripieno di pasta fresca insieme alla ricotta, nell’impasto delle crocchette, nella preparazione di pasta verde come gli strangolapreti trentini o in piatti come la torta Pasqualina e l’erbazzone emiliano. (fonte cucina.bloglive.it)