Tag Archives: intestino

Le Cinque Regole per un Intestino al Top

Per rimettere a nuovo l’intestino in vista del cambio di stagione, è sempre utile seguire per almeno una settimana questi suggerimenti anti fermentazione… 

mantenere sano intestino

Si tratta di un programma molto semplice e altrettanto efficace: in pratica, occorre assumere un estratto di gemme disintossicanti e di mettere in atto alcuni semplici consigli dietetici che riequilibrano la motilità dell’intestino e prevengono anche aerofagia e cattiva digestione. Così eviti colon irritabile, gonfiori e acidità

Usa l’alleato gemmoterapico
Per 7 giorni e, se puoi, per tutto il mese, la mattina prima di colazione bevi 30 gocce di macerato glicerico di Ficus carica in mezzo bicchiere d’acqua. Questo estratto, preparato con i giovani germogli del fico, attua una pulizia profonda dell’intestino e ne ripristina la regolare funzionalità, mettendolo anche al riparo da gastrite e degenerazioni cellulari.

Non assumere bevande gassate
Ogni mattina al risveglio bevi un bicchiere d’acqua minerale naturale a temperatura ambiente. Meglio preferire l’acqua naturale a basso residuo fisso (se usi l’acqua del rubinetto, falla analizzare): apporta meno scorie e depura meglio l’organismo. Per una settimana (e, se puoi, per sempre!) elimina tutta l’acqua e le bevande gassate industriali: noterai che l’addome diventa meno gonfio.

Via gli zuccheri bianchi che fermentano
Evita per 7 giorni gli alimenti contenenti zucchero, sciroppo di glucosio, dolcificanti artificiali (soprattutto sorbitolo, xilitolo, mannitolo). Tutti questi zuccheri raffinati, infatti, aumentano la fermentazione batterica nell’intestino e i fenomeni putrefattivi.

Mastica a lungo e più lentamente
Anziché dolcificare o consumare dolci, mastica più lentamente le pietanze: noterai che più mastichi più il sapore dei cibi (anche se non zuccherati) diventerà dolce, grazie all’azione trasformatrice degli enzimi salivari. Così facendo, eviti di ingurgitare l’aria che dilata lo stomaco.

Sostituisci il latte vaccino col latte vegetale
Sia che lo si usi al mattino per la colazione o per “macchiare” il caffè o ancora per la preparazione di altre pietanze, anche a piccole dosi il latte vaccino favorisce la proliferazione di batteri patogeni a livello intestinale. Prova ad abolirlo per una settimana sostituendolo con latte di riso, d’avena, di soia o anche di capra: dopo sette giorni sentirai la differenza…

Sì ai legumi: se li prepari bene non gonfiano
Prima di cucinarli devi sciacquarli bene, metterli in ammollo per 24 ore in acqua fredda, quindi scolarli buttando via l’acqua di ammollo e sciacquandoli ancora brevemente prima di metterli in padella.

(Fonte riza.it)

L’importanza dell’Attività Intestinale

L’attività intestinale è un argomento che talvolta fa sorridere e crea imbarazzo. Tuttavia essa ricopre una fondamentale importanza nella fisiologia umana. Come noto, rappresenta l’ultima fase della digestione e, attraverso essa, l’organismo si libera delle sostanze di rifiuto.

L’importanza dell’Attività IntestinaleProprio per la sua rilevante funzione, occorre mantenere ottimale la regolarità intestinale, e, nel caso ciò non possa essere garantita, potrebbe essere necessaria un’integrazione alimentare (sottoforma ad esempio di fibre, prebiotici o probiotici), volta a supportare la microflora intestinale, ma anche a regolare la consistenza delle feci. Queste infatti devono risultare morbide, sia per permettere una adeguata evacuazione, sia per evitare, nel caso di eccessiva permanenza nel tratto intestinale, che esse possano provocare gravi perforazioni con deleterie conseguenze sull’intero organismo.

In tal senso è di fondamentale rilevanza il ruolo dell’acqua: essa viene riassorbita a livello del colon per rispondere all’esigenze idriche del nostro organismo. E’ ovvio che se si assume poca acqua (se ne consiglia almeno 1,5 L al giorno), la quota che non verrà assorbita a livello colico sarà ridottissima e le feci, in questo modo, saranno eccessivamente “dure”. Se, al contrario si beve a sufficienza, le fibre (da ingerire preferibilmente con frutta e verdura, ma anche con alimenti integrali), assorbiranno l’acqua e la consistenza delle feci sarà notevolmente più morbida e quindi di più semplice evacuazione.

La regolare attività intestinale è di fondamentale importanza se si pensa anche alla potenziale permanenza intestinale di sostanze di rifiuto dannose, e talvolta cancerogene.

(leggi l’articolo compelto su http://www.alimentazione-salute.it/alimentazione/1211/limportanza-dellattivita-intestinale/)

La dieta che pulisce Fegato e Intestino

I cibi ricchi di vitamine e le gocce diuretiche favoriscono l’evacuazione e il drenaggio, così elimini in 15 giorni le scorie che fanno ammalare

dieta per pulire fegato ed intestinoAnche se non soffri di nessun disturbo epatico prevalente ma in questo periodo ti senti stanca, svogliata e appesantita, per 2 settimane fai ruotare i piatti consigliati in questo menu con i relativi integratori : con questa dieta rinnovi il fegato, dreni la bile e soprattutto regali sprint a tutti i tuoi organi vitali.

 

Dalla colazione alla cena, ecco il tuo menu!

Appena svegli

Un buon aiuto per alleggerire e stimolare l’attività del fegato è un centrifugato preparato con una mela, una carota e due fettine di lime. Va bevuto la mattina a digiuno e, se vuoi, di nuovo nel pomeriggio, come merenda.

A colazione

Una tazza di caffè d’orzo con 4 biscotti integrali. Come alternativa, puoi scegliere una tazza di tè verde e 70 g di pane di segale con marmellata di arance o pesche. Oppure uno yogurt naturale con semi di lino e cannella e una tazza di tè verde.

Come spuntino

Prendi 30 gocce di estratto fluido di curcuma con un abbondante bicchiere d’acqua e, dopo un quarto d’ora, bevi un centrifugato di carota, mela e lime oppure mangia una mela rossa biologica con la buccia.

A pranzo

70 g di orzo lessato e saltato in padella e 4 cucchiai di lenticchie cotte; un piatto di broccoli, cavolfiori, cicoria (cotti). Oppure, 70 g di pasta di farro con zucchine e carote, 100 g di ceci in insalata e 100 g di pollo al forno.

A merenda

Prendi 30 gocce di estratto fluido di curcuma e, dopo un quarto d’ora, mangia un’arancia rossa spremuta o una pera. Ottime anche due fette biscottate integrali con marmellata biologica (senza zuccheri aggiunti).

A cena

Un passato di zucca, cime di rapa e spinaci, 100 g di pollo arrosto senza pelle, insalata e 70 g di pane integrale. Oppure, minestrone di riso e verdure con un pizzico di curcuma e 200 g di merluzzo al forno con cicoria.

(Fonte www.riza.it)

Vetiver e Anice Verde calmano le Irritazioni

L’inizio della primavera porta con sé un forte subbuglio che si riflette sul sistema endocrino e sul colon: questi due oli risolvono tutte le infiammazioni.

Marzo segna il confine tra gli ultimi strascichi dell’inverno ormai agli sgoccioli e l’imminente arrivo dell’energia primaverile. Gli alti e bassi meteorologici che lo contraddistinguono producono una pressione costante che mettono a dura prova il nostro corpo, in particolar modo le ghiandole surrenali, che sono sollecitate a secernere aldosterone e cortisolo in abbondanza per permettere all’organismo di adattarsi alle mutevoli condizioni energetiche. Per questo spesso ci sentiamo inspiegabilmente svuotati, svogliati e cadiamo preda di infiammazioni e virus tardivi. Questi disturbi si riflettono anche su un altro organo direttamente coinvolto nel risveglio primaverile, ovvero l’intestino, in particolare il colon: che risponde al sovraccarico di stress con fastidiose irritazioni della mucosa.

Vetiver dissolve paure, insicurezza e cali energetici “di primavera”

Per contrastare l’astenia primaverile e il sovraccarico energetico delle ghiandole surrenali l’aromaterapia raccomanda l’ olio essenziale di vetiver: si tratta di un’erba aromatica di origine indonesiana dall’aroma ricco e legnoso, dalle proprietà a un tempo toniche e sedative, capace di sostenere le ghiandole endocrine (in primis il surrene), il sistema immunitario e il sistema circolatorio.

Quando dunque ci sentiamo stanchi e insicuri, poche gocce di olio essenziale di vetiver, anche solo annusate su un fazzoletto, rafforzano il senso di radicamento, dissolvendo il nervosismo e le tensioni più profonde, e sviluppando al contempo l’energia sessuale, che spesso in questo periodo dell’anno può subire cali apparentemente inspiegabili.

Come utilizzarlo

Per il bagno: alla sera, prima di coricarsi, versare nell’acqua del bagno 8 gocce di olio essenziale di vetiver, restare immersi per 15 minuti circa, respirando gli effluvi aromatici.

Per il massaggio: la mattina eseguire un massaggio della zona surrenale con 4 gocce di olio essenziale di vetiver diluite in un cucchiaio di olio di mandorle dolci.

Se l’intestino è “nervoso”, placalo con l’anice verde

Tra gli inconvenienti dello stress primaverile uno dei più fastidiosi è il risveglio, nelle persone predisposte, della sindrome del colon irritabile: si tratta di un’alternanza tra periodi di stipsi e brusche evacuazioni di origine nervosa, che esprime una difficoltà nella gestione degli equilibri energetici. Un valido aiuto contro l’irritabilità di questo sensibile tratto intestinale ce lo offre l’ olio essenziale di anice verde, l’ombrellifera dai bei fiori bianchi che cresce nelle regioni mediterranee. (fonte www.riza.it)

Intestino al riparo con Malva e Melissa

La sindrome del colon irritabile, connotata da crampi, diarrea e stipsi, peggiora con lo stress di inizio primavera: la curano queste due erbe dei nostri prati

Malva

La sindrome del colon irritabile è un disturbo sempre più frequente: lo stress, l’ansia, i ritmi di vita incalzanti, associati a un consumo eccessivo di caffè, alcolici o bevande gassate, possono scatenare nel nostro intestino episodi di diarrea o stipsi, affiancati da crampi al basso ventre, a volte con presenza di muco nelle feci. Questo disturbo per fortuna può essere curato con rimedi naturali, per esempio con la malva, un erba dalle proprietà antinfiammatorie ed emollienti che le conferiscono una notevole azione lenitiva sulle mucose infiammate. Le mucose sono tutti quei tessuti che rivestono internamente gli organi cavi e i canali che collegano l’organismo con l’esterno, come bocca, naso, gola, intestino, vie urinarie. Le mucillagini della malva agiscono sull’intestino irritato con una duplice attività: sfiammano e nel contempo regolarizzano l’evacuazione. L’azione lassativa che esercita la malva non è aggressiva, e per questo la pianta può essere consigliata anche ad anziani e bambini.

Come usare la malva

Il decotto: per chi soffre di colon irritabile o di infiammazioni ricorrenti dovrebbe essere una sana abitudine preparare ogni sera un decotto di radici di malva. Si pongono in acqua fredda 30 g di radici, si porta a ebollizione per 7-8 minuti, si lascia in infusione per altri 10 minuti e si filtra quando ancora il decotto è caldo. Poi si degusta, dolcificando con un po’ di miele.

In salata: in cucina i germogli, le foglioline e i fiori freschi vengono utilizzati per la preparazione di gustose insalate depurative.

Melissa

Se la sindrome del colon irritabile si presenta con spasmi e crampi dolorosi, alla malva può essere associata la melissa. Di questa pianticella si utilizzano prevalentemente le foglie, che sono ovali e dentellate e, se strofinate tra i polpastrelli, emanano un caratteristico odore di limone. Le foglie di melissa contengono olio essenziale, mucillagini e tannini, principi attivi che ne giustificano l’impiego nella sindrome del colon irritabile e in tutti i disturbi di origine psicosomatica. La melissa è un “tranquillante” naturale, riduce gli spasmi della muscolatura liscia (che si manifestano, per esempio, con i crampi addominali) e aiuta a rimuovere gli accumuli di gas nel tubo digerente, soprattutto quando si mangia in maniera pesante e frettolosa.

Bevuta ogni giorno toglie i crampi

L’infuso: si pone per 10 minuti in una tazza di acqua bollente un cucchiaino di foglie e fiori essiccati di melissa e si beve 2 volte al giorno dopo i pasti. L’infuso di melissa è efficace anche contro la chinetosi (mal d’auto); infatti la sua attività rilassante e antispasmodica riduce al minimo i disturbi che ci rendono così odiosi gli spostamenti su ruote. Spesso questo stesso infuso si consiglia anche a chi deve affrontare un esame o una prova importante e non riesce a dormire per il mal di pancia. (fonte www.riza.it)

Cannella: i 10 sorprendenti benefici per la nostra Salute

Chi non ama una spolverata di cannella, su una bella fetta di strudel o di torta di mele, batta un colpo! Il gusto dolce e pungente di questa profumata spezia originaria del sud-est asiatico, non è l’unico motivo per amarla. Oltre a dare quel tocco in più a torte, biscotti, frutta e bevande, la cannella offre anche molteplici benefici per la nostra salute. Infatti nella medicina tradizionale cinese, la cannella è utilizzata per combattere il raffreddore, la nausea, i virus intestinali e i dolori mestruali, nonché essere una buona fonte di manganese, ferro e calcio.

E allora vediamo nello specifico quali sono i 10 buoni motivi per aggiungere alla nostra dieta alimentare, questa preziosa spezia.

1. Regola gli zuccheri nel sangue

 Secondo uno studio pubblicato dalla rivista medica Diabetes Care, è stato dimostrato, attraverso test effettuati su soggetti con diabete di tipo 2 ai quali era stata fatta assumere una dose giornaliera di 6g di cannella, che questa riduce la glicemia, i trigliceridi ed il colesterolo LDL, ovvero il colesterolo cattivo.

2. Antibatterico naturale 

 Ha proprietà antibatteriche e anti-antimicotiche tanto da inibire la crescita di batteri e funghi come ad esempio la Candida o quelli responsabili di focolai di malattie di origine alimentare quali il batterio Helicobacter Pylori, che si insinua silenziosamente nello stomaco arrecando nausee e forti bruciori.

3. Riduce il dolore causato dall’artrite

 In uno studio condotto presso l’Università di Copenaghen, i pazienti ai quali era stato somministrato mezzo cucchiaino di cannella in polvere combinato con un cucchiaio di miele, ogni mattina prima di colazione, avevano provato un sollievo al dolore da artrite, tanto da poter camminare, dopo una settimana, senza provare alcun fastidio.

4. Previene il cancro

Può ridurre la proliferazione delle cellule tumorali, secondo quanto scoperto da una ricerca condotta presso l’Università del Texas, pubblicato sulla rivista Nutrition and Cancer. Una buona prospettiva dunque per la prevenzione del cancro e sopratutto per chi soffre di questa malattia.

5. Favorisce l’intestino

6.È una buona fonte di fibre, calcio, ferro e manganese. Dal momento che la cannella è ricca di fibra alimentare, può fornire sollievo dalla costipazione.

7. Allevia i dolori mestruali

Quando ne avete la necessità, provate a sciogliere un cucchiaino di cannella in una tazza di calda tisana rilassante.

7. È un’alleata per combattere l’infertilità

Questa spezia miracolosa infatti contiene una sostanza  naturale chiamata cinnamaldeide, che secondo diversi studi sembra aumentare l’ormone progesterone e diminuire la produzione di testosterone nelle donne, contribuendo a bilanciare gli ormoni.

8. Migliora la memoria

Secondo alcune ricerche l’aroma e il sapore della cannella agiscono come stimolante cognitivo, migliorando la memoria. Proprio per questo motivo sembrerebbe un ottimo rimedio naturale contro diverse malattie neurodegenerative, tra cui: il morbo dell’Alzheimer.

9. Rimedio naturale contro il mal di gola

Come ci suggerisce una nostra lettrice sul forum, la cannella è un ottimo rimedio per il mal di gola: basta mettere a bollire la quantità di acqua di una tazza e scioglierci dentro 2 cucchiai di miele, 2/3 di cannella in polvere (o un bel po’ di cannella grattuggiata, se avete quella a pezzi) e una manciata di pepe. Portate tutto ad ebollizione e bevete come se fosse  un  buon tè caldo. Il profumo speziato libera in un minuto tutte le vie respiratori e le proprieta antisettiche della cannella riducono l’infiammazione della gola

10 Alleata in cucina

E per finire, anche se non è proprio un beneficio per la salute, la cannella è infinitamente versatile: funziona con piatti dolci e salati, infatti molte ricette di curry e altri piatti africani includono tra gli ingredienti proprio questa magica spezia dalle antiche origini. (fonte /greenme.it)

Intestino a rischio con troppi succhi di frutta Zuccherati

Apportano fibre, ma anche tanti zuccheri. Troppi, secondo gli studiosi australiani dell’Università di Perth: i succhi di frutta industriali potrebbero fare più male che bene, soprattutto se si esagera con le quantità. I risultati sono stati pubblicati sul Journal of American Dietetic Association: a causa dell’elevato contenuto di zuccheri presente in queste bevande, affermano i ricercatori, il consumo potrebbe aumentare l’incidenza di alcuni tumori e, in particolare, di quello al retto, la parte finale dell’intestino. Il rischio maggiore risulta, a conti fatti, per chi beve tre o più bicchieri di succo di frutta zuccherato al giorno. La responsabilità risiederebbe nel processo di lavorazione. Molti componenti della frutta fresca che proteggono dal cancro intestinale – come fibre, vitamina C e diversi antiossidanti – vanno infatti persi durante la produzione. L’aggiunta degli zuccheri farebbe il resto. (fonte /www.freshplaza.it)

Con le taccole riattivi l’intestino

Le taccole, ortaggi simili ai piselli si mangiano intere per fare scorta di fibre, ferro e vitamine che fanno ripartire l’intestino e combattono colite e stipsi.

Ortaggi poco usati utilissimi in primavera.

L’alimentazione è il sistema più appropriato e naturale per far sì che il nostro organismo rinforzi le sue difese e si mantenga in buona salute. Ecco allora che per aiutarlo a ricreare dopo l’inverno le necessarie scorte di minerali, possiamo inserire nel nostro menu un vegetale di stagione particolarmente prezioso: le taccole. Di colore verde chiaro, di forma larga e appiattita, sono una varietà di piselli non molto conosciuta ma assai apprezzabile per il loro sapore dolce e delicato. Si consumano intere per aumentarne l’efficacia Le taccole sono note anche come piselli cinesi oppure come “mangiatutto” poichè si mangiano con l’intero baccello, in quanto la membrana posta all’interno delle pareti è sottilissima. Proprio questa caratteristica, ovvero che di loro si mangi tutto, moltiplica la loro efficacia, rendendone più che mai valido l’effetto rimineralizzante. Più dei piselli, le taccole sono ricche di caroteni, vitamina C e fibra alimentare, contengono buone dosi di vitamina B9 e discrete quantità di ferro. Non solo. Un vero toccasana per regolare l’intestino.

Possedendo fibre vegetali delicate ma molto attive, le taccole sono adattissime per chi ha bisogno di regolare l’intestino, dunque sia per chi ha problemi cronici di stitichezza accompagnata da gonfiori intestinali, così come per chi soffre di colite. Dal momento che stimolano appropriatamente la motilità dell’apparato digerente, sono un toccasana per coloro che hanno per lungo tempo fatto uso (meglio sarebbe dire abuso!) di lassativi e faticano ormai a ottenere, con questi rimedi, risultati apprezzabili.

Cucinale così per mantenerne le proprietà Le taccole sono una verdura saporita, adattissima a ricette particolarmente semplici (ad esempio associate al formaggio o ad altri ortaggi). Affinché mantengano intatte le loro virtù il segreto è di non cuocerle troppo. Tra diverse possibilità, possiamo preparare una padellata di taccole da gustare come piatto unico. Preparazione Pulite 500 g di taccole, spuntandole alle estremità ed eliminando il filo su tutta la lunghezza del baccello. Sbollentatele per qualche minuto in acqua salata, scolatele e passatele sotto l’acqua fredda. Tritate 4 scalogni e soffriggeteli in padella con poco olio. Unite le taccole e fate insaporire il tutto per qualche minuto, coprite e continuate la cottura per altri 15 minuti a fuoco basso, bagnando con un pò di brodo vegetale bollente. Salate, pepate e servite ben caldo. (fonte www.riza.it)

Cibi che gonfiano

Alla fine di un lauto pasto, sentirsi gonfi è quasi scontato. Ma perché, a volte, ci si sente lievitare anche dopo uno spuntino leggero e in linea con la dieta? In realtà gonfiore e chili di troppo non sono necessariamente collegati, visto che l’accumulo di aria nello stomaco e nell’intestino può dipendere da diversi fattori, che spesso non c’entrano nulla con grassi e calorie.
L’antiestetica pancetta del dopo pranzo o del dopo cena, infatti, può essere dovuta all’eccessiva deglutizione d’aria durante i pasti o alla produzione esagerata di gas da parte della flora batterica intestinale.
“A volte”, spiegani i dietisti di Humanitas Gavazzeni di Bergamo, “l’eccessivo gonfiore dipende da un disturbo dell’apparato gastrointestinale, come l’ernia iatale, i calcoli alla cistifellea, il colon irritabile o il malassorbimento che vanno curati in modo specifico”. In questo caso, però, oltre al gonfiore ci sono quasi sempre altri sintomi, come la sensazione di un sapore acido in bocca nel caso di ernia iatale, le coliche addominali con i calcoli, la stipsi o, al contrario, la diarrea nel colon irritabile e nel malassorbiemento.
Se si ha a che fare con un vero e proprio disturbo, poi, il gonfiore c’è più o meno sempre. Se invece si tratta di un fastidio passeggero o che si fa sentire una volta ogni tanto e che non è accompagnato da altri disturbi, molto probabilmente è legato ad “errori” nello stile di vita, e in particolare a tavola.

Cosa fare per non “gonfiarsi” quando si è a tavola
“La prima cosa da fare è mangiare lentamente, masticando bene ogni boccone. Se si ingoia il cibo troppo velocemente, infatti, si ingerisce una grande quantità d’aria. E lo stesso accade se si chiacchera troppo durante i pasti”.
Oltre al come mangiare, attenzione alla qualità dei cibi. Le bevande gassate (anche l’acqua frizzante!) e quindi addizionate di anidride carbonica, che è un gas, sono in cima alla lista delle cattive compagnie di chi tende a gonfiarsi, seguiti da tutti quei cibi che per la loro preparazione inglobano aria, come frullati, frappè, gelato etc.
I dolcificanti artificiali, come sorbitolo, mannitolo e tutti i prodotti che li contengono (caramelle, gomme da masticare) possono favorire la crescita di batteri intestinali che producono gas, peggiorando il disturbo. Lo stesso vale per i cereali integrali e per i cibi molto grassi, come fritti, carni grasse, salsecon il burro, alcune verdure e certi tipi di frutta.
Fagioli e piselli secchi, soia, lenticchie, cavoli, ravanelli, cipolle, broccoli, cavolfiore, cetrioli, prugne, mele, banane e uva secca, ad esempio, sono tra i vegetali che favoriscono maggiormente la produzione di gas intestinali.
“Questo non significa rinunciare a questi alimenti ma semplicemente consumarli con moderazione. Per quanto riguarda le fibre, importantissime per la salute, si può ridurre al minimo la formazione di gas aumentandone gradualmente il consumo nell’arco di diverse settimane, in modo da “abituare” l’intestino alla presenza di queste sostanze”.

… e quando si è lontano dalla tavola
Infine lo stress, che può favorire la produzione di gas. Per tenerlo sotto controllo può essere utile l’attività fisica, che indirettamente potrebbe diminuire la distensione addominale e che in alcuni casi può ridurre la produzione di gas.
Se anche seguendo questi semplici accorgimenti a tavola e praticando una regolare attività fisica non si ottiene una risposta favorevole, è possibile che i cibi incriminati siano solo alcuni, e che per questo seppure molto “attivi” in termini di gonfiore, diventino difficili da “scoprire”. Per individuarli è utile rivolgersi ad un esperto, che potrà prescrivere una dieta base molto semplice a cui aggiungere gradualmente singoli alimenti per identificare quelli che non sono tollerati e che fanno gonfiare.

Olio e semi di lino

Sono sempre più numerosi gli studi e le osservazioni che mettono in luce i benefici legati al consumo dei semi di lino, fonte eccezionale di lignani, potenti anticancerogeni e di acido alfa-linolenico, un acido grasso essenziale della famiglia degli omega-3 di cui la dieta dell’uomo moderno è sempre più povera.
Per comprendere l’importanza dei semi di lino nell’alimentazione è necessario ricordare che mentre gli omega 6, cui appartengono gli acidi grassi più comuni hanno la capacità di aumentare la pressione sanguigna, le reazioni infiammatorie, l’aggregazione piastrinica, la trombogenesi, il vasospasmo, le reazioni allergiche e la proliferazione cellulare, gli omega-3 svolgono azioni opposte e competono con gli omega-6 per gli enzimi coinvolti nella loro desaturazione.
Pertanto il consumo eccessivo di cibi ricchi in acidi grassi omega-6 può compromettere la capacità dell’organismo di utilizzare al meglio l’acido alfalinolenico, con effetti negativi per lo stato di salute.
Mentre l’assunzione di acidi grassi omega-6 è praticamente assicurata da qualsiasi tipo di dieta non eccessivamente squilibrata, gli omega-3 non sono altrettanto abbondanti nella dieta dell’uomo odierno, soprattutto quando non si consumano abitualmente pesci o alghe marine.Limitare l’assunzione di grassi saturi e idrogenati. Gli acidi grassi idrogenati derivano primariamente da oli vegetali idrogenati che hanno la capacità di interferire con la conversione dell’acido alfa-linolenico in DHA, oltre a aumentare il rischio di patologie degenerative.
I grassi idrogenati sono abbondanti in merendine, margarine idrogenate, cibi elaborati che contengono oli vegetali idrogenati e parzialmente idrogenati (crackers, biscotti, torte, pasticcini,
cibi economici surgelati, snack) e cibi da fast food (gli oli idrogenati sono usati per friggere in profondità).
Nelle diete vegetariane le fonti primarie di grassi saturi sono i latticini e le uova, mentre le diete vegane contengono basse quantità di grassi saturi a meno che non vi sia un forte consumo di oli tropicali. Consumare grassimonoinsaturi come grassi principali nella propria alimentazione. I grassi monoinsaturi dovrebbero rappresentare la maggior parte dei grassi nella dieta, dato che hanno dimostrato di avere un effetto neutro o positivo per la salute. Inoltre incrementare i grassi monoinsaturi nella dieta aiuta a limitare l’assunzione di grassi saturi, grassi idrogenati ed omega-6. L’olio d’oliva (77% di grassi monoinsaturi) e/o l’olio di canola (58% di grassi monoinsaturi) sono gli oli da preferire. Avocado, olive, nocciole, pistacchi,mandorle, noci macadamia, noccioline e pecan sono pure ottime fonti di grassi monoinsaturi.
Questi cibi forniscono anche vitamine, minerali, sostanze fitochimiche e fibre e, se usati con moderazione, sono un ottimo complemento nelle diete vegetariane.Limitare l’assunzione di oli vegetali ricchi di omega-6. Ridurre al minimo l’uso di oli ricchi in omega-6 (olio di semi di mais, di girasole, di cartamo, di cotone) è il modo più facile per mantenere l’acido linoleico a livelli accettabili.
Margarine e maionese che sono fatti con questi oli dovrebbero essere assunti in quantità limitata. L’olio di soia e di noci sono anch’essi ricchi di omega-6, ma il loro contenuto di omega-6 è parzialmente compensato da un buon contenuto di omega-3.Includere una fonte di acidi grassi omega-3 nella dieta quotidiana. Per ottenere quantità sufficienti di omega-3 in una dieta vegetariana devono essere inserite nell’alimentazione di tutti i giorni delle buone fonti vegetali di questo nutriente: grano integrale e di soia. Più difficile per i vegetariani assicurarsi 2,2 g di acidi grassi omega-3 se non ricorrendo alla fonte più ricca di acido alfa-linolenico: l’olio di lino (57% omega-3, 15% omega-6). Purtroppo si tratta di un olio altamente insaturo e pertanto viene facilmente danneggiato dalla luce, dal calore e dall’aria. Per questo motivo deve essere conservato in frigorifero e consumato entro 8 settimane dall’apertura della confezione.
L’olio non usato entro quella data dovrebbe essere congelato. In questo modo può durare fino ad un anno; mentre l’olio di lino rancido ha un odore sgradevole e deve essere eliminato. L’olio di lino non deve mai essere esposto al calore diretto e quindi non deve essere usato per cucinare. È bene utilizzarlo come condimento per insalate o cereali, minestre, salse, patate, verdure. Di più lunga durata sono i semi di lino, protetti da un duro rivestimento esterno che si possono conservare per molti mesi nella dispensa, ma proprio grazie a questo duro rivestimento e alla piccola dimensione, quando vengono ingeriti arrivano per lo più intatti nel sistema digerente, pertanto per utilizzare al meglio le loro proprietà nutrizionali è necessario frantumarli. Una volta che i semi di lino sono stati macinati essi irrancidiscono rapidamente e devono essere conservati in frigorifero o nel congelatore.
I semi triturati si possono utilizzare per arricchire insalate, cereali e pietanze di tutti i tipi, ma senza esagerare perché assorbono acqua per 5 o 6 volte il loro peso e quindi è importante bere molti liquidi.
Inoltre, i semi crudi, ma non l’olio, contengono dei glucosidi cianogeni che sono convertiti nell’organismo in tiocianati. Queste sostanze possono interferire con l’utilizzo di Iodio da parte della tiroide e aumentare il rischio di gozzo. Pertanto si consiglia di limitarne il consumo a 3-4 cucchiai al giorno. Il calore inattiva i glucosidi cianogeni e pertanto ci sono meno problemi quando i semi sono consumati cotti.

L’aspetto più importante, legato alle proprietà dei semi di lino riguarda il risultato di alcune ricerche condotte negli Stati Uniti che parrebbe dimostrare come il consumo dei semi di lino possa ridurre il rischio di sviluppare alcuni tipi di tumore: seno, prostata, e colon le parti interessate. I semi di lino, sono utili anche in gravidanza, in quanto contribuiscono alla formazione della corteccia celebrale.

I semi di lino sono famosi per le loro proprietà lassative. Provate a metterne un cucchiaio in un bicchiere d’acqua e lasciateli a macerare per qualche ora. Li ritroverete gonfi e avvolti in una sorta di mucillagine. Eì proprio quest’ultima che ha un’azione lassativa meccanica. Molto diffusa anche la pratica dei cataplasmi di semi di lino utili in caso di tosse o catarro bronchiale.  Ne bastano da 1/2 a 1 cucchiaio al giorno

Un regolare consumo di olio di semi di lino è consigliato per proteggere l’organismo da malattie cardiovascolari, alcuni tipi di tumore e stati infiammatori. Importantissima la presenza della vitamina E in alta percentuale, considerate le sue proprietà antiossidanti e quella sella lecitina, necessaria per il controllo del sistema nervoso. 

Il lino ha anche un uso cosmetico, in quanto, avendo proprietà emollienti, viene impiegato per la cura della pelle e soprattutto dei capelli ai quali sembra donare lucentezza e morbidezza particolari.

Usato anche in pittura, l’olio di lino conferisce un’ottima tenuta alla pennellata e una maggio lucentezza dei colori.

Il lino viene anche utilizzato per fabbricare carta pregiata di lunga durata e le sue fibre sono presenti anche nella carta che avvolge le sigarette. 

Impacco per i capelli. Comprate in erboristeria un sacchetto di semi di lino, mettetene in ammollo circa 50 grammi per una notte (in modo da ammorbidirli) il giorno dopo cuoceteli nella stessa acqua dell’ammollo a fuoco medio-basso, rigirandoli di tanto in tanto per non farli attaccare al pentolino.Man mano che la cottura procede l’acqua diventa più vischiosa e forma una schiuma bianca in superficie (sono l’olio e i nutrienti contenuti nei semi). Volendo potete anche aggiungere un goccio d’olio di oliva (emolliente e nutritivo) e se volte ravvivare il vostro colore di capelli potete mettere a fine cottura degli ingredienti per valorizzare i riflessi: infuso di camomilla concentrata per capelli biondi, infusi di foglie di castagno per le castane e di edera per le more.Quando il composto acquoso avrà raggiunto una certa consistenza (più o meno dopo una mezz’ora) filtrate il tutto con un colino, buttando i semi. Se volete profumare l’olio potete aggiungere qualche goccia di olio essenziale. Lasciate riposare il composto e conservate in frigo per circa una settimana. Usatelo come impacco pre-shampo da tenere in posa almeno mezz’ora.

Tuttavia, le proprieta’ dei semi è ancora piu’ versatile, infatti possono essere utilizzati anche per le affezioni dell’apparato respiratorio, per il catarro, raucedine, tosse e tracheiti. Inoltre, impacchi e fasciature si utilizzano in caso di reumatismi, slogature, ecchimosi e foruncolosi.  Bevenda ai semi di Lino
Lasciate macerare per circa venti minuti 4-5 cucchiai di semi di lino in un litro di acqua fredda, quindi filtrate il tutto.
All’occorrenza bevetene un bicchiere intiepidendo la bevanda.
La bevanda puo’ essere utilizzata in caso di disturbi gastrointestinali, stitichezza (meglio se bevuto la mattina appena alzati), oppure per integrare gli acidi grassi polinsaturi.Impacco per reumatismi e indigestione
Prendete un sacchettino di stoffa (meglio se cotone morbido) e riempitelo con 50g o piu’ a seconda della zona da trattare, di semi di Lino precedentemente tritati finemente e ponetelo nella vaporiera per 15 minuti.
Dopodiche’ applicate il sacchettino nella zona colpita avvolto da una stoffa morbida e coperto da una copertina calda. Lasciate agire per circa venti minuti.

Preparazione del decotto: mettere in 0,5 litri di acqua fredda 3 cucchiai di semi di lino, portare all’ebollizione per circa 5 minuti, separare i semi dal decotto, far raffreddare e aggiungere un panetto di mannite da 10 g, bere a piccoli sorsi. 

L’aggiunta della mannite al decotto è consigliabile perché ammorbidisce le feci richiamando acqua nell’intestino, questa azione è in sinergia con l’ingrossamento della massa fecale dovuta all’azione della mucillagine contenuta nei semi di lino.